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Capodanno celtico, Samhain e morte tra passato e presente

Capodanno celtico, Samhain e morte

Con l’avvicinarsi del Capodanno celtico, e dell’imminente lockdown, colgo l’occasione per parlare di entrambi. (Naturalmente, approfittando del fatto che siamo ancora in parziale libertà di stampa e di pensiero).

A parte gli scherzi (?!).

Con l’arrivo di Samhain – il momento dell’anno più “magico” e misterioso secondo la Tradizione antica – è giunta l’ora di parlare del tema più importante di tutti. Il Tema del Temi.

La cosa che dovrebbe occupare le nostre menti e le nostre riflessioni ogni giorno. (Il Tema che infatti, nella nostra evoluta civiltà moderna, è divenuto un rimosso psicologico. Un tabù sociale).

Stiamo ovviamente parlando della Morte.

Halloween e tradizione celtico-ligure

Nelle antiche civiltà celtoliguri – quelle che almeno alle mie latitudini, il Centro Italia, dovrebbero costituire il sostrato su cui si basa la nostra Cultura – questi erano i giorni del Capodanno. Da alcuni decenni tutto questo è riemerso grazie al fenomeno Halloween: un’americanata che, se non altro, ha il pregio di ricordarci il simbolismo di questi giorni… (Un’americanata si fa per dire: sono gli emigrati irlandesi negli States che hanno fatto riemergere l’antichissima, importantissima festività).

Siamo infatti nel periodo dell’anno, secondo la nostra Tradizione spirituale precristiana, in cui si assottigliano i veli con l’Altromondo. Si aprono i Cancelli verso le altre realtà.

Contatti con l’altro mondo

In questi giorni si celebra il contatto con i nostri antenati. Il caro regno dei defunti. In questo periodo dell’anno secondo la Tradizione antica è più facile contattarli, ricevere da loro benedizioni, consigli.

O, semplicemente, possiamo mandar loro pensieri di luce, amore, o ringraziarli per quanto di bello ci hanno trasmesso e insegnato.

Insomma: in antichità la Morte non era un tabù. Si ricercava il contatto coi morti.

Ma poi, chi erano “i morti”? Semplicemente, i propri cari: la maggior parte delle persone a noi care, soprattutto se siamo già in una fase un po’ in là con gli anni, si trova infatti nell’Altromondo. Pensiamo a quanta dolcezza, bellezza, delicatezza e in una parola Amore c’era in questa concezione dell’Aldilà. E dunque in questi giorni si celebrava. Si banchettava. Si brindava.

Si desiderava ritrovare il contatto con quel Regno.

Paura di morire: e se arrivasse una pandemia globale?

Insomma, esattamente il contrario di oggi, in cui Aiuto aiuto!! non possiamo neanche pensare al tema dei Morti e della Morte.

Alla morte futura dei nostri cari ancora in vita, e della nostra stessa, poi, non vogliamo e non possiamo mai pensare! È culturalmente bandito, è assolutamente rimosso, questo pensiero. Questo mondo di esperienze e riflessioni.

Facile immaginare che, in una società come la nostra, se mai un giorno ci verranno a dire che c’è un pericolo imminente di morte globale per tutti – che ne so, un asteroide che sta per colpire la Terra, un vulcano che sta per esplodere, un continente affondare… oppure, vogliamo proprio esagerare: un virus infernale che stermina la gente per strada, fa milioni anzi no: miliardi di morti.

Ecco: se si verificassero oggi degli allarmi di questo genere, saremmo completamente impreparati. Ci sarebbe il panico generale. Le parti più irrazionali e incontrollate di noi ci farebbero reagire nei modi più impensabili.

In questo gioco della fantasia, immagino uno scenario apocalittico in cui, per contrastare un virus infernale che, lo constatiamo coi nostri occhi, comincia ad abbattere la gente per strada – avete presente la bellissima serie BBC anni ’70 “I sopravvissuti”? – ci facciamo chiudere tutti quanti in casa, terrorizzati. Anzi: ringraziamo addirittura chi decide che non possiamo più uscire di casa perché “lo fa per il nostro bene”.

Accettare la morte come parte della vita

Ecco, al di là dell’immaginazione sfrenata che spesso mi contraddistingue e al di là degli scherzi, delle iperboli e degli scenari distopici che emergono tra le righe, vorrei dire serenamente una cosa, in cui credo veramente.

Se in una Cultura tradizionale con un senso sano, saldo, concreto e reale della Morte avessero preannunciato uno degli scenari sopra descritti, la gente avrebbe reagito, ipotizzo, pensando più o meno in questo modo: “Ah, stiamo per morire? Dedichiamoci allora più che possiamo alla vita, godiamone al massimo finché possiamo, e aspettiamo serenamente sorella Morte: il Regno dei nostri cari ci sta aspettando! Arriviamo!!”

geografia sacraE si sarebbero dedicati ancor di più a spremere la Vita, quel poco di vita che rimaneva loro da vivere, facendo ancora di più all’amore, oppure combattendo – si pensi alla bellissima serie Vikings, in cui è molto chiaro il rapporto dei popoli guerrieri del Nord con la Morte – o dedicandosi insomma alle loro attività più amate. Ognuno da un lato vivendo fino in fondo, con ancor più intensità. E dall’altro senza il timore (o addirittura non vedendo l’ora) di raggiungere i propri cari defunti.

La nostra società e cultura atea e materialista

Io credo invece che la nostra Civiltà moderna e Cultura, che si crede tanto evoluta, forte e salda, e all’apice dell’evoluzione darwiniana, sia al contrario molto fragile e debole, molto povera, devitalizzata e triste.

Siamo tutti, sotto sotto, impreparati ad affrontare seriamente il tema dei Temi: la Morte. E i suoi temi limitrofi: malattia, invecchiamento, eccetera eccetera.

Nella nostra cultura e società abbiamo perduto il contatto con la Morte e con le dimensioni altre. Siamo diventati completamente atei materialisti.

Crediamo solamente a quello che vediamo, tocchiamo, sentiamo… Non crediamo a niente che sia al di là di questa dimensione. E ci aggrappiamo tremebondi ad essa, non avendo la più pallida idea di che cosa ci sarà dopo.

Culture tradizionali, tradizioni antiche e altri mondi

Nelle culture tradizionali invece, tutte, senza eccezione – le culture che con l’arroganza tipica della nostra società consideriamo arretrate, primitive – sapevano benissimo che questa è solo una delle realtà.

Ci sono altre dimensioni. Altri mondi. Di cui uno è quello dei morti, dei defunti. E imparavano a convivere con Essa, la Morte, e con Essi, le anime dei morti.

In ogni cultura si sapeva benissimo che non esiste solamente questo mondo: esistono altri piani, altre realtà.

Le tradizioni sciamaniche di tutto il mondo lo confermano.

In ogni latitudine, dalla notte dei tempi, l’Uomo e la Donna hanno imparato a convivere con la Morte, con i Morti e con tutti gli altri Regni compresenti al nostro.

Avevano tutti un piede di qua e uno di là. Un occhio di qua e un altro rivolto agli altri mondi.

Sapevano che ci sono altre realtà – certo, non facilmente raggiungibili, non contattabili con semplicità. Ma c’erano. Il mondo là fuori è popolato di creature – non soltanto morti, ma pensiamo alla bellezza della tradizione celto-ligure quando ci parla, arrivando quasi fino a noi, ai nostri bisnonni, del regno degli elfi, degli gnomi, delle fate e di tutte quelle creature invisibili, ma reali – ma talvolta visibili, e talvolta materiali più del materiale.

Noi purtroppo oggi siamo in un’epoca in cui le regole del pensiero e delle credenze sono dettate dalla religione chiamata Scienza. Solamente ciò che è ripetibile in laboratorio, verificabile, dimostrabile, analizzabile, razionalmente calcolabile (ha senso di) esiste(re). Tutto il resto son superstizioni irrazionali, roba da primitivi.

Di dèi, gnomi e meraviglia…

Chiudo questo articolo in cui volevo parlare del Capodanno celtico e invece mi son ritrovato ahimè a polemizzare sulla civiltà moderna – abbiate pazienza, ogni tanto capita a tutti di abbassare un po’ le vibrazioni – con due riflessioni che apparentemente non c’entrano niente. (Della serie: finalmente un po’ di mancanza di logica).

      • La prima è una riflessione che avevo trovato nel libro L’ardore di uno studioso di altissimo livello, una delle persone più colte e intelligenti in circolazione a mio avviso: Roberto Calasso. Spero di non distorcere troppo con fantasia celtica il suo pensiero. Vado a memoria. Parlando del concetto di ateismo, faceva notare che essere atei, vale a dire “senza dei”, à-teos, non significa tanto che noi rinneghiamo gli dèi; quanto, al contrario, che essi ci hanno abbandonato. Se ne sono andati. Non ci parlano più. (Per “dèi” dobbiamo intendere le creature del regno spirituale, NB).
  • La seconda è una testimonianza che ho trovato di straordinaria bellezza. Eccola qua: una persona recentemente mi ha raccontato che sua bisnonna, in Calabria, aveva una specie di gnomo che l’aiutava a fare la pasta fresca, e il pane, in casa.

 

Io credo che il nostro futuro dovrà essere in qualche misura un ritorno al passato. Recuperare qualcosa di davvero prezioso dal nostro passato. Il senso del mistero. Dell’ignoto. Il senso del meravigliarsi e del meraviglioso.

Cogerino Andrea

Autore: Andrea Cogerino

Andrea Cogerino, specialmente in seguito alla laurea in Filosofia del 2000 con una tesi sulla Sincronicità e il carteggio Jung-Pauli, segue il sentiero delle “coincidenze” e si rimette alla saggezza del “Tao”. Editor e scrittore freelance, dopo alcune esperienze di vita a Roma e Torino è tornato alle origini, nei monti e nei boschi della Val di Susa. Ricercatore spirituale a tutto tondo, da anni si occupa prevalentemente di sciamanesimo e druidismo.

2 Comments

  1. Avatar
    Sono atmosfere che io, nato nel 1940, ho percepito da bambino a Neive, nelle Langhe. Mi sembra interessante segnalare che allora, ben prima della diffusione della "festa" di Hallowen, nelle sere dell'inizio di Novembre i miei nonni tagliavano le zucche con occhi, naso e bocca e si metteva dentro una candela. C'era un'altra usanza di cui non ricordo i dettagli: un bambino si metteva dietro una grossa candela sulla cui fiamma si versavano non so quali sali che provocavano delle distorsioni fantasmatiche all'immagine del volto simulando uno spettro. Qualcuno ne sa qualcosa? Con simpatia, Lodovico

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