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Alla ricerca delle Cristianaggini… Modifiche al testo Biblico, parti del Vangelo inventate di sana pianta, e non solo…

Vangeli modificati, trascrizioni errate: le modifiche sui testi sacri

Nei secoli le modifiche apportate ai “testi sacri” cristiani abbondano ed erano la regola.

Di fronte ad affermazioni di questo tipo, tuttavia, il credente non si agita più di tanto, rimanendo convinto che quanto scritto nel Nuovo Testamento sia la verità storica e, quindi, che i fatti narrati (soprattutto nei vangeli) si siano svolti così come vengono esposti. In realtà, a parte il fatto che non possediamo i presunti originali di nessun libro biblico, per circa un millennio e mezzo le copie di vangeli e lettere tramandate dalla tradizione sono state ripetutamente trascritte dai copisti, che sono andati incontro a errori in buona fede e, sovente, in mala fede, per dimostrare o forzare determinate verità.

Come che sia, la conseguenza è che, oggi, gli studiosi dispongono di una massa di copie, tra le quali non ce ne sono due esattamente uguali. Ledifferenze, infatti, sono numerose e, a volte, riguardano punti fondamentali della dottrina cristiana.

Tutto questo, d’altra parte, era inevitabile. Avendo fondato le storie evangeliche sulla menzogna storica di un uomo comune trasformato in salvatore spirituale dell’umanità, era necessario modificare continuamente la storia e la teologia, adattandole di volta in volta alle sopravvenute necessità dottrinali (spesso di parte) o, addirittura, reinventandole in modo da potere far fronte alle critiche mosse al cristianesimo dal mondo pagano.

Un finale nuovo di zecca per il Vangelo di Marco

Fu così che, per rendere il vangelo di Marco simile agli altri tre, vi si aggiunse un finale nuovo di zecca…

Fu così che, per poter attribuire all’apostolo Giovanni il quarto vangelo, qualcuno vi aggiunse un intero capitolo;

e fu così che, per giustificare la presunta supremazia della chiesa di Roma, venne inventato l’episodio in cui Gesù la affida a Pietro.

Le modifiche apportate ai vangeli dimostrano quanto sostengo con fermezza e a più riprese nel mio “La creazione di Gesù e del Nuovo Testamento” (Uno Editori, 2018) e cioè che questi testi, lungi dall’essere stati calati dal cielo e scritti in un momento storico preciso, sono il risultato di rielaborazioni durate (forse) secoli, le quali dimostrano peraltro quanto questi prodotti letterari siano il frutto della menzogna e delle necessità umane e nient’affatto di quella pretesa ispirazione divina che, sicuramente, li avrebbe preservati da tale scempio.

Poc’anzi ho fornito alcuni tra gli esempi più eclatanti. Per evidenti ragioni di spazio, in questa sede posso occuparmi solo del primo di questi esempi, magari rimandando gli altri a successivi articoli.

Un esempio? Il finale inventato del Vangelo di Marco, per renderlo simile agli altri tre

Il vangelo di Marco è il più breve dei quattro canonici, in quanto consta di soli sedici capitoli, di cui l’ultimo recita:

 

«Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?”. Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura.

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano»

 

Se ho evidenziato i versetti finali, quelli da 9 a 20, non è un caso. Si tratta infatti di un finale aggiunto, non originale, come riconosce la stessa chiesa e come ammettono tutte le odierne versioni della Bibbia, pur includendolo nel testo. Siamo dunque in presenza di uno dei più clamorosi esempi di alterazione testuale del Nuovo Testamento, ben nota agli studiosi, ma totalmente sconosciuta ai credenti.

Riguardo alla natura di quei dodici versetti, alcuni studiosi ritengono che si tratti di un’aggiunta successiva e, quindi, che il testo primitivo finisse al versetto 8. Altri, invece, sostengono che i versetti in questione abbiano sostituito un diverso finale originario.[1]

Invenzione di sana pianta o modifica di un testo che c’era?

Nella prima ipotesi, il finale che oggi leggiamo sarebbe stato fabbricato per armonizzare Marco agli altri canonici e rimediare all’assenza della resurrezione e dell’ascensione, ma soprattutto per sostenere la visione paolina secondo cui la fede in Gesù andava predicata anche presso i pagani; esso, infatti, contiene la formula classica “andate e predicate il vangelo a tutte le genti”.

Nella seconda ipotesi, invece, non è arduo asserire che il finale originale sia stato eliminato perché contraddiceva i racconti dell’ascensione presenti negli altri vangeli.

Nell’uno o nell’altro caso, quello che appare certo è che i famigerati dodici versetti finali dell’attuale versione di Marco siano una fabbricazione successiva, realizzata e inserita nel vangelo in un secondo tempo.

Su quali motivazioni si basa questa conclusione?

Ormai questa conclusione è accolta ormai quasi unanimemente:

1) Innanzitutto, i dodici versetti incriminati mancano nei due più antichi manoscritti greci completi, i codici Sinaiticus e Vaticanus, entrambi risalenti al IV secolo; quantunque il passo sia contenuto nella stragrande maggioranza dei manoscritti greci, infatti, gli studiosi tengono in altissima considerazione SinaiticusVaticanus, proprio perché si tratta dei manoscritti greci completi più antichi oggi disponibili.

2) In secondo luogo, se è vero che il passo sembra richiamato da alcuni padri della chiesa, esso, per contro, manca nelle citazioni di altri (ad esempio Clemente di Roma, Clemente d’Alessandria, Origene e Gerolamo).[2]

3) Oltre che sulla presenza o assenza del finale lungo nei manoscritti e nelle citazioni patristiche, le questioni riguardanti la sua autenticità sono incentrate su aspetti linguistici e stilistici, che mal si conciliano con il resto del vangelo. In primis, appare curioso che, nell’arco di dodici versetti vengano condensati la resurrezione, l’apparizione a Maria Maddalena, l’annuncio di quest’ultima ai seguaci, la loro incredulità, l’apparizione di Gesù a due di loro, la rinnovata incredulità di costoro, l’apparizione agli apostoli, il rimprovero rivoltogli da Gesù “per la loro incredulità e durezza di cuore”, l’ordine di andare in tutto il mondo a predicare il vangelo, l’annuncio dei segni che avrebbero accompagnato “quelli che credono”, l’ascensione di Gesù con tanto di intronizzazione alla destra di Dio e, infine, la partenza e la predicazione degli apostoli.

4) A far pensare che Marco si chiudesse con il versetto 8 è, inoltre, il brusco passaggio da questo, con l’evidente finale delle donne spaventate, al versetto 9, dove si dice di punto in bianco “resuscitato al mattino”. Infine, nel versetto 19 compare l’espressione “Signore Gesù”, che manca in tutto il resto del vangelo.

In sostanza, le conclusioni alle quali è pervenuta la critica riguardo al passo finale del vangelo di Marco affermano che, per quanto antichi, i versetti 9-20 non sono originali.

Rimane il dilemma se l’autore intendesse concludere il vangelo al versetto 8 oppure no… La questione rimane controversa, ma altrettanto incontestabile rimane il fatto che, secondo molti padri della chiesa, il testo si chiudeva al versetto 8, e questa è l’opinione prevalente tra gli studiosi.[3]

… Come la chiesa minimizza e me lo giustifica

Sembra dunque convinzione pressoché unanime che i versetti 9-20 siano spuri; ecco perché molte Bibbie moderne, pur non omettendo il finale lungo, preferiscono includerlo come nota a piè di paginao come appendice al finale breve. In Italia, viceversa, il passo controverso viene sempre inserito nel testo come se niente fosse, seppur accennando al problema in una nota seminascosta (come fa prevedibilmente la cattolica Bibbia CEI).

Per minimizzare il problema della parola divina sbeffeggiata da qualche antico copista, da parte cattolica ci si affanna a sottolineare che, comunque, ormai il finale lungo è entrato nella tradizione e, soprattutto, che nessuna dottrina cristiana si basa su di esso. Tale giustificazione, tuttavia, non regge; quel che conta, infatti, non è se l’alterazione intacchi o meno il valore del vangelo e della teologia cristiana, ma il fatto che questi testi, ritenuti ispirati, sono stati in realtà ritoccati a più riprese e impunemente, il che dimostra come essi siano opera di mani umane e nient’affatto divine, che li redassero con fini palesemente propagandistici, se non mistificatori.

Dulcis in fundo, come non far rilevare ancora una volta l’ipocrisia di una chiesa che, mentre nel Concilio di Trento dichiarò “parola di Dio” il finale lungo, oggi afferma che i cattolici non sono tenuti a credere che esso sia opera di Marco?

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di Giuseppe Verdi, docente, da oltre un decennio si dedica con passione ed entusiasmo allo studio del cristianesimo, con particolare attenzione alla figura di Gesù e all’età antica. Per Uno editori è autore di “Truffa del Popolo eletto” e “La Creazione di Gesù e del Nuovo Testamento

NOTE
[1]. Esistono anche finali alternativi (come nelle versioni director’s cut di alcuni film). La Bibbia UTET segnala ad esempio alcune versioni copte, etiopiche e latine che, al posto del finale lungo, scrivono: “Esse annunziarono in breve a Pietro e a quelli che erano con lui tutte le cose che [Gesù] aveva loro annunciato. Dopo di ciò, Gesù inviò da oriente fino all’occidente, per loro mezzo, la santa e incorruttibile predicazione dell’eterna salvezza”.
[2]. Tra quanti alludono al passo ricordiamo, ad esempio, Ireneo, che cita Marco 16:19 in Contro le Eresie 3.10.5-6, scritto intorno al 185, epoca, tuttavia, nella quale il finale lungo poteva essere stato introdotto da poco. Abbiamo poi Eusebio di Cesarea, che tira in ballo gli scritti di Papia (125 circa-150), secondo il quale Barsabba detto “Giusto” (Atti 1:23) bevve una volta una bevanda velenosa senza subirne alcun effetto negativo; a loro avviso, quest’episodio potrebbe essere stato fornito quale esempio di realizzazione di quanto predice Marco 16:18, ma potrebbe essere vero anche il contrario, e cioè che chi aggiunse il finale lungo si fosse ispirato a Papia! Infine, nello scritto A Marino, Eusebio riferisce che il finale lungo non era presente nei manoscritti “più accurati”: un elemento a favore della loro assenza anche da manoscritti antichi a noi non pervenuti.
[3]. A tale riguardo, è opportuno ricordare che la IV edizione del Greek New Testament delle United Bible Societies (1993) definisce “certa” la mancanza dei versetti 9-20 dal manoscritto originale (ammesso che questo sia mai esistito) e che un esperto del calibro di Bruce M. Metzger afferma che “sulla base della buona evidenza esterna e delle forti considerazioni interne, sembra che la più antica forma accertabile del Vangelo di Marco si chiudeva a 16:8” (Bruce M. Metzger, A Textual Commentary on the Greek New Testament, 1975, 1993, pag. 126). Al riguardo, lo studioso prospetta tre possibili scenari: 1) l’autore intendeva concludere il vangelo in quel punto; 2) il vangelo non fu mai completato; 3) per qualche ragione, l’ultimo foglio andò perduto prima che il vangelo fosse riprodotto dai copisti (ipotesi ritenuta più plausibile). Bruce Metzger, morto nel 2007, era un teologo statunitense, esperto del Nuovo Testamento e docente presso il Princeton Theological Seminary; soprattutto, egli è stato uno dei redattori del Nuovo Testamento greco standard della United Bible Societies, punto di partenza per quasi tutte le traduzioni del Nuovo Testamento realizzate negli ultimi decenni.
Verdi Giuseppe

Autore: Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi Catanese, nato nel 1962, ha conseguito la maturità classica, dedicandosi poi all’informatica e alla grafica editoriale fino a divenire docente nella formazione professionale, ambito nel quale si è occupato di progettazione e politiche attive del lavoro fino al 2015, passando poi al settore della consulenza sempre in ambito progettuale. Non credente, da oltre un decennio si dedica con passione ed entusiasmo allo studio del cristianesimo, con particolare attenzione per la figura di Gesù e per l'età antica. Al riguardo, per potersi fare un'idea quanto più possibile obiettiva, si è documentato sia sui testi apologetici che sulle pietre miliari della critica anticristiana, giungendo infine alla conclusione che sia il “Cristo” che il movimento religioso a lui legato siano il frutto di una progressiva mitizzazione e deformazione di fatti e personaggi reali, ma di origine tutt'altro che divina. "Per Uno Editori ha già pubblicato La truffa del popolo eletto e La creazione di Gesù e del Nuovo Testamento, prime due parti della trilogia “La Commedia Divina”.

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