Anunnaki creazione uomo

Anunnaki: perché crearono l’uomo?

L’ibridazione di una nuova specie

Il poema Enûma ilû awîlum fornisce importanti dettagli sulla complessa operazione eseguita da Enki e Ninmaḫ, una volta che questi ebbero accettato il compito di realizzare un “Essere” in grado di sopportare il lavoro degli dèi.

Anunnaki creazione uomoEnki e Ninmaḫ (detta anche “Signora del parto”), approntando il necessario per procedere al sacrificio di un dio, eseguirono la volontà degli Anunna riuniti in assemblea.

“In assemblea risposero: “sì”
i grandi Anunnaki che determinano i destini
il primo giorno del mese, il settimo e il quindicesimo
egli ordinò un bagno purificatore
fu We-ila, che ha intelligenza (personalità) loro macellarono
nell’assemblea con la sua carne e con il suo sangue
Nintu mescolò l’argilla.”1

Il dio scelto per il sacrificio nel testo porta il nome di We-ila, ma è difficile stabilire chi fosse questa divinità che non compare in precedenza.

Si noti come l’espressione “weʾe ila” sia foneticamente simile alla parola accadica per “uomo/lavoratore”, “awîlu”. La dicotomia tra il dio, “ilu”, e il lavoratore (uomo), “awîlu”, potrebbe forse aiutare a comprendere meglio il compito svolto da questa divinità.
Questo particolare personaggio viene descritto, inoltre, come un: “ša išu ṭêma”, ossia “che ha intelligenza (personalità)”.

Argilla e sangue divino

Mescolando la carne e il sangue della divinità con l’argilla, la dea Ninmaḫ convocò tutti gli Anunna invitandoli a sputare nell’impasto in segno di liberazione:

“Lei chiamò gli Anunna, i grandi dèi
gli Igigi, i grandi dèi
sputate nell’impasto.
Mami esclamò
e disse ai grandi dèi
il compito che mi avete comandato
[ora io l’ho finito]
[-]
Ho abolito il vostro carico pesante
Ho imposto il vostro carico all’umanità;
avete il clamore degli umani;
Ho annullato il giogo e fatto libertà.”

L’Enûma ilû awîlum non fornisce altre informazioni in merito alla creazione degli awîlu. Tuttavia, grazie a ulteriori fonti pervenute sappiamo come si svolsero i fatti successivi.

Una versione neo-assira dello stesso poema (K. 3399 + 3934), i cui originali sono oggi conservati presso il British Museum, descrive con dovizia di particolari la generazione di sette coppie di maschi e sette coppie di femmine della nuova specie.

Anunnaki creazione uomo

Dio Enki/Ea

Leggiamo il testo dell’Enûma ilû awîlum e la traslitterazione di alcuni versi:

“Ripeteva Ea, seduto davanti a lei
quando finì il suo incantesimo
mise la mano sulla sua argilla
dopo aver rotto quattordici pezzi
sette pezzi a destra
sette pezzi a sinistra, ha posizionato
Tra loro mise i mattoni
[-]
le donne abili furono radunate
sette e sette uteri materni, sette erano recanti maschi
sette erano recanti femmine.”

L’atto di ibridazione che ebbe luogo ad opera di Enki e Ninmaḫ si concluse con la felice esclamazione della dea: “Io stessa l’ho creato, le mie mani l’hanno fatto lasciate che l’ostetrica si rallegri nella casa dell’infermiera dove è la donna incinta che partorisce e la madre che offre a sé stessa il figlio lascia che il “mattone” riposi per nove giorni”.

Creati per il lavoro?

Un poema della tradizione sumera risalente all’inizio del II millennio a.C. altrettanto importante, è Enki e Ninmaḫ il quale offre ulteriori informazioni circa l’ibridazione della nuova specie.

L’incipit di questo poema, come nell’Enûma ilû awîlum, rievoca l’azione cosmogonica avvenuta ai primordi, il momento nel quale vennero creati “il cielo e la terra”, e descrive un tempo in cui gli Anunna erano divisi in due classi: le divinità maggiori (DINĜIR-ŠAR2-ŠAR2) e le divinità minori (DINĜIR-TUR-TUR).

Come annota il poema, queste divinità erano costrette a fare lavori quali scavare canali, accumulare terra, dragare il fango, ecc.

“Gli dèi superiori sovrintendevano al lavoro, mentre gli dèi minori la fatica sollevavano”.

Anunnaki creazione uomo

Foto: pianetablunews.it

Si ipotizza che dopo aver affidato il compito a Enki e Ninmaḫ, l’assemblea degli dèi venne sciolta e ciascuno tornò alla propria dimora. Gli dèi minori, in attesa dei provvedimenti promessi dai Grandi Anunna circa la creazione di un sostituto per lo svolgimento dei lavori, continuarono a lamentarsi delle fatiche cui erano sottoposti, ma nessuno di loro osava entrare nella stanza dove il dio Enki stava riposando.

Enki allora, aiutato dalle sette dee della nascita, si mise al lavoro, e spettò alla dea Ninmaḫ stabilire il destino della nuova creatura nata.

Grazie alla lettura dell’Enûma ilû awîlum, sappiamo che i fatti ebbero luogo nella Casa della Creazione, un luogo particolare in cui si verificarono i diversi processi che portano all’ibridazione dei nuovi “esseri”.

Il poema Enki e Ninmaḫ non si dilunga sulle procedure eseguite nell’atto di creazione per ibridazione, anche se non manca, come fa notare anche il ricercatore indipendente Alessandro Demontis nel suo articolo Il Sumerico e l’accadico di Sitchin, di menzionare l’utilizzo dell’argilla per il processo da eseguire.

A ciò si aggiunga che ricorre tanto nell’Enûma ilû awîlum quanto nell’Enki e Ninmaḫ il numero sette. Difatti, sette sono le dee della nascita come quattordici sono i pezzi di argilla dai quali Ea (Enki) generò sette maschi e sette femmine.

Paragone con il libro della Genesi

La questione dell’utilizzo dell’argilla per la creazione dell’uomo ritorna anche nella tradizione biblica, e questo non è che uno degli elementi in comune con il racconto finora analizzato.

I versi del primo capitolo del libro della Genesi offrono in merito a questa vicenda ulteriori informazioni. Elohim “fecero” adam a loro immagine (bəṣalmênū) e somiglianza (kiḏmūṯênū).

Questo atto di “creazione” è così significativo che il redattore biblico nel versetto che segue lo ripete invertendo l’ordine logico della precedente affermazione: “bəṣelem ‘ĕlōhîm”, “a immagine di Elohim” crearono quello: “fecero Elohim adam a loro immagine (bəṣalmōw); a immagine (bəṣelem) di Elohim crearono quello”

Il versetto 27 del primo capitolo del libro della Genesi prosegue apportando un’informazione ulteriore e fondamentale:

“maschio e femmina creò loro”.

Elohim, proprio come gli Anunna nel poema Enûma ilû awîlum, creò (o crearono) nuovi esseri “maschi” e “femmine” nello stesso momento, una pluralità di adam, sia di sesso maschile che di sesso femminile.

 

Estratto dal libro La Regalità degli Dei (Uno Editori) di Victor Nunzi.

 

NOTE
[1] Tutte le traduzioni sono estrapolate da V. Nunzi, La Regalità degli Dei, Uno Editori, Torino, 2022

Autore: Victor Nunzi

Victor Nunzi, nato in Bolivia nel 1989, vive a Roma. Conseguiti gli studi classici e laureato in Studi Europei alla facoltà di Scienze Politiche, è un ricercatore indipendente studioso della cultura sumera e degli antichi documenti da questa tramandatici. La sua ricerca nel campo dell’archeologia misterica è svolta con approccio storico e si pone come obiettivo quello di una nuova definizione delle antiche cronologie alla luce delle quali poter comprendere la consecutio degli eventi dal passato.

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