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Entanglement quantistico e comprendere i membri della famiglia: cosa vuol dire essere se stessi?

Essere se stessi, cosa vuol dire DAVVERO?

Da sempre una delle più importanti ricerche dell’uomo riguarda “l’essere se stesso”.  Cosa vuol dire essere se stessi? Da diversi sondaggi effettuati sui principali social network, emerge che le varie opinioni possono essere raggruppate in tre macro risposte:

essere liberi di seguire il proprio istinto e/o l’accettazione di sé;
• fare ciò che si vuole, senza condizionamenti e/o non essere una copia di nessuno;
non avere paura del giudizio e/o avere sensi di colpa.

Tutte queste risposte sono sicuramente fondate, ma corrispondono alla realtà?

Tenendo presente che la realtà di ognuno è soggettiva, quindi relativa al tipo di percezione e vissuto della persona, approfondiamo più dettagliatamente questo argomento, andando a ricercare risposte partendo da presupposti meno conosciuti, derivanti dalle recenti scoperte della fisica quantistica.

Entanglement : una connessione permanente

Questa scienza si sta negli ultimi anni occupando di quel fenomeno che prende il nome di entanglement (o correlazione quantistica), ossia il legame presente fra due particelle di materia che seppur separate, nello spazio e nel tempo, mantengono fra loro una connessione permanente, mediante la quale una modificazione della prima particella comporta una modifica immediata nella seconda.

Questo è ciò che accade in due particelle elementari, tuttavia lo stesso fenomeno può essere riscontrato in un sistema di particelle più complesse, come può essere il corpo umano, cioè l’uomo. Da qui si può quindi presupporre che ognuno di noi, condividendo il corredo genetico ed emotivo con i propri consanguinei, sia in collegamento, in entanglement appunto, con l’intero sistema familiare di appartenenza, da generazione in generazione.

 

Costellazioni famigliari e neuroni specchio

La domanda che dobbiamo porci a questo punto è:

“come posso essere realmente me stesso, se ogni mia azione mira a essere differente da chi mi ha generato o in generale, da chi mi ha preceduto?”

Spesso tendiamo a giudicare e a polemizzare sugli eventi accaduti o sulle azioni di parenti che ai nostri occhi risulta sbagliato (e talvolta, anche secondo la morale sociale). Perciò, tendiamo a dissociarci dal nostro gruppo familiare, ostinandoci a negare la similitudine fra noi e loro nella convinzione di essere migliori.

Ma non possiamo più ignorare il fatto che, anche se ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, proveniamo dall’unione di nostra madre e nostro padre, quindi inevitabilmente siamo collegati in entanglement, tanto con loro quanto con i nostri fratelli/sorelle, nonni/nonne, zii, ecc.

Neuroni specchio: riconoscersi nei simili

Tutto ciò è ulteriormente sostenuto dagli studi di neuroscienze sui neuroni specchio.

I ricercatori, infatti, hanno rilevato l’importante ruolo di questi particolari neuroni nel riconoscimento tra simili, che avviene istantaneamente tra consanguinei, senza conoscenza e consapevolezza, permettendo così la creazione di uno spazio di azione condiviso automaticamente, in cui potersi riconoscere nell’altro.

Riflettendo su quanto scritto,

è davvero funzionale ed opportuno elidere dalla nostra vita uno o più membri del nostro gruppo familiare?

Così facendo, infatti, ci ritroviamo ad amputare informazioni e memorie che, lo vogliamo o meno, fanno parte del nostro vissuto, riducendo in questo modo il nostro campo di forza e il nostro libero arbitrio.

Possiamo perciò concludere la nostra riflessione sostenendo che, come afferma il Dr. Andrea Penna (medico, omeopata, ricercatore), attraverso La Mimesi della mia Vita (TM), per essere realmente noi stessi, è necessario onorare le nostre origini, prendendo atto di ciò che è stato nel passato, senza giudizio, arrivando a comprendere amorevolmente l’agire dei nostri genitori e dei nostri consanguinei.

Semplicemente riconoscendo ciò che a loro ci accomuna, permettendo alle loro modalità reattive di far parte di noi, così da avere un bagaglio più ricco di informazioni accolte, da utilizzare come risorsa vantaggiosa sia per noi che per gli altri.

Ecco il nostro libero arbitrio. Ecco l’essere se stessi.

Stefania Farolfi (naturopata)

Marika Tufani (dottoressa in psicologia clinica e di comunità)

Penna Andrea

Autore: Andrea Penna

Andrea Penna medico e chirurgo, si è laureato con una tesi sperimentale sul trattamento farmacologico nelle complicanze cardiovascolari dei pazienti diabetici. Da sempre attratto dalle medicine complementari e dalla metafisica, studioso ed esperto in agopuntura, omeopatia, fitoterapia, spagiria, iridologia, meditazione trascendentale, ipnosi. Ha collaborato col dott. Hamer sullo sviluppo e comprensione delle cinque leggi biologiche, ha seguito i corsi di formazione di Hellinger, e da circa una decina di anni lavora sul rapporto esistente tra lo sviluppo delle patologie croniche e le dinamiche emotive all'interno del nucleo familiare, rielaborando e cercando il punto di Unione tra le interpretazioni simboliche neuro-endocrine tramandateci dall’agopuntura, le basi della fisiopatogenesi scoperte da Hamer e la terapia di gruppo sviluppata da Hellinger.

Farolfi Stefania

Autore: Stefania Farolfi

Stefania Farolfi, naturopata e life coach, collaboratrice del Dott. Andrea Penna, autore di “Ti permetto di far parte di me“.

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