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Coronavirus, quarantena e tecnologia: è nato l’uomo virtuale?

Coronavirus, e il mondo nuovo

Ciò di cui si discute in queste giornate di quarantena forzata è, oltre alle ricadute mediche ed economiche per l’emergenza da coronavirus, ciò che resterà – dal punto di vista antropologico e sociale – di questa strana vita a cui nessuno era abituato e che negli ultimi settanta anni nessuno aveva mai conosciuto, né in Europa né in Occidente in generale. 

Nel nuovo libro Coronavirus. Il nemico invisibile – scritto a quattro mani con Enrica Perucchietti –  si assume che i giorni del coronavirus rappresentino uno spartiacque decisivo tra “il mondo che fu” e ed uno tutto nuovo, che stava già pulsando e trasformando antropologicamente l’essere umano.

 

Animale sociale, animale virtuale

Dai tempi della Grecia antica, culla della cultura occidentale, l’uomo era un “animale sociale e politico” (Aristotele) immerso e proiettato nel reale esterno a lui. L’uomo animale sociale ha costantemente messo in congedo l’io soggettivo se non al fine di intervenire, modificare e dominare l’esterno da se stesso.

Dopo il periodo di quarantena sarà certificata una nuova forma di essere umano, quello di “animale virtuale”. Ciò che va rivelato è che una modificazione così radicale e decisiva nella forma antropologico-culturale dei rapporti umani non è “caduta dal cielo” sulla collettività ma è il risultato di un lavorìo lungo e sempre più decisivo che si accompagna con il progredire della tecnica e con il trionfo di questa negli ultimi decenni.

Può addirittura apparire che questo nuovo paradigma tecnologico attendesse l’occasione propizia per disvelare tutta la sua potenza, sino ad oggi rimasta in forma ambigua di gioco vanitoso all’interno di qualche quotidianità, in specie come svago autoreferenziale (si pensi al mondo dei social network, vera e propria pandemia espressiva e visiva dei decenni che abbiamo alle spalle).

Tecnologia e quarantena: la santa alleanza

Sfruttando la condizione in cui ciascuno si trova a vivere in questi giorni di fine inverno ed inizio della primavera 2020 non vi sarà più possibilità di far retrocedere questa “verità nascosta” in quanto essa è divenuta una “verità rivelata” a cui ciascuno ha dovuto affidarsi al fine di salvare l’anima rinchiusa in se stessa con la medesima abnegazione con la quale, in epoca medioevale, gli asceti predicavano a proposito del più rappresentativo degli Universali e cioè il divino.

Questa sorta di “santa alleanza” tra tecnologia del virtuale e quarantena trova poi un’ulteriore spalla ermeneutica nelle scienze cognitive che, negli ultimi decenni, hanno saputo riqualificare il cognitivo umano, evidenziando come questo sia assolutamente disegnato sulla bolla personalissima di ciascuno.

Come dentro, così fuori

Infatti, il sistema cerebrale, unico protagonista del nostro fare, è un’architettura biologica e neurale costruita per immagazzinare immagini esperienziali da mixare e remixare con quelle già presenti e radicate nei neuroni così da poter essere sfruttate per dettare le decisioni in presenza delle sfide provenienti dall’esterno.

Quello che generalmente era considerato come libero arbitrio è, nella realtà, un calcolo statistico e probabilistico tra informazioni possedute e loro consonanza con quanto richiesto dal mondo.

Questa bolla cognitiva è dunque una sorta di labirinto che disvela una sorta di quarantena cognitiva che rispecchia a livello biologico quell’onanismo culturale rappresentato dal dominio della rete e dei mondi sociali virtuali.

Tuttavia questi mesi di reclusione fisica hanno trasformato l’uomo da animale sociale a vero e proprio virtuale con una rapidità inaspettata

Non solamente lo svago ma anche attività determinanti del vivere sociale (quali la giustizia e la politica) in pochissime settimane hanno visto il trionfo dell’uomo animale virtuale e c’è da scommettere che un paradigma così suggestivo – che era già parte integrante del corredo cognitivo dell’ultimo uomo animale sociale – non possa essere rigettato in seconda fila al termine di questa forzosa quarantena.

D'Auria Luca

Autore: Luca D'Auria

Luca D’Auria è nato nel 1969 e svolge l’attività di avvocato penalista. Ha seguito il corso di laurea in filosofia della mente all’Università Vita Salute del San Raffaele di Milano. È autore di saggi in tema di giustizia e svolge lezioni presso svariati Master di formazione giuridica. Ha collaborato con svariate testate giornalistiche, è saggista e blogger su «Il Fatto Quotidiano» on line. È coautore con Enrica Perucchietti della trasmissione radiofonica Siamo Uomini o Robot su RPL.

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