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Caccia alle bugie: perché fu facile per Hitler mentire a Chamberlain? Perché a volte i segnali non sono visibili?

Truffatore e truffato: un gioco a due…

Stavo studiando nuovamente un testo di Paul Ekman quando sono incappato in questa frase:
“A volte il truffatore e il truffato hanno entrambi interesse nel permettere la persistenza dell’errore. Entrambi hanno bisogno di mantenere l’illusione che l’accordo non sia stato violato”.
Nel libro viene riportato proprio l’esempio della foto quando, nel 1938, l’allora primo ministro britannico Neville Chamberlain incontrò l’allora cancelliere del reich Adolf Hitler.
In quell’occasione è stata raccontata una delle bugie che costò più caro in assoluto al mondo intero: Hitler promise di non procedere con l’attacco nei confronti della Cecoslovacchia.

Come è stato possibile prendere un abbaglio così grossolano su una questione così delicata?

I segnali della bugia: più visibili se la persona prova rimorso

È più facile scoprire i segnali della menzogna quando la persona che stiamo analizzando prova rimorso nel mentire.

Il bambino che mente al genitore, l’amico che tradisce la fiducia del proprio compagno di scuola o l’impiegato che vuole “fare le scarpe” al proprio collega, provano rimorso per quello che stanno facendo. Vivono degli stati d’animo scomodi e, di conseguenza, emettono maggiori segnali che esprimono il loro disagio.

Era sicuramente difficile notare segni di menzogna sul volto del fuhrer in quanto sicuramente quest’ultimo non provava alcun rimorso nel mentire all’avversario politico. Nel suo delirio di conquista, l’allora cancelliere del reich ha messo in pratica una strategia politico-militare come tutte le altre.

Questo non è stato l’unico motivo per il quale il primo ministro britannico abboccò alle bugie di Hitler.

 

Cosa ha inciso maggiormente nella riuscita della messa in scena?

Il sospetto che Ekman esprime nelle prime pagine del suo libro è che il primo ministro britannico, nel tentativo di scongiurare un imminente conflitto mondiale, avesse interesse nel far finta che le parole di Hitler fossero vere. Così facendo, avrebbe potuto anche vantare una discreta capacità di mediazione politica a livello internazionale, cosa che poche settimane dopo è stata tragicamente smentita.

Di conseguenza, viene da pensare che sia più facile mentire se il nostro interlocutore vuole sentirsi dire una bugia.

Caccia alle bugie (per chi vuole scoprirle)

Possiamo fare esempi pratici emozionalmente blandi come la signora che esce dal parrucchiere con un taglio azzardato e chiede all’amica cosa ne pensa della nuova acconciatura. L’amica mentirà affermando di gradire il nuovo look per non ferire l’amica, benché in cuor suo reputi quell’acconciatura non bellissima.

Possiamo trovare altri esempi nella vita quotidiana che emozionalmente siano maggiormente rilevanti come un marito che sospetta il tradimento da parte della propria consorte ma che eviti di dare peso ai segnali emessi  per evitare di avere conferma del misfatto. Così facendo potrà continuare a mantenere una maschera di normalità all’interno della coppia in realtà compromessa.

Le persone citate negli esempi e lo stesso Chamberlain all’inizio del secolo scorso non hanno voluto notare i segni della menzogna non perché non vi fosse la possibilità di scoprirli ma perché, in realtà, non volevano arrivare alla verità ma speravano venisse confermato ciò in cui loro stessi speravano.

Al fine di evitare tutto questo è necessario abbracciare il pensiero del filosofo greco antico Eraclito:

“Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.”

Testa Ramon

Autore: Ramon Testa

Ramon Testa Sono originario di Torino e ormai, per mia fortuna, adottato da un po’ tutta Italia. Sono life coach. In parole semplici, aiuto le persone a stare meglio ed essere più soddisfatte e aiuto le aziende ad essere più efficienti e performanti.

1 Comment

  1. Perchè vogliamo, spesso di proposito, indossare maschere? ... Ma sarà davvero perchè, così facendo, cerchiamo di evitare il peggio, la catastrofe dietro l'angolo? E' forse un inganno verso se stessi prima di tutto?

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