Decorazioni su statue arcaiche: un antico codice binario racchiude un segreto?


Categorie : Mirella Santamato , Storia e Verità segrete

Decorazioni su statue arcaiche: un antico codice binario racchiude un segreto?

Ogni volta che guardo i reperti archeologici più antichi, soprattutto quelli sparsi nelle varie isole del Mediterraneo, mi colpiscono le cosiddette “decorazioni” che ornano le statue della Dea. Sono davvero solo “decorazioni” come i più intendono, o sono qualcos’altro, magari un antico codice binario?

Antico codice binario

Come si nota nell'immagine 1, ecco i resti di una delle poche statue gigantesche appartenenti a quest’epoca così antica. (La maggior parte dei reperti raffiguranti la Dea Madre, infatti, sono statuette piccolissime, che vanno dai pochi centimetri al mezzo metro massimo).  

Questi piedi appartengono alla Dea grassa venerata a Malta, e fanno parte di una statua che, fatte le proporzioni, doveva essere alta più di tre metri!

Questi enormi piedi hanno, alla base, una strana sequenza di aste e “ovuli” che ricordano immediatamente il codice binario che noi oggi usiamo per i computer.

Per citare un altro esempio tra tanti, ecco il sarcofago di Larthia Seianti (immagine 2) ubicato a Firenze presso il  Museo Archeologico Nazionale. Anche qui vediamo la stessa sequenza ripetuta: tanti Uno intervallati da altrettanti Zero.]Immagine 1 - Dea Grassa a Malta[/caption] Questo tipo di “decorazione” la troviamo non solo ai piedi della antica Dea ancestrale, ma in tante raffigurazioni – anche più tarde – di donne sdraiate o in piedi, che giungono fino all’epoca romana e oltre.

Un sarcofago simile si trova al British Museum di Londra e rappresenta la sorella di Larthia, Thanuia. Entrambi i sarcofaghi, databili verso il II secolo A.C, sono di origine etrusca che, ricordiamo, è l'ultima cultura antica di tipo matrilineare di cui siamo giunti a conoscenza.

Per riassumere: queste due opere d’arte sono dedicate ad una figura femminile e riportano la sequenza 1-0. Queste caratteristiche sono simili alle statue della Grande Madre datate migliaia di anni prima.

Come si crea la vita

Molto probabilmente negli antichi tempi matrilineari si voleva esprimere più che tutto il valore della vita stessa, rappresentata da una sequenza di Uno (simbolo fallico) e di Zero (ovulo femminile). In altre parole i simboli dell’asta e del cerchio che creano la vita.

Certamente, questi ornamenti testimoniano che gli antichi avevano ben presente che la vita si formava solo se si accoppiavano un’asta e un cerchio...

Gli storici... di stampo patrarcale

Molti studiosi del passato invece, erroneamente, ritenevano che non fosse possibile.

Avevano ipotizzato che, in quelle lontane epoche, le persone ignorassero il contributo maschile nel dare inizio ad una gravidanza.

In altre parole, il pensiero sotteso a questa ipotesi era il seguente: solo l’ignoranza del proprio contributo alla vita poteva giustificare la mancanza di volontà di dominio dei maschi, che quindi veneravano la donna per la sua capacità di creare un bambino vivo apparentemente dal nulla.

Questo per giustificare i lunghi periodi pacifici, senza guerre, in cui le donne avevano ruoli sociali paritari agli uomini.

Secondo questi storici di stampo patriarcale, quindi, appena l’uomo diventò consapevole del proprio ruolo nel concepimento, sviluppò un desiderio di dominio. Sviluppò l'aggressività per soggiogare le donne e gli altri uomini considerati inferiori.

Cioè, la volontà di guerra e distruzione partirebbe in modo spontaneo dalla consapevolezza di poter dare la vita!

Quindi, storici illustri di chiara fama, hanno avallato l'idea che la violenza sia un attributo di virilità – oggi, gli stupri e i femminicidi hanno origine da questi pensieri deviati, da questi schemi mentali indotti e tramandati fino ai giorni nostri.

Non possiamo, quindi, dimenticare che questo pensiero ha permeato tutti gli studi di archeologia e di antropologia fino al secolo scorso, distorcendo le interpretazioni di molti reperti che oggi appaiono molto chiari nel loro messaggio.

Invece, i nostri antenati conoscevano molte più cose di quello che hanno ipotizzato finora i libri di storia (che forse andrebbero riscritti?). E grazie anche agli elementi simbolici presenti in molte statue di migliaia di anni fa, mi sembra che queste tesi siano da rigettare senza ombra di dubbio.

Antichi simboli e moderna informatica

Singolare ma molto significativo, è il parallelo tra gli antichi simboli e quelli moderni informatici. Che il codice binario funzioni anche perché è il codice in cui è scritta la vita nell’universo? 

Rimane il mistero di queste antiche e apparentemente semplici “decorazioni” che forse, tanto banali, non erano. Esse, infatti, racchiudevano il mistero della vita e, forse, molto altro.

di Mirella Santamato, laureata presso l’Università di Bologna, è scrittrice, poeta, giornalista, ricercatrice di Verità.Conduce seminari di riequilibrio tra le energie maschili e femminili e di ricerca della felicità. Tiene conferenze e incontri in tutta Italia. Autrice per Uno editori di "Quando Troia era solo una città" e "Iniziazione segreta alla felicità"

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Visualizza tutti i commenti (1)

Francesca Rita Rombolà


11/12/2017 15:11:46

L'antichissimo mondo matriarcale... il mondo della Grande Madre! Impossibile forse capire oggi il suo significato profondo, la sua cultura, la sua reale portata ed esistenza. Di certo è stato una grande civiltà tutta "al femminile" che ha permeato di sè buona parte delle terre emerse. Dico soltanto che avrei voluto vivere in quei giorni remotissimi piuttosto che nel ventunesimo secolo. Avrei conosciuto la felicità, sarei stata completamente appagata, mi sarei sentita fiera di essere fanciulla, donna, madre... perchè il dare la vita a un nuovo essere è il mistero più antico e più grande dell'Universo. I pochi reperti rimasti di quell'era lontana riveleranno segreti sempre più importanti e inimmaginabili per chi li sa cogliere ed interpretare nel modo giusto e corretto, ma soprattutto con una mente aperta libera da qualsiasi pregiudizio e dall'influenza di qualunque dogma consolidato.

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