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Cristina Scabbia e pandemia: dov’è finita la provocazione della musica metal?

Cristina Scabbia e le dichiarazioni sull’emergenza covid

Cristina Scabbia, voce dei Lacuna Coil

Qualche giorno fa Cristina Scabbia, voce e frontwoman della band Lacuna Coil ha così tuonato dalla propria pagina Instagram a proposito della Emergenza Covid:

“Anche se rispetto alla prima ondata ci sono molte più persone che mi circondano che hanno preso il virus, io cerco sempre di usare la mascherina e mantenere il distanziamento sociale. E fino ad ora sono stata fortunata. Siate attenti. Tutti vogliamo tornare quanto prima alla normalità. E chiunque pensi che il Covid sia una banale influenza, dovrebbe farsi un giro per gli ospedali. Oppure semplicemente andare a visitare le case di certe persone che conosco che hanno contratto quel bastardo di virus. Davvero, non è divertente”.

Visibilità e consenso di massa

Le sue sono dichiarazioni fotocopia rispetto a quelle già pronunciate da numerosissimi personaggi del mondo della musica e dello spettacolo in Italia.

Questi personaggi hanno dimostrato di avere digerito brillantemente la lezione e compreso che, per ottenere visibilità e consenso di massa, oggi la strategia unica è quella di accodarsi ai messaggi del sistema informativo e politico imperante, senza eccezioni.

Il ruolo paideutico delle “musiche estreme”

Il messaggio della Scabbia, però, ci sembra degno di una ulteriore analisi per l’ambiente che i Lacuna Coil in qualche maniera rappresentano: benché la loro adesione al mondo del metal sia sempre più sfumata, è lì, in quell’ambiente, che la band ha mosso i primi passi.

Agli esordi, negli anni tra il 1997 e il 1999, la loro esperienza nasceva pienamente nel solco di certe atmosfere estreme che allora abbondavano nell’underground…

Non di rado li si ritrovavano recensiti e intervistati su interviste di settore in cui venivano affiancati a gruppi musicali e artisti che del linguaggio estremo e della provocazione avevano fatto una vera e propria ragione d’essere.

Queste parole, dunque, riecheggiando numerose altre prese di posizione dell’ambiente musicale “estremo”, suonano come la dimostrazione di

una precisa strategia tesa a ripensare, a normalizzare dall’interno, a sconfessare ogni espressione artistica che si situi fuori dai canoni del politicamente corretto.

Arte, politically correct e musica metal

Non sempre, ricordiamolo, il messaggio dell’Arte è edificante: nella Musica ad esempio riconosciamo espressioni di diretta e luminosa spiritualità, canti e musiche che potremmo definire “ascensionali”, ma vi sono anche espressioni “dionisiache” (tese a celebrare l’energia, una certa carica sessuale del suono).

Parimenti vi sono musiche che rilassano e “ripuliscono” e ve ne sono altre che motivano e scatenano.

Vi sono, infine, anche espressioni musicali che si pongono come anti-edificanti, nella celebrazione di tutto ciò che è comunemente dannato dalla morale e persino dal concetto stesso di umanità.

Questo è ciò che ha perseguito il metal, soprattutto in certe incarnazioni estreme, in numerosissimi casi: una operazione di shock diretta all’ascoltatore che non dobbiamo leggere solo come una puerile dimostrazione di sterile ribellione.

A questo tema ho dedicato un capitolo specifico del mio “La Musica e i suoi Nemici”, appena pubblicato da Uno Editori.

 

Magnetismo di minoranza

L’Arte infatti può permettersi di affrontare temi, di addentrarsi in zone che sarebbero altrimenti proibite o inconcepibili.

Il fatto che ciò le sia consentito ha numerosi effetti positivi, su tutti quello di disinnescare ciò che io definisco “magnetismo di minoranza”: quando un’idea è proibita o sotto censura, essa eserciterà soprattutto su certi individui un fascino morboso che può condurre a scelte o azioni scriteriate.

Se invece quella idea trova uno sbocco, sublimato dal linguaggio creativo, è come se si depotenziasse.

Il negativo espresso dall’Arte e dalla Musica nella fattispecie ha, inoltre, un potenziale “omeopatico” e dunque fornisce una sorta di catarsi al ricevente e all’ascoltatore.

Le parole della Scabbia, lette in questa ottica, non solo dunque appaiono come una sconfessione strutturale del ruolo di un intero segmento creativo e musicale, ma fanno passare un principio assolutamente errato:

non è affatto sempre detto che atteggiandosi a bravi scolaretti e dunque diffondendo messaggi responsabili e edificanti si ottenga l’effetto di produrre azioni conseguenti.

 

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Guarda qui il trailer di “La musica e i suoi nemici”

Cresti Antonello

Autore: Antonello Cresti

Antonello Cresti: è saggista, conferenziere ed agitatore culturale. Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l'Università di Firenze. Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album. Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura. E' ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale. E' fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico.

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