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Breve storia di un bullo e della maestra dalla penna verde: da che punto guardi il mondo?

Dipende… da che punto guardi il mondo

Ogni volta che sperimento la possibilità di guardare le cose da un altro punto di vista, dentro mi canto il ritornello di quella bellissima canzone di Jarabe De Palo… Depende.

“Dipende. Da che dipende? Da che punto guardi il mondo tutto dipende” 

Nel mio lavoro di insegnante, per entrare il più possibile in empatia con ognuno dei miei allievi, spesso stravolgo le regole, spesso non mi allineo alle consolidate prassi, spesso cerco nuovi codici di decodifica per esplorare quel complesso, affascinante e unico universo umano che ogni bambino è.

B, il bullo?

Così è accaduto con B.

Prima che lo conoscessi, durante lo scambio di informazioni che è consuetudine fare tra insegnanti che congedano e insegnanti che riceveranno gli alunni l’anno venturo, B mi era stato presentato come un bulletto, addirittura un teppistello pericoloso che mi avrebbe dato del filo da torcere.

La prima volta che ho incrociato i suoi occhi color verde azzurro ho provato lo stesso piacere che provo quando abbevero una pianta e l’acqua tocca e poi penetra il terreno con gentilezza… ancora oggi non so descrivere quella sensazione con un’unica parola. Sorridergli…sorriderci…è stato facile e naturale. 

“Dipende. Da che dipende? Da che punto guardi il mondo tutto dipende”

Dopo alcune settimane di scuola ho avuto il sospetto che potesse avere delle difficoltà: era disorientato, chiedeva di potermi stare sempre vicino, non aveva la smania di tanti suoi compagni di far le cose da soli, come fanno i grandi. B no. B richiedeva costantemente il mio aiuto.

Osservando sistematicamente il suo modo di lavorare, la mia esperienza trentennale mi suggeriva che, probabilmente, sarebbe stato meglio indagare eventuali difficoltà. Quindi decido di convocare i genitori, comunicare loro le mie sensazioni, confrontarmi e chiedere riscontro del come lavori a casa.

Colloquio con i genitori

Per suo buon karma B ha dei genitori davvero coraggiosi, che non si nascondono dietro un dito, che si lasciano consigliare e che intendono agire: “Maestra, cosa dobbiamo fare?”.

Inizia un lungo, lunghissimo iter, attese che dureranno 3 anni per ottenere la consulenza presso l’Asl.

“Intanto cosa facciamo?” mi chiede il padre, dal quale B ha ereditato non solo il magnifico colore degli occhi, ma anche la straordinaria permeabilità dello sguardo.
Intanto impariamo tutto quello che riusciamo” rispondo.
“Sì, ma per i voti? Vedendo tutti gli errori che fa…si scoraggerà” … giustamente si preoccupa lui. 

Questa volta la canzone canta nella testa prima, come ad accompagnare l’unica decisione che mi sembra funzionale prendere ora.

 

La maestra dalla penna verde

“E noi non valuteremo gli errori. Valuteremo le cose corrette” dico, istituendo in quell’istante la “maestra dalla penna verde”…

Perché non ci avevo mai pensato…ma le penne delle maestre sono come il semaforo: rosso non si passa, verde si va. E noi andiamo!

Da quel giorno i lavori di B sono dei prati fioriti di segni verdi, perché anche lui, con le sue molte difficoltà, scrive diverse cose giuste.

“Dipende. Da che dipende? Da che punto guardi il mondo tutto dipende” 

Rafforzare i punti di forza

E mi fermo a riflettere: perché non abbiamo la consuetudine di valutare le eccellenze, ma ci concentriamo solo sugli errori?

Perché, ognuno di noi, non posa lo sguardo su quelli che sono i suoi pregi, le sue eccellenze, ciò che sa fare con facilità e mina la fiducia in se stesso misurandosi sempre con ciò che non sa fare?

Perché nell’educare un bambino non partiamo dal rafforzare i suoi punti di forza, sui quali potrà far perno per affrontare, in seguito, le sue debolezze?

Perché la scuola non mi permette di valutare tutto ciò che i miei allievi sanno fare, ma mi invita a rimarcare ciò che non sanno fare? (uso della penna rossa).

E mi viene in mente il Maestro Manzi, che scriveva sulle pagelle dei suoi alunni la seguente valutazione 

“Fa quel che può. Quello che non può non fa” 

Ed era una valutazione vera, comprensiva di tutte le competenze, era una coraggiosa e rispettosa valutazione dell’essere prima ancora che del fare…

I talenti di B

Da allora io mi sento “la maestra dalla penna verde”, invito me stessa, ogni giorno, a scovare in me e nei miei alunni, le mille e straordinarie qualità che, se riconosciute e non umiliate, possono diventare altrettanti talenti da spendere nella vita per sé e per gli altri.

Davvero, basta decidere di focalizzarsi sull’osservare l’abbondanza e non la carenza! Lo posso sottoscrivere ed argomentare con tutti gli esempi che vogliamo!

È così che B è diventato il mio eccellente segretario… e grazie alla sua memoria e alla sua precisione io mi ricordo che Tizio deve recuperare il tal lavoro perché era assente, ma Caio no, perché Sempronio gli aveva portato i compiti, quando non c’era.

B organizza perfettamente e secondo suoi schemi i compagni, perché non vadano tutti insieme in bagno… visto che di bagni funzionanti ne abbiamo solo due.

È sempre B da far da tutor a chi, in mensa, non mangerebbe niente: ho scoperto grazie a lui che se prendi in un’unica forchettata un po’ di spinaci e un boccone di frittata… gli spinaci neanche si sentono!

In palestra B è fortissimo! Tutti lo vogliono in squadra, se lo contendono, perché lui è un grande sportivo e nelle staffette è un fulmine!

Ed ha un animo sensibile e delicato, B, lo vedo dai suoi disegni…e dai suoi quadri, perché B dipinge, a casa, e ha già uno stile e un tratto originale tutto suo.

Ha insegnato a mezza classe a legarsi le scarpe, con gentilezza, con pazienza e con impegno, perché sono tre qualità che gli appartengono.

E possiamo dire che chi ha pazienza, impegno, gentilezza e prestanza fisica, non combinerà nulla nella vita? 

“Dipende. Da che dipende? Da che punto guardi il mondo tutto dipende”

Dopo 3 anni hanno certificato le carenze di B….ci hanno detto tutto quel che non ha, ma noi non ce ne siamo preoccupati molto e nemmeno lui…noi continuiamo a scrivere con la penna verde!

Iuele Marina

Autore: Marina Iuele

Marina Iuele insegnante elementare da 25 anni, attrice e regista teatrale. Da più di 10 anni ha intrapreso un cammino di crescita che l'ha portata a modificare via via anche il suo metodo di insegnamento, lasciando ampio spazio ad ogni forma di espressività pura e di manifestazione del sentimento. Cerca di aiutare i suoi allievi a mantenere la loro connessione con ogni livello del Sentire. Ha partecipato a differenti progetti, anche a livello europeo, per la diffusione di forme d'arte in interazione (ad esempio ha realizzato uno spettacolo in lingua francese con alunni di scuola elementare).

2 Comments

  1. Tutto ciò mi ricorda, non senza emozione e una punta di nostalgia, un'altro "grande maestro dalla penna verde" che è stato il mio maestro e il mio educatore... è meraviglioso ciò che tali figure di insegnanti - educatori hanno sempre fatto e possono ancora fare con i propri alunni specialmente con quelli che sono ritenuti, a torto, più esposti, più indifesi e più deboli degli altri. Grazie tante guide della nostra vita!
  2. Bello leggere queste righe, grazie! :) Anch'io, negli ultimi anni, mi sto impegnando a togliere gli automatismi del giudizio e della critica in favore di una maggiore attenzione, che colga il bello che c'è.. in tutto. Quando ci concediamo questo privilegio, iniziamo a scorgere davvero la bellezza che ci circonda, che pervade ogni particolare esistente. Entusiasmante mettere il "focus" su ciò che ci viene naturale, sul talento innato, piuttosto che sottolineare quello che l'ego identifica come negativo. Complimenti per ciò che fai. Ogni istante speso per raggiungere la gioia è un istante ben vissuto.

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