Schermata 2020-04-06 alle 11.02.42

Coronavirus: il pretesto ideale per la militarizzazione del paese?

Italia: un paese militarizzato

In Italia, un decreto-legge approvato dal governo per “ragion di igiene e di sicurezza pubblica”, ha militarizzato l’intero Paese.

Il provvedimento inevitabile per preservare la sicurezza del Paese, ha però suscitato diversi timori, malumori e riflessioni, a partire dal filosofo Giorgio Agamben (foto a destra).

Come in passato, non possiamo non prendere in considerazione che

la tutela della salute possa essere strumentalizzata e utilizzata per imporre limitazioni della libertà, abituando i cittadini a restrizioni sempre più invasive della libertà e della privacy.

Coronavirus: il pretesto ideale

Agamben dalle colonne de «Il Manifesto»[1], ha descritto come “frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate” le misure prese dal governo italiano: «Si direbbe che esaurito il terrorismo come causa di provvedimenti d’eccezione l’invenzione di un’epidemia possa offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite»[2].

Tali misure sarebbero invece, secondo il filosofo, frutto di una intenzione chiara seppure nascosta: aumentare, “con un pretesto”, il controllo politico sulla popolazione.

Il pretesto, secondo Agamben, verrebbe individuato nello “stato di paura” che

«in questi anni si è evidentemente diffuso nelle coscienze degli individui e che si traduce in un vero e proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l’epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale. Così, in un perverso circolo vizioso, la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo»[3].

nemico invisibile

••••••••••••••••••••••Di questi argomenti e di molto altro si parlerà nel webinar gratuito di Martedì 7 Aprile. Dialogano Enrica Perucchietti, Diego Fusaro, Luca D’Auria. Clicca qui per iscriverti!

Un altro “nemico invisibile”

Concorda a distanza Diego Fusaro che teme che sia in atto una militarizzazione del Paese di cui si fatica a vedere la fine e le possibili conseguenze.

La sensazione che hanno molti e che si propaga come un virus virtuale sul web, è che queste misure eccezionali potrebbero estendersi a macchia d’olio anche ad altri Paesi del mondo.

In un mondo ipertecnologico vi è sempre meno spazio per le libertà individuali e l’attuale pandemia offre un’occasione per sperimentare nuove forme di controllo.

 

Un esperimento di ingegneria sociale?

Su questo punto Paolo Becchi arriva a ipotizzare che possa essere in atto un esperimento di ingegneria sociale:

«L’emergenza giustifica misure eccezionali. Ma non sono le misure eccezionali, in fondo, che danno la prova che siamo ancora in una situazione di emergenza, che essa non è mai ancora terminata? Quanto può andare avanti questo circolo? All’infinito, finché governo, giornali e media riusciranno a tenere in allarme la cittadinanza. E ci stanno riuscendo, oggi con messaggi rassicuranti, domani all’opposto con l’elenco crescente dei contagiati e dei morti e così via di seguito, senza fine»[4].

La chiave di volta di queste riflessioni, per quando radicali, è la paura.

La paura, infatti, come mostro in Coronavirus. Il nemico invisibile, è solo uno dei tanti tasselli nel processo di manipolazione sociale che il potere adotta da secoli.

Si induce una crisi o la si strumentalizza per portare avanti politiche che sarebbero altrimenti impopolari ma che la percezione dello shock, indotto o reale che sia, legittima.

In stato di paura, infatti, l’opinione pubblica si sente disorientata, smarrita, come il prigioniero vittima di tortura.

La popolazione sotto la minaccia di pericolo o dopo un forte trauma, necessita di una guida in quanto ha “perso la bussola”, si sente paralizzata dal terrore al punto da accettare qualunque proposta o intervento venga dall’alto.

[1] https://ilmanifesto.it/lo-stato-deccezione-provocato-da-unemergenza-immotivata/
[2] Ibidem.
[3] Ibidem.
[4] https://paolobecchi.wordpress.com/2020/03/05/la-quarantena-e-un-test-sociale-quanta-liberta-sacrificheremo/

 

 

Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Laureata con lode in Filosofia, è caporedattrice del Gruppo Editoriale UNO. È autrice di numerosi saggi di sucesso, tra cui ricordiamo: Cyberuomo. Dall’intelligenza artificiale all’ibrido uomo-macchina; Dietro le quinte; Fake news; Governo Globale; La fabbrica della manipolazione; Unisex; Utero in affitto; False Flag. Sotto falsa bandiera. Il suo sito è: www.enricaperucchietti.it Il suo blog è: enricaperucchietti.blog

1 Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Attenzione: questo contenuto è protetto!!