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Emozioni: esprimerle oppure dominarle? Alla ricerca delle antiche radici

Emozioni: dar loro spazio oppure dominarle?

Viviamo in un periodo storico e sociale in cui le persone si trovano sempre più sovente a dover compiere delle scelte assolute, dove non ci si può permettere un margine di errore.

In questo contesto se da un lato c’è chi sostiene sia necessario dare spazio alle emozioni, dall’altro c’è chi ritiene l’importanza dell’imparare a dominarle.

Si vive rimbalzando da un estremo all’altro, senza cogliere le sfumature presenti nel passaggio tra i due poli opposti.

Ad esempio fra il giorno e la notte, c’è sempre un’alba e un tramonto, che si rinnovano costantemente e che spesso neanche notiamo. Questa metafora sottolinea la nostra abituale tendenza ad osservare e percepire il nostro quotidiano, creando convinzioni assolutistiche, prive di quell’integrazione esistente fra questi “poli”, impedendoci così di cogliere le diverse variabili (sfumature) ricche di informazioni utili a vivere ed affrontare le circostanze della vita in modo più funzionale e propositivo.

Le scelte nella vita

È vero anche, come dice un detto, che “la vita è fatta di scelte”, perché è la vita stessa che, prima o poi, ti mette di fronte ad una scelta.

La domanda quindi è: “scelgo io della mia vita o lascio che siano gli eventi della vita a decidere per me?”.

Le risposte possono essere diverse, ondeggiando fra chi sostiene di avere pieno potere decisionale sugli eventi e chi invece segue il flusso del proprio vivere. Come sostiene il Dr. Andrea Penna (medico, omeopata, ricercatore) mediante “La Mimesi della mia Vita | TM”, in ogni caso tutti hanno ragione. Infatti, ognuno di noi porta dentro di sé uno stato emotivo che, spesso inconsapevolmente, in diverse occasioni della vita, può dominare rispetto ad un altro.

Volendo, questo lo si può imparare a gestire. Tuttavia allo stesso tempo è anche fondamentale prendere coscienza di quale emozione nel momento presente è dominante, per riconoscerla ed accoglierla, altrimenti si rischia di rimanere intrappolati in un circolo vizioso, in cui restiamo fermi nelle nostre convinzioni, senza maturare una visione più aperta e obiettiva, fondata non sull’emettere un giudizio, bensì sulla comprensione degli eventi.

La realtà è come decidiamo di viverla

Questo permette un’apertura di nuovi orizzonti sia verso se stessi, sia verso gli altri. Ragionare in questi termini, in sostanza, modifica decisamente la percezione soggettiva della realtà, poiché si sposta l’attenzione dalla persona all’emotività che la guida.

Se, infatti, è facile giudicare l’agire di un uomo o una donna arrabbiati, assai più discutibile è giudicare la loro emozione, ossia la rabbia. Se è facile giudicare una persona depressa, è nuovamente discutibile porre un giudizio sulla sua emotività, la tristezza, e così via.

Per intenderci, in quest’ottica dire a una persona triste o arrabbiata: “non devi essere triste o non devi essere arrabbiato, stai sbagliando…”, risulta essere privo di buon senso, perché in ogni caso la reazione emotiva che in quel momento la guida ha origine all’interno di un vissuto che il più delle volte noi non conosciamo e di cui la persona stessa ne è spesso inconsapevole.

Questa riflessione emerge dagli insegnamenti del Dr. Penna che attraverso le Mimesi (evoluzione delle costellazioni familiari) ha colto l’importanza di mettere in scena non più il soggetto in quanto persona, ma l’emozione caratterizzante dell’evento che può essere in quel momento fonte di irretimento (difficoltà o tensioni) per la persona e/o il suo sistema di appartenenza.

 

Le Mimesi della mia Vita


Diventa perciò importante prendere in considerazione nella relazione, ciò che è in gioco non riguarda solo il momento presente, ma può essere il risultato di un movimento che affonda le proprie radici nel passato, un passato che non può essere messo in discussione dalla nostra morale nel nostro spazio e nel nostro tempo.

Vivere l’esperienza delle mimesi offre dunque l’opportunità di mettere in luce tale emotività, in modo da poterla accogliere, scorgendo così, amorevolmente, nuove possibilità risolutive funzionali per noi e per il nostro intero sistema di appartenenza.
Buona emozione a tutti.

di Stefania Farolfi (Naturopata) e Marika Tufani (Dottoressa in psicologia clinica)”

Farolfi Stefania

Autore: Stefania Farolfi

Stefania Farolfi, naturopata e life coach, collaboratrice del Dott. Andrea Penna, autore di “Ti permetto di far parte di me“.

Penna Andrea

Autore: Andrea Penna

Andrea Penna medico e chirurgo, si è laureato con una tesi sperimentale sul trattamento farmacologico nelle complicanze cardiovascolari dei pazienti diabetici. Da sempre attratto dalle medicine complementari e dalla metafisica, studioso ed esperto in agopuntura, omeopatia, fitoterapia, spagiria, iridologia, meditazione trascendentale, ipnosi. Ha collaborato col dott. Hamer sullo sviluppo e comprensione delle cinque leggi biologiche, ha seguito i corsi di formazione di Hellinger, e da circa una decina di anni lavora sul rapporto esistente tra lo sviluppo delle patologie croniche e le dinamiche emotive all'interno del nucleo familiare, rielaborando e cercando il punto di Unione tra le interpretazioni simboliche neuro-endocrine tramandateci dall’agopuntura, le basi della fisiopatogenesi scoperte da Hamer e la terapia di gruppo sviluppata da Hellinger.

1 Comment

  1. Esprimere le emozioni sì, ma a volte è un bene anche celarle... il guaio è quando le emozioni non si percepiscono più perchè non ci sono più: si è diventati automi, macchine senza più un cuore, senza più un'anima...

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