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36.400 a.C: il mistero di Giza. Alla ricerca del Segreto degli Dei

«È così che ognuno ha agito, da addormentato,
nel tempo della sua ignoranza,
ed è così che conosce, come se si ridestasse.
Felice l’uomo che torna in sé e si ridesta,
e beato chi ha aperto gli occhi dei ciechi!».
Vangelo della Verità Nag Hammadi

Il mistero di Giza e le origini di un’antica civiltà perduta

Nel XIX secolo e per metà del XX, si è registrata una corsa spasmodica verso l’Egitto, quasi come se dalle sue sabbie potesse emergere da un momento all’altro la Verità assoluta sul passato remoto delle Civiltà.
La Campagna militare di Napoleone Bonaparte, tra il 1798 e il 1801 ha avviato un processo virtuoso, sfociato nella gemmazione di una nuova scienza: l’Egittologia. Ed è bizzarro notare come l’unità carbonio che infesta questo pianeta debba partire sempre da una guerra per iniziare proficui percorsi di conoscenza. Una pratica moderna che affonda le proprie origini nell’Antichità, quasi come se fosse una peculiarità genetica ben impressa nel nostro dna.
La corsa verso l’Egitto ha consacrato veri e propri monumenti della novella scienza, quali Jean-François Champollion, Bernardino Drovetti, William Flinders Petrie, Howard Carter, per citarne alcuni; ma – al tempo stesso – ha prodotto una sterminata scia di mercenari che ha depredato e devastato un territorio fertile di Sapere.
L’attenzione per i misteri dell’antica civiltà del Nilo raggiunge il suo apice verso la fine degli anni quaranta raggiungendo il baratro nei nostri tempi.
Se non fosse stato per Robert Bauval e la sua Teoria della Correlazione infatti, oggi l’Egittologia presenterebbe un encefalogramma pressoché piatto.
Perché questa battuta d’arresto? Le ragioni sono molteplici, ma le più concrete possono riassumersi nella sensazione che, sull’Antico Egitto, debba calare un velo conservativo. Quanto è stato narrato fino a ora è più che sufficiente. In Egitto non “deve” esserci più nulla da scoprire!

Così, come d’incanto, sull’Egittologia imperversano le inoppugnabili conseguenze dell’evoluzione delle società umane che si manifestano come virus impossibili da sconfiggere: il fondamentalismo islamico e la crisi economica. Due piaghe che hanno ridotto ai minimi termini l’attenzione per le antiche vestigia dei Faraoni.
Oggi, l’Egittologia è una questione per pochi intimi che ancora vivono per la ricerca, nonostante il 70% dell’antica civiltà sia ancora sepolta sotto la sabbia del deserto. Meglio che l’Egitto sia considerato come mera destinazione turistica e i monumenti utilizzati come fonte di speculazione imprenditoriale, seppur celata dalla retorica passione per le meraviglie di questo splendido e bistrattato Paese.
«Tutti corsero incontro alle catene convinti di assicurarsi la libertà» sosteneva Jean-Jacques Rousseau e mai verità fu meglio sintetizzata.
La cappa che è calata sulla cultura, in generale, e sulle origini del nostro passato, in particolare, sono terrificanti.
Sembra essere ritornati all’oscurantismo spagnolo che ha toccato il suo apice conn Cortés e Pizarro quando, con estrema perizia e diligenza, vennero spazzate via dalla Storia le meraviglie delle civiltà mesoamericane. Naturalmente le modalità sono cambiate, il sospetto è che l’instabilità politica internazionale sia lo strumento, meramente speculativo, per allontanarci dal cammino verso la Conoscenza delle origini dell’uomo.

C’è una regia in tutto questo?

La verità è sempre nel mezzo, poiché se da un certo punto di vista è evidente che ci sia una regia occulta che determina i nostri destini quotidiani, dall’altra c’è una forza invisibile che oscura la mente, restituendoci una realtà alterata.
Ciò che gli occhi vedono non corrisponde a quanto il nostro Spirito dovrebbe sentire.
«È così che ognuno ha agito, da addormentato, nel tempo della sua ignoranza, ed è così che conosce, come se si ridestasse» recita un
passo del Vangelo della Verità, tratto dai Codici di Nag Hammadi.
Ridestare le coscienze e comprendere quanto sta accadendo è un obbligo, seppur l’invito possa essere interpretato con sardonica ironia dalla collettività. Il libro di George Mosse “La Nazionalizzazione delle Masse“, è una chiara e precisa analisi di quanto sia stato opprimente e condizionante la politica di circonvenzione del partito nazista, al punto che la stragrande maggioranza del popolo tedesco non si è mai reso realmente conto della deriva intrapresa.
Si tratta di un’esperienza da tenere sempre ben impressa nella mente.
Oggi, non possiamo parlare di nazionalizzazione, ma certamente di un processo caotico che sfocerà in una forma di totale controllo. Questo è uno dei motivi per cui la ricerca sulle origini è fondamentale, poiché è dal passato che si ricevono gli insegnamenti per affrontare il futuro.
Il lavoro di ricerca sulle civiltà antiche favorisce la comprensione dell’evoluzione delle società umane nel corso dei tempi.
L’Antico Egitto è una dispensa alla quale attingere, per intraprendere questo articolato percorso di Conoscenza.
La Piana di Giza è l’Università per eccellenza, poiché si caratterizza di monumenti, le cui dimensioni, si sviluppano in armonia con il linguaggio dell’Universo, il quale si manifesta nella materia attraverso il numero.
Il Ciclo della Precessione degli Equinozi, ad esempio, è un fenomeno che la Civiltà delle Piramidi aveva già osservato, poiché la disposizione dei monumenti di Giza rappresenta l’immagine del cielo nell’Era del Leone, noto agli Egizi dinastici come il Tempo degli dèi ovvero, lo Zep Tepi.
Pertanto, se i costruttori avevano integrato nel Progetto elementi di astronomia molto complessi, è inevitabile ipotizzare che lo Zep Tepi ha storicamente ospitato una civiltà avanzata e non, estremizzando le tesi accademiche, agglomerati di esseri bipedi allo stato brado.
Nel 2008, nel corso di una campagna di ricerca in Egitto, ho scoperto che le dimensioni della Seconda Piramide di Giza, nota come piramide di Chefren, si sviluppano sulla proiezione del numero 137.

Nel 2018, al termine di un lungo percorso di studi, ho sviluppato un modello scientifico che potesse restituire una possibile funzione della Grande Piramide basato proprio sul numero 137 e i risultati sono estremamente sorprendenti; è ormai chiaro che, quando tra i valori proporzionali delle Piramidi si scopre il numero dell’equilibrio tra Fisica Elettromagnetica, Teoria della Relatività e Fisica Quantistica, significa che degli insegnamenti provenienti dall’Antichità abbiamo compreso molto poco.

In particolare, quando ostinatamente si considerano quei monumenti come artefatti prodotti in un periodo in cui neppure un miracolo divino sarebbe stato sufficiente alla loro realizzazione manuale.

Quando si scopre che la Piana di Giza nasconde un “Progetto Unitario”, che non comprende solo le Piramidi e la Sfinge, bensì altri monumenti – ciascuno di essi correlato alla Volta Celeste – si comprende che la visione del tutto, propria dei costruttori di Giza, non è un assioma, ma un’evidenza procedurale ampiamente dimostrata e dimostrabile.
Quando si scopre che la funzione della Grande Piramide è incentrata su un modello scientifico basato sul numero 137, e si origina attraverso un processo noto alle Scuole Alchemiche del Cinquecento, vuol dire che ci si trova in presenza di una civiltà che dominava la Natura utilizzandola, e non sfruttandola, per i propri fini.
Quando nella lettura dei valori numerici di ciascuna piramide si rilevano dei principi in intima correlazione con i significati più reconditi degli Archetipi, significa che gran parte di quanto destinato alla Mitologia dalle teorie ufficiali è, in realtà, pura Storia.
Questi sono alcuni dei risultati che ho conseguito in questi ultimi quindici anni trascorsi sul campo, nel tentativo di trovare una logica comune ai tanti misteri che caratterizzano la Piana di Giza.
In Egitto c’è ancora molto da scoprire.
Parafrasando Rousseau, dobbiamo imparare a correre nella direzione opposta a quella intrapresa, per liberarci dalle catene della schiavitù e ascoltare il nostro sé interiore. È l’unico modo per rispondere alle classiche domande sulle nostre radici.
Le risposte sono già scritte nella pietra, dobbiamo solo liberare la mente e leggerle nella loro corretta sequenza, a cominciare dal Progetto Unitario di Giza.
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Mei Armando

Autore: Armando Mei

Nato a Torino si interessa di Egittologia predinastica. Ha lavorato a molti progetti di ricerca che sono stati il seme della sua “Teoria dello Zep Tepi e del Progetto Unitario di Giza”. Ha scritto diversi articoli sulle principali riviste italiane ed estere. È stato coautore con Semir Osmanagich del libro Visoko: La Scienza occulta delle Piramidi. Ha pubblicato la prima edizione del libro Il Segreto degli Dei. Ha pubblicato il suo primo libro in inglese dal titolo Ancient Mysteries e nel 2018 ha scritto La Piramide e i segreti del 137 (XPublishing Editore). Dal 2015 è Guest Author della rivista «Ancient Origins». È stato coautore del libro Unraveling the Ancient Mysteries, Ha collaborato alla stesura del libro Unraveling Ancient Myths and Legends (Ancient Origins Publisher).

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