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Antichi visitatori dal passato al tempo del Coronavirus (part II)

[Questo articolo è il secondo di una serie. Clicca qui per leggere il primo articolo della serie: Antichi visitatori al tempo del coronavirus – part I | Clicca qui per leggere il terzo articolo della serie: Antichi visitatori al tempo del coronavirus – part III]

Immagini dal futuro…

Stamattina, dopo oltre un mese di “reclusione agli arresti domiciliari”, sono andato nel boschetto dietro casa, mi sono appoggiato a un castagno, ho provato a rasserenare la mia mente grigia.

Sentivo avvicinarsi e concretizzarsi un futuro distopico: uomini-macchine in un mondo ipertecnologico senza libertà individuali, senza contatti umani, senza calore e gioia di vita. Stavo visualizzando a occhi chiusi questo triste futuro, quando improvvisamente sentii dei gemiti, dei suoni “primaverili” umani: aprii gli occhi e vidi davanti a me, nel bosco, due persone che si accoppiavano selvaggiamente, completamente ignare di me e di ogni altra cosa.

Aprivo e chiudevo gli occhi come per risvegliarmi da un sogno quando mi sentii accarezzare sulla spalla.

Il ritorno degli antichi visitatori

Immagine tratta da cerchiodelleantichevie.it

Mi voltai e riconobbi i miei amici-visitatori di un mese fa: il vecchio saggio Elktaff, la sua compagna druidessa Ilgandhœir e il guerriero-faina.

Tutti insieme, evidentemente, stavamo osservando la stessa scena “primaverile” davanti a noi.

Guardando meglio l’amplesso amoroso, mi accorsi che il ragazzo non era completamente nudo: aveva come una specie di corona di rami sulla testa, sembravano corna di cervo. E anche lei, la fanciulla, indossava qualcosa: un nastro di fiori raccoglieva la sua lunga treccia dorata.

Ci stanno mostrando i riti di primavera vero? – chiesi ai miei interlocutori giunti dalle nebbie del Tempo. Vivevano in questi boschi forse 3000 anni fa.

Antichi racconti…

L’anziana druidessa, dal viso rugoso-vissuto ma con gli occhi più belli che avessi mai veduto, mi spiegò:

Dall’equinozio di primavera alla festa del 1° maggio di Beltane, celebriamo la rinascita della vita. In questo periodo dell’anno, anche per noi umani questo significa accoppiamenti rituali, matrimonio sacro…

– No aspetta… stai dicendo che un rapporto primaverile selvaggio e disinibito è un matrimonio sacro? Faccio un po’ di confusione…

Al che intervenne il vecchio druido:

– La mia dolce Ilgandhœir sta cercando di spiegarti che nel momento della Ruota dell’anno chiamato Equinozio le due “energie” (come le chiamate voi) maschile e femminile sono in perfetto equilibrio: i giovani sacerdoti sperimentano fino a Beltane, attraverso gli accoppiamenti rituali, queste “energie”: le mescolano, le cavalcano, danzano la vita. Sospinti dalle forze di Brighid, dea Natura che in questo momento è più che mai attiva, vitale, sensuale.

– Si risvegliano i sensi dopo il letargo invernale – aggiunse Ilgandhœir dagli occhi di luce. – È tutta un’esplosione di profumi, di colori… I fiori rappresentano tutto questo. Le api impazziscono di gioia. Gli animali sentono tutto questo e si abbandonano ai corteggiamenti rituali, alle danze sacre. E tutti insieme sospingiamo la Ruota della vita e ci lasciamo sospingere da lei. Noi umani sentiamo tutto questo e celebriamo la bellezza e la sensualità dell’amore, viviamo il corpo e ci abbandoniamo alle sue magie imperscrutabili, al suo incanto, alla sua selvaggia purezza. Voi state vivendo tutto questo? State celebrando i sacri riti di primavera?

State celebrando i sacri riti di primavera?

Io rimasi leggermente interdetto. Visualizzai me e i miei consimili ognuno nella propria abitazione: soli, distanti, lontanissimi. Visualizzai un futuro prossimo, probabile, in cui avremmo dovuto tenere “le distanze sociali” e indossare sempre le mascherine. Grottesche scimmiottature della vita.

Stavo cominciando a vergognarmi della nostra cultura, del nostro irresponsabile allontanarci dalla Madre Terra, dai suoi ritmi naturali, dai suoi cicli…

Ma per fortuna mi interruppe l’uomo-faina con modi bruschi:

– Ilgandhœir ti ha chiesto se voi umani “moderni”, “evoluti”, state celebrando le feste della vita, state celebrando la primavera.

– Ihrimthãir – lo interruppe Elktaff, il vecchio druido dal viso-corteccia di quercia – non essere troppo aggressivo con questo umano moderno. Tu sei un guerriero, lo capisco, ma dovresti avere pietà di un tuo consimile quando lo vedi indiscutibilmente in difficoltà.

E poi rivolgendosi a me:

– Non farci caso. Lui ama combattere. Con il corpo e con la lingua. È sempre un po’ aggressivo. La sua natura è quella. Ma in fondo, come direste voi “moderni” (vi stiamo studiando da anni, anzi: da millenni) “è un bravo cristo”.

E fece una risata di gioia autentica, cristallina. E anche gli altri due risero di gusto.

 

Il nostro presente agli “arresti domiciliari”

Cercavano di sollevarmi un po’ col loro strambo senso dell’umorismo, ma purtroppo ricaddi presto nel mio grigiume.

Non riuscivo più a sbiascicare parola… Cercavo di vedere uno spiraglio di luce non già nel presente osceno degli “arresti domiciliari”, che comunque avevo reso bellissimo e pieno di scoperte e studi e ricerche; piuttosto, non riuscivo a vedere un futuro in cui si sarebbe potuti tornare alla normalità.

Vedevo dei precedenti giuridici da cui non saremmo tornati indietro.

Percepivo la vita diventare sempre più meccanizzata, uomini e donne robot con la mascherina, mille divieti, limiti alle libertà individuali.

Mancanza addirittura di libertà di pensiero oltre che di stampa.

Un regime distopico degno dei migliori – anzi peggiori – film di fantascienza. Ma soprattutto, percepivo il lento, inevitabile, incontrovertibile allontanarci dalla nostra natura umana più vitale, più sensuale, più gioiosa, più selvaggia, misteriosa e primaverile… In altre parole: sentivo l’oppressione del regime liberticida che ci aspettava.

E la vita grigia triste inumana che inesorabilmente stavamo contribuendo tutti, col nostro spaventato consenso, donne e uomini agnellini pasquali, a materializzare.

Il problema era che l’agnello sacrificale di Pasqua quest’anno saremmo stati noi. La nostra vita. La nostra libertà. La nostra felicità.

– Non essere triste e grigio – mi sollevò la bellissima anziana Ilgandhœir – noi umani abbiamo un nocciolo irriducibile sai di cosa? Sai che cosa non ci potrà mai essere tolto? Estirpato? La nostra Anima (come direste voi).

Io non risposi. Lasciai che proseguisse.

–  Nel nostro cuore, c’è una bellissima principessa che ama la vita, la primavera, il gioco, le danze, i profumi, i segreti, i misteri, il fascino e la sensualità dell’esistenza. È questo che ci caratterizza in quanto umani. Ora lei, per molti di voi, giace addormentata al centro di una foresta incantata. È una principessa addormentata nel bosco. Ognuno di voi, con forza e audacia guerriera, potrà però rivolgersi al proprio cuore ed essere il principe delle favole che va a salvarla. E come la salva? Come la risveglia? Con un dolce, sensuale, bacio d’amore.

E proseguì dopo una pausa:

– Risvegliate la vostra piccola anima addormentata. Abbracciatela. Baciatela. Fate con lei un giro nei boschi incantati, tornate a riscoprire il fascino del regno misterioso che abita attorno a noi, tornate a incontrare elfi, fate, gnomi… Come avete potuto dimenticarvi di loro?

Elktaff il druido prese la parola solennemente, aveva gli occhi che brillavano di commozione e di magia:

– Tornate ad abitare i regni della fantasia, la fantasia è reale, è una facoltà magica, creativa. Create il vostro mondo futuro a partire dalla riscoperta della vostra Natura profonda, della vostra Anima: essa è colei che sente, che vede e che crea. È e sarà sempre lei a dirvi che cosa è bello e che cosa è brutto, che cosa vi rende felici e gioiosi o che cosa tristi. Ma soprattutto: tornate a vivere. Risvegliate in voi le forze della vita! Sensualità, libertà espressiva, vivacità creativa, coraggio! Risvegliate il coraggio che tanto ama Faina Ihrimthãir! Siate guerrieri. Non accettate una vita grigia! Ci sono mille, milioni di colori, di sfumature di vita da vivere, in questo e nell’altro mondo! Non accettate di vivacchiare per paura di tutto, di ogni cosa (ora, di un “virus” invisibile). Ci sono altri Regni invisibili da esplorare, riscoprire e amare. La vita non è vivacchiare, né sopravvivere. Non è solamente ateismo-materialista-terra-terra. Smettete di strisciare! Tornate a vivere. Risvegliate la principessa. Con un bacio.

A quel punto mi svegliai: mi ero addormentato contro il castagno. Misteriosamente mi ricordai di quando un tempo mi chiamavano Atreyu. E ricordai, ricordai… – ri-accordai il mio cuore al ricordo della Storia infinita.

 

Gmork: Sei uno sciocco e non sai un bel niente di Fantasia. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi Fantasia non può avere confini.
Atreyu: Perché Fantasia muore?
Gmork: Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.
Atreyu: Che cos’è questo Nulla?!
Gmork: È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo.
Atreyu: Ma perché?!
Gmork: Perché è più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.
Atreyu: Chi sei veramente?
Gmork: Io sono il servo del Potere che si nasconde dietro il Nulla. Ho l’incarico di uccidere il solo in grado di fermare il Nulla. L’ho perso nelle paludi della Tristezza. Il suo nome era Atreyu.
Atreyu: Se tanto dobbiamo morire, preferisco morire lottando. Attaccami Gmork! Io sono Atreyu!
 

Cogerino Andrea

Autore: Andrea Cogerino

Andrea Cogerino, specialmente in seguito alla laurea in Filosofia del 2000 con una tesi sulla Sincronicità e il carteggio Jung-Pauli, segue il sentiero delle “coincidenze” e si rimette alla saggezza del “Tao”. Editor e scrittore freelance, dopo alcune esperienze di vita a Roma e Torino è tornato alle origini, nei monti e nei boschi della Val di Susa. Ricercatore spirituale a tutto tondo, da anni si occupa prevalentemente di sciamanesimo e druidismo.

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