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FemDom, feminismo, patriarcato: studio ed evoluzione dei generi sessuali

La genesi di FemDom

Quando Stefano Re ha scritto il suo FemDom nel 2002, non immaginava in quale Odissea sarebbe incappato.

La sua pubblicazione nacque in un confuso litigio tra due editori ex soci e il libro finì col non venire praticamente distribuito, ma negli anni è circolato comunque, prima nelle poche migliaia di copie stampate per la sua prima – limitata – edizione, poi nella versione digitale messa personalmente a disposizione dall’autore. E già un ventennio fa provocò accese e colorite reazioni.

Il libro prende il via dalla pura e semplice osservazione che ciò che differenzia differenzia un essere umano maschio da un essere umano femmina è la biologia che ne definisce il genere sessuale, e già da questo primo punto Re si è trovato a ricevere alcune contestazioni che lo hanno portato a domandarsi:

oltre e al di là di qualsiasi categoria interpretativa, persiste ancora nel discutere questo tema un seppur vago legame con il dato di realtà?

Femminismo contro patriarcato: uno scontro di ideologie

Curiosamente, le reazioni più accese risultarono fin da allora divise in due fronti opposti e speculari: da un lato, venne duramente criticato da persone che vi leggevano un attacco all’indipendenza femminile o una “celebrazione del patriarcato”, dall’altro venne attaccato dalle associazioni che rivendicano il ruolo maschile con l’accusa di “spalleggiare il femminazismo.

Entrambe le accuse non hanno fatto sorridere l’autore sia perché gli hanno attribuito ambedue posizioni del tutto estranee ai suoi sentire e vissuto, sia perché quando un testo riesce a suscitare forti reazioni da fronti opposti tanto da venire accusato di affermare, contemporaneamente, una cosa e il suo esatto contrario, dimostra in modo inequivocabile che almeno una delle due accuse è del tutto immaginaria.

femdomLe reazioni hanno portato Re a considerare a tutti gli effetti un trionfo l’aver scritto un testo che tratta in modo approfondito e articolato delle differenze di genere, spaziando nelle sue fonti dalla archeologia alla neurobiologia, dalla criminologia applicata all’antropologia, considerando espressioni artistiche come l’architettura o il cinema e facendo riferimento a civiltà tra loro distanti nel tempo e nello spazio, senza che né i fronti del femminismo più intransigente né quelli che rivendicano diritti maschili siano stati in grado di banalizzarlo facendone una loro bandiera.

Perché allora queste reazioni scomposte e aggressive si sono ripetute anche a distanza di vent’anni all’alba di una nuova edizione?

Cosa induce alcune persone a leggere in questo testo un attacco “contro le donne e in favore degli uomini” e altre persone un attacco “contro gli uomini e in favore delle donne”?

Come leggere FemDom

Secondo l’autore la risposta a queste domande è data dalla necessità di raffigurarsi che questo scontro esista davvero: molti hanno bisogno di individuare il truce patriarcato sciovinista che opprime le donne anche dove non c’è, e dunque lo hanno forzatamente eletto alfiere quando leggono semplici descrizioni di eventi e fenomeni in corso e sotto gli occhi di tutti, mentre altri sentono il bisogno di combattere contro l’avanzata della prevaricazione femminista e a loro volta lo hanno metaforicamente arruolato nelle fila dei soldati dell’oppressore in tacchi a spillo.

femdomE tutto ciò semplicemente perché Stefano Re ha descritto dei fenomeni in atto.

Non è una valutazione etica affermare che la famiglia si sia ridotta a due genitori e un figlio o affermare che nei tribunali si tende (e la tendenza non è mutata negli ultimi vent’anni) ad affidare il figlio minore alla madre più che al padre. Non è una valutazione etica affermare che nella storia di innumerevoli civiltà il ruolo femminile è stato basato sull’assistenza e il ruolo maschile è stato basto sulla visibilità sociale, sulla dimostrazione di forza.

E non è certamente una valutazione etica affermare che questi due diversi ruoli vengono oggi spesso vissuti in termini di speculare rovesciamento, come non lo è affermare che il cervello femminile risulta meglio orientato alla considerazione del contesto e quello maschile alla focalizzazione sull’obbiettivo né che la maggioranza dei comportamenti criminali violenti sono attuati da uomini e non da donne.

Sono puri e semplici fatti, documentati e controllabili, che non vengono modificati né da teorie innovative che tentano di rileggere la storia inserendovi semi-mitologiche “età matriarcali” o altrettanto semi-mitologici “complotti nazifemministi”.

Restano fatti che non cambiano perché qualcuno si indigna nel vederli enumerati, considerati nel loro insieme e discussi nei processi che rendono concreti.

Secondo l’autore se questo libro irrita il lettore poco attento, che confonde ciò che legge con ciò che si aspetta di leggere, che necessita di proiettare nel pensiero altrui un qualche “male” che coltiva nella propria mente, ha raggiunto il suo scopo primario, ovvero fornire occasioni di introspezione.

Questione di orientamento sessuale o c’è di più?

Discutere in modo razionale, pacato e ragionevole, il tema delle differenze di genere e tutti i fenomeni ad esso correlati nel corso degli ultimi vent’anni è diventato sempre più difficile.

La diffusione negli ultimi cinque anni circa di un argomento già nel suo stesso nome ridicolo, la cosiddetta “teoria del gender” ha acceso terrori un po’ comici al grido di “distruggono la mente dei nostri figli costringendoli a diventare gay”, creando una confusione enorme su un tema che è invero molto sensibile, ovvero quanto i ruoli, le identità di genere, maschile e femminile, svolgano una funzione importante nello sviluppo di una personalità stabile ed ego-sintonica.

Ma questo processo è del tutto indipendente dall’orientamento sessuale.

Ovviamente, per capirlo occorre prima mettere a fuoco che possedere una identità sessuale definita e stabile è cosa del tutto disgiunta dall’innamorarsi, o essere attratti sessualmente, da persone dello stesso sesso. Insomma, l’orientamento sessuale non coincide con una confusione nella formazione e gestione di una identità sessuale.

Come spiega Stefano Re in FemDom, i comportamenti e i desideri sessuali sono del tutto legittimi e differenti, mentre la confusione sui modelli di riferimento identitario è a tutti gli effetti una condizione patologica non poco pericolosa – comunque pericolosa, tanto che a soffrirne sia una persona transessuale tossicodipendente dedita alla prostituzione o invece una persona eterosessuale sposata con prole che frequenta la messa domenicale.

E questa patologia, ove indotta da scriteriati programmi educativi, condotti sia nelle scuole che tramite i media, sì che può creare non pochi problemi a intere generazioni.

La lettura della società in FemDom 

Naturalmente, considerato il diffuso livello di difficoltà nel comprendere quel che si legge, e la tendenza sopra descritta a proiettarvi le proprie paure e il proprio bisogno di un “nemico”, un paragrafo come questo appena scritto porterà qualcuno a strillare che “Stefano Re è a favore del Gender” e qualcun altro a strepitare il contrario – per quanto entrambe le affermazioni siano del tutto prive di senso logico.

La deriva della faziosità imbelle da social, il movimento tellurico inconsapevole di chi non capisce quel che sta leggendo ma pretende di assegnarvi un significato di cui sente il bisogno (per combatterlo) è un fenomeno talmente diffuso da meritare un testo a sé – che forse in un prossimo futuro Stefano Re scriverà.

Per scoprire di più sull’autore e il suo modo di leggere la società non perderti la nuova edizione di questo libro chiamato provocatoriamente FemDom, intendendolo precisamente per ciò che era già vent’anni fa: una scusa per riflettere responsabilmente su quel che desiderate, su quel che attuate, su quel che siete e volete essere – maschi, femmine o chiunque voi vi sentiate.

Autore: Uno Editori

Uno Editori è un progetto editoriale nato nel 2011 con l’obiettivo di stimolare la ricerca interiore e diffondere gli insegnamenti spirituali che hanno indicato percorsi di consapevolezza per l’evoluzione dell’umanità. L’intento è di contribuire con le proprie iniziative a divulgare l’arte della vita nelle forme espressive più vicine o ispirate alla saggezza di ogni luogo e tempo. Convinti che il fine della ricerca interiore sia il miglioramento della collettività e del mondo, nel tempo abbiamo dato vita a diverse collane, riunite da un profondo sentire di libertà della coscienza, che contraddistingue tutte le nostre produzioni.

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