Codice Anunnaki altre rivelazioni di Daniela Bortoluzzi

Codice Anunnaki: altre rivelazioni sui popoli dello spazio

I resti antichi ci parlano

I resti della Statua della Libertà che affiorano dalla sabbia sono il colpo di scena finale del film “Il pianeta delle scimmie”, in cui nel 1968 Charlton Heston interpretava un astronauta che (dopo una lunga ibernazione durante la quale la sua astronave si era imbattuta in un vortice spazio-temporale) si era ritrovato in un pianeta sconosciuto che solo alla fine scoprì essere la Terra, il pianeta da cui era partito oltre duemila anni prima.

Il pianeta delle scimmie (1968)

Quella struttura “misteriosa” era la muta testimonianza della civiltà terrestre del XX secolo, che si era auto-distrutta a causa delle guerre nucleari.

Allo stesso modo alcune misteriose strutture di questo pianeta, tra cui quelle della Piana di Giza in Egitto, sono la muta testimonianza di una civiltà precedente quella attuale… che potrebbe a sua volta aver visto la distruzione di gran parte dell’umanità.

La Terra è disseminata di OOParts[1] e di costruzioni ciclopiche di vario genere che oggi, con le più moderne tecnologie, non saremmo in grado di costruire.

Se a queste aggiungiamo i resti delle inequivocabili piste di atterraggio a Nazca in Perù e delle pavimentazioni nerissime di roccia fusa sul Sinai fotografate dai satelliti[2], ne esce un quadro piuttosto eloquente, in cui emerge uno scenario a dir poco fantascientifico i cui protagonisti usano armi nucleari e si spostano nei cieli terrestri e nello spazio cosmico a bordo di adeguati mezzi di trasporto aereo.

I visitatori del cielo

In questa visione trovano spazio razze diverse (terrestri e non), che abitarono questo pianeta in tempi diversi e spesso contemporaneamente.

Le Sacre Scritture che li identificano descrivendone l’aspetto e le straordinarie capacità, trovano conferma nei vari ritrovamenti fossili di scheletri giganti, come quelli di 7 metri (!) rinvenuti in Ecuador da Padre Carlos Vaca, un prete cattolico che ne fu il guardiano per tutta la vita conservandoli per decenni nel suo museo.

Ovviamente, dopo la sua morte avvenuta nel 1999 il museo fu saccheggiato e i preziosi reperti ossei sparirono.

Per dovere di cronaca e per aggiungere un indizio che si commenta da solo, il luogo in cui furono rinvenute le ossa di questi esseri si chiama Changaimina, una località dal nome emblematico che in dialetto quechua significa: “Cimitero degli dèi”.

E questi dèi, che si spostavano in cielo a bordo dei loro mezzi volanti, possedevano armi e tecnologiesconosciute e durante la loro vita lunghissima (che li fece ritenere immortali) fondarono su questo pianeta le basi della civiltà, altri non sono che gli Anunnaki, coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra.

Nomi diversi, stessi Anunnaki

Ogni mitologia li identifica con nomi diversi, ma sono sempre loro!

Thot, Quetzalcoatl e Hanuman

Basta ricordare, uno per tutti, il dio Thot egizio, che veniva chiamato Ningishzidda dai Sumeri, Quetzalcoatl (il serpente piumato) dagli Atzechi, Hanuman per gli Indiani.

Questo personaggio, poliedrico scienziato nonché esperto genetista, i cui emblemi sono spesso associati a questo ruolo (il serpente, il caduceo, la scimmia, etc.) fu il famoso serpente che “indusse in tentazione” Eva, iniziandola al sesso…

L’altopiano andino vide lo sviluppo dell’impero Inca, di cui oggi rimangono solo siti misteriosi come Macchu Picchu, e resti di mura megalitiche senza spiegazione come quelle di Sacsayhuaman in Perù.

I teschi oblunghi in Perù e a Malta

Sempre in Perù, a Paracas, furono ritrovati molti teschi oblunghi senza sutura sagittale e con un volume cranico del 20% maggiore rispetto a qualsiasi altro. È perfino superfluo ricordare che questa anomalia non è ottenibile con una qualsivoglia fasciatura…

Teschi allungati ritrovati in Perù
Foto di Sueneé Universe

Infatti, una volta sottoposti a opportuni esami genetici, questi crani rivelarono un DNA sconosciuto, non appartenente ad alcuna specie terrestre conosciuta. 

Teschi analoghi furono ritrovati nell’ipogeo di Hal Saflieni a Malta e in altri templi preistorici dell’isola, come quelli di Taxien e di Ggantja. Alcuni di questi crani erano esposti nel Museo Archeologico della Valletta, ma da quando, nel 1985, fu deciso di rimuoverli e metterli in un deposito, rimangono solo le fotografie.

Chi ha inciso le Linee di Nazca?

Nei siti in cui vennero riesumati i resti ossei di creature gigantesche, furono rinvenuti anche oggetti di dimensioni enormi, vale a dire adeguati ai loro proprietari.

Foto di farmajet.it

Nell’altipiano di Nazca, oltre alle migliaia di linee che si intersecano tra di loro per centinaia di chilometri, evidenti cicatrici lasciate sul terreno da qualche tipo di velivoli, ci sono anche i famosi glifi raffiguranti prevalentemente animali, studiati negli ultimi anni da vari archeologi.

Tralasciando il loro significato, il motivo e la tecnica utilizzata per realizzare questi disegni (i cui tratti misurano centinaia di metri), il punto focale è che sono visibili SOLO dall’alto…

e infatti furono notati solo nel 1927 da un pilota peruviano mentre sorvolava l’altopiano; fece subito rapporto alle autorità, ma la sua dichiarazione rimase sepolta negli archivi per 50 anni…

I tempi, evidentemente, non erano ancora maturi.

Tecnologia dentro la Piramide di Giza?

Chiunque entri per la prima volta nella Grande Piramide di Giza, a meno che non sia davvero molto ingenuo, si renderà conto di trovarsi all’interno di una misteriosa struttura tecnologica costruita per adempiere a uno scopo finora sconosciuto – o per meglio dire, all’interno di quanto ne resta dopo lo smantellamento degli impianti che erano al suo interno.

Quando ci entrai io molti anni fa per la prima volta provai esattamente questo e da allora ha avuto inizio la mia ricerca indipendente per capire di quale struttura si trattasse;

questo fino a quando il “caso” non mi ha fatto imbattere in alcune fonti scientifiche impreviste dalle quali ho finalmente realizzato di cosa si trattava.

Eureka!

Fulminata da quella che non esito a definire “illuminazione”, ho provato un’eccitazione indescrivibile: tutti i tasselli del mio puzzle andavano al posto giusto!

Tutta la pletora di teorie sulle piramidi egizie della “presunta” IV dinastia e sul significato del “Libro dei Morti”, mi sono apparse improvvisamente senza alcun senso, davanti alla strabiliante rivelazione che si andava delineando alla luce di tutta una serie di fondati indizi e di nuove stupefacenti rivelazioni che condivido in questo libro.

Un’ipotesi che sarebbe giusto vagliare con un’apposita missione scientifica… eventualità tuttavia assai improbabile, dal momento che servirebbe il placet del dr. Zahi Hawass, attuale ministro di Stato per le Antichità egiziane e proverbiale difensore della tesi secondo la quale la Grande Piramide sarebbe la tomba di Cheope.

Credo che, dopo queste rivelazioni, anche il più scettico dovrà ricredersi e capirà il vero motivo che indusse gli Anunnaki a costruire le incredibili strutture di Giza, che, una volta in disuso, furono ereditate dagli abitanti dell’antica Kemet[3], che ne rivendicano tuttora la paternità.

Errori di cronologia

La teoria “piramide=tomba” è la più illogica delle teorie sotto ogni punto di vista, ma è anche la più verosimile per chi non ha capito (non volendo investigare sugli indizi a disposizione) a quale scopo furono costruite quelle di Giza, in primis la Grande Piramide.

Foto di italiasera.it

Per sviare l’attenzione su questa “piramide N.1”, gli archeologi insegnano che la prima fu quella del faraone Zoser (III dinastia), a Saqqara, opera dell’architetto Imhotep che introdusse la tecnica dei gradoni, evoluzione delle tombe-mastaba precedenti; step che avrebbe preceduto quello delle pareti lisce delle piramidi della IV dinastia.

Ora, chi si fosse recato a Saqqara per visitare la famosa necropoli, non avrà potuto non notare una piramide letteralmente franata.

Quella piramide fu fatta costruire da Unas, ultimo faraone della V dinastia egizia… sì, avete capito bene!

È mai possibile che gli architetti egizi, dopo aver costruito – nella IV dinastia – le piramidi di Giza, avessero dimenticato come si fa?

Come la mettiamo con la cronologia?

La Grande Piramide fu la prima. Fu costruita in epoca predinastica con una tecnologia sconosciuta e tuttora mai eguagliata; tutte le altre furono imitazioni più o meno riuscite realizzate in epoca dinastica da architetti che non avevano la benché minima idea di come fossero state costruite quelle di Giza (già antiche all’epoca).

Chi insiste con la tesi che il complesso di Giza risalga alla IV dinastia, dimentica che alla base di ogni civiltà c’è il progresso tecnologico e

in Egitto si direbbe che i padri non abbiano tramandato ai figli le tecniche di costruzione delle piramidi causando un decadimento anziché un’evoluzione. 

Ma non fu così. Ed è molto divertente vedere come gli egittologi collocano alla fine del Neolitico la costruzione del complesso di Giza!

Chi sono i progenitori delle piramidi?

Fin da un’epoca talmente remota che se n’è perduta la memoria, la Terra è stata continuamente visitata da esseri provenienti da altri pianeti e mondi del multi-universo dimensionale… 

I loro mezzi di trasporto (visti, dipinti, descritti e raccontati per millenni e ostinatamente rinnegati dalla scienza ufficiale), verso la metà del secolo scorso, da quando, cioè, sono stati finalmente anche fotografati e filmati, sono stati etichettati “semplicisticamente” con il termine U.F.O.

La Terra è piena di reperti antichi che provano l’esistenza di questi mezzi di trasporto e di racconti mitici dei loro passeggeri, che furono scambiati per dèi.

In varie zone del pianeta esistono modellini e figurine che dimostrano l’intenzione di immortalare questi viaggiatori e le loro navi spaziali, che potevano essere barche, uccelli, serpenti, sigari, caldaie, scudi, palazzi, glorie, carri, vimana o dischi volanti, secondo l’epoca e il luogo di avvistamento.

In alcuni casi, come per l’antico Egitto, le barche solari diventarono simbolicamente il mezzo di trasporto verso l’aldilà, in una realtà confusa con il mito…

Quelli che oggi chiamiamo U.F.O. hanno quindi continuato a costituire fin dall’antichità una serie di “fenomeni” molto più lunga e complessa di quanto la gente sia disposta ad ammettere.

Secondo le statistiche, l’epoca compresa tra i 10.000 e i 13.000 anni fa, fu molto feconda in quanto a contatti extraterrestri, come sarà evidente dal seguente breve resoconto su questo specifico lasso di tempo.

Non si tratta di uno studio completo, né di una ricerca molto ampia, che avrebbero richiesto molti più dati e relative prove. Ritengo tuttavia che qualunque lettore interessato a investigare per conto proprio potrà considerarlo un semplice ma valido punto di riflessione per mettere a fuoco il tema degli U.F.O.

La “Porta del Sole” di Tianhuanaco

Puerta del Sol
Foto di coscienza-universale.com

Che la lastra sepolcrale di Palenque (Yucatan) costituisca la rappresentazione di un’astronave, credo sinceramente che sia oramai di dominio universale e non mi sembra necessario soffermarmi su questo punto, già oggetto di molti articoli e libri.

Da Palenque passo quindi direttamente a Tiahuanaco, uno dei siti dove l’influenza extraterrestre nell’Antichità è maggiormente evidente nella famosa “Porta del Sole”.

Le leggende che collegano le rovine di Tiahuanaco con il popolo Kon-Tiki Viracocha, sono molto intriganti e lo sono anche quelle relative ai “Figli del Sole”.

Tradizioni andine riferiscono, infatti, che migliaia di anni fa un’imbarcazione spaziale dorata, più brillante del Sole, andò a posarsi vicino al lago Titicaca. 

Si potrebbe parlare all’infinito di Tiahuanaco…. ma in questo momento vorrei solo ricordare che secondo H.S. Bellamy4 il famoso calendario solare di Tiahuanaco sia il più antico della Terra.

Si calcola che la Porta del Sole sia stata costruita circa 12.000 anni fa; una data confermata anche dallo studioso austriaco Arthur Posnanski5, secondo il quale si tratta di un manufatto di almeno 10.000/12.000 anni fa.

Gli animali misteriosi di Marcahuasi

Nell’altopiano peruviano di Marcahuasi (circa 4.000 m. di altezza) sono state scoperte rocce raffiguranti figure di animali che 10.000 anni fa non esistevano in Sud America.

Il prof. Daniel Ruzo, che vi si stabilì per nove anni per studiare per primo la zona, scoprì infatti, tra le altre, una

Figure di Maracahuasi
Foto di esascosas.com

roccia raffigurante chiaramente un leone. Secondo il prof. Ruzo i manufatti della Piana di Marcahuasi risalgono all’ultima epoca glaciale…

Oggi questo sito è diventato famoso proprio per queste sculture rupestri, la cui tecnica di “lavorazione” è tuttora sconosciuta e che rendono molto enigmatica la zona. Oltre alle sagome di teste umane e di animali, si distinguono mura ciclopiche con pietre a incastro come quelle di Cuzco e di Sacsayuaman e resti di antiche strade a gradini.

Collegamenti inaspettati

Da qualche tempo a questa parte, gli ufologi si interrogano sulla natura di un’enigmatica struttura vicino al Lago Titicaca le cui caratteristiche, assolutamente uniche, fanno pensare a un inquietante manufatto di epoca remota

È interessante osservare che la struttura assomiglia notevolmente alla “Porta del Sole” di Tiahuanaco e ad altri cinque siti archeologici che, collegati uno all’altro da linee rette immaginarie formano una croce sull’altopiano e sul Lago Titicaca, una zona in cui negli ultimi trent’anni è stata segnalata l’attività di numerosi U.F.O. di grandi dimensioni.

I rapporti, trasmessi dai notiziari regionali locali, descrivono oggetti sferici infuocati di colore azzurro e dischi bianchi luminosi.

“Puerta de Hayu Marca”: ingresso della Città degli dèi

L’enorme quanto misteriosa struttura scoperta a Hayu Marca (in lingua aymara significa letteralmente: “Città degli dèi”) si trova a 35 Km dalla città di Puno, nel Perù Meridionale.

Puerta de Hayu Marca

Il sito non è stato ancora esplorato del tutto per via del terreno impervio, ma sono state individuate alcune formazioni che sembrano edifici o comunque costruzioni artificiali. E benché nella zona non sia mai stata scoperta alcuna città, tutto l’insieme farebbe pensare al retaggio di una civiltà remota.

La “Puerta de Hayu Marca” (Porta della Città degli Dèi) è intagliata su una facciata naturale di pietra e misura esattamente sette metri di altezza per sette di larghezza con un incavo (una nicchia rettangolare più piccola, alla base della parte centrale) che misura poco meno di due metri di altezza.

Fu una guida locale a scoprire casualmente la “porta” mentre esplorava alcuni sentieri della zona per individuare qualche nuovo percorso adatto a fare trekking con i turisti.

Dopo la scoperta, contattò immediatamente le autorità archeologiche di Puno, La Paz e Lima e in men che non si dica l’area fu letteralmente assediata da archeologi e storici Inca…

Secondo una leggenda che racconta di un “ingresso della terra degli dèi”, gli eroi del passato si erano ricongiunti con i loro “grandi e alti” dèi, passando attraverso un portale che li aveva condotti verso una vita immortale… e solo di rado ritornavano, insieme agli dèi, per “ispezionare tutte le terre del regno” attraverso il portale.

La leggenda di Aramu Maru e il disco d’oro

Un’altra leggenda racconta di quando i Conquistadores spagnoli arrivarono in Perù saccheggiando oro e pietre preziose dalle tribù Inca, un sacerdote inca del “Tempio dei sette raggi” di nome Aramu Maru fuggì dal tempio col sacro disco d’oro noto come “La chiave dei sette raggi” e lo nascose nelle montagne di Hayu Marca.

Si dice che attraversò la via di accesso controllata dagli shamani e che, dopo aver mostrato loro la chiave degli dèi, insieme fecero un rituale magico. Grazie al disco d’oro, si aprì il portale e, sempre secondo la leggenda, una forte luce blu emanò da un corridoio.

Il sacerdote Aramu Maru consegnò il disco d’oro in mano allo shamano e poi passò «attraverso il portale senza essere mai più visto». 

La leggenda si conclude con una profezia:

la porta dei dèi un giorno si aprirà “molte volte più grande di come si vede adesso” e permetterà agli dèi di ritornare nelle loro “navi solari”.

Una porta miracolosa?

Alcuni ricercatori, osservando la piccola cavità circolare della grandezza di una mano, sul lato destro della piccola “entrata”, hanno ipotizzato che potrebbe contenere un piccolo disco.

Secondo alcuni, posando le mani sulla “porta”, si avverte una strana energia e si possono avere visioni di stelle e di colonne di fuoco (qualcuno ha anche riferito di aver udito una musica molto insolita).

Altri hanno detto di aver “percepito” l’esistenza di un tunnel all’interno della struttura, anche se non è stata ancora individuata alcuna apertura o un qualche tipo di passaggio.

L’opinione scientifica, naturalmente, è che non ci sia nessuna porta e che la cornice, l’entrata e il retro della nicchia siano tutti ricavati dal blocco intero di pietra.

Erodoto e Manuel Agrest: fonti d’autore 

Erodoto, nel secondo libro delle “Storie”, riferisce che i sacerdoti di Tebe gli avevano mostrato 341 statue colossali, ognuna delle quali rappresentava una generazione di sacerdoti per 11.340 anni e che prima di queste 341 generazioni gli dei abitavano tra gli uomini, e che durante questi 11.340 anni (cioè durante le 341 generazioni rappresentate dalle statue), non era tornato a vivere con loro nessun dio dall’aspetto umano…

Lo scrittore scientifico Manuel Agrest, professore di Fisica e Matematica all’Accademia di Scienze di Mosca, pubblicò[4] un interessante studio sulla visita degli extraterrestri nel passato.

Agrest affermò che la Terra fu visitata in tempi remoti da visitatori provenienti dalle stelle e citò le conoscenze scientifiche dei popoli antichi, come per esempio i Sumeri che conoscevano i due satelliti di Marte, ufficialmente sconosciuti fino al 1.877 quando furono scoperti da Asaph Hall.

Chi ha spostato i monoliti di Baalbek?

A Baalbek, nelle montagne del Libano, è visibile una gigantesca piattaforma costruita con monoliti ciclopici che la moderna tecnologia non riuscirebbe a spostare.

Il peso massimo che si può sollevare con una gru, infatti, è il trasportatore spaziale Discovery, che pesa 150

Monolito di Baalbek
Foto di grandimisteri.com

tonnellate… dieci volte meno di uno dei tre megaliti del sito di Baalbek (1.200 tonnellate l’uno).

Oltre a questi tre megaliti ce ne sono molti altri di dimensioni minori (500 tonnellate l’uno), che superano in ogni caso di gran lunga il peso del Discovery…

Non serve molta fantasia per concludere che questa piattaforma era una pista di decollo e/o di atterraggio, paragonabile a quelle di Nazca, in Perù.  

Conoscenze spaziali inaspettate

Com’è possibile che tribù di pastori di dieci/quindicimila anni fa avessero conoscenze astronomiche così prodigiose?

Enoch, Ezechiele, Elia, furono degli addotti e le loro esperienze sono talmente evidenti nei racconti (e nel caso di Ezechiele anche nelle tracce sul terreno), che c’è da rimanere allibiti davanti l’indifferenza della scienza ufficiale.

Com’è possibile che il Popul Vhu, libro sacro dei Quichés, parli di una civiltà infinitamente antica che conosceva le nebulose e tutto il Sistema Solare, i quattro angoli dell’orizzonte, i quattro punti dell’arco del cielo e il viso rotondo (!) della Terra?

Com’è possibile che, paragonando le mappe di Piri Reis con le fotografie della Terra prese dai satelliti, si scopra che gli originali di quelle mappe erano stati “presi” da una considerevole altezza, sulla verticale del Cairo[5] (notare, solo a titolo di curiosità, che si tratta del sito delle famose piramidi) e riproducano certe isole del Mediterraneo che esistevano 10.000 anni fa e oggi sono a 180 m. di profondità”?

Figli delle stelle

Il fatto che siamo “figli delle stelle” non dovrebbe essere una verità così terribilmente sconvolgente, ma evidentemente lo è! Poterlo dimostrare scatenerebbe un potente uragano nella “calma piatta” che tanto aggrada ai detentori del potere mondiale…

Esistono molti racconti “mitologici” che descrivono missioni con le quali gli extraterrestri sarebbero venuti sul nostro pianeta trasformandosi in “creatori” dell’umanità prima di ripartire con l’astronave e fare nuovamente rotta verso il pianeta d’origine.

Le risposte di mitologia e religione

È evidente il parallelismo con i racconti “mitologici” sumeri incisi in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla e tradotti da Zecharia Sitchin, in cui ci sono indizi molto chiari di un antichissimo incrocio di ominidi terrestri con una razza aliena.

I numerosi libri pubblicati da Sitchin, basati su queste traduzioni e sulle raffigurazioni di molti reperti, sono una validissima testimonianza di questa tecnologia genetica che ritroviamo nella Bibbia e precisamente nel primo libro di Mosè: la Genesi, laddove gli Elohim decisero di fare l’uomo a loro “immagine e somiglianza” e nei testi di Qumram, specificatamente nel rotolo di Lamech, il padre di Noé, che si era preoccupato perché il neonato assomigliava agli Elohim…

A tutto ciò bisogna aggiungere le leggende, le mitologie, i racconti tramandati dalle varie religioni, comprese quelle misteriche.

In poche parole, siamo come quell’astronauta che non capì di trovarsi sulla Terra finché non vide i resti della Statua della Libertà.

Perché non accettare queste spiegazioni?

Ovviamente, come nel film, l’umanità non scompare mai del tutto e la Terra si ripopola di nuove generazioni che ignoreranno il passato e crederanno ogni volta di essere i primi abitanti di questo pianeta e, ovviamente, gli unici esseri intelligenti dell’Universo.

Questo vero e proprio handicap, che ci trasciniamo di era in era, è il principale responsabile della chiusura mentale del [ahimè] 90% dell’umanità: la Terra è l’unico pianeta abitato dell’Universo! Gli alieni non esistono!

Foto di margheritacampaniolo.it

Oggi come oggi, parlare di extraterrestri significa essere spesso bersaglio di scherno, scetticismo, rifiuto e di altri atteggiamenti volti a denigrare quel ricercatore serio e appassionato che sente la necessità di condividere i risultati delle sue investigazioni, all’unico scopo di stimolare quella sana curiosità che porterà qualcuno ad approfondire, primo passo per liberare la mente dalla prigione di ignoranza che la tiene chiusa, impedendole di vedere cosa c’è oltre il “velo”.

Evolvere la propria coscienza significa avere una visione completamente nuova… diversa da “prima”.

Significa sentirsi protagonisti di un progetto cosmico in cui ogni creatura è collegata con tutto il resto.

Significa prendere atto che prima di noi ci sono stati altri e altri e altri… e che la possibilità che creature intelligenti molto più evolute di noi (provenienti da un “altrove” che ignoriamo) siano i creatori della nostra attuale forma fisica, è ben più che una mera ipotesi.

Il coraggio di vedere oltre

Con questa nuova apertura mentale dagli enigmi del passato emergerà un nuovo scenario, quello che fino a ieri era creduto mero parto della fantasia.

E forse prima o poi, a furia di gettare sassi sulle pareti di vetro delle accademie della storiografia, anche i più scettici cominceranno ad avere sani dubbi.

Un articolo di Daniela Bortoluzzi

 

[1] Acronimo di Out of Place Artifacts – oggetti fuori posto, in quanto non dovrebbero esistere.
[2] Hanno un diametro di 10 m. e uno spessore di 1 m. per cui sono sopraelevate rispetto il suolo; secondo gli esperti sembrano formazioni laviche, ma gli stessi ammettono anche che non esistono vulcani sul Sinai.
[3] Letteralmente: “Terra Nera”, antico nome dell’Egitto.
[4] “Literaturnaja Gazeta” – febbraio 1960
[5] Tesi documentata e provata da Charles H. Hapgood e dal matematico Richard W. Strachan

 

Autore: Daniela Bortoluzzi

Daniela Bortoluzzi è nata nel 1948 a Venezia, dove risiede con la sua famiglia. Ha conseguito studi classici, linguistici e artistici prima di decidere di essere una ricercatrice indipendente. E' creatrice, autrice e webmaster. Ha sempre odiato le mezze verità, i dogmi, i cover-up mediatici e religiosi, le teorie-leggi sull'evoluzionismo, l'oscurantismo imbarazzante degli egittologi, le non-verità elargite a piene mani... Da molti anni, partendo da una passione innata per l'Egitto e per l'esoterismo, Daniela si dedica a "investigare" su temi scottanti come l'archeologia proibita, la mitologia e le rispettive valenze storico-religiose. Non ha mai voluto accettare i dogmi religiosi, le teorie di Darwin, le versioni ufficiali sulla Piramide "di Cheope" e sulla Sfinge, e i cover-up della NASA e del Vaticano, ritenendo che si tratti - spesso volutamente - di elementi fuorvianti confezionati ad arte per impedirci di sapere chi siamo e da dove veniamo. E' autrice di molti articoli pubblicati dalle riviste Hera, Nexus, Archeomisteri e Fenix; è spesso invitata a trasmissioni radiofoniche e televisive e a partecipare a conferenze e dibattiti su temi legati alla spiritualità, ad Atlantide, al 2012, e alle tracce che i nostri predecessori hanno lasciato su questo pianeta.

1 Comment

  1. Sono perfettamente d'accordo con lei ,con biglino con Laura fezia io so che è tutto vero perché non si da inizio ad una CROCIATA contro la maledetta CHIESA e tutti i suoi accoliti,politici di vari colori,liberiamo le menti di tutti rivelando tutto il male che ci hanno costretto a subire.non solo a chiacchiere ma concretamente ,non aspettate troppo che sono vecchio e vorrei partecipare.

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