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Chiesa contro il progresso: i papi paladini dell’oscurantismo

Chiesa contro il progresso

Recentemente, dai microfoni dell’ineffabile Radio Maria, padre Livio Fanzaga si è di nuovo scagliato, con i suoi soliti toni apocalittici, contro il “modernismo”, affermando che la società dovrebbe tornare ai bei tempi di Pio IX e Pio X.

Entrambi i pontefici (il primo beatificato, il secondo canonizzato) emanarono documenti tesi a ristabilire la morale in un mondo che – a loro parere – stava smarrendo la retta via a causa di un progresso (sociale, culturale e scientifico) che allontanava l’uomo da Dio.

Il sillabo di Pio IX

Papa Pio IX

Nel 1864, Giovanni Maria Mastai Ferretti, asceso al trono di Pietro nel 1846 con il nome di Pio IX, pubblicò il Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores (elenco contenente i principali errori del nostro tempo), passato alla storia semplicemente come “Sillabo”.

Si trattava di un allegato all’enciclica Quanta Cura, emanata l’8 dicembre 1864, un giorno importante per il pontefice, che dieci anni prima, nella stessa data, aveva proclamato il terzo dogma mariano dopo più di 1300 anni di silenzio sull’imbarazzante figura della “Madre di Dio”, quello dell’Immacolata concezione.

L’enciclica di Pio IX iniziava con le seguenti parole:

«Con quanta cura e pastorale vigilanza i Romani Pontefici Predecessori Nostri […] non abbiano mai tralasciato di nutrire diligentemente tutto il gregge del Signore con le parole della fede, di educarlo con la salutare dottrina e di rimuoverlo dai pascoli velenosi […] I predetti Nostri Predecessori dell’augusta Religione cattolica – difensori e garanti della verità e della giustizia, sommamente solleciti della salute delle anime – non ebbero a cuore niente di più che individuare e condannare, con le loro sapientissime Lettere e Costituzioni, tutte le eresie e gli errori i quali […] spesso suscitarono gravi tempeste e funestarono in modo devastante la cristiana e la civile repubblica. Pertanto i suddetti Nostri Predecessori con apostolica forza continuamente resistettero alle nefande macchinazioni di uomini iniqui che, schiavi della corruzione […] con le loro opinioni ingannevoli e con i loro scritti perniciosissimi si sono sforzati di demolire le fondamenta della Religione cattolica e della società civile, di levare di mezzo ogni virtù e giustizia, di depravare gli animi e le menti di tutti, di sviare dalla retta disciplina dei costumi gl’incauti, e principalmente la gioventù impreparata, e di corromperla miseramente, di imprigionarla nei lacci degli errori e infine di strapparla dal seno della Chiesa cattolica».

Gli errori contro Nostro Signore

A questo incipit, seguiva un sintetico elenco dei principali errori, che poi venivano dettagliatamente elencati nel Sillabo, per un totale di ottanta proposizioni, con riferimento a quelli «notati nelle allocuzioni concistoriali, nelle encicliche e in altre lettere apostoliche del SS. Signor Nostro Papa Pio IX».

Gli obbiettivi contro i quali concentrare l’offensiva erano divisi per argomenti: panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto; razionalismo moderato; indifferentismo, latitudinarismo; socialismo, comunismo, società segrete, società bibliche, società clerico-liberali; errori sulla Chiesa e suoi diritti; errori che riguardano la società civile, considerata in sé come nelle sue relazioni con la Chiesa; errori circa la morale naturale e cristiana; errori circa il matrimonio cristiano; errori intorno al civile principato del Romano Pontefice; errori che si riferiscono all’odierno liberalismo.

Con tale documento, in sintesi, il papa mandava genericamente al rogo ogni alito di novità, ogni forma di progresso, ogni conquista in campo scientifico, culturale e sociale.

Ha ribadito con forza (e arroganza) come il pieno, assoluto, indiscutibile controllo su ogni più piccolo aspetto della vita pubblica e privata – dalla politica, alla scienza, alla dottrina, alla morale – spettasse senza eccezione alcuna alla Chiesa di Roma, ordinando perentoriamente agli Stati di ubbidire senza fiatare e di difendere il cattolicesimo anche ricorrendo, se necessario, all’uso della forza e della repressione violenta.

Pur evitando di citarla, insomma, Pio IX rispolverava il concetto espresso nella bolla Unam Sanctam Ecclesiam emanata dal suo famigerato predecessore Bonifacio VIII nel 1302, dove papa Caetani, basandosi sull’episodio biblico del diluvio universale (Genesi 7: 1-24), attribuiva alla Chiesa la proprietà del mondo intero.

Le reazioni al documento pontificio

Il documento pontificio suscitò dure reazioni sia da parte di alcuni Stati di qua e di là dell’oceano, sia negli ambienti cattolici moderati, dove intellettuali e alti prelati avevano già compreso come un totale oscurantismo di sapore medievale avrebbe potuto avere risvolti negativi sul cattolicesimo stesso.

Così Pio IX corse ai ripari: nel 1868 indisse il concilio ecumenico Vaticano I, a tre secoli di distanza dal concilio di Trento, dove riuscì a proclamare il dogma dell’infallibilità papale in materia di fede e di morale.

L’imbarazzante beatificazione di Papa Pio IX

Il Vaticano I fu bruscamente interrotto il 20 settembre 1870 dalla breccia di Porta Pia, ma ormai il dogma era stato approvato dall’assemblea e fa parte ancora oggi degli obblighi cui il perfetto cristiano è tenuto a uniformarsi senza discutere.

Una piccola nota di colore: la causa di beatificazione di Pio IX fu introdotta nel 1907.

L’imbarazzo da parte di santaromanachiesa nell’elevare all’onore degli altari un personaggio che si era macchiato di crimini storicamente documentati fu tale che l’iter della pratica durò novantatré anni.

A sdoganarla ci pensò il più attivo fabbricante di santi e beati della storia della Chiesa, Giovanni Paolo II, il quale probabilmente ritenne che la presenza, nel Martirologio romano, di un criminale in più o in meno avrebbe fatto poca differenza e avrebbe spianato la strada alla propria altrettanto imbarazzante aureola.

L’enciclica di Papa Pio X

Non avrebbero dovuto nascere ostacoli, invece, per la canonizzazione di Pio X, al secolo Giuseppe Sarto, secondo successore di Pio IX dopo Leone XIII, eletto papa il 4 agosto 1903, morto già in odore di santità a causa della semplicità delle sue abitudini che tanta presa aveva avuto sui fedeli, definito da don Luigi Sturzo come un curato di campagna salito casualmente al soglio petrino, con «un’idea quasi parrocchiale della vita politica».

Invece non andò tutto liscio come ci si sarebbe aspettato, perché durante l’iter della causa, iniziato nel 1923, spuntò improvvisamente fuori l’imbarazzante enciclica Pascendi dominici gregis dell’8 settembre 1907, dove il “modernismo” veniva indicato come «la sintesi di tutte le eresie».

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, infatti, in seno al mondo cattolico si era andato consolidando un movimento, già iniziato ai tempi di Pio IX, teso a svecchiare la Chiesa per allinearla alle nuove frontiere della cultura, della scienza e del progresso sociale, fautore di una rilettura delle Scritture in chiave storica e filologica, cui avevano aderito anche molti ecclesiastici. Al pontefice non sfuggì che tale ventata di novità rischiava di minare la credibilità del pastore e di aprire gli occhi al gregge…

Con l’indignato documento non solo minacciò di scomunica chiunque avesse aderito al movimento “modernista”, ma vietò espressamente la ricerca nell’ambito dei sacri testi e prescrisse un’attenta selezione dei docenti per l’insegnamento di filosofia e teologia.

Papa Pio X

La Pascendi dominici gregis era stata preceduta, il 3 luglio, da un decreto del Sant’Uffizio, Lamentabili sane exitu, «nel quale si elencano 65 proposizioni che stravolgono la dottrina cattolica, pur presentandosi come derivate e fondate sulla stessa dottrina».

In pratica, il decreto e la successiva enciclica riservarono solo alla Chiesa la corretta esegesi delle Scritture e ribadirono la loro origine divina, che ne vietava qualsiasi altra interpretazione.

Questo increscioso intoppo nella causa canonica guastò la festa a Pio XII, che avrebbe voluto celebrare la beatificazione del suo omonimo nel 1950, contemporaneamente alla pronuncia dell’ultimo dogma mariano che ancora mancava e all’inaugurazione dell’Anno Santo.

Ciò determinò un supplemento di indagine in un iter che aveva già prodotto montagne di documentazione, ma due miracoli provvidenzialmente avvenuti per intercessione del candidato consentirono a Pacelli di proclamare beato papa Sarto il 3 giugno 1951.

Bruciando le tappe, il 7 gennaio 1954 il riconoscimento di altri due miracoli impresse un’accelerazione alla causa di canonizzazione e il 29 maggio di quello stesso anno Pio XII poté elevare definitivamente Pio X all’onore degli altari.

Riparo nel recinto clericale

Insomma, è a questi due papi, paladini di un oscurantismo già anacronistico ai tempi che li videro occupare il soglio petrino, che padre Livio Fanzaga vorrebbe veder tornare non solo l’istituzione (il che riguarderebbe esclusivamente i credenti), ma l’intera società. Gli piacerebbe, quindi, che le pecorelle anelassero a cercare riparo nel recinto clericale, senza ambire a mettere il naso fuori, «gementi e piangenti in questa valle di lacrime», così che santaromanachiesa possa continuare a controllare con la paura non solo le loro coscienze, ma – particolare ancora più importante – i loro portafogli.

Fezia Laura

Autore: Laura Fezia

Laura Fezia è nata a Torino, dove vive e lavora. Studiosa di antropologia, psicologia, storia, religioni, criminologia e del “mistero” in tutti i suoi molteplici aspetti, appassionata di animali e della sua città, fa la scrittrice e la ricercatrice. Ama definirsi «una laica a 720°, perché un giro solo non basta» e il suo impegno è volto non già contro la fede, ma a scardinare il perverso binomio che la lega alla Chiesa cattolica, un’istituzione millenaria costruita su falsi documenti che si pone arbitrariamente come unica intermediaria tra l’umano e il divino. Ha pubblicato finora 15 titoli, tra i quali : 101 misteri di Torino (che non saranno mai risolti); Misteri, crimini e storie insolite di Torino; Il giro di Torino in 501 luoghi; Forse non tutti sanno che a Torino…, Alla scoperta dei segreti di Torino, per l’editore Newton Compton. Dal 2016 ha iniziato la collaborazione con il Gruppo Editoriale Uno con il volume Apparizioni mariane: il grande imbroglio.

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