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Ecco perché il Dio Yahweh dell’Antico testamento non è lo stesso Dio del Nuovo Testamento…

Il Dio Yaweh, sanguinario e vendicativo

Nel leggere l’Antico e il Nuovo Testamento, a qualsiasi individuo dotato di un minimo di buonsenso verrebbe spontaneo domandarsi se i due testi parlano dello stesso “Dio”, tale è la contraddizione che emerge mettendo a confronto i personaggi.

La figura del biblico Yahweh non è certamente rassicurante: qualsiasi passo si prenda in esame lo può confermare. Dalla lettura – e mi riferisco alla versione canonica, senza andare a scomodare traduzioni diverse – emerge un dittatore inquietante, iracondo, sanguinario, vendicativo, cui salta la mosca al naso per un nonnulla e che non risparmia castighi tra i più atroci anche in presenza di disobbedienze lievi.

Ne sono testimonianza alcuni salmi, per esempio il 136, in cui si dice che «l’amore di Dio» è eterno  perché ha sterminato i popoli o i re nemici di Israele; troviamo la stessa situazione in altri infiniti versetti di Esodo, Numeri, Deuteronomio, Levitico, ecc., il cui elenco dettagliato è impossibile in questa sede, data la loro quantità, dove non fa altro che ordinare stragi e condanne a morte. Egli stesso si definisce «un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano» (Deuteronomio 5, 9).

Genesi: e Dio creò l’uomo e la donna, e li punì nei secoli dei secoli

Lo stesso libro che apre la Bibbia – Genesi – ci presenta subito un quadro della natura di colui che, molto più tardi, diventerà il cosiddetto Padreterno sponsorizzato da Paolo & soci e insisto col dire che mi attengo alla versione ufficiale, fornita da santaromanachiesa, quella cui tutti i devoti sarebbero obbligati a credere senza eccepire.

Quel signore, dapprima “crea” l’uomo «a propria immagine e somiglianza», poi, quando si accorge che il poveretto si annoia tutto solo in quel vasto “Paradiso terrestre”, gli affianca una compagna, per fabbricare la quale addormenta il tapino e gli cava una costola (Genesi 2, 21-23).

Questa storiella – che nemmeno un bambino di cinque anni potrebbe bersi senza fiatare, se non fosse stato indottrinato fin dal suo primo vagito – continua in modo ancora più incredibile. La coppia – Adamo ed Eva – viene autorizzata a usufruire di tutto ciò che si trova nell’Eden, ma non deve nemmeno toccare un albero, detto «della conoscenza del bene e del male», pena: la morte.

Naturalmente i due disobbediscono: Eva, curiosa come tutte le donne, inizia a ronzare intorno all’albero proibito, viene convinta dal “serpente” che “Dio” aveva un secondo fine egoistico per vietare loro di assaggiare quei frutti (la tradizione parla di una mela, anche se non si sa bene il perché), la poveretta cede alla tentazione e convince anche l’uomo a fare altrettanto.

Ed è a questo punto che appare la prima “ira di Dio” della Storia: quel signore che aveva creato il mondo e i capostipiti del genere umano per un atto d’amore (perché è così che ce la raccontano), dà fuori di matto, caccia i due tapini dall’Eden, condannandoli a guadagnarsi il pane con il sudore della fronte e, non ancora contento, estende il castigo su tutta l’umanità per omnia saecula saeculorum.

In Genesi 3, 1-24, che descrive la scena, quest’ultimo particolare non esiste: si parla solo di discendenza, ossia della diretta stirpe di Adamo ed Eva… che NON sono i capostipiti dell’umanità, come ben si evince nei versetti dove viene narrata la vicenda di Caino e Abele. E per dirla tutta, in Genesi non si parla nemmeno di Yahweh, che comparirà solo in seguito, ma di un generico “Dio”, il cui spirito, inizialmente «aleggiava sulle acque» (Genesi, 1, 2). 

…E i millenni passarono: come San Paolo mi inventò il Messia

Trascorrono i millenni (chi dice due, chi quattro, ma non ha molta importanza) ed ecco che a un certo Paolo di Tarso serve un elemento che gli consenta di vendere al di fuori del mondo ebraico il prodotto che sta fabbricando intorno a un rabbi che una trentina di anni prima era stato crocifisso a Gerusalemme per ordine di Ponzio Pilato e che gli ebrei avevano osannato come “messia”, colui che – fin dai tempi di Mosè e del suo patto con Yahweh – avrebbe dovuto liberare il Popolo eletto dalla schiavitù, che in quel momento storico è rappresentata dall’occupazione romana. 

È Paolo a inventarsi il “peccato originale” e in tal modo riesce a raccontare ai gentili la favoletta del Dio che, accorgendosi di avere un po’ esagerato con il castigo, estendendolo all’umanità tutta (particolare che si inventa di sana pianta), sceglie (con un altro atto d’amore…) di inviare il proprio figlio unigenito a immolarsi sulla croce per la redenzione di tutti coloro che avrebbero creduto in lui. Evidentemente, quindi, il Dio di Paolo si è scoperto meno onnipotente di quanto credeva e possiamo anche legittimamente dubitare della sua sbandierata onniscienza.

Quello che Paolo propone ai suoi clienti è un “Dio d’amore” che si fatica a identificare con quello biblico, ma l’Apostolo delle genti è costretto a mantenere una continuità tra Antico e Nuovo Testamento se vuole conservare la fetta di mercato rappresentata dagli ebrei. E partendo dalla sua operazione di marketing, verrà costruito il cristianesimo, una religione che il rabbi Yehoshua, ebreo fino al midollo, del tutto estraneo a concetti spirituali, condannato a morte come malfattore, non si sarebbe mai lontanamente sognato di avallare.

Yahweh: tutto fuorché il Dio pieno d’amore inventato da Paolo

Allora torniamo alla domanda iniziale: è anche solo lontanamente possibile identificare Yahweh con il Diopadreonnipotente di Paolo, dei vangeli e di tutto ciò che ne sarebbe derivato, portando a più di due miliardi i cristiani nel mondo (dei quali i cattolici sono la maggioranza)?

Dal mio punto di vista, certamente no, ma coloro che invece ritengono di rispondere affermativamente, perché abilmente indottrinati in tal senso, si prendano la briga di mettere a confronto i due personaggi leggendo integralmente Bibbia, lettere di Paolo e vangeli, senza accontentarsi dei passi – sempre gli stessi, la maggior parte delle volte mutilati o decontestualizzati – che propina loro la liturgia.

Nell’Antico Testamento troveranno

– Yahweh che uccide il primogenito di ogni famiglia egiziana (Esodo 12, 29),

– che in Levitico 26, 27-29 esclama: «Se, nonostante tutto questo, non vorrete darmi ascolto, ma vi opporrete a me, anch’io mi opporrò a voi con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. Mangerete perfino la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle vostre figlie»,

– che condanna a morte un uomo per aver raccolto legna di sabato, disobbedendo a un suo ordine (Numeri 15,32-26),

– che dà precise istruzioni a Mosè nella guerra contro i Madianiti, puntualmente rispettate: «Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi» (Numeri 31, 17-18),

– che ha un atteggiamento sempre uguale nei confronti dei nemici («Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni[…] tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia», Deuteronomio 7, 1-2) e via discorrendo in una sequenza infinita di orrori e di massacri.

Il Dio del Nuovo Testamento, invece, sarebbe colui che agisce sempre e comunque per amore e sul quale si fonda il credo dei cristiani: avrebbe ordinato un solo sacrificio, scegliendo la vittima tra i membri della sua complicata famiglia, così da evitare le critiche, avrebbe fatto nascere suo figlio da una vergine per opera dello Spirito Santo e costui sarebbe vissuto una trentina d’anni praticamente in incognito (si potrebbe  dire «cazzeggiando», ma si urterebbe la sbandierata “sensibilità” dei credenti, notoriamente dotati di scarso sense of humor!), poi improvvisamente si sarebbe svegliato e avrebbe deciso, a malincuore, di obbedire al Padresuocheèneicieli, per redimere l’umanità da una colpa immaginaria. Dalla crudele e interessata praticità del tiranno biblico, inoltre, passiamo a un Dio spirituale, dalla promessa di un concreto territorio a quella evanescente di un “paradiso” non meglio identificato. 

Cosa era accaduto al presunto Yahweh in 2000 o 4000 anni? Si era rammollito invecchiando? È evidente che le due figure non possono essere accomunate da alcunché!

Svincoliamoci dalle dottrine, e avanziamo nuove ipotesi…

Ma il vantaggio del libero pensiero, svincolato da ogni indottrinamento, è proprio quello di poter avanzare ipotesi anche apparentemente bizzarre.

Sappiamo che il “Dio unico” è un’altra delle tante invenzioni teologiche: ci sono innumerevoli testimonianze che lo confermano e lo stesso Paolo, inventore del cristianesimo, lo afferma nella prima lettera ai Corinzi: «E in realtà, anche se vi sono cosiddetti dèi sia nel cielo sia sulla terra, e difatti ci sono molti dèi e molti signori, per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene…» (1Cor. 8, 5-6).

Immaginiamo anche che questi «molti dèi e molti signori» non fossero esseri incorporei, spirituali (è Paolo a ridurli così: gli ebrei della Bibbia dialogavano faccia a faccia con gli Elohim), ma personaggi in carne e ossa, condottieri, piccoli o grandi governatori locali, magari tecnologicamente evoluti, uno dei quali era quello stesso Yahweh che aveva promesso la “Terra” a Israele in cambio della sua assoluta devozione. 

E allora presumiamo che nel tempo intercorso tra la comparsa di Yahweh e la venuta di Cristo ci sia stato un avvicendamento: l’El degli ebrei nella provincia di Siria al tempo dell’occupazione romana è un altro, meno sanguinario o forse solo più accorto, che ha preferito cambiare tattica per procurare la libertà al popolo di cui è, non si sa come, diventato il condottiero.

Ha mandato un funzionario di sua fiducia a ingravidare una fanciulla ebrea sedicenne, con ogni probabilità accuratamente selezionata, dalla quale far nascere quel “Jesus Christ Superstar” che avrebbe dovuto guidare la ribellione e spazzare via i romani dalla Galilea e zone limitrofe. Il Gesù evangelico e il suo entourage ci vengono presentati come giocondi predicatori Peace and Love, ma un’attenta lettura dei vangeli canonici smentisce questa edulcorata versione: si trattava di una banda armata, di una vera e propria setta che viveva alle spalle dei proseliti e predicava la rivolta.

Il tentativo non ebbe successo, anzi: finì con l’arresto e la condanna a morte del “messia”; gli ebrei in seguito avrebbero provato ancora tre volte a scrollarsi di dosso il giogo dell’Urbe con altrettante guerre (le Guerre giudaiche di cui parla Giuseppe Flavio) e sarebbero comparsi altri “messia”, con lo stesso scarso successo e la definitiva sconfitta. Ma intanto, Paolo e – dopo di lui –  i presunti evangelisti, avevano avuto il tempo di volgere a proprio favore una vicenda che di soprannaturale non aveva avuto alcunché, ma opportunamente manipolata sarebbe riuscita laddove le armi avevano fallito, portando in pochi secoli alla caduta dell’Impero romano.

Per concludere, lascio la parola ad Albert Einstein e a una frase che l’illustre scienziato scrisse in una lettera indirizzata al filosofo Eric Gutkind il 3 gennaio 1954: «Per me, la parola Dio non è niente di più che un’espressione e un prodotto dell’umana debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può farmi cambiare idea su questo». 

Laura Fezia, è nata a Torino, dove vive e lavora. Studiosa di antropologia, psicologia, storia, religioni, criminologia e del “mistero” in tutti i suoi molteplici aspetti, fa la scrittrice e la ricercatrice. Il suo impegno è volto a scardinare il perverso binomio che la lega alla Chiesa cattolica, un’istituzione millenaria costruita su falsi documenti che si pone arbitrariamente, come unica intermediaria tra l’umano e il divino. Ha pubblicato finora più di 15 titoli, e per Unoeditori: “Apparizioni mariane: il grande imbroglio” e “L’inganno della croce“.

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Fezia Laura

Autore: Laura Fezia

Laura Fezia è nata a Torino, dove vive e lavora. Studiosa di antropologia, psicologia, storia, religioni, criminologia e del “mistero” in tutti i suoi molteplici aspetti, appassionata di animali e della sua città, fa la scrittrice e la ricercatrice. Ama definirsi «una laica a 720°, perché un giro solo non basta» e il suo impegno è volto non già contro la fede, ma a scardinare il perverso binomio che la lega alla Chiesa cattolica, un’istituzione millenaria costruita su falsi documenti che si pone arbitrariamente come unica intermediaria tra l’umano e il divino. Ha pubblicato finora 15 titoli, tra i quali : 101 misteri di Torino (che non saranno mai risolti); Misteri, crimini e storie insolite di Torino; Il giro di Torino in 501 luoghi; Forse non tutti sanno che a Torino…, Alla scoperta dei segreti di Torino, per l’editore Newton Compton. Dal 2016 ha iniziato la collaborazione con il Gruppo Editoriale Uno con il volume Apparizioni mariane: il grande imbroglio.

1 Comment

  1. Ringrazio i responsabili di Unoeditori per permettermi di commentare questi articoli. Innanzitutto l’autrice inizia scrivendo che il Dio dell’Antico Testamento non potrebbe essere il Padre amorevole di Gesu’ Cristo, perché esprime solo azioni violente, punizioni, vendette ecc. Questa tesi e’ vecchia di 1900 anni. In effetti gia’ Marcione ci aveva provato nel II secolo dopo Cristo, ma senza grossi risultati. Nell’Antico Testamento la punizione violenta era relazionata con la santità di Dio e la vendetta era pertanto un mezzo per far regnare la giustizia tra i popoli. Dio (IO-SONO-YHWH) era un Padre severo che puniva i peccati se necessario con la morte. (Il diluvio ne è l’esempio più significativo, Genesi 7, 17). YHWH puniva chi non gli obbediva e trasgrediva la legge, puniva chi non aveva fede in lui e provava la fede di coloro ai quali si era rivelato, per esempio nel sacrificio di Isacco (Genesi 22, 1-18). Il Dio vetero-testamentario doveva per forza essere giusto, punendo i peccati, esattamente come lo è il Dio neo-testamentario. Ma nel Nuovo Testamento Gesù Cristo è venuto proprio per togliere il peccato del mondo e ristabilire il patto iniziale tra Dio e l’uomo. Ora non vi è più punizione terrena (salvo in casi particolari), ma chi crede in Gesù Cristo è salvo. Proprio per questo Dio ha inviato suo Figlio, che è Dio stesso, il Verbo, per poter salvare il mondo. Anche la visione della signora Fezia della Genesi risulta un coacervo di errori e imprecisioni. Nel testo originale non si parla di “mela”, e allora perché la signora Fezia cita una mela, anche se tra parentesi? E’ evidente che Dio ha voluto provare l’obbedienza delle sue creature. Quindi il peccato della prima coppia di umani e’ stata la disubbedienza, e nient’altro. Poi l’autrice sostiene che Adamo ed Eva non siano i capostipiti dell’umanita’, e scrive che cio’ si evince dai versetti dove viene narrata la vicenda di Caino e Abele. Ma dai versetti dove si narra la vicenda di Caino e Abele non si evince affatto che vi siano stati umani prima di Adamo ed Eva, quindi la Fezia si sbaglia. L’autrice sostiene che YHWH non appaia nella Genesi, ma invece il nome YHWH appare gia’ in Genesi 2, 7, quindi la Fezia si sbaglia ancora. Nella seconda parte dell’articolo l’autrice sostiene che fu Paolo di Tarso ad inventare il peccato originale e quindi il Cristianesimo. E’ una tesi trita e ritrita, ma puntualmente qualcuno la tira nuovamente fuori. Innanzitutto c’é da dire che se Paolo di Tarso avesse inventato la Buona Novella, significa che Gesù rimase nella tomba. In questo caso non ci sarebbe stato un “substrato” di cristiani-giudei dal 30 al 50 d.C. e quindi non appena Paolo iniziò a predicare, i giudei lo avrebbero smentito. Gli avrebbero detto: “Ma che dici, quel Gesù è rimasto nella tomba”. Nessuno quindi lo avrebbe ascoltato ne seguito. Anche la tesi di Paolo “inventore del peccato originale” e’ fácilmente confutabile. Infatti tutto il Tanakh e’ impregnato del concetto del peccato a cominciare dal salmo 51. Ed e’ evidente anche che i primi cristiani credevano nella morte espiatoria di Gesu’ come si evince da passaggi neotestamentari coma il Vangelo di Matteo (20, 28) o Vangelo di Matteo (26, 27-28). Poi la Fezia crede di poter dimostrare che YHWH non sia il Padre di Gesu’, ma e’ contraddetta dalla stessa Bibbia, infatti nel Vangelo di Giovanni (8, 54), Gesu’ dice: “Gesù rispose: «Se io glorifico me stesso, la mia gloria non è nulla. È il mio Padre che mi glorifica, quello che voi dite essere vostro Dio.” Poi la Fezia mostra abilmente alcuni passaggi dell’Antico Testamento dove si descrivono punizioni di Dio nei confronti di peccatori, dimenticandosi che Dio e’ giustizia e quindi condanna il peccato e ha certamente la facolta’ di punire i peccati. Secondo la Fezia questi versetti sarebbero in contraddizione con i versetti di amore del Nuovo testamento, ma si dimentica di citare che anche nell’Antico Testamento vi sono versetti di amore, e nel Nuovo Testamento vi sono versetti di condanna e giustizia. Due esempi: Levitico 19, 8: “Non farai vendetta e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono l'Eterno.” Vangelo di Giovanni 3, 18: “Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. “ Infine la Fezia lancia l’ipotesi che nell’Antico Testamento non si parli di Dio, ma di vari personaggi alieni in carne e ossa, tesi copiata dal Biglino, che a sua volta l’ha copiata da Sitchin, quale e’ la novita’? ma se fosse vero che gli “elohim” erano alieni in carne e ossa, quindi personaggi immanenti, come e’ possibile che alcuni non credevano in loro? Ecco infatti il Salmo (10:1-4): “O Yahweh, perché te ne stai lontano? Perché ti nascondi in tempi di avversità? L’empio nella sua superbia perseguita con violenza il misero; essi saranno presi nelle macchinazioni stesse da loro ideate, perché l’empio si gloria dei desideri dell’anima sua, benedice il rapace e disprezza Yahweh. L’empio, nell’arroganza del suo volto, non cerca l’Eterno; tutti i suoi pensieri sono: “DIO non c’è”. La Fezia continua la sua dissertazione sostenendo che un alieno avrebbe messo in cinta Maria. A parte che e’ una tesi di Biglino, ma e’ comunque una tesi assurda sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista logico. Maria non avrebbe mai acconsentito a un rapporto sessuale fuori dal matrimonio. La Fezia sostiene che gli alieni avrebbero avuto bisogno di mettere al mondo un figlio “semi-alieno” con lo scopo di liberarsi dal gioco dei romani. E’ una tesi assurda, in quando se gli alieni erano veramente alieni, avrebbero avuto un tale potere che avrebbero facilmente sbaragliato i romani in pochi secondi. Ma questo la Fezia non lo scrive.

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