Diversi storici, psicologi e psichiatri hanno visto nel cristianesimo, islam e giudaismo, un’aberrante psicopatologia mentale di pochi trasformarsi in un’agghiacciante proliferarsi di insanità mentale spacciata per fervore religioso.

L’esperto di mitologia comparata John Lamb Lash ha definito «complesso del redentore» la schizofrenica, misogina, sadomasochista cosmogonia ebreo-cristiana esprimendosi nei seguenti termini: 

«Il complesso del redentore è costituito da quattro elementi: la creazione del mondo da parte di un dio padre slegato da qualsiasi controparte femminile; i martirii e le tribolazioni (concepiti come drammi storici) dei pochi considerati giusti o “Popolo Eletto”; la missione del figlio del dio creatore (il messia) con lo scopo di salvare il mondo, e il giudizio finale apocalittico da parte di padre e figlio sull’umanità intera». 

Questa cosmogonia ritenuta vera da oltre un miliardo di credenti è riuscita a farsi spazio nelle menti dei fedeli solamente grazie a una spietata eliminazione di ogni voce fuori dal coro della propaganda cristiana. 

Ora, grazie alla revisione storica, andremo a presentare dati storici inconfutabili che mettono in seria discussione il virus mentale che ha plagiato così tante menti alla visione del culto salvifico e della sua figura co-principale. 

Come abbiamo anticipato, le figure del dio veterotestamentario e quindi anche cristiano e del suo antagonista provengono da culti precedenti al cristianesimo e il plagio prosegue anche con la seconda più importante figura cristiana.

Di fatto Gesù Cristo presenta un modello sincretico di divinità precedenti alla nascita del cristianesimo. Infatti è facile ritrovare nell’antichità dèi o figli di dèi con caratteristiche sovrapponibili alla figura cristica ufficiale. Quando si parla di nascita, morte e resurrezione di un dio si deve sempre prendere in considerazione il fatto che per gli antichi il ciclo delle stagioni era fondamentale per la loro sopravvivenza e di conseguenza ne conferivano attributi divini.

Nella maggior parte dei casi quindi incontreremo dèi o figli di dèi la cui nascita veniva festeggiata intorno al Solstizio d’Inverno (21 dicembre) e la cui morte e resurrezione venivano celebrate intorno all’Equinozio di Primavera (21 marzo). Ciò non è un caso poiché con il Solstizio d’Inverno si manifesta il momento in cui il Sole raggiunge il punto di declinazione minima e da quel momento le giornate si fanno via via più lunghe (ciò all’occhio umano si rende visibile sono dal 25 dicembre) a indicare la nascita del dio nonché la vittoria della luce sulle tenebre, mentre con l’Equinozio di Primavera il Sole si trova allo zenit dell’equatore preannunciando l’arrivo della bella stagione e in questo contesto è evidente la corrispondenza della morte e resurrezione ai cicli vegetativi della natura.

Inoltre ritroviamo molte divinità solstiziali nate da vergine ma anche questo attributo è di provenienza astronomica poiché anticamente in quel periodo era osservabile nella volta celeste proprio la costellazione della Vergine. Vediamo ora le divinità pre-cristiane esaminate. Il giovane dio Attis era una divinità originaria della Frigia che divenne molto celebre in Galazia e a Roma dove, in particolare, era direttamente collegato alla Grande Madre Cibele di cui lui era il paredro; in uno dei miti nasce nel periodo del Solstizio d’Inverno dalla vergine ninfa Nana, possiede un bastone da pastore ed è associato alla figura del buon pastore proprio come Gesù. Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio, celebre scrittore romano di fede cristiana del IV secolo, mette in bocca ad Apollo di Mileto riferendosi ad Attis, queste interessanti parole: 

«Egli era un mortale secondo la carne; saggio in opere miracolose; ma, essendo stato arrestato da una forza armata per comando dei giudici Caldei, egli subì una morte resa amara da chiodi e pali». 

Nel mito infatti Attis morì inchiodato a un palo risorgendo dopo tre giorni, proprio come narrano i Vangeli per Cristo. I Frigi che praticavano il culto di Attis avevano l’usanza di mangiare ritualmente il pane e il vino in occasione delle celebrazioni annuali della sua morte e resurrezione, mentre i sacerdoti di Attis erano eunuchi e presumibilmente celibi. Roma dedicava ad Attis un ciclo di festività tra il 15 e il 28 marzo la cui apoteosi avveniva nel santuario frigio posto sul colle Vaticano, nell’area dell’attuale Piazza San Pietro. Il mito di Attis, antecedente di secoli al mito di Gesù, era conosciuto da Paolo e dai primi cristiani che, per non essere indicati come fautori di un culto basato sul plagio, ricorsero all’assurda affermazione che fosse stato il Diavolo ad aver creato il culto di Attis per ingannare i seguaci di Gesù.

Il dio Mitra di derivazione persiana e romana è un altro modello fagocitato dai cristiani nella realizzazione della figura mitologica di Cristo. Anche questa divinità nasce nel periodo del Solstizio d’inverno in un’angusta grotta da una vergine di nome Anahita. Il culto mitraico romano era un culto misterico; pochi sono i dati pervenuti ma secondo l’antropologo James George Frazer anche Mitra resuscitò. Quel che è certo è che dagli ctoni templi mitraici si evince la fondamentale importanza della fonte battesimale all’interno di questo culto. Come detto, le divinità che muoiono e risorgono sono presenti in moltissime culture come Dioniso, il giovane figlio di zeus che muore e risorge ogni anno e nei cui rituali venivano consumati pane e vino come simboli del dio oppure Quetzalcóatl, il dio piumato tolteco, legato al simbolismo della morte e resurrezione proprio come Osiride, il dio egizio padre di Horus. Nel tribunale di Osiride, narrato nel Libro dei Morti egizio, il defunto per discolparsi usa una serie di formule riprese poi dai dieci comandamenti e dulcis in fundo i cristiani credono che Gesù, proprio come Osiride per gli Egizi, alla fine dei tempi giudicherà le anime. 

La strage degli innocenti narrata soltanto nel Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 1-16), ove Erode il Grande, re di Gerusalemme, ordina una carneficina di bambini allo scopo di uccidere l’infante che sarebbe divenuto Re, mostra una sospetta analogia con la sto- ria del dio indù Krishna che appena nato viene affidato al pastore Nanda e alla moglie Yashoda per metterlo al sicuro da una strage di bambini ordinata dal sovrano Kamsa. 

L’epiteto “Cristo” dato a Gesù si dice provenga dalla parola christòs derivante dalla traduzione greca del termine ebraico mašíah, cioè “unto”, ma le cose stanno davvero così? Nel linguaggio colloquiale Krishna, un importante avatara del dio Visnu, è chiamato Krsta o Kristo: si tratta solo di una coincidenza?

Anche il dio Ahura Mazda ha una certa importanza nella stesura della dottrina cristiana, il dio mazdeo opera attraverso lo Spenta Mainyu lo spirito creativo d’emanazione o spirito santo di cui lui è il padre e ha un antagonista Angra Mainyu o Ahriman, il Signore delle tenebre, che si è ribellato al dio. Il Mazdeismo crede che il bene trionferà sul male grazie all’intervento del Saoshyant, il salvatore che nei giorni finali sarà a capo delle schiere del bene e che dopo la vittoria finale instaurerà un nuovo mondo rinnovato per coloro che ne saranno degni. 

Sembra oramai evidente come il modello Cristo sia stato chiaramente ispirato dalle divinità precedenti incorporate e sostituite nella nuova “verità”.
Nella seguente tabella possiamo osservare alcuni di questi evidenti parallelismi. 

La figura di Cristo presenta lontane analogie anche con zarathustra, il profeta che per la tradizione mazdeista riveste un ruolo centrale nella salvezza dell’umanità. Lo zoroastrismo assegna alla vita di zarathustra numerosi episodi miracolosi e sua madre fu inondata di una luce sovrannaturale e le mura della casa furono incandescenti per tre notti durante il suo concepimento. All’età di trent’anni zarathustra incontrò una figura luminosa che si presentò come Vohu Manah: questo essere lo rapì portandolo in cielo al cospetto di Ahura Mazda, l’unico Dio. Questi gli consegnò la “rivelazione” per diffonderla nel mondo ma in esso zarathustra trovò l’ostilità dei sacerdoti della falsa dottrina che adoravano i demoni. Il profeta dovette fuggire dalla terra natale giungendo nell’attuale nord Afghanistan ove diffuse la “rivelazione” fino a che fu assassinato.

Nel culto della figura di Cristo possiamo osservare un elemento che più di ogni altro colpisce emotivamente i fedeli, ossia la crocefissione. Gesù rappresenta il capro sacrificale immolato a Dio per la nostra presunta remissione dei peccati e questo palesa un’ennesima correlazione tra Yahweh e Baal, culti che hanno bisogno di sacrifici umani, ed elementi presenti nel giudaismo. Di fatto nello Yom Kippur, il giorno dell’espiazione, la comunità ebraica sacrifica due capri in espiazione dei propri peccati.

Questo primitivo rituale basato sul sangue mostra una forma mentis così simile a quella di coloro che praticano culti come quello di Baal, da cui deriva buona parte del moderno satanismo operativo. Oltre a questo, l’agghiacciante necessità di impiegare il sacrificio umano o animale, ammantandolo di pseudo-misticismo o religiosità distorta, palesa l’arretratezza mentale, l’assenza di coscienza o possessione a un cmc, delle persone che non si prendono la responsabilità delle proprie azioni illudendosi che ammazzare un animale o una persona possa giovare alla loro situazione fisica o spirituale. 

Gli adoratori del culto cristiano sembrano mostrare la stessa credulità nel momento in cui danno credito sia all’esclusivo status divino di Gesù sia al suo presunto sacrificio di cui non ci sono prove storiche attendibili proprio come per la figura storica tramandataci, e come questo loro prestar fede a dei miti basti per salvarli dai loro peccati, ignari che il concetto di peccato è un processo mentale di schiavitù indotta. Questa ingenuità o infantilismo religioso diventa inevitabilmente un grande scoglio che rallenta il processo di crescita e risveglio di milioni di persone che hanno bisogno di ben altro che una fede cieca incapace di cogliere l’architettura dottrinale di superstizioni e inganni. 

Tratto da "L'Aristocrazia Nera" di Riccardo Tristano Tuis, clicca qui.