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Giza e la costruzione delle piramidi: le teorie impossibili

I massi per costruire le piramidi

Di fronte a ogni nuova teoria relativa ai metodi costruttivi della grande Piramide, o delle piramidi egizie in genere, si rimane letteralmente sconcertati dalla leggerezza con cui le ipotesi dei vari studiosi di turno affrontano le problematiche rappresentate dalla movimentazione dei massi.

In particolare, di fronte alla presenza di una moltitudine di massi dalle dimensioni irregolari che si possono osservare tutt’oggi sul campo, semplicemente osservando il profilo tutt’altro che liscio o perfetto di ogni corso visibile, e quelli che, secondo le stime degli egittologi, devono presumibilmente trovarsi nel cuore delle piramidi,

sembra che nessuno analizzi il problema in maniera risoluta e funzionale.

Dentro la grande piramide… come spostare i massi?

Se fosse possibile creare uno spaccato della piramide estrapolandone i corsi, ogni volta la maggior parte della massicciata interna si dovrebbe necessariamente rivelare come una distesa di massi di dimensioni differenti e presentare una sorta di piano irregolare e sconnesso. Ne è un esempio l’ultimo corso oggi visibile sul vertice della Grande Piramide.

Di fronte a questa evidenza, risulta ovvio che l’ipotetico trascinamento dei blocchi sopra ognuno dei rispettivi corsi di appartenenza, eseguito al fine di poterli collocare nella loro posizione definitiva, mette in risalto un problema fondamentale e assolutamente non trascurabile, sebbene molti sembrino evitarlo.

Parliamo delle difficoltà di trascinamento in queste condizioni, poiché a detta di tutti gli egittologi, questo si ritiene essere stato il metodo più idoneo per poter spostare anche i massi ritenuti più piccoli, dal peso medio di 2,5 tonnellate1.

È da ricordare un aspetto sostanziale.

Stiamo affermando l’indiscussa certezza che, durante l’innalzamento dal basso verso l’alto della costruzione, in corrispondenza di ogni corso della piramide si apre un piano di migliaia di metri quadrati.

Per fare solo un esempio, se alla base della piramide l’area è di 52.900 mq (più di 5 campi da calcio), in corrispondenza del 20° metro di altezza il relativo corso risulterebbe di circa 40.000 mq (4 campi di calcio), oppure 26.478 mq (più di due campi e mezzo) a 43 metri di altezza.

La teoria delle rampe: è plausibile?

È evidente che sono spazi immensi, e dover posizionare un masso dall’altra parte (problema esistente sia per l’ipotesi rampa rettilinea sia per quella a spirale o interna) rispetto al suo punto di arrivo alla fine della rampa comporta davvero un percorso imponente, se non si possono utilizzare almeno gli stessi criteri di trascinamento che hanno portato il masso attraverso le rampe fino all’imbocco del pianoro.

Ogni ipotesi deduttiva per avvalorare la teoria delle rampe, se da una parte riconosce che l’esistenza di massi non finemente lavorati e grossolanamente squadrati può avere comportato certamente un guadagno di tempo sostanziale, dall’altra sembra non considerare – con troppa ingenuità – che, con una conformazione del piano così irregolare,

ogni ipotesi di trascinamento risulta inconcepibile e insostenibile, tanto da compromettere l’intera teoria.

Le teorie impossibili degli egittologi

 

In questa situazione non sussistono le stesse condizioni che possono garantire le rampe ipotizzate per il trasporto delle pietre fino al pianoro, ovvero una superficie liscia per poter favorire un trascinamento regolare delle slitte, operazione già di per sé complicata visto il peso dei massi.

Inoltre, nel caso della massicciata interna di ogni corso non si possono usare le slitte perché non esiste alcuna possibilità di ritrovarsi con dei piani livellati su cui trascinarle.

Non c’è nemmeno una superficie da bagnare o traversine in legno da lubrificare con grasso animale per ridurre l’attrito. Non ci sono superfici che possano garantire un piano adeguato sia allo scorrimento proficuo dei massi che a un confortevole passaggio per i numerosi operai adibiti al traino.

Se chi propone una qualsiasi teoria non ne verifica l’attendibilità da tutti i punti di vista, nessuno escluso, allora nulla è dimostrato.

1 Nessuno studioso ipotizza che, in alternativa al trascinamento, per poter superare una superficie così irregolare i massi possano essere stati fatti rotolare servendosi di leve (se si eccettua nell’immediato tratto vicino alla posizione definitiva e nelle fasi di collocazione finale del masso), vista l’ingente difficoltà sia in termini di fattibilità, sicurezza e di tempistiche, argomenti che rendono un’ipotesi del genere assolutamente insostenibile, specie nell’economia dell’intero lavoro.

 

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De'Flumeri Antonio

Autore: Antonio De'Flumeri

Antonio de’Flumeri, laureato in Art Direction. È un Graphic Designer presso lo studio di comunicazione da lui fondato. Scrittore di racconti e di libri illustrati per bambini.

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Autore: Gianluca Montuschi

Gianluca Montuschi, laureato in economia aziendale, ex manager, oggi Libero professionista, ricercatore e scrittore.

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Autore: Andrea Tavecchia

Andrea Tavecchia, laureato in Scienze dell’Informazione. Consulente SAP fino al 2010, ora allenatore di basket e scrittore di romanzi.

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