Schermata 2018-10-25 alle 13.19.44

Il piccolo regno di Dio: l’insuccesso territoriale del Dio Yahweh e del popolo d’Israele

“Abramo, alla tua discendenza io do questa terra…”

Costa siro-palestinese, 1800 a.C.[1]… Dio guardò un uomo e pronunciò le parole che cambiarono la storia:

“Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume d’Egitto al grande fiume Eufrate”[2].

Il patriarca Abramo, già piuttosto anziano, udì e probabilmente annuì con una certa accondiscendenza. Ciò che gli veniva promesso era il mondo intero e lui era solo il capo di una tribù. Certo era ricco e influente, ma soggiogare i territori racchiusi dai due celebri fiumi significava, prima di tutto, far polvere dei grandi imperi che ivi regnavano. Giganti armati, spietati e implacabili. Egizi, Assiri, Babilonesi avevano fatto della guerra un’arte e molti popoli indietreggiavano al solo apparire all’orizzonte delle schiere ordinate dei loro eserciti.

E infatti Abramo non riuscì a realizzare quanto promesso da Dio. Ma il patriarca divenne il capostipite di una genia che, secondo il mito, per secoli si adoperò nell’intento di sottomettere la terra dove abitavano gli Ittiti, gli Amorrei, i Cananei[3].

Parola di Dio o desiderio di sopravvivenza?

Dal mio punto di vista, ciò che Abramo e i suoi discendenti tentarono di conquistare non ebbe come fonte la voce divina ma una più umana aspirazione alla sopravvivenza.
Infatti, le confinanti tribù seminomadi che vivevano lungo la costa siro-palestinese non avevano i mezzi né le forze necessarie per impensierire i grandi imperi del Vicino Oriente; per questo le attenzioni degli Israeliti si rivolsero alle tribù limitrofe, come Moabiti, Edomiti e Amaleciti, discendenti, secondo il racconto biblico, dalla famiglia di Abramo. Verso costoro sono indirizzate le guerre che votarono allo sterminio tutto ciò che respirava, senza distinzione di sesso o età[4].

Tutti coloro che erano al di fuori della tribù erano nemici e nello scorcio storico del II millennio a.C., in una terra attraversata da eserciti imperiali e bande di razziatori, il motto “amate i vostri nemici”[5] aveva tutt’altra eco. Infatti i popoli avversari di Israele andavano inseguiti e abbattuti con la spada[6], senza mostrare pietà[7]. Unica eccezione le fanciulle che non si erano mai unite con un uomo[8]. Così comandava il Signore.

L’efferatezza del contesto traduce l’amara lotta per la sopravvivenza, in cui chi viene sconfitto, soccombe. Tra essi vi era anche il popolo eletto che venne calpestato dai giganti della storia: gli Egizi sottomisero la terra di Canaan, gli Assiri distrussero Samaria, deportando parte della popolazione, i Babilonesi saccheggiarono Gerusalemme e condussero in esilio l’élite cittadina. Questi eventi marchiarono a fuoco la memoria del popolo e divennero le lenti attraverso cui rileggere e soprattutto rimodellare la propria identità nazionale.

Le imprese dei patriarchi, a cominciare da Abramo, sono da leggere secondo tale visione narrativa; essi, ci dice la Bibbia, furono le orecchie e le mani di Dio, tramite cui doveva compiersi la grande promessa di successo territoriale. Il popolo che il Signore guidava avrebbe trionfato su tutto e tutti. Questo, almeno, è ciò che si voleva dare a credere: Invece le sorti delle tribù che saccheggiavano villaggi nemici furono diverse…

La Bibbia è un libro di storia?

È bene ricordare che al di fuori del racconto biblico mancano prove che accertino l’esistenza dei personaggi biblici. Tuttavia sarebbe un errore intendere le gesta dei patriarchi come mere invenzioni, piuttosto esse sono da inquadrare in un lungo processo di tradizione orale che solo a partire da VI secolo a.C., secondo il mio punto di vista, ebbe forma e corpo. Pertanto le vite di Abramo Isacco, Giacobbe, Giosuè ecc., non vanno intese come biografie ma narrazioni alterate di antichi eventi, trasformati dal tempo e dalla memoria collettiva. Le voci dei capi sono una eco remota di cui, allo stato della ricerca, è impossibile dare un volto o un nome autentici.

Così i celebri episodi veterotestamentari (entrati di prepotenza nell’immaginari collettivo e definibili come un fenomeno culturale) quali le grandiose carovane di Abramo, l’epico Esodo, le tremende guerre condotte da Giosuè in Canaan e i potenti regni di Davide e Salomone mancano di riscontri archeologici[9]; infatti nella penisola del Sinai non sono state rinvenute tracce di esseri umani compatibili con il periodo dell’Esodo, ossia il tardo bronzo, e la condizione di generale arretratezza di Gerusalemme nella prima età del ferro stride con la rappresentazione del ricco regno governato da Davide e Salomone.

L’effetto evocativo assolve una funzione socio-nazionale più che storica. Ciò è avvalorato dal racconto della grande conquista territoriale voluta dal Signore. Nello svolgersi della storia, tale promessa fu più volte ripetuta da Dio ai vari condottieri che si alternarono alla guida del popolo eletto, dato che il raggiungimento dell’obiettivo tardava a compiersi. Dal punto di vista religioso ciò era da imputare alla scarsa fedeltà dimostrata dal popolo nei confronti del suo Dio; da un’ottica più razionale, l’avanzata lenta delle tribù era direttamente proporzionata alle loro forze e capacità.

Certamente non senza frustrazione come si intuisce dall’ammonimento che Yahweh rivolge ad uno dei suoi più fidati comandanti, Giosuè:

«Giosuè era ormai vecchio e avanti negli anni, e il Signore gli disse: “Tu sei vecchio e avanti negli anni, mentre rimane molto territorio da occupare”»[10].

Decenni di lotte intestine tra le tribù avevano allargato di poco i confini del chimerico regno di Dio. E quando Giosuè morì a centodieci anni[11] la situazione era invariata. La promessa fatta ad Abramo era ancora inevasa. Ma a chi spettava l’onere di tradurla in realtà?

Patto di allenza, le guerre e gli altri dei (Milcom, Camosh…)

Il messaggio contenuto nel celebre patto di alleanza, citato all’inizio, è semplice e lineare, non vi è, a parer mio, alcuna possibilità di fraintendimento. È assente qualunque sotto testo allegorico mentre spicca il chiaro intento bellico, riconducibile alla volontà del popolo di sopravvivere e progressivamente di delinearsi come entità nazionale, autonoma e originale.

Lo stesso monoteismo costruito dal popolo sarebbe il frutto di una lenta evoluzione innescata dalle ambizioni di un sovrano del VII secolo a.C., Giosia, e soprattutto dai traumi derivate dalle conquiste straniere. Nell’età del ferro tra le popolazioni della terra di Canaan erano diffuse pratiche enoteistiche, e ciò valeva anche per il popolo eletto.

Agli Israeliti infatti era proibito venerare altri dei, ma non era negato che esistessero.

Milcom era riconosciuto quale il dio degli Ammoniti, e Camosh era il dio dei Moabiti[12]. Lo stesso Salomone adorava altre divinità oltre a Yahweh, ossia Astarte, dea di Sidone, e il già citato Milcom[13].

Certo ogni divinità diversa da Yahweh era definita come “obbrobrio”, tuttavia fino all’esilio babilonese del 587 a.C. gli Israeliti vissero con una certa disinvoltura il culto esclusivo con il loro dio. Infatti accadeva di frequente che «fecero ciò che è male agli occhi del Signore; dimenticarono il Signore, loro Dio, e servirono i Baal»[14]. Il monito di Giosuè non passò mai di moda:

«Se trasgredirete l’alleanza che il Signore, […] andando a servire altri dèi e prostrandovi davanti a loro, l’ira del Signore si accenderà contro di voi e voi sarete spazzati via dalla terra buona che egli vi ha dato»[15].

… Ma venne spesso trasgredito. Gli Israeliti all’occorrenza alzavano altari e fabbricavano idoli ad ogni divinità del pantheon cananeo. Senza ansie o patemi. Le furiose vendette del Signore degli eserciti è evidente che fossero temute fino ad un certo punto. Forse perché, in fin dei conti, non vi era alcuna divinità irosa che scagliava fuoco e fiamme contro chi lo tradiva?

Yahweh, il Dio geloso e vendicatore

All’indomani della distruzione del Tempio di Gerusalemme e della deportazione, il bisogno di “dare un senso al tragico epilogo” molto probabilmente è alla base della decisa svolta monoteistica. In quest’ottica la rilettura della storia del popolo è fatta in base al principio di fedeltà tributato all’unico Dio. Pertanto ogni tragico episodio occorso è da intendere come la manifestazione del disappunto divino per la mancata o imprecisa obbedienza. Il compimento della grande promessa di una terra dal fiume d‘Egitto sino all’Eufrate rientra in questo schema. Yahweh, dio d’Israele, viene descritto negli atteggiamenti come un condottiero iroso e vendicativo, in cui mi sembra di udire la voce frustrata di un popolo assoggettato a forze maggiori:

«un Dio geloso e vendicatore è il Signore, […] pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici[16]».

Non a caso nella Bibbia Yahweh è detto “Signore degli eserciti” per oltre 200 volte e l’obiettivo molto pratico e poco spirituale del dio (specchio della volontà popolare) era l’espansione territoriale a scapito di ogni altro popolo. Il nome di Yahweh si acclamava in caso di vittoria e si piangeva in caso di sconfitta. Ma a conti fatti il successo delle imprese belliche si misura in un risicato territorio, misurabile all’incirca attorno ai 70.000 km2, un’inezia se paragonata alle imprese belliche di comuni mortali. Ad esempio Alessandro Magno, il grande condottiero macedone, in appena un decennio conquistò l’equivalente di 5 milioni di km² e gli imperatori romani potevano contare nel 117 d.C. su un impero di 6,5 milioni di km².

Il popolo eletto, guidato dal Dio Creatore, Onnisciente e soprattutto Onnipotente, si cimentò in un’impresa bellica risibile ed il regno di Yahweh, che avrebbe dovuto abbracciare le terre dal Nilo all’Eufrate, altro non stringeva che qualche pascolo e collina rocciosa. La responsabilità dell’insuccesso non è divina ma umana, essendo le forze in campo delle tribù insufficienti ad imporsi sui grandi imperi del Vicino Oriente.

Un articolo di Stefania Tosi

______________________

[1] Le date degli eventi biblici sino al X secolo a.C. sono tuttora oggetto di dibattito tra gli studiosi. Si tratta perciò di ipotesi in attesa di verifica. [2] G 15,18; Dt 1,7; Dt 11,24; Gs 1,4. [3] Gn 15, 20-22. [4] Dt 13,16. Nm, 21, 24. Gs 6,21; 8,284; 10,28 -39; Gs 11,10-14; 19,47; Gdc 1,8; 1,25; 4,16;18,27; 20,37;20,48. 21,10; 1Sam 15,8; 22,19; 2Sam 15,14; 2Re 10,25; Gdt 2,27; Est 9,5; Est 19,5; 1Mac 5,28; 1Mac 5,51; 1Mac 12,48; Gb 1,15; Ger 21,7; [5] Mt 5, 44; Lc 6, 27. [6] Lv 26,7. [7] Dt 7,2 [8] Nm 31,17-18 [9] I. Finkelstein, N. A. Silberman, “Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito”, Carocci, Roma 2002. [10] Gs 13,1. [11] Gs 24,29 [12] 2Re 23,13. [13] 1Re 11,5. [14] Gdc 3,7 [15] Gs 23,16. [16] Na 1, 2.

Tosi Stefania

Autore: Stefania Tosi

Stefania Tosi, laureata in Storia, è docente di materie umanistiche, ricercatrice indipendente, studiosa di storia antica e di mitologia. Da più di dieci anni si occupa di storia dell’Antico Egitto e dei testi sacri egizi a cui ha successivamente affiancato l’analisi dei testi biblici. Vive e lavora a Milano.

3 Comments

  1. Ho letto solo di conclusioni tratte senza tener conto del contesto generale di alcune Scritture della Bibbia. Dio è Amore, perché ci ha creato e la Sacra Bibbia è la guida che ci ha lasciato. Le profezie menzionate nella Bibbia sono talmente accurate che non lasciano alcun dubbio. La Bibbia è anche storica perché ha permesso ad archeologi di trovare città che erano menzionate solo nelle Scritture, vedi Sodoma e Gomorra.... Per il resto vi auguro di poter conoscere accuratamente la Bibbia e poi trarre le conclusioni. Saluti L. Tramontana
  2. Tramontans le profezie accurate sono state scritte post evento... ...l'unica aperta non da data di compimento... ...tutto questo amore si infrange inesorabilmente nei versetti successivi a leggere i salmi "misericordiosi" dopo l'incipit nella loro interezza...
  3. La storia del popolo eletto è molto travagliata, ma Davide e soprattutto suo figlio Salomone sono stati due grandi sovrani e condottieri. Il popolo di Israele ha sperimentato la potenza anche militare ed è stato, per la prima volta nella sua storia, temuto, rispettato, riverito da molti popoli anche lontani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *