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Brighid, la dea madre: l’antichissimo mito delle origini e della creazione

Imbolc e l’antichissima dea Madre

In questo periodo dell’anno si celebra secondo la Tradizione antica Imbolc. Si tratta di un antichissimo rito celto-ligure (per antichissimo intendo: si celebra dalla notte dei tempi, si è celebrato per migliaia di anni, fino all’avvento del Cattolicesimo).

Le popolazioni antiche, a differenza della nostra, a mio modo di vedere conoscevano le due Vie spirituali, maschile e femminile. Amavano le due energie primordiali, Femminile e Maschile. Cercavano in ogni cosa l’equilibrio e l’armonia delle due.

Nei giorni di Imbolc, 1° febbraio, si celebrava la dea Brighid.

Brighid la splendente, la luminosa. Brighid la Dea Madre, la dea creatrice, nella mitologia irlandese, di ogni cosa.

La leggenda degli dèi, creatori di tutte le cose…

Narra la leggenda che gli Splendenti, i “Divini”, creatori di tutte le cose, vivevano in una dimensione elevata, inaccessibile.

Talvolta andavano a contemplare la Fonte sacra della Saggezza.

La Pozza della Sapienza è un luogo mistico, un lago in cui nuota il Salmone della Saggezza. Ha le pinne rosse ed è striato: strisce gialle (sole, maschili) e argentate (luna, femminili) circondano il suo corpo.

È l’animale totemico più saggio e antico della nostra Tradizione antica, autoctona. Nel suo lago mistico nuota felice. Egli è felice e gioioso. Si nutre delle nocciole della Sapienza.

Attorno al suo lago infatti si innalzano infiniti, altissimi, i Noccioli della Sapienza.

Sono talmente elevati, infinitamente alti, che non si riesce a vedere dove hanno fine. Dalle loro chiome mistiche scendono nella Pozza le nocciole della Saggezza. Le Nocciole sono felici e gioiose di cadere nella Pozza della gioia, di esser mangiate dal Salmone. E i Noccioli sono gioiosi e felici di crescere lì attorno.

In un Cerchio sacro della morte e della vita eterna. Della Ciclicità del Tempo.

Il Graal, il regalo degli dei

Un antichissimo simbolo celto-ligure, di origine irlandese, è il Graal. Questo uno dei 4 gioielli, tesori, portati dalla Popolazione primordiale, scesa dal cielo, dei Thuatha de Danaam, i figli della dea Dana.

Da qui forse il nome Britannia: Brighid e Ana.

Graal sta per “qualcosa di gradito”.

La Sapienza antica nostrana, autoctona, celtoligure, non era fatta di rinunce, austerità, serissime vie ascetiche. Era una via del Godimento estremo, del Piacere.

Ogni piacere di questo e dell’altro mondo veniva onorato, amato, ricercato. La Cerca del Graal simbolizza la ricerca della realizzazione massima del nostro essere mortali, la ricerca della Felicità e Godimento assoluti con le cose di questo e dell’altro mondo. Io credo questo. Graal etimologicamente sembra che significhi “qualcosa di gradito”.

Dentro il lago della Sapienza

Ora, i Thuata de Danaam, gli Splendenti (tra cui Brighid, da cui deriva il termine inglese Bright, e Lugh, Light), vanno a specchiarsi nella fonte della Sapienza.

Contemplano godendo, con gioia, la loro bellezza (e chissà, rivelano misteri al Salmone della Sapienza; ed Esso, antichissimo, come loro, rivela loro altri Misteri – anche questo, è un simbolo del Cerchio, della Ciclicità, racchiuso nella Pozza).

Gli Splendenti sono felici e gioiosi nello specchiarsi nel Lago. Si contemplano, parlano con il Salmone, e se ne vanno.

Ma non Brighid. Lei, non è soddisfatta. E cosa fa? Vuole vedere non sé stessa, ma cosa c’è sotto il lago mistico.

Tocca l’acqua. E l’acqua crea un vortice, un gorgo, e lei scompare giù, giù, infinitamente giù. E si ritrova in un luogo aspro, duro, morto, inerme. È il nostro pianeta Terra. Non c’è niente. È inerte, informe, non c’è niente.

La dea Madre crea la vita

La Dea Madre, Brighid, la Splendente (Bright), decide di creare ogni cosa. Nascono così i mari, i fiumi, i torrenti. Le piante, le foreste. Le rocce. Gli animali. In altre parole: nasce la Vita sul triste, desolato pianeta Terra.

Ma perché, sorella Brighid, hai fatto tutto questo?

Perché ti sei presa la briga di far nascere la vita sul desolato pianeta Terra?

La risposta della Dea ai suoi fratelli e sorelle Splendenti lascia a bocca aperta: Perché la Terra ha fatto un sogno di Bellezza.

Era inerme e brulla. Morta. Ma anelava alla Bellezza, alla Gioia, alla multiformi forme di Vita. E andava assecondato il suo desiderio profondo dell’anima. Il suo sogno, la sua fantasia.

Saggezza e bellezza nel mito delle origini

In questo mito delle origini della nostra Tradizione spirituale autoctona, occidentale, io trovo che ci siano perle di Saggezza e di Sapienza e di Godimento estremo per il nostro vero sangue. Ci sono le nostre vere radici spirituali.

Il Sogno di Bellezza non dovrebbe mai abbandonarci. Questo significherebbe, dal punto di vista antico, una “bestemmia”.

Chiudo per l’ennesima volta con la citazione che parla alle nostre corde dell’anima tratta da La Storia infinita. Non mi stancherò mai di citarla.

Io credo che questo sia un Momento storico di infinite Possibilità di Bellezza.

E la dea Brighid (che, tra le altre cose, è protettrice e ispiratrice delle Guaritrici e Guaritori, dei Poeti e Poetesse, delle Guerriere e dei Guerrieri…) proprio ora, oggi, può darci Forza, Bellezza e Ispirazione.

Ecco la citazione (chi ha orecchie per intendere, come direbbero i moderni cristiani, giovane religione)…

La storia infinita

Gmork: Sei uno sciocco e non sai un bel niente di Fantasia. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi Fantasia non può avere confini.

Atreyu: Perché Fantasia muore?

Gmork: Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.

Atreyu: Che cos’è questo Nulla?!

Gmork: È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo.

Atreyu: Ma perché?!

Gmork: Perché è più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.

Atreyu: Chi sei veramente?

Gmork: Io sono il servo del Potere che si nasconde dietro il Nulla. Ho l’incarico di uccidere il solo in grado di fermare il Nulla. L’ho perso nelle paludi della Tristezza. Il suo nome era Atreyu.

Atreyu: Se tanto dobbiamo morire, preferisco morire lottando. Attaccami Gmork! Io sono Atreyu!

Ps. Per gli Antichi nostri progenitori, la morte non era qualcosa da temere. Qualcosa da temere e per cui lottare era, credo, l’avanzare del Nulla. Questa la vera malattia.

Autore: Andrea Cogerino

Andrea Cogerino, specialmente in seguito alla laurea in Filosofia del 2000 con una tesi sulla Sincronicità e il carteggio Jung-Pauli, segue il sentiero delle “coincidenze” e si rimette alla saggezza del “Tao”. Editor e scrittore freelance, dopo alcune esperienze di vita a Roma e Torino è tornato alle origini, nei monti e nei boschi della Val di Susa. Ricercatore spirituale a tutto tondo, da anni si occupa prevalentemente di sciamanesimo e druidismo.

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