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Cefalopodi: organismi extraterrestri? Il mistero del DNA

Cefalopodi e DNA alieno: una teoria degna dei libri di fantascienza… oppure no?

polpo di stato

Si tratta di una delle teorie più strane del web, eppure potrebbe essere vera: e se i cefalopodi non fossero creature native del pianeta Terra?

In un saggio pubblicato nel 2018 sulla rivista scientifica Progress in Biophysics and Molecular Biology (vol. 136), dal titolo “Cause dell’esplosione cambriana: terrestri o cosmiche?”, un gruppo di studiosi di biologia molecolare ha sollevato ipotesi più che credibili sulla vera origine di alcune specie animali.

Vediamole insieme…

Esplosione cambriana e virus extraterrestri

Il Cambriano è un periodo storico che risale a circa 542 milioni di anni fa. Si tratta del primo periodo dell’era paleozoica: un’antichità così remota che è difficile anche solo immaginarla. All’epoca, la vita sulla Terra subì come un colpo d’accelerazione: se per milioni di anni la comparsa delle forme di vita sul pianeta era stata un processo estremamente lento, nel giro di 60 milioni di anni (un battito di ciglia in proporzione all’età terrestre) la Terra si è popolata di quasi tutti quei phyla che sarebbero andati, poi, a comporre il moderno regno animale.

Questo fenomeno è stato così repentino da essere stato definito dagli scienziati esplosione cambriana. Ad oggi, però, la causa di questa esplosione di vita resta del tutto ignota.

O almeno, questo è quello che sostiene la scienza ufficiale.

Biologia cosmica e teoria panspermica

Il saggio del 2018, che come primo nome autoriale riporta quello di Edward J. Steele (insieme a una trentina di altri autori), sostiene un’ipotesi differente. Secondo Steele et al., infatti, l’esplosione cambriana sarebbe attribuibile a una serie di retrovirus preistorici emersi appena prima del periodo Cambriano. Quest’ipotesi è coerente con la tesi panspermica di Hoyle-Wickramasinghe (H-W), detta anche biologia cosmica, secondo la quale i semi della vita (sotto forma di microorganismi, materiale genetico, ecc.) esistono come spore sparse nell’universo che, a contatto con un pianeta idoneo, innescano un complesso processo di evoluzione generando creature viventi.

Hoyle e Wickramasinghe sostengono, infatti, che i grandi eventi di estinzione e diversificazione biologica nella storia terrestre siano attribuibili a eventi astronomici (piogge/bombardamenti di comete) avvenuti con un tempismo decisamente troppo perfetto per essere fortuito. Seguendo questa linea di ragionamento, hanno dunque teorizzato che questi retrovirus non fossero nativi della Terra ma che fossero, invece, i famigerati “semi della vita”: organismi extraterrestri che, giungendo sul nostro pianeta, hanno dato il via a un boom vero e proprio di vita.

Si pensi a una reazione chimica qualsiasi: l’incontro tra due o più elementi differenti porta sempre a qualcosa di nuovo e diverso – e, a volte, imprevedibile.

Cefalopodi: figli delle stelle?

Cosa c’entrano, in tutto questo, i cefalopodi?

A tal proposito, l’articolo recita quanto segue:

“Il sequenziamento dei geni e del trascrittoma nei cefalopodi è stato preso, di recente, come dimostrazione del ruolo dei virus extraterrestri nell’evoluzione terrestre. Il genoma del polpo comune mostra un livello incredibile di complessità, con 33.000 geni codificanti per proteine in più rispetto all’Homo sapiens”.

Se questo non dimostra, di per sé, l’origine aliena del polpo, ciò che gli autori del saggio scrivono immediatamente dopo rende questa teoria più che una semplice ipotesi:

“I geni trasformativi che hanno portato dal Nautilus ancestrale alla seppia, al calamaro e al polpo sono estremamente difficili da rintracciare in qualsiasi forma di vita precedente – è plausibile, perciò, che siano stati presi in prestito da un ‘futuro’ molto lontano in termini di evoluzione terrestre o, più realisticamente, dal cosmo stesso”.

La storia va riscritta: verità nascoste nell’immaginario collettivo

Il saggio esplora molti altri misteri, tra cui la presenza nei meteoriti di microorganismi fossili e il ritrovamento, nell’atmosfera, di particelle provenienti dallo spazio profondo che sembrano portare con sé tracce di vita.

Nell’immaginario collettivo, la figura dell’alieno è stata spesso dipinta con attributi tipici dei cefalopodi – testa allungata, tentacoli e pelle viscosa: dagli scritti di H.P. Lovecraft su Cthulhu alle saghe a fumetti della Marvel Comics (il più celebre tra tutti, il simbionte alieno di Venom) alle rappresentazioni analoghe nei film horror, l’immagine del polpo ha da sempre creato associazioni mentali con lo spazio e la vita extraterrestre.

Che dietro a queste associazioni ci sia un fondo di verità?

Solo uno studio più approfondito e una vera apertura della comunità scientifica potranno portare a delle risposte concrete… forse prima di quanto si creda.

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