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Le donne nelle Bibbia: inferiori, violentate e sottomesse…

Regole patriarcali per un mondo di uomini

Chiunque appartenga a uno dei credi cristiani o ne abbia ascoltato le prediche, avrà senz’altro sentito dire da preti, pastori, anziani e predicatori che la Bibbia riconosce il dovuto rispetto ed appropriata dignità alla donna. Ma quanto biblica è questa concezione?

È risaputo un po’ da tutti, ad esempio, che tra le cose condannate dalla Bibbia c’è l’adulterio, ossia il tradimento del proprio coniuge. Chi lo metterebbe in dubbio? Eppure un’analisi più accorta rivela che le cose non stanno esattamente così. Esaminiamo le scritture relative… Il settimo dei 10 Comandamenti recita:

«Non devi commettere adulterio» (Esodo 20:14).

Chiediamoci: con il termine “adulterio” gli autori biblici intendevano davvero ciò che intendiamo noi oggi, appartenenti ad una società che riconosce pari diritti a uomini e donne considerando i due generi aventi eguale dignità?
Qualche primo indizio lo abbiamo appena tre versetti più avanti, al decimo comandamento:

«Non desiderare… la donna d’altri» (v. 17)

Come mai, ci chiediamo, il versetto pare riferirsi solamente agli uomini, ammonendoli di non desiderare una donna già sposata o fidanzata?
Una donna libera era forse legittimata a desiderare il marito di un’altra donna?
Ebbene, se abbiamo l’impressione di disporre finora solamente di elementi indiziari, apprestiamoci a cambiare presto idea: la Bibbia non lascia adito a dubbi.

Cosa si intende davvero per “adulterio”?

È sempre la Torah, infatti, nel libro successivo (Levitico) a spiegare cosa dev’essere inteso con il termine “adulterio”:

«E l’uomo che commette adulterio con la moglie di un altro uomo commette adulterio con la moglie del suo proprio prossimo. Dev’essere messo certamente a morte, l’adultero e l’adultera» (20:10).

Dello stesso avviso è Deuteronomio 22:22, che sentenzia:

«Nel caso che un uomo sia trovato a giacere con una donna appartenente a un proprietario, dovranno morire entrambi».

Il punto è sempre lo stesso: si parla di adulterio solo quando la donna di un altro uomo viene violata. D’altronde basti pensare alla consuetudine degli Israeliti di avere più mogli: gli uomini erano, di fatto, nell’impossibilità tecnica di essere infedeli. L’infedeltà maschile aveva un altro nome: si chiamava “poligamia”.

Apprendiamo, quindi, che la donna non aveva diritto alla fedeltà del proprio marito ma doveva dividerselo con altre donne; al tempo stesso veniva punita con la morte qualora fosse stata lei a mostrarsi infedele. Altro diritto che la donna non aveva era quello di scegliersi il proprio coniuge. I matrimoni, infatti, venivano generalmente combinati sulla base di accordi presi tra il pretendente ed il padre della sposa (Esodo 22:16, 17).

Ma la discriminazione di genere cui la mentalità semitica era abituata non si limita a questo.

Lot: “Ho due figlie, fate di loro ciò che volete”

Esaminiamo l’esempio di un uomo descritto come retto e giusto: Lot, nipote di Abramo.

Avendo egli mostrato ospitalità a due messaggeri (ebraico malakhim, greco aggelos) minacciati dagli abitanti di Sodoma che volevano abusare sessualmente di loro, Lot, da “premuroso” padre quale (non) era, offrì a quei molestatori le sue due figlie vergini invitandoli a violentarle:

«Vi prego, suvvia, ho due figlie che non hanno mai conosciuto uomo. Vi prego, lasciate che ve le porti fuori e fate loro ciò che desiderate, ma non fate nulla a questi uomini» (Genesi 19:8).

Dunque, neppure l’amore di un padre era esente da questa concezione della donna che, in alcuni casi, non superava il tipo di considerazione che si ha per un animale o un oggetto. L’incolumità di quei due sconosciuti, siccome maschi, era considerata di valore estremamente superiore alla dignità e alla vita delle sue “amate” figlie, perché femmine.

Violentata e tagliata in pezzi…

In Giudici 19 leggiamo qualcosa di simile, seppur peggiore. Un levita in viaggio con la sua concubina venne ospitato da un vecchio che aveva una figlia vergine. La scena di Sodoma si ripropose: gli uomini della città di Ghibea intendevano abusare sessualmente del levita, così il padrone di casa, con l’intento di proteggerlo, offrì a costoro la propria figlia vergine e la concubina dell’ospite. Possiamo leggerlo al versetto 24:

«Ecco la mia figlia vergine e la concubina di lui. Lasciate che ve le porti fuori, vi prego, e violentatele e fate loro ciò che è bene ai vostri occhi. Ma non dovete fare questa cosa vergognosa e folle a quest’uomo».

Stesso identico movente: l’unica cosa che conta è preservare la dignità e l’incolumità del maschio, che possono essere tranquillamente barattate con quelle delle femmine. I molestatori non accettarono, ma il levita consegnò ugualmente a forza la sua donna a quegli uomini, la quale venne violentata dal gruppo. Dopo una notte di violenza sessuale ininterrotta (v. 25), la donna tornò verso casa distrutta, moribonda, accasciandosi sulla soglia (v. 26). Più tardi il levita, al suo risveglio, la vide e le ordinò di rialzarsi per riprendere il viaggio, ma lei non gli rispose. Dopo averla caricata sull’asino, la riportò a casa sua, la tagliò a pezzi e li sparse per Israele (vv. 27-29).

Dal capitolo 20 apprendiamo che il levita non venne ritenuto colpevole per il trattamento riservato alla sua concubina, ma soltanto gli abitanti di Ghibea ed in seguito anche quelli della tribù di Beniamino, i cui abitanti furono sterminati, incluse le donne e i bambini. Il tutto con l’approvazione di Geova.

Le donne tacciano! Parola del Signore

Potrei riportare molti altri esempi, ma questi menzionati credo siano sufficientemente eloquenti. E se qualche cristiano dovesse obiettare che con l’avvento di Cristo ed il Nuovo Testamento le cose cambiarono, faccio notare che l’apostolo Paolo non era dello stesso avviso:

«Le donne tacciano nella congregazione, poiché non è consentito loro di parlare, ma siano sottomesse, come dice anche la Legge. Pertanto se vogliono imparare qualcosa interroghino a casa ai propri mariti, poiché è vergognoso quando una donna parla nella congregazione» (1 Corinti 14:34, 35).

Dunque “come dice anche la Legge”, nessun cambiamento di rotta rispetto all’Antico Testamento pertanto. Con tono simile si esprime in 1 Timoteo 2:11, 12, invitando le donne al silenzio. Mentre in 1 Corinti 11:3, Efesini 5:22, Colossesi 3:18, Tito 2:5 e 1 Pietro 3:1, sia Paolo quanto Pietro sottolineano l’importanza della sottomissione della donna all’uomo, il quale viene più volte definito “capo di lei”. In 1 Corinti 11:7

Paolo ne spiega anche il motivo, in quella che potremmo definire un’esternazione sessista: fu l’uomo ad essere creato a immagine e gloria di Dio, mentre la donna è gloria dell’uomo, arrivando a colpevolizzare l’intero universo femminile perché ad esser stata ingannata dal serpente nell’Eden sarebbe stata Eva e non Adamo (1 Timoteo 2:14), ricordando che la donna non è stata cancellata dal creato solo perché necessaria alla riproduzione della specie.

In conclusione, la Bibbia rispetta davvero la donna come vorrebbe farci credere la religione cristiana? Ai lettori la risposta…

Gallinaro Dario

Autore: Dario Gallinaro

Dario Gallinaro nasce a Napoli nel 1985 in una famiglia di testimoni di Geova. Allevato come tale sin dalla nascita, inizia presto a scontrarsi prima con le contraddizioni interne alla religione nella quale è stato allevato, poi con quelle presenti nel teismo biblico. Dal suo percorso personale nasce questo libro, nell’auspicio e nella convinzione che esso possa essere di aiuto a chi è ancora attanagliato dagli inganni della religione biblica, qualunque essa sia.

2 Comments

  1. Un mondo sessista e maschilista che le tre religioni del libro non hanno mai nascosto e che continuano a perpetrare. Ma i tempi cambiano, si evolvono. Oggi noi donne abbiamo voce e lottiamo per i nostri diritti, anche se la strada per l'emancipazione totale è ancora irta e ardua nel mondo.

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