Negli anni mi sono resa conto che le lamentele che sentivo in giro si piantavano nella mia testa comportando solo negatività:

le persone intorno a me poi attribuivano lo sconforto a “questo momento di incertezza” e poi mi sono resa conto che quel “momento” dura almeno trent’anni. 

Mi sono spesso sentita confusa, frustrata, sfiduciata, demoralizzata e insicura. Poi ho capito che ciò che mi mancava era semplicemente l’autostima (leggi bene: non è che avessi l’autostima bassa, non sapevo proprio che esistesse neanche la parola autostima). 

Ormai avevo messo in discussione molte delle mie scelte, dagli studi universitari intrapresi (che pure ho portato a termine ma con un enorme sforzo perché non ero portata per la materia giuridica), al lavoro e alle mie relazioni personali, e mi sentivo avvilita e quasi sulla soglia della disperazione, sempre molto sola. 

Quando ti accorgi che stai precipitando nel baratro (o forse già ci sei), puoi continuare la caduta fino in fondo e, magari rinunciare alla risalita. Oppure puoi reagire in qualche modo...
Scegli la risalita! 

Ho scelto di reagire, di prestare attenzione all’aiuto che mi veniva offerto, di non essere più vittima delle situazioni che vivevo e, soprattutto, del passato. 

«Chi ha volontà è risoluto».

Lao Tzu 

Guardando al passato, devo ammettere che alcune situazioni sono state disagevoli da superare.

Ai tempi della mia infanzia e gioventù ho ricevuto maltrattamenti gratuiti, che non ho avuto la capacità di comprendere all’epoca e di confidare neanche ai miei genitori, e che hanno profondamente inciso la mia vita, gettandomi in uno sconforto e in un malessere che mi hanno lacerato interiormente per molto tempo. 

Ho scelto di compiere un percorso particolare e, con le forze che gradualmente riprendevo, ho cercato di approfondire le dinamiche di certi argomenti che definirei “sensibili”, da cui si tende a fuggire e di cui spesso si evita anche di parlare. 

Ho letto decine di libri, studiato materie differenti tra loro, ricercato, frequentato corsi di formazione, in lungo e in largo (perché “chi non si forma si ferma2), appassionandomi al mondo della crescita personale. Soprattutto, ho messo in pratica gli insegnamenti ricevuti, perché non volevo diventare una corsista professionista”, cioè una perso- na che frequenta i corsi e poi non cambia, non migliora nulla concretamente, e poi si lamenta dei formatori o dei libri, del tempo e dei soldi investiti (anche io ne avevo investiti tanti). 

Da adulta mi sono appassionata alle arti marziali e, nel giro di pochi mesi, usando anche nuove tecniche per l’allenamento mentale 

che ormai avevo interiorizzato, ho avuto il coraggio di presentarmi alle prime gare, facendo il meglio che potevo; naturalmente per me avevano un significato particolare, dal momento che mai mi sarei immaginata in una competizione sportiva. 

La mia ricerca era finalizzata a trovare degli strumenti da mettere a disposizione anche di altre persone che volessero un supporto per liberarsi di certe “zavorre”.
Una grande soddisfazione è stata poter sviluppare insieme al mio compagno (che è anche il mio attuale maestro di arti marziali) un programma di difesa personale mentale e fisica, specifico per donne, chiamato Io non sono vittima. È un progetto che aiuta a sviluppare la capacità di reazione, in circostanze di stress fisico ed emotivo. Di questo ti parlerò in modo approfondito in un’altra occasione, se vorrai seguirmi. 

«Non si è vittima ma si fa la vittima».

Giulio Cesare Giacobbe 

È chiaro che nessuno ha la bacchetta magica e i cambiamenti non avvengono da un giorno all’altro, senza “impegno”. 

«Non puoi insegnare qualcosa a un uomo. Lo puoi aiutare a scoprirla dentro di sé».

Galileo Galilei 

Se sai porti le giuste domande, i mezzi per trovare le risposte arrivano. Dopo tanta ricerca, le risposte alle mie domande sono arrivate insieme agli strumenti che si sono poi rivelati utili a costruire la felicità che amo definire “consapevole”. 

Come ho accennato prima, cominciavo a sentire disagio di fronte a frasi del tipo “sono troppo vecchia”, “ormai alla mia età...”, “non ho tempo”. 

Non volevo abituarmi anche io alla lamentela, rassegnarmi a uno stato di cose e a un triste destino di sofferenza, pensando che non fosse possibile uscire da quel limbo.
Invece è possibile

Tratto da "Dillo con un grazie e sii felice" di Anna Katia di Sessa, clicca qui.