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Dott. Massimo Barbetta: le mutazioni del covid-19, vaccino e ricerche scientifiche

Questo articolo  sulle mutazioni del covid-19 è tratto da un testo inedito  (troppo lungo da pubblicare qui in versione integrale) del Dott. Massimo Barbetta, autore per Uno Editori di numerosi saggi.

Per chi fosse interessato, in fondo all’articolo c’è il link per scaricare il pdf gratuito con il testo integrale (Oppure clicca qui)

Le variazioni spontenee del Covid-19

Gli epidemiologi ci informano che il Covid-19 è sottoposto a una certa frequenza di variazioni spontanee del proprio genoma, costituito da 29.903 Nucleotidi.
Trattandosi di un virus a RNA, i 4 nucleotidi implicati nella sequenza sono Adenina (A), Citosina (C), Guanina (G), Uracile (U).

Sappiamo che un altro virus ad RNA è quello dell’Influenza, che – nella sua variante “A” – presenta due antigeni di superficie: H (Hemagglutinina) e N (Neuraminidasi), contemporaneamente presenti sulla superficie del virus, ognuno dei quali ha 3 istotipi, contraddistinti dal numero 1, 2 e 3.
Le combinazioni antigenicamente possibili pertanto sono 9, che si alternano ogni anno: H1N1, H1N2, H1,N3, H2N1, H2N2, H2N3, H3N1, H3N2, H3N3.

Le mutazioni del Covid-19

Veniamo ora al Covid-19.

Dal 10 al 25 di aprile ci sono stati molti studi scientifici di ricercatori che hanno analizzato le mutazioni del Covid 19 e hanno scoperto alcune modifiche genomiche, che sono diventate strutturali e fondanti per il virus.

Si sono creati, pertanto, dei ceppi diversi del coronavirus, che si sono poi diffusi in aree geografiche diverse del globo.

I 3 ceppi del Covid-19: coronavirus di tipo A-B-C

Peter Forster, Lucy Forster, Colin Renfrew e Michael Forster, della Cambridge University: “”Analisi compulsata filogenetica del genoma del Covid 19”, hanno così stabilito che, nel mondo, di Covid 19, per il momento, ce ne sono 3 ceppi. 

Il primo tipo, chiamato “A”, ha una mutazione fissa di un singolo nucleotide silente in posizione T29095C, presente in alcuni cinesi della costa meridionale ed in un minimo numero di giapponesi e di americani, poi identificati sulla costa pacifica (Seattle), ma con altre mutazioni variabili (Figura 2)

Il tipo “B” è stato rinvenuto  nella Cina orientale, ma, con ben 10 tipi di mutazioni, anche nella costa atlantica degli U.S.A (New York), Canada, Messico, con molto sporadici casi in Francia, Germania, Italia ed Australia.

Esso è derivato dal precedente tipo “A”, con la singola mutazione nucleotidica in C8782T, “Silente” o “Simpatica” + la mutazione C28144T, “Effettiva” e “Non-simpatica” per la variazione ammino-acidica Leucina >Serina, dovuta alla doppia mutazione nucleotidica sullo stesso “Codone” di partenza.

Forster sostiene che questo tipo di virus è adatto alle popolazioni dell’est asiatico e potrebbe aver bisogno di mutazioni per superare  resistenze fuori di questa zona geografica.

Il tipo “C è derivato dal tipo “B” con la singola mutazione nucleotidica “Effettiva” o “Non-simpatica” in C26144T per la variazione ammino-acidica Glicina > Valina. Essa appare ben rappresentata in Europa, con evidenze in Francia, Svezia, Italia, ed, in Asia, a Singapore, Taiwan ed Hong Kong, ma NON in Cina… e Appaiono evidenti le possibili migrazioni che il Covid-19 ha compiuto per questa sua diffusione mondiale. 

Le origini della pandemia

Un altro articolo di Peter Forster: “Covid-19: Un’Analisi compulsata genetica fornisce un’istantanea delle origini della pandemia“, afferma che sono stati controllati 160 genomi virali, raccolti dal 22 dicembre al 4 marzo.

Lo studioso ha notato che:

ci sono così tante mutazioni rapide che, per tracciare un albero genealogico del virus, è stato necessario un algoritmo matematico, usato di solito, per mappare spostamenti di popolazioni preistoriche mediante il loro DNA.

La localizzazione del tipo “B” nell’Asia orientale potrebbe risultare in un “Effetto di fondazione”, una sorta di collo di bottiglia, quando un nuovo tipo di virus si instaura da un piccolo gruppo di infetti. In questa fase le mutazioni erano lente, prima che il Covid-19 fosse oscurato da un grande numero di mutazioni.” 

In un articolo comparso su Al-Arabya News del 29 aprile 2020: “Il Coronavirus ha due ceppi: la seconda mutazione è quella trovata per prima a Wuhan: Scienziati“, Forster afferma inoltre:

Non ci sono prove che il coronavirus sia originato a Wuhan.” 

 

Lo studio cinese del Prof. Li: le mutazioni del covid-19

Abbiamo visto come gli scienziati siano ormai orientati a considerare 3 tipi di Covid-19: il tipo A, il tipo B ed il Tipo C, diffusi nel mondo e derivati in successione uno dall’altro, in base a mutazioni nucleotidiche successive.

Un contributo importante all’approfondimento sulle mutazioni spontanee compiute dal Covid-19 ci giunge da uno splendido e lungo (ben 46 pagine!) pre-articolo del ‘team’ di studiosi cinesi dell’Università Zhejiang di Hangzhou, guidati dal professore Li Lanjuan.

Egli ha acquisito una importante esperienza, maturata sul campo, essendo stato il coordinatore dell’emergenza sanitaria a Wuhan, durante l’epidemia di Covid-19.

Le mutazioni dell’RNA

Lo studio cinese, dopo un’accurata analisi statistica preliminare sulle mutazioni nucleotidiche spontanee riscontrate finora nell’RNA genomico del Covid 19, ed in possesso della comunità scientifica, esamina le mutazioni insorte nell’RNA virale prelevato da 11 diversi pazienti ricoverati nell’ospedale di Hangzhou, di età variabile fra 1 e 70 anni, suddivisi in 8 maschi e 3 femmine. Il virus, dopo essere stato isolato, è stato introdotto sperimentalmente in colture cellulari umane, per verificarne gli effetti, con il riscontro di successive mutazioni rinvenute, a distanza di poco tempo nel RNA genomico del Covid 19 degli stessi pazienti.

Cosa si può dedurre?

Come andamento generale possiamo dedurre che le modifiche nucleotidiche della fase 2, quando il Covid-19 era già all’interno del corpo dei pazienti, sono sensibilmente maggiori di quelle che erano presenti al momento del primo controllo ospedaliero, a riprova di un’intensa attività di mutazione nel corpo del paziente.

La presenza di RNA virali misti, in percentuale differente fa pensare a catene di replicazione diverse dello stesso Covid-19 nel corpo del paziente, che sta dando vita a replicazione con due differenti ceppi. È rilevante notare come, per ben 9 volte su 11, le mutazioni iniziali o quelle avvenute all’interno del corpo del paziente riguardino la zona dello Spike, vero punto nodale dell’attività e delle funzioni del Covid-19.

Questo fatto conduce all’esistenza di più di 300 ceppi virali al momento di scrivere questo articolo e l’impatto delle mutazioni sulla patogenicità del virus deve essere attentamente valutato.

 

Mutazioni e vaccino

Davvero rilevante è la conclusione dello studio dei ricercatori cinesi, che, affermano, non senza una loro sorpresa ed un briciolo di preoccupazione:

In conclusione, analogamente all’influenza, i farmaci e lo sviluppo di vaccini, anche se urgenti, devono considerare l’impatto di queste mutazioni che si accumulano, specialmente quelle fondanti, per evitare di dover fare un Buco nell’Acqua.”

 

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Le incredibili mutazioni del Covid-19

 

Barbetta Massimo

Autore: Massimo Barbetta

Massimo Barbetta (1961) Medico oculista, è appassionato degli studi classici e delle lingue antiche: latino e greco, e, in forma amatoriale, di ebraico e geroglifico. Da oltre 15 anni è cultore della storia medievale, della cultura e delle leggende dei sumeri, dei babilonesi, degli ebrei, dei greci e dei romani. Collaboratore delle riviste “Mystero”, “Archeo-Misteri” ed “UFO-Notiziario”, è membro del “C.I.R.P.E.T.” (Comitato Interdisciplinare per le Ricerche Proto-storiche e Tradizionali) e partecipa da anni, con personali relazioni, a congressi e conferenze su questi temi. Da più di 12 anni si occupa attivamente di ricerche e approfondimenti sulla cultura dell’Antico Egitto e sull’Archeo-Astronomia, avendo pubblicato le sue ricerche in oltre 40 articoli, in questi e altri campi di indagine, sulla rivista “Archeo-Misteri”. Autore di "Stargate - Il Cielo degli Egizi" e "La Porta degli Dei".

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