Eusebio, lo storico che falsificò la storia del cristianesimo: la leggenda delle lettere di Gesù e non solo…


Categorie : Giuseppe Verdi , Storia e Verità segrete

Eusebio, lo storico che falsificò la storia del cristianesimo: la leggenda delle lettere di Gesù e non solo…

Eusebio lo storico… che falsificò la storia

Eusebio nacque a Cesarea – nell'attuale Stato di Israele – nel 265 e vi morì a 75 anni; fu vescovo e padre della chiesa. 

["Padri della Chiesa" è la denominazione adottata dal Cristianesimo intorno al V secolo per indicare i principali scrittori cristiani, il cui insegnamento era ritenuto il fondamento per la dottrina della Chiesa. I loro scritti formano la cosiddetta letteratura patristica. NdR fonte:Wikipedia]

È assai noto per la sua Storia ecclesiastica, primo tentativo di redigere una cronaca delle vicende della chiesa dalle origini all’epoca dell’autore.

Sfortunatamente lo "storico" Eusebio è conosciuto anche come falsario, né potrebbe essere altrimenti, visto che fu il primo cristiano al servizio dell’imperatore Costantino: di conseguenza, le sue opere sono apologetiche e piuttosto inclini ad alterare la verità.

Tutti gli storici contro Eusebio, considerato"interamente disonesto"

Non è un caso dunque se alcuni studiosi non considerano Eusebio un grande storico; giudizio che, d'altronde, lo stesso scrittore fa di tutto per guadagnarsi, soprattutto allorché scrive:

in questa storia presenteremo in generale solo quegli eventi che possono risultare utili prima a noi stessi e poi ai posteri” [1]

Se per tali parole Eusebio può essere tacciato tutt’al più di "omissione", c’è un altro passo in cui egli va ben oltre, legittimando la pia frode; stiamo parlando della "Preparazione evangelica", e precisamente del paragrafo il cui titolo dice già tutto:

Può essere lecito e opportuno utilizzare la falsità come medicina, per il beneficio di coloro che vogliono essere ingannati” [2] 

Con premesse di questo tenore, non c’è da sorprendersi se uno storico di fama come lo svizzero Jacob Burckhardt (XIX secolo) ha definito Eusebio “il primo storico interamente disonesto dell’antichità”; e non è stato l’unico a pronunciarsi in questi termini.

Oltretutto, già nel V secolo, un altro storico cristiano, Socrate Scolastico, si riferiva a Eusebio come uno che “scriveva a fini retorici” e “per lodare l’imperatore”, più che accertare con precisione i fatti [3].

I suoi metodi furono criticati nel XVIII secolo dal grande Edward Gibbon e nel XX secolo dallo storico del calibro di Ramsay MacMullen, che ha considerato l’opera di Eusebio un tipico esempio delle prime cronache storiche cristiane, nelle quali “gli scritti ostili e i punti di vista avversi venivano ignorati o del tutto soppressi...gli argomenti sconvenienti per la fede venivano passati sotto silenzio”; a parere di MacMullen, questo tipo di metodologia ha distorto i moderni tentativi di descrivere il modo in cui la chiesa si sviluppò nei primi secoli.[4]

Ancora, il celebre Arnaldo Momigliano (1908-1987) scrisse che, nella concezione di Eusebio, “la cronologia si collocava tra una scienza esatta e uno strumento di propaganda”. Infine, nel 2002, Harold Drake sostenne che Eusebio avesse operato nel quadro di un “discorso totalizzante” che vedeva il mondo da un unico punto di vista, escludendo qualunque cosa egli ritenesse inappropriata.[5]

Le lettere autografate di Gesù: la leggenda del carteggio con Abgar di Edessa

Vediamo dunque alcuni esempi di creazioni e manipolazioni testuali operate dal “grande” storico cristiano.

Sembra evidente che, se i vangeli fossero resoconti veritieri, la Chiesa non avrebbe dovuto fare ricorso ad altre, ulteriori pie menzogne per “puntellarli” continuamente.

Poiché, però, il Gesù del Nuovo Testamento è un personaggio molto distante dalla verità, esso doveva essere “storicizzato” facendo ricorso a una serie di menzogne; e quale migliore “prova” della sua storicità, dovette chiedersi Eusebio, se non qualche lettera autografata?

Già, proprio così…Gesù non si preoccupò di stendere nemmeno un promemoria per gli apostoli, ma trovò il tempo di mettere giù qualche epistola!

Riguardo a queste missive, ci illumina l’Enciclopedia Cattolica, all'improbabile voce "Leggenda di Abgar": 

“Lo storico Eusebio riferisce [Historia Ecclesiastica 1.12] una leggenda in cui egli stesso crede fermamente riguardo a una corrispondenza che ebbe luogo tra Nostro Signore e il locale potentato (Abgar) di Edessa. Tre documenti si riferiscono a questa corrispondenza: 1) la Lettera di Abgar a Nostro Signore; 2) la risposta di Nostro Signore; 3) un’immagine di Nostro Signore, dipinta dal vivo. Questa leggenda godette di immensa popolarità, sia in oriente che in occidente, durante il Medioevo. La lettera di Nostro Signore fu copiata su pergamena, marmo e metallo, e usata come talismano o amuleto” [6]

Un carteggio falso creato ad hoc 

L’Enciclopedia, tuttavia, si arresta sull’orlo del burrone, in quanto omette di dire che, in realtà, Eusebio era perfettamente consapevole della falsità di quel carteggio, fabbricato ad arte in quel periodo (siamo all’inizio del IV secolo) dal vescovo Kune di Edessa per attestare che quella Chiesa fosse stata fondata proprio dall’apostolo Taddeo su diretto incarico di Gesù; Eusebio, da parte sua, garantì di avere trovato quel carteggio negli archivi di Edessa e di averlo tradotto personalmente dal siriano.[7]

Innanzitutto, va tenuto presente che Abgar non era il nome di un re di Edessa, bensì il titolo generico di tutti i sovrani di quel minuscolo regno, esattamente come i monarchi d’Egitto venivano chiamati “faraoni”. In secondo luogo, ecco che cosa afferma il nostro falsario nella sua Storia Ecclesiastica, allorché tenta di “inzuccherare” la menzogna:

“…Abgar, illustre re dei popoli al di là dell’Eufrate, afflitto da una terribile malattia non curabile con la scienza umana, inviò una lettera a Gesù – il cui nome, ormai rinomato, egli conosceva e della cui potenza miracolosa, da tutti unanimemente testimoniata, aveva sentito parlare – supplicandolo di guarirlo dal male che lo affliggeva. Ma egli, pur non prestando orecchio alle sue preghiere, lo rese degno tuttavia di una lettera… Di questi fatti si ha anche una testimonianza scritta negli archivi di Edessa, città allora retta da un regime monarchico: infatti fra i documenti pubblici ivi custoditi, che partono da tempi antichi e giungono fino a quelli del regno di Abgar, si trova questa storia, custodita da allora fino a oggi. Ma nulla vale quanto leggere il contenuto delle stesse epistole, che ho preso dagli archivi e che ho tradotto letteralmente dalla lingua siriaca…” [8]

Segue il testo della lettera scritta da Abgar a Gesù e da lui inviata a Gerusalemme: 

“Abgar, figlio di Uchamar, toparca, saluta Gesù, il buon Salvatore, che si trova a Gerusalemme. Ho sentito parlare di te e delle portentose guarigioni che tu hai operato senza medicine ed erbe. Infatti, come si dice, ridai la vista ai ciechi, raddrizzi gli zoppi, purifichi i lebbrosi, allontani gli spiriti immondi e i demoni, sani coloro che sono afflitti da gravi malattie e risusciti i morti. Avendo sentito tutte queste cose sul tuo conto, ho fermamente pensato una di queste due cose: o che tu sei Dio sceso dal cielo a fare queste opere prodigiose, o sei figlio di Dio, dal momento che compi simili prodigi; perciò con questa lettera ti prego di venire da me a guarirmi dal male che mi affligge. Così potrai sfuggire anche alle insidie che, come ho sentito, i Giudei ordiscono contro di te per nuocerti. La città su cui regno, sebbene piccolissima, sarà sufficiente per entrambi” [9]

Non manca, naturalmente, la risposta inviata da Gesù ad Abgar:

“Beato tu sei, perché hai creduto in me senza avermi visto; infatti è stato scritto di me [Gesù già conosceva i vangeli!!!] che coloro che mi hanno visto non crederanno in me e coloro che non mi hanno visto crederanno e vivranno in me. Nella tua lettera mi chiedi di venire da te, ma è necessario che io porti prima a compimento tutte le cose per cui sono stato inviato fra gli uomini e, dopo averle compiute, ritorni da colui che mi ha mandato. Ma dopo che sarò ritornato in cielo, ti manderò uno dei miei discepoli a guarirti dal male e a dare la vita a te e ai tuoi cari” [10]

Dopo la morte di Gesù, a quanto riferisce Eusebio, Tommaso mandò presso Abgar l’apostolo Taddeo, che guarì il re e predicò in Edessa.[11]

Dalla menzogna del nostro vescovo e dalla storiella di Taddeo a Edessa nacquero ben presto altre leggende, a cominciare dalle cinque lettere scritte da Abgar a Tiberio e ai regni limitrofi, nelle quali si dà garanzia dei poteri terapeutici di Gesù, con l’imperatore che dichiara senza remore: “Pilato ci ha ufficialmente informato dei miracoli di Gesù”.

Siamo in presenza di falsificazioni talmente grossolane che danno la misura di quanto fossero in mala fede (oltre che ignoranti) gli “illustri” padri, dottori e teologi della chiesa non solo nel IV secolo, ma ancora fino al Rinascimento, se è vero che per secoli i papi non vi hanno messo bocca, avallandole in maniera implicita.

La conversione dell'imperatore Costantino e la bufala del labarum 

Secondo la tradizione cristiana, quando l’imperatore Costantino si rese conto che la morte era vicina, chiese di essere battezzato. Egli spirò a Nicomedia nel 337 d.C.

Definito “il Grande” e “Santo” (come pure sua madre Elena), Costantino fu il primo imperatore a favorire apertamente il cristianesimo, avviando quel cammino che sarebbe stato completato da Teodosio con l’imposizione del nuovo culto come unica religione dell’impero. È soprattutto per questa sua svolta, grazie alla quale il cristianesimo iniziò la propria ascesa, che ancora oggi ci si chiede se Costantino fosse sinceramente cristiano o mosso solo da ragioni pratiche.

Al di là dell’indagine storiografica, tuttora aperta, quel che ci interessa evidenziare in questa sede è l’aneddoto tramandato dalla tradizione cristiana, secondo la quale la conversione dell’imperatore si sarebbe verificata nel 312 d.C., a causa di un intervento divino occorso durante la campagna militare che Costantino condusse contro il rivale Massenzio e che ebbe il suo epilogo nella celebre battaglia di Ponte Milvio.

E guarda caso i due autori principali che raccontano del prodigioso evento sono entrambi cristiani. Si tratta di Lattanzio (240-320 d.C.), nel De mortibus persecutorum, e del nostro Eusebio di Cesarea, nella sua untuosa Vita di Costantino..

Costantino aveva già conseguito due brillanti vittorie contro il rivale Massenzio, che saldamente manteneva il potere a Roma: una a Torino e l’altra a Verona. Adesso, si preparava allo scontro decisivo.

Lattanzio racconta di un sogno miracoloso, nel quale l’imperatore avrebbe ricevuto l’ordine di fare dipingere sugli scudi dei propri soldati un segno divino, così da affrontare al meglio la battaglia finale contro Massenzio. Eusebio, tuttavia, ci fornisce una versione parzialmente diversa, sciorinando per di più una narrazione sospettosamente ampia e particolareggiata, rispetto al succinto racconto di Lattanzio.

Il nostro vescovo falsario aggiunge infatti al sogno una visione in pieno giorno, alla presenza di tutto l’esercito: un “segno celeste” comparso in cielo. Si trattava del labarum, vale a dire l’emblema militare che riporta le iniziali di Cristo e che da Costantino in poi sarebbe diventato uno dei simboli principali del nuovo impero cristiano.

Lattanzio, invece, parla solo di “una X attraversata da una linea perpendicolare con la sommità piegata”: un’immagine che solo una minoranza di storici ha interpretato come riferimento al labarum.

La cosa bizzarra, tuttavia, è che lo stesso Eusebio, nella sua opera più famosa – e precedente alla Vita di Costantino , vale a dire la già citata Storia Ecclesiastica, non spende nemmeno una parola sul prodigioso “segno divino” apparso a Costantino.

Altrettanto curioso è poi il fatto che la prima moneta in cui sia attestato con certezza il labarum risale al 327 d.C., ben quindici anni dopo il preteso “prodigio”. Possibile che l’imperatore avesse atteso tanto per farla imprimere sui suoi folles, continuando oltretutto, nel frattempo, a farvi coniare immagini di divinità pagane? [12]

La conclusione che emerge da quanto visto fin qui è ineluttabile: lo spettacolare racconto di Eusebio è mera fantasia e, per di più, in totale malafede.

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di Giuseppe Verdi, docente, da oltre un decennio si dedica con passione ed entusiasmo allo studio del cristianesimo, con particolare attenzione alla figura di Gesù e all'età antica. Per Uno editori è autore di "Truffa del Popolo eletto" e "La Creazione di Gesù e del Nuovo Testamento"

[1]. Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, 8.2.
[2]. Eusebio di Cesarea, Preparazione Evangelica, 12.32.
[3]. Socrate Scolastico, Storia ecclesiastica, 1.1.
[4]. Ramsay MacMullen, Christianizing the Roman Empire: A.D. 100-400, Yale University Press, 1984.
[5]. H. A. Drake, Constantine and the bishops: the policy of intolerance, John Hopkins Press 2002 (in questo testo viene riferita anche l’affermazione di Momigliano sopra riportata).
[6]. Enciclopedia Cattolica, voce “Leggenda di Abgar”.
[7]. Eusebio, Storia Ecclesiastica, 1.13.5.
[8]. Eusebio, op. cit., 1.13.1-5.
[9]. Eusebio, op. cit., 1.13.6-9.
[10]. Eusebio, op. cit., 1.13.10.
[11]. Eusebio, op. cit., 1.13.11-21.
[12]Costantino, ad esempio, non aveva mai smesso di adorare il Sole, come dimostrano le numerose e comunissime serie di suoi folles, coniati sin verso il 320, il cui rovescio porta una legenda inequivocabile e di stampo squisitamente pagano: Soli Invicto Comiti. Più o meno da questa data, Costantino non aveva dunque mai smesso di riportare sui rovesci delle sue monete richiami espliciti alle divinità del variegato Pantheon romano (come Marte Conservatore e Giove Conservatore). Alcuni anni più tardi, Costantino aveva sì abbandonato del tutto le dediche esplicite alle divinità pagane, per riportare sulle monete raffigurazioni per così dire “neutrali” rispetto alle due religioni principali: la Vittoria, Roma, il Valore e la Gloria dell’Esercito, la Provvidenza, la Pace e così via. Sui rovesci delle monete, tuttavia, non figurano mai accenni espliciti al cristianesimo, né tantomeno a quell’evento soprannaturale che avrebbe cambiato il corso della storia.

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