YOUTUBE (2)

Dei e semidei: le origini divine di un semidio cristiano

Questo articolo è tratto da un testo inedito  (troppo lungo da pubblicare qui in versione integrale) di Mauro Biglino e Francesco Esposito, coautori di Dei e Semidei.

Per chi fosse interessato, in fondo all’articolo c’è il link per scaricare il pdf gratuito con il testo integrale.

 

Le origini: la cultura ebraico-ellenistica

Sarà opportuno analizzare sommariamente quella cultura ebraico-ellenistica da cui il futuro cristianesimo paolino ha tratto parte della sua dottrina.

A partire dal III secolo a.C., all’epoca della dinastia tolemaica ad Alessandria d’Egitto, uno dei centri nevralgici dell’imperante cultura ellenistica, un nucleo attivo di ebrei della diaspora sentì sempre di più l’esigenza di aprirsi al mondo e soprattutto salvaguardare la propria cultura che sempre più soffriva di un complesso d’inferiorità nei confronti dei Greci e degli Egiziani, i quali potevano vantare una tradizione più antica e, secondo le credenze del tempo, più vera.

Gli ebrei della diaspora possedevano sì la conoscenza dell’antica tradizione mosaica (o Legge di Mosè), ma allo stesso tempo lo studio diretto della lunga tradizione filosofica a partire da Omero ed Esiodo. Da qui nacque quel primo connubio forzato fra due culture profondamente diverse (semitica ed ellenistica), che portò alla nascita della cosiddetta Bibbia dei Settanta (Septuaginta), scritta in greco, e che per oltre tre secoli sfociò in una interpretatio obbligatoria per gli ebrei della diaspora che poterono iniziare a vantare un’antichità di dottrine superiore a quella dei Greci, degli Egiziani e successivamente anche dei Romani.

 

Parallelismo con la religiosità romana

Annotiamo come stranamente questa situazione ricordi ciò che successe con l’antica religiosità romana: un parallelismo che non può passare inosservato.

Come si vedrà tra breve, il primitivo pensiero giudaico, concreto e sganciato da ogni visione metafisica e trascendentale, viene trasformato, implementato e rielaborato grazie a concetti peculiari della cultura ellenica e della filosofia da essa partorita nei secoli.

Allo stesso modo fu proprio l’interpretatio greca a cancellare la concretezza della primitiva narrazione religiosa romana che vedeva nel rapporto uomo-divinità un modus vivendi fatto di condivisione della quotidianità vissuta in un rapporto di scambio all’interno del quale le norme regolamentavano un patto che generava vantaggi reciproci per i contraenti.

Così era anche in origine per il rapporto tra il cosiddetto Dio (cioè Elohim) di Abramo, Isacco, Giacobbe e il popolo di Israele.

La primitiva religiosità romana e quella originaria degli ebrei paiono avere quindi condiviso una stessa sorte: un percorso che le ha caricate di significati che a loro non appartenevano.

 

Filone d’Alessandria: oltre la lettura letterale

Romani ed ebrei vivevano il loro rapporto con le divinità su una base fatta di norme e leggi che regolavano una alleanza: fino all’inserimento della interpretatio greca non vi era spazio per il mito, la metafora, l’allegoria, l’astrazione simbolica.

Per gli ebrei si verificò un fatto non previsto: con il loro membro più rappresentativo, conosciuto come Filone d’Alessandria (20 a.C. – 45 d.C.), venne caricata sulla Bibbia una forte valenza simbolica e metaforica alla luce delle influenze della cultura ellenistica, escludendo sempre più la lettura letterale considerata fuorviante ed incapace a cogliere il significato vero e recondito delle Scritture.

Quest’assimilazione di due culture e tradizioni così contrapposte, soprattutto ai tempi di Gesù, portò ad una vera e propria scissione fra gli stessi ebrei: da una parte i giudei, siti in Palestina, i quali fondavano la propria formazione nella Torah scritta in ebraico e spiegata anche in aramaico con un radicale culto del Tempio; dall’altra gli ellenisti, o ebrei ellenisti, i quali fondavano la propria formazione nella paideia greca e lo studio della Septuaginta.

Due mondi inconciliabili, come gli stessi Atti degli Apostoli tendono a suggerire (At 6, 1), con gli ellenisti che sempre più si trovavano come estranei all’interno del gruppo gerosolimitano (i gesuani comandati da Giacomo, fratello di Gesù, e che si reggevano sulle altre due colonne: Pietro e Giovanni), e che mostra come già dopo la morte di Gesù vi fossero due scuole di pensiero specifiche all’interno della stessa comunità: da una parte gli Ebrei (βραους), i giudei (ουδαος), i gesuani, che fondavano nella sola Torah e nelle azioni dell’uomo Gesù il loro credo; dall’altra gli Ellenisti (λληνιστν), che invece iniziarono una nuova riflessione su quel personaggio che nel corso della sua vita aveva compiuto imprese eccezionali, che si sarebbero poi riproposte anche dopo la sua morte.

 

Il mondo greco in quello giudaico-gesuano

L’unione dei due mondi, o per meglio dire, l’intrusione del mondo greco in quello giudaico e nella fattispecie in quello giudaico-gesuano, ha determinato l’insorgere di alcuni elementi storico-culturali che nel libro Dei e semidei. Il pantheon dell’Antico e del Nuovo Testamento (Uno Editori, 2019) sono analizzati nei particolari.

Ne facciamo qui un brevissimo cenno.

Il primo è dato dalla vera e propria proliferazione di “cristianesimi”: diverse decine di forme di pensiero che si rifacevano a quella figura con la libertà tipica di chi ritiene che il testo (pur definito sacro) altro non sia che una base su cui condurre libere speculazioni di ordine teologico e filosofico. Ciascuna corrente si riteneva (e si ritiene ancora oggi nella varietà di cristianesimi esistenti: cattolico, greco-ortodosso, gruppi protestanti…) detentrice della verità unica, certa e quindi non discutibile, con tutto ciò che questo comportava in termini di contrasti, anche storicamente molto violenti, tra i vari gruppi finalizzati all’annientamento dell’avversario definito “eretico”.

Il secondo elemento si caratterizza per la libertà-capacità di elaborare vere e proprie costruzioni simboliche basate su testi esaminati non più letteralmente ma alla luce di quella libertà di elaborazione allegorica e metaforica concessa dalla nuova modalità interpretativa.

Età di Cristo: 33 anni

Tra i tanti simbolismi sorge quello basato sulla presunta età che Cristo avrebbe avuto al momento della sua crocifissione: trentatré anni.

Il 33 è divenuto oggetto di studio e di analisi; dato per certo e acquisito, è stato variamente utilizzato come base per ideare interpretazioni simboliche da applicare poi alla realtà quotidiana sia dei singoli individui che di gruppi variamente organizzati.

Nel già citato lavoro abbiamo invece utilizzato il metodo dichiarato del “facciamo finta che” ciò che è scritto nei testi sia vero e lo abbiamo messo a raffronto con dati storici comunemente accettati e appartenenti al diffuso convincimento condiviso dai credenti.

Ne è scaturito un quadro che mette in seria discussione ciò che genericamente si pensa di sapere sulla durata della vita del predicatore giudeo conosciuto come il Cristo (messia in greco).

Questa acquisizione – per altro già conosciuta da alcuni padri della Chiesa e storicamente documentata con dati esterni ai testi canonici ma le cui vicende con questi si incrociano in modo non equivocabile – induce a fare profonde riflessioni su alcune “certezze” nutrite e diffuse da chi applica chiavi di lettura finalizzate ad elaborare interpretazioni simboliche risultanti ora prive di fondamento.

La considerazione che ne deriva è che quando ci si allontana dalla letteralità dello scritto e ci si sente liberi di procedere quasi come se il testo non ci fosse, si possono trarre conclusioni illusorie e fare affermazioni circa “verità” che poi non risultano essere tali alla luce del fatti.

 

TI interessa approfondire?

Scarica qui il PDF Gratuito

Quali Origini Divine per un Semidio Cristiano?

Biglino Mauro

Autore: Mauro Biglino

Mauro Biglino, autore best seller, studioso ed esperto di storia delle religioni, è stato traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo, collaborazione che si è conclusa una volta iniziata la carriera di scrittore. Da circa 30 anni si occupa dell'analisi dei cosiddetti testi sacri nella convinzione che solo la conoscenza diretta di ciò che hanno scritto gli antichi redattori possa aiutare a comprendere il nostro passato. Mauro Biglino, con il suo metodo "facciamo finta che…", ha portato alla luce sorprendenti scoperte.

Esposito Francesco

Autore: Francesco Esposito

Esposito Francesco, Lamezia Terme (cz) classe 1986, si laurea in Scienze Filosofiche con una tesi magistrale sul De Cultu Feminarum di Tertulliano e la figura femminile nel cristianesimo patristico e nella società romana. Studioso di cristianesimo primitivo e pre-conciliare, dal 2013 cura una rubrica di approfondimento sui testi biblici assieme all’autore Mauro Biglino intitolata “Racconti dall’Antico Testamento”.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    error: Attenzione: questo contenuto è protetto!!