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Entanglement: la connessione genetica ed emotiva con la propria famiglia

Entanglement: una connessione permanente

Ciò che ha interessato anche recenti ricerche in fisica quantistica è il fenomeno dell’entanglement.

Questo fenomeno, detto anche  correlazione quantistica, è il legame fra due particelle di materia che, anche se sono separate nello spazio e nel tempo, mantengono fra loro una connessione permanente. Infatti, se avviene una modificazione della prima particella, questo comporta una modifica immediata nella seconda.

Come già spiegato in un precedente articolo:

“Lo stesso fenomeno può essere riscontrato in un sistema di particelle più complesse, come può essere il corpo umano, cioè l’uomo. Da qui si può quindi presupporre che ognuno di noi, condividendo il corredo genetico ed emotivo con i propri consanguinei, sia in collegamento, in entanglement appunto, con l’intero sistema familiare di appartenenza, da generazione in generazione.

Cambiamento in noi = Cambiamento nel nucleo famigliare

Riportando tutto ciò alla quotidianità ognuno di noi, senza rendersene conto, crea nel proprio ambiente familiare e sociale, condizionamenti che inducono ad associazioni immediate, producendo un’alterazione biologica, in noi e, per effetto dell’entanglement, anche nel nostro sistema familiare. 

Questo influenza la percezione soggettiva della realtà, determinata dal personale vissuto emotivo.

Il ruolo degli oggetti e dei ricordi affettivi

sincronicitàAd esempio, tutti noi abbiamo delle foto in casa e facilmente anche nel portafoglio, oppure accessori, che hanno un particolare ricordoaffettivo.

È interessante sapere che questi oggetti, seppur non in contatto alla vista diretta dei nostri occhi, influiscono sul nostro benessere, determinato anche dalla nostra emotività.

Infatti, come la foto di un bambino sorridente procura senso di gioia, allo stesso modo la foto di una persona cara che è venuta a mancare, inevitabilmente genera tristezza e dolore, in quanto rimanda al ricordo dell’evento della perdita.

Ovviamente, occorre qui fare alcune dovute precisazioni, per evitare fraintendimenti su un argomento tanto delicato.

Il coraggio di andare avanti

È indubbio che la perdita di una persona cara lasci il segno, in quanto inevitabilmente crea un vuoto che può sembrare incolmabile…

Tuttavia rappresenta il cambiamento con cui ci dobbiamo comunque confrontare, perché il fluire della vita non si può mettere in discussione.

Inoltre bisogna considerare che per fare ciò, ognuno di noi, a seconda delle circostanze dell’evento e del proprio vissuto, necessita di un tempo personale, per dare spazio al proprio dolore, senso di rabbia e di impotenza, per elaborare e maturare l’accaduto.

Neuroni specchio e l’evento traumatico

Alla luce di queste considerazioni, ecco ciò che spiega il Dr. Andrea Penna (medico, omeopata, ricercatore) attraverso le conferenze, le serate di approfondimento di esercizi pratici e i corsi di formazione della “Mimesi della mia Vita (TM)”.

Tenere ostinatamente esposti, o conservare, foto, vestiti (in alcuni casi l’abito fa il monaco), monili (fede di nozze, collane e accessori vari), comporta un continuo effetto di ritorno sull’evento traumatico e, come dimostra la teoria dei neuroni specchio, per attivazioni/stimolazioni si creano delle neuro-associazioni di tipo stimolo-risposta apprese che creano un effetto rebound, cioè un effetto di rimbalzo continuo tra il passato e il presente, impedendo la chiusura del lutto e creando pertanto un irretimento sul l’equilibrio dinamico del sistema familiare.

Senso di rabbia, senso di colpa

Razionalmente possiamo dunque interpretare la conservazione di una foto o di un monile come un gesto d’amore nei confronti di chi non c’è più ma, emotivamente, questo gesto rinforza il senso di rabbia per l’accaduto e spesso il senso di colpa per ciò che pensiamo avremmo dovuto o potuto fare.

Per una svolta, diventa quindi importante, iniziare acquisire maggior coscienza sul significato simbolico/sintomatico nel trattenere foto e accessori, in modo da lasciar andare il passato e poter gioire del fluire della vita, per allentare così dolorose tensioni e permetterci di accogliere il bello della vita anche in memoria di chi ci ha lasciato.

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Stefania Farolfi (naturopata)
Marika Tufani (dottoressa in psicologia clinica e di comunità)

Qui il sito del Dott. Andrea Penna

Penna Andrea

Autore: Andrea Penna

Andrea Penna medico e chirurgo, si è laureato con una tesi sperimentale sul trattamento farmacologico nelle complicanze cardiovascolari dei pazienti diabetici. Da sempre attratto dalle medicine complementari e dalla metafisica, studioso ed esperto in agopuntura, omeopatia, fitoterapia, spagiria, iridologia, meditazione trascendentale, ipnosi. Ha collaborato col dott. Hamer sullo sviluppo e comprensione delle cinque leggi biologiche, ha seguito i corsi di formazione di Hellinger, e da circa una decina di anni lavora sul rapporto esistente tra lo sviluppo delle patologie croniche e le dinamiche emotive all'interno del nucleo familiare, rielaborando e cercando il punto di Unione tra le interpretazioni simboliche neuro-endocrine tramandateci dall’agopuntura, le basi della fisiopatogenesi scoperte da Hamer e la terapia di gruppo sviluppata da Hellinger.

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