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Articolazioni rigide: riconoscere le compensazioni e recuperare stabilità e mobilità

Movimento e stabilità delle articolazioni

Tutte le articolazioni, in generale, sono fatte per muoversi.

Tuttavia durante il movimento alcune articolazioni sono mobili, mentre altre si coordinano per rimanere stabili (devono essere più stabili di altre per permettere il buon funzionamento di tutta la macchina).

Come un Transformer muta forma da macchina ad automobile, il corpo umano cambia le sue forme e le sue posture usando continuamente le articolazioni da mobili a stabili in un lampo.

È questo il lavoro delle nostre articolazioni.

Anche se alcune nascono per essere più stabilizzanti e altre nascono per essere più mobili, insieme mobili e stabili si aprono e si chiudono rapidamente per permettere il movimento, compensare la distribuzione dei carichi e mantenere elastica e dinamica la nostra struttura mentre ci muoviamo tridimensionalmente nello spazio.

Proprio come questo pattinatore di velocità sul ghiaccio… Avrà contemporaneamente delle articolazioni stabili per permettergli di controllare la sua struttura in una prestazione dove deve tenere d’occhio la velocità e la traiettoria, ma dovrà anche essere elastico e dinamico per scivolare dolcemente sul ghiaccio senza generare attrito.

Quando l’articolazione è indebolita o rigida…

Ma se per qualche motivo, ad esempio un incidente, un trauma, l’usura a causa del movimento, l’invecchiamento o altro ancora dovessero indebolire un’articolazione e irrigidirla, allora a questo punto, l’articolazione adiacente – che dovrebbe essere stabile per permettere la mobilità di quella precedente – sarà costretta a muoversi per fare il lavoro che gli viene richiesto.

Quindi avremo in questo caso un’articolazione mobile irrigidita dal trauma o dall’usura, compensata nella mobilità da un’articolazione stabile che però, non essendo progettata per quel lavoro, cercherà di compensare il lavoro dell’articolazione mobile perdendo un po’ della sua stabilità…

Riconoscere le compensazioni e lavorare sulle articolazioni adiacenti

Quindi, per migliorare la capacità di stabilizzazione di una articolazione, dovremo guardare in direzione di un miglioramento della mobilità nelle articolazioni adiacenti.

Prendiamo queste semplici linee guida per iniziare a vedere come cominciare a riconoscere queste quattro tipiche compensazioni:

  • se il ginocchio è instabile a causa di un vecchio trauma o un’operazione chirurgica (legamenti, menisco) sarà irrigidito, quindi sarà necessario migliorare la mobilità delle caviglie e delle anche.
  • se il fondo schiena (zona lombare) è instabile e dolorante, sarà da migliorare la mobilità delle anche e del centro schiena (fascia toraco-lombare).
  • se le scapole sono instabili (alate ad esempio), guardare alla mobilità del centro schiena (zona toracica), del collo e delle spalle sarà essenziale.
  • se il gomito è instabile, rendere mobili le spalle e i polsi.

 

Muovere le articolazioni per stabilizzarle

Se un tipo di articolazione è stata progettata per essere stabile, non significa che non debba essere mobile, anzi, un’articolazione che non può muoversi, non può stabilizzarsi. 

Per essere stabile un’articolazione deve passare da stabile a mobile nel minor tempo possibile e con la massima precisione. Questo perché la stabilizzazione è un evento attivo, non passivo.

Ergo, se voglio che, per esempio, la mia scapola sia stabile, per prima cosa devo imparare a muoverla in ogni suo raggio possibile di movimento.

  1. per creare il flusso sinoviale che la rende priva di attrito
  2. per creare flessibilità dinamica
  3. per creare stabilità dell’articolazione
  4. per creare spazio e rilascio della miofascia

Il punto chiave di questo lavoro è il sistema nervoso, quando viene coinvolto al suo massimo, riconosce l’equilibrio ottimale tra le articolazioni mobili che devono imparare ad essere stabili e le articolazioni stabili che devono imparare ad essere mobili.

Poi l’esperienza farà la differenza.

Carlo Gervasi

Gervasi Carlo

Autore: Carlo Gervasi

Carlo Gervasi è esperto del trattamento corporeo e della relazione tra emozioni mente e corpo. Tratta da anni centinaia di persone con problemi posturali legati a traumi emotivi nel suo centro nell’astigiano. Da alcuni anni tiene conferenze, formazioni e seminari in tutta Italia di crescita personale attraverso il corpo. Naturopata, iridologo, operatore di Integrazione Fasciale, ideatore del brand Massaggio Miofasciale e dei sistemi di allenamento Ginnastica Verticale e Fascia fitness per l’educazione, lo sviluppo e il potenziamento del sistema miofasciale nella prevenzione dei traumi e gli incidenti, anche nello sport. Collabora attivamente con l’Università Popolare di Arezzo e con diverse scuole di Naturopatia.

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