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Affair Fatima: contraddizioni, segreti e veggenti scomparse

Fatima: gli avvenimenti

I fatti sono noti: dal 13 maggio al 13 ottobre 1917, a Fatima, in Portogallo, tre pastorinhos dai dieci ai sette anni – Lucia dos Santos e i suoi cuginetti, i fratelli Francisco e Jacinta Marto – ebbero, in località Cova de Iria, sei incontri con una creatura luminosa che affermò di provenire dal cielo, affidò loro un messaggio che in seguito sarebbe stato frazionato fraudolentemente nei celebri “tre segreti” e infine compì quello che passò alle cronache come il “miracolo del sole”.

Nessuno di loro affermò – in prima battuta – che si trattasse della “madonna” e tutti e tre descrissero la visione in modo molto distante dall’iconografia mariana.

L’identificazione della figura con la Madre di Dio, alimentata dalla voce popolare, avvenne solo in un secondo tempo e il curioso abbigliamento fu trasformato in un look più aderente al personaggio. 

L’incontro nel 1915 delle 3 sorelle

A partire da due anni prima di quel 13 maggio 1917, però, erano avvenuti altri contatti con strani esseri e se quelli del 1916 avevano avuto come protagonisti gli stessi bambini, in quelli del 1915 era presente la sola Lucia, che – occorre ricordarlo, perché è una chiave importante per comprendere tutta la trama – fu l’unica testimone sopravvissuta e anche la sola fonte in base alla quale venne costruita la vicenda dell’apparizione mariana più celebre della storia.

Nel 1915, infatti, mentre la piccola era intenta a pascolare le pecore di famiglia sul monte Cabeço insieme alle sorelle Teresa e Maria Rosa Matias e Maria Justino, apparve una figura che venne descritta in modo diverso di memoriale in memoriale: una nuvoletta bianca in forma umana, una statua di sale o di neve, un giovane luminoso come se fosse di cristallo avvolto in un lenzuolo, ecc.

Ciò che conta, è che Lucia affermerà, molto più tardi, di avere avuto immediatamente la convinzione che si trattasse dell’angelo custode.

Sembra – anche se il racconto è fumoso, ricco di contraddizioni e soprattutto reso quando ormai il grande carrozzone clericale si era già messo in moto – che le bambine se la diedero a gambe e concordarono tra loro di non parlare in famiglia di quello strano incontro, che, tuttavia, si ripeté altre due o tre volte.

Fatima: le piccole veggenti scomparse

Non sappiamo, però, che fine fecero le sorelle Matias e Maria Justino, perché le tre escono di scena senza che venga fatto il minimo accenno su quali conseguenze l’evento ebbe – se le ebbe – su di loro.

Nel 1916 le visioni si ripeteranno, ma questa volta in presenza del cast definitivo, che comprende i due fratelli Marto: in queste occasioni la figura si paleserà come “l’Angelo del Portogallo” e inizierà il sottile condizionamento – poi magistralmente compiuto dalla “Regina del Rosario” –  che porterà una recalcitrante Lucia in convento, mentre Francisco e Jacinta bruciarono la loro breve esistenza nell’ossessione di patire per la conversione dei peccatori, in riparazione delle offese fatte a Dio.

Ma oltre alle sorelle Matias e Maria Justino, nell’affaire Fatima c’è un’altra veggente scomparsa: Carolina Carreira.

Carolina Carreira: la “quarta veggente”

Nei documenti ufficiali relativi a Fatima non si parla quasi di questa bambina, che nel 1917 aveva dodici anni, eppure all’epoca dovettero circolare le voci intorno a un curioso incontro da lei fatto proprio alla Cova de Iria. Infatti, nel 1947 don José Pedro da Silva, in attesa di fare una bella carriera e diventare vescovo ausiliare di Lisbona – incarico che detenne dal 1956 al 1965, per poi approdare come titolare alla diocesi di Viseu – interrogò in proposito Lucia, poco prima che questa “decidesse” di entrare nel Carmelo di Coimbra.

Il prelato domandò alla suora il motivo per cui non avesse mai accennato all’avventura di Carolina, della quale doveva essere al corrente. La madre della piccola, tale Maria da Capelinha, aveva infatti riferito di avere chiesto a Lucia di domandare alla “madonna” chi fosse la creatura vista il 28 luglio dalla figlia intorno e sopra al leccio dove avvenivano regolarmente le apparizioni.

La veggente – pare – rivolse l’interrogativo alla Signora a Valinhos, nell’unica apparizione avvenuta in una data (19 agosto) e in un luogo diversi da quelli consueti, poiché i pastorinhos erano stati dapprima arrestati, poi rilasciati dal sindaco di Ourém: tornati a Fatima, erano stati inviati a pascolare le pecore e data l’ora tarda si erano diretti a Valinhos, meno distante da casa rispetto alla Cova de Iria.

Pare che la “madonna”, interpellata, non si perse in troppe spiegazioni, rispondendo frettolosamente che si trattava di «un angelo». Ma Lucia, interrogata nel ’47 dal futuro monsignore, cadde dalle nuvole, affermando di non ricordare l’episodio.

In tal modo, si persero le tracce di Carolina Carreira, che, ormai ultrasettantenne, riemerse dall’oblio solo il 22 luglio 1978, quando il giornalista Joaquim Fernandes, autore insieme a Fina d’Armada di una trilogia dedicata a Fatima, la rintracciò per intervistarla.

Il racconto di Carolina Carreira

La donna raccontò che quel giorno di fine luglio, tra le 9 e le 10 del mattino, mentre si trovava in compagnia di un’altra ragazzina di nome Conceiçao, ebbe una curiosa visione proprio in prossimità del leccio (un tipo di quercia, ndr) dove ormai da quattro mesi un Essere di luce (che in quel momento era già stato indicato dalla voce popolare come la Beata Vergine) si manifestava a Lucia, Francisco e Jacinta.

Anzi, proprio nell’ultima apparizione, quella di due settimane prima, la routine iniziata a maggio si era arricchita di un elemento intrigante: la Signora aveva comunicato un lungo messaggio ai pastorinhos, imponendo loro di non rivelarlo.

Carolina raccontò al giornalista che intorno al leccio era stato costruito un muretto in pietra e dietro a quel muretto sia lei, sia la sua occasionale compagna, videro una figura: fu descritta come un bambino dell’apparente età di otto-dieci anni, di statura molto bassa, biondo, vestito di bianco, che passeggiava avanti e indietro all’interno del piccolo recinto di pietre.

Preoccupata non tanto per la strana presenza, quanto  per il gregge, la fanciulla era andata a controllare che tutto fosse tranquillo, poi era tornata al suo punto di osservazione e aveva rivisto una figura, che però aveva cambiato posizione: ora si trovava sul leccio.

Rispondendo alle domande del giornalista, la Carreira precisò, riferendosi al primo incontro: «Sembrava un bambino di queste parti, con una tuta bianca e i capelli biondi», poi aggiunse altri dettagli, tra i quali uno particolarmente interessante: in entrambe le occasioni, aveva avvertito dentro di sé come un richiamo: «Vieni qui e recita tre Ave Maria, vieni qui e recita tre Ave Maria»; disse anche di aver domandato a Conceiçao se avesse recepito la stessa richiesta, ma la ragazzina le rispose di no.

Improvvisamente, però, nell’intervista irrompe un elemento quanto meno curioso:  dopo alcune esitazioni, la donna affermò che la figura vista in seconda battuta sul leccio, era una Signora che indossava un vestito «quasi uguale a quello di un’immagine che abbiamo nella nostra chiesa a Fatima, un mantello di porpora e una corona sopra la testa, come quella che abbiamo della Madonna Addolorata […]. Era simile». Alla richiesta di maggiori precisazioni, Carolina si trincerò dietro dei «Non ricordo», giustificandoli con il tanto tempo trascorso.

Precisò solo che né la madre, né il fratello le credettero quando raccontò dell’esperienza e alla domanda se avesse obbedito all’invito di pregare, rispose prima di no, poi forse, infine ammise di non ricordare nemmeno quello.

 

Le contraddizioni delle testimonianze

dossier fatimaAnche questo racconto – come mille altri relativi ai fatti occorsi alla Cova de Iria nel 1917 – è zeppo di contraddizioni e di elementi fumosi. Dal mio punto di vista, indicare in Carolina Carreira la «quarta veggente di Fatima», come sono in molti a fare, è un azzardo. Se – forse – la ragazzina vide un bambino aggirarsi all’interno del muretto di pietre che circondava il leccio, il resto della narrazione è inventato di sana pianta o – più facilmente – frutto di autosuggestione.

L’episodio saltò ufficialmente fuori solo nel 1923, quando Maria da Capelinha venne interrogata su vari argomenti dal canonico Manuel Nunes Formigão, che sotto lo pseudonimo di «Visconte di Montelo» fu il primo a condurre un’inchiesta sulle apparizioni di Fatima.

Carolina non attribuì caratteristiche curiose al bambino visto dietro il muretto: disse che non emanava alcuna strana luce, non era trasparente come ci si immagina dovrebbero essere gli angeli e camminava normalmente, come se passeggiasse, l’unica cosa che la colpì fu la sua bassa statura. Perfino la “voce” che avvertì dentro di sé, quella che la invitava a pregare, non ebbe grande effetto su di lei, preoccupata molto di più per il gregge che aveva lasciato incustodito.

Anche la visione della «Madonna Addolorata», simile alla statua della chiesa, non produsse altro che curiosità e quando, dopo aver raccontato l’episodio in famiglia, si sentì rimproverare dalla madre e canzonare dal fratello, non insistette.

Lucia, Francisco e Jacinta, invece, avevano avuto reazioni ben diverse, sfidando tutti pur di rimanere coerenti a quanto affermavano di avere visto; Lucia dirà che sua madre utilizzò ogni mezzo per farle confessare di essersi inventata la Signora: «Non risparmiò, a tal fine, carezze, minacce e neppure il manico della scopa».

Carolina Carreira, invece, rientrò nei ranghi e se Maria da Capelinha non fosse stata interrogata a sei anni di distanza dal canonico Formigão – che forse aveva captato qualche voce in merito al racconto della figlia – nessuno avrebbe saputo niente di lei.

Il Visconte di Montelo non sentì nemmeno il bisogno di parlare con la diretta interessata, ma si accontentò delle parole della madre, cui non diede seguito alcuno.

Alcuni ricercatori affermano che Carolina non venne presa in considerazione perché la sua versione si discostava troppo da quella che, nel frattempo, aveva assunto il carattere dell’ufficialità con l’imprimatur della Chiesa locale, altri insinuano che furono le famiglie Dos Santos e Marto a insistere perché fosse esclusa, non gradendo che un’estranea rischiasse di rubare la scena ai tre pastorinhos.

Tuttavia, la stessa Maria da Capelinha (in alcuni casi chiamata Maria Carreira) si diede da fare per ritagliarsi un ruolo di spicco nella grande kermesse mariana che andò in scena alla Cova di Iria: fu la prima a occuparsi di allestire un abbozzo di altare intorno al leccio delle apparizioni, sua fu l’idea di costruire il muretto in pietra dietro al quale la figlia avrebbe affermato di avere visto “l’angelo” e divenne una delle più attive testimoni dei fatti, miracolo del sole compreso, parlando per prima del «ronzio che sembrava essere quello di un’ape», rilasciando interviste su interviste, minimizzando il racconto di Carolina.

Fernandes e D’Armada ipotizzano che la piccola Carreira ebbe un’esperienza di contatto telepatico, cui non diede seguito perché la sua unica preoccupazione era quella di evitare che al gregge accadesse qualcosa che potesse suscitare le ire del padrone.

In questo caso, mi permetto di non essere d’accordo con loro.

Analizziamo, infatti, ciò che Carolina affermò sia nell’immediato, confidandosi in famiglia, sia più di sessant’anni dopo con il giornalista che la cercò per intervistarla: vide un normalissimo bambino che «stava semplicemente passeggiando da un lato all’altro […] Andò da un angolo all’altro all’interno del muretto di pietre, la parte inferiore del vestito era nascosta dal recinto». Poi – allontanatasi e tornata presso il leccio – osservò un’altra figura, ma questa volta sopra l’albero e la descrisse in modo diverso, ma molto vago, giungendo a identificarla con la statua della Madonna Addolorata presente in chiesa. A Fernandes che la incalzava per farsi dire di più su questa seconda figura, rispose: «È meglio che non diciate che ho visto la Madonna Addolorata, ma che ho visto un angelo», perché così aveva affermato Lucia dopo aver domandato spiegazioni alla Signora il successivo 19 agosto.

È anche curioso che nessuno si sia dato da fare per rintracciare quella tale Conceiçao che sarebbe stata testimone dell’evento; il giornalista domandò all’intervistata maggiori informazioni su di lei, ma la donna rispose di non saperne nulla: «Veniva da molto lontano, da nord, da Espite […] Non la vidi mai più. Non conosco nemmeno il suo cognome».

Carolina: salva per “miracolo”

E allora, dal mio punto di vista, i casi sono due: la dodicenne Carolina – un’altra bambina costretta a lavorare duramente, che di certo aveva poche soddisfazioni – cercò di attirare l’attenzione su di sé impressionata dalla fama che i tre pastorinhos avevano rapidamente acquisito, inventandosi anche lei la sua bella esperienza soprannaturale; oppure si lasciò suggestionare dal clima mistico che avvolgeva Fatima da tre mesi e credette di vedere e udire ciò che, invece, fu solo frutto della propria fantasia.

Non sappiamo nemmeno se corrisponda a verità che sua madre domandò a Lucia di informarsi presso la Signora: come abbiamo visto in precedenza, la suora rispose a don José Pedro da Silva di non ricordare l’episodio.

È dunque possibile ipotizzare che – fermo restando l’esperienza di Carolina, frutto di bugia infantile o di autosuggestione – fu Maria da Capelinha a cercare di montare tutta la faccenda: avendo però riscontrato l’indifferenza di Formigão, che non ritenne nemmeno opportuno interrogare la bambina, dovette accontentarsi del ruolo di custode del luogo delle apparizioni e di testimone oculare che era riuscita a ritagliarsi nell’affaire Fatima.

Se, come qualcuno afferma, il suo intento fu quello di preservare la figlia dalla morbosa curiosità della gente, non si sarebbe lasciata scappare la notizia neppure con il Visconte di Montelo, trincerandosi anche lei dietro un prudente «Non ricordo».

Carolina Carreira, a differenza dei tre pastorinhos, ebbe la possibilità di sposarsi e condurre una vita normale; morì tra il 1979 e il 1980, ultrasettantenne, forse ignorando di aver scampato un pericolo mortale: quello di essere fagocitata nella perversa spirale clericale e di finire i propri giorni in convento, vittima di un martellante lavaggio del cervello, come era accaduto a Lucia.

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Fezia Laura

Autore: Laura Fezia

Laura Fezia è nata a Torino, dove vive e lavora. Studiosa di antropologia, psicologia, storia, religioni, criminologia e del “mistero” in tutti i suoi molteplici aspetti, appassionata di animali e della sua città, fa la scrittrice e la ricercatrice. Ama definirsi «una laica a 720°, perché un giro solo non basta» e il suo impegno è volto non già contro la fede, ma a scardinare il perverso binomio che la lega alla Chiesa cattolica, un’istituzione millenaria costruita su falsi documenti che si pone arbitrariamente come unica intermediaria tra l’umano e il divino. Ha pubblicato finora 15 titoli, tra i quali : 101 misteri di Torino (che non saranno mai risolti); Misteri, crimini e storie insolite di Torino; Il giro di Torino in 501 luoghi; Forse non tutti sanno che a Torino…, Alla scoperta dei segreti di Torino, per l’editore Newton Compton. Dal 2016 ha iniziato la collaborazione con il Gruppo Editoriale Uno con il volume Apparizioni mariane: il grande imbroglio.

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