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Antichi visitatori al tempo del Coronavirus

L’incontro nei boschi…

Son venuto a meditare (dormire) nei miei boschi, appoggiato a un antico menhir del neolitico.

Ho aperto gli occhi e c’erano antichi visitatori. Erano venuti a trovarmi: donne e uomini celto-liguri, Druidesse, druidi e guerrieri. i miei antenati che amo.

Una piccola delegazione. Aveva approfittato del luogo di potere e dello stargate per manifestarsi.

…Al tempo del Coronavirus

Il dialogo che è seguito è questo:

– Ehm… non so cosa dirvi… Sono esterrefatto.

–Siamo esterrefatti anche noi. Non credevamo di essere visti…

– Ah.

– Vi stiamo osservando da sempre. Negli ultimi anni veniamo più spesso in visita. Siamo divertiti e preoccupati.

– Eh, sì, non credo siamo un bel vedere.

– Non lo siete infatti.

– Soprattutto adesso. Insomma, il Coronavirus… Ecco, a proposito, cosa ne pensate?

– Pensiamo che avete paura di morire.

– Beh, in effetti… C’è qualcosa di male?

– Se si ha paura di morire e non si hanno valori profondi, radicati, sul tema della Morte, non si può vivere bene. Ma solo vivacchiare. Sopravvivere.

Parlavano uno alla volta, armonici come una fila di menhir. Uniti. Coesi. Stabili. Sublimi. C’era una tale forza ma anche dolcezza nei loro sguardi… Mi guardavano come si guarda un bambino che si è appena inciampato sulle scarpe slacciate.

– Dunque per voi questo Coronavirus…

– Siete una cultura fragile, decadente. Avete una paura profondissima della morte. Non avete una cultura che vi dia valori sani e credibili per affrontare la morte. Per noi il Capodanno era la festa dei morti. Uno stargate in cui incontrare i nostri cari. Entrare in relazione con loro. Comunicare. Ricevere conforto e ispirazione. Voi avete timore di morire e avete paura di loro. Li chiamate “fantasmi” tremando come foglie. E non credete a niente che non sia visibile…

– No no, vi sbagliate… Il Cornonavirus è invisibile, eppure ci crediamo eccome!

– Forse adesso comincerete a riscoprire che esistono i mondi invisibili – aggiunse un uomo anzianissimo con la barba lunga lunga. Sembrava un po’ Gandalf del Signore degli anelli ma era più simile a un tronco d’albero rinsecchito.

Mentre una donna bellissima, antichissima, evidentemente la compagna druidessa del Vecchio druido, disse:

– Io credo invece che il vostro problema principale sia che avete perso il contatto con la Madre. Come la chiamate voi: con la Natura. Non amate più Brighid.

Si fece largo la voce stridula di un ometto. Buffo e misterioso. Sembrava un guerriero tutto sgangherato, non molto credibile. Era esageratamente magro ed esile, ma aveva  un che di inquietante. Lo sguardo da faina.

– Questi uomini e donne “moderni”, “civilizzati”, “evoluti”, non hanno più valori, questo è il problema…

– Beh, no. Forse abbiamo valori differenti dai vostri – provai a difendermi.

– E allora dicceli: quali valori avete? – incalzò l’uomo faina.

Al che io cominciai a riflettere, pensai ai valori della nostra tradizione italiana, secolari, solidi, reali.

Pensai alla nostra bella Italia, alle migliaia di particolarità gastronomiche, le eccellenze dell’artigianato… e poi al campo dell’arte, del turismo, della letteratura… insomma, stavo per elencare i nostri valori italiani ma mi accorsi che non riuscivo a parlare. Stavamo perdendo tutto. Mi passarono dinanzi le immagini dei centri commerciali, del nostro tempo perduto in ingorghi autostradali, le nostre scatole-casa, le nostre coste e le nostre spiagge ridotte a pattumiera, le nostre “eccellenze” artistiche e artigianali svendute, perdute, abbandonate al lento degrado e all’oblio…

Mi venne in mente la serie tv “American Gods”: ad essere onesti, stavamo in gran parte rinnegando i nostri Dei–Valori del passato a favore dei nuovi “Dei” venuti da chissà dove: il dio Denaro, il semidio Business, la semidea Borsa, la semidea Automobile, il dio Mass Media, il semidio Smartphone, il semidio Centro commerciale…

– Non essere triste, giovane uomo – mi disse la Druidessa. – Sii felice. Approfittate di questa benedizione per imparare nuovamente le basi. Recuperate in questi giorni chiusi in casa i vostri veri valori. Intervistate i nonni e insegnate ai ragazzi. Avete un’antica cultura tradizionale tra le più ammirate del mondo. Forza! Avete finalmente del tempo per ritrovare voi stessi!

– Potete anche utilizzare questo tempo libero per recuperare i valori spirituali. Cercate dentro e fuori di voi. La realtà non è solamente spiegabile con l’ateismo materialista in cui vi ostinate a credere. C’è molto di più al di là della vostra religione chiamata Scienza. Molto.

– Ad esempio?

– Ad esempio: fino a pochi secoli fa, anche voi credevate al “Piccolo popolo”. Quel regno di fate, folletti, gnomi, elfi… Perché lo avete abbandonato?

– Elktaff – lo interruppe la donna – mio caro. Non sono loro che li hanno abbandonati. Son le creature invisibili che se ne sono andate. Essere atei non significa che questi uomini e donne moderni hanno rinnegato gli dei. Purtroppo per loro, significa il contrario: gli “dei” e le amorevoli creature “invisibili” li hanno rinnegati. Li hanno lasciati soli.

– Mia dolce Ilgandhœir. Io vedo questo: sarà per loro il periodo della rinascita. Ritroveranno, ognuno a modo suo, gli antichi valori perduti. Conosceranno meglio se stessi, il mondo e i mondi. E ripartiranno forse da comunità più piccole. Il ritorno al passato è il loro futuro.

– Hai ragione mio amato. Vedo un loro ritorno persino tra le braccia della Madre. Li sento risvegliare in sé l’amore per le foreste, gli animali, le rocce antiche… La dea Brighid tornerà a sussurrare loro nello stormire della fronde, nella brezza marina, nell’incanto del crepuscolo, nello sciabordio delle onde. Sono pronti per un brusco risveglio dall’incantesimo della Bella Addormentata fuori dal Bosco. E sarà bellissimo.

In quel momento spalancai gli occhi.

Guardai il mio bosco stupendo.

Era stato soltanto un sogno?

Mi stropicciai gli occhi. Mi guardai attorno.

Se n’erano andati.

Ma una dolcissima speranza era tornata ad animare il mio petto.

Fu in quel momento che mi accorsi di una cosa singolare: era giunta la primavera. Sentivo i primi merli cantare all’imbrunire.

E compresi una cosa: i merli cantano una melodia sempre differente. Cantano l’incanto del Momento presente.

“Li ascolterò con più attenzione d’ora in poi! Promesso!! Ci sono incanti ed incantesimi nel loro canto flautato”.

E poi aggiunsi, tra me e me: “Desidero amare. Tornare ad amare. La vita. E comprendere. E vivere e condividere!!”.

Fu in quel momento che un capriolo spuntò dalle betulle. Ci guardammo per un istante che parve eterno. E compresi qualcosa che non so spiegare.

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Cogerino Andrea

Autore: Andrea Cogerino

Andrea Cogerino, specialmente in seguito alla laurea in Filosofia del 2000 con una tesi sulla Sincronicità e il carteggio Jung-Pauli, segue il sentiero delle “coincidenze” e si rimette alla saggezza del “Tao”. Editor e scrittore freelance, dopo alcune esperienze di vita a Roma e Torino è tornato alle origini, nei monti e nei boschi della Val di Susa. Ricercatore spirituale a tutto tondo, da anni si occupa prevalentemente di sciamanesimo e druidismo.

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