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Figli degli dei? Atlandide, miti sumeri, visione notturna… La storia prima di noi

La storia prima di noi

civiltà antidiluvianaHo cominciato la scrittura di PRIMA di NOI nel lontano 2014 e lo feci partendo proprio dal primo capitolo: Paleogenetica.

L’uomo, fin da quando ha cominciato a porsi domande sul suo passato più remoto, ha sempre cercato le proprie origini nel sottosuolo, scavando gli strati geologici, nel tentativo di ritrovare le tracce di chi ci ha preceduti e di ricostruirne la storia.

E se invece le prove più clamorose delle nostre origini, quelle più sconvolgenti, inammissibili, fino a oggi indicibili, risiedessero dentro di noi, nei nostri geni?

DNA e paleogenetica

Se, scavando nel nostro DNA, la moderna genetica stesse piano piano portando alla luce le nostre origini, fornendo alcuni tasselli fondamentali per completare il puzzle della vera storia dell’uomo?

E se queste prove sconvolgenti, fossero al tempo stesso inconfutabili e soprattutto inoccultabili, proprio perché scritte nel patrimonio genetico di ognuno di noi?

A ben voler vedere non ci sarebbe nulla di male nel definire la genetica come la moderna archeologia, anche se, chi mi segue, sa quanto io prediliga la combinazione di diverse discipline scientifiche durante la ricerca sulla nostra vera storia, piuttosto che tentare di sostituirne una con un’altra.

Ad ogni modo è indubbio e viene confermato quasi quotidianamente, come la genetica rivesta sempre più un ruolo di prestigio nei tentativi di scavare nel nostro passato.

In un precedente articolo – Dagli antichi miti alla genetica: i mitocondri di Atlantide – ho evidenziato come dallo studio del genoma umano e in particolare delle linee mitocondriali e del cromosoma Y emerge la presenza di un particolare aplogruppo, condiviso tra popoli che, apparentemente, non dovrebbero avere molto in comune, come i Berberi, i Baschi, gli Scozzesi, gli Egizi, i nativi delle Canarie, i nord e sudamericani e tanti altri.

I mitocondri di Atlantide

Una delle particolarità che accomuna questi popoli, che secondo la versione accademica della storia non dovrebbero avere quasi nulla che li unisca, sono le loro caratteristiche somatiche “originali”.

Per esempio, da questa parte dell’Atlantico, risulta evidente come il loro aspetto fosse caratterizzato da occhi, capelli e carnagione chiari. Se per noi oggi è un luogo comune pensare ai nordici, ai celti, anche ai baschi, come individui dagli occhi azzurri e con capelli ramati o biondi, forse risulta più particolare sapere che a suo tempo questa caratteristica era diffusa anche tra i berberi del nord Africa, nelle prime dinastie egizie e soprattutto al di là dell’oceano, tra gli indiani del nord, centro e sud America.

 

Gli dei dagli occhi blu

Donna della Tribù Mandan (1832). George Catlin visse per diversi mesi tra gli indiani Mandan: racconta che erano nettamente diversi da tutte le altre tribù native americane, non ultimo per il fatto che un quinto o un sesto di loro erano “quasi bianchi” con gli occhi azzurri.

In Prima di Noi ho menzionato le maschere delle mummie sudamericane con gli occhi dipinti di blu, così come chiari spesso erano gli occhi delle caste dominanti in Egitto e sempre in un altro precedente post, Le miniere d’oro degli anunnaki: i minatori degli dei dagli occhi blu, riporto diverse informazioni riguardanti i nativi del nuovo continente.

Gli indiani Mandan del nord America, si riferivano a un uomo bianco come “l’ultimo e unico uomo”, occorre notare, che molti di questi Indiani Mandan erano uomini bianchi, con occhi nocciola, grigi e blu e tutte le sfumature di colore dei capelli dal nero al bianco puro[1].

Qui qualcosa davvero non torna, eppure le conferme e le evidenze in proposito sono molteplici.

“I Toltechi erano giusti, robusti e barbuti. Ho visto spesso indiani di sangue puro con occhi azzurri…Quetzalcoatl era rappresentato come grande, con una grande testa e una barba pesante”. (Desire Charnay, North American Review, gennaio 1881, pp. 48)

“Molti degli indiani di Zuni (New Mexico) sono bianchi. Hanno una pelle chiara, occhi azzurri, capelli castani o ramati, e sono abbastanza belli. Sostengono di essere zuni di sangue puro, e non hanno alcuna tradizione di matrimoni con razze straniere. La circostanza non crea alcuna sorpresa tra questo popolo, perché da tempo immemorabile esiste una classe di persone simile tra la tribù”. (pp. 107, vol. iii. of “U. S. Explorations for a Railroad Route to the Pacific Ocean)

“I Menominees, a volte chiamati gli ‘Indiani bianchi’, precedentemente occupati la regione che confina con il lago Michigan, intorno a Green Bay.” (John T. Short, “North Americans of Antiquity,” pp. 189)

 “Tra le razze nere delle regioni tropicali troviamo, in genere, alcune tribù di colore chiaro sparpagliate. Queste a volte hanno i capelli chiari e gli occhi azzurri. È il caso dei tuareg del Sahara, degli afgani dell’India e degli aborigeni delle rive dell’Oronoco e dell’Amazzonia.”(Winchell’s “Preadamites,” pp. 185.)

Siamo figli degli dei venuti dal cielo?

Ora, è innegabile che in queste informazioni ci sia un chiarissimo legame con le leggende degli dei, portatori di civiltà, cultura e sapere, che ovunque comparvero sul pianeta, India, Mesopotamia, Egitto, America, dopo la grande catastrofe, per rifondare l’umanità, con i semi del passato, tutti alti, di pelle bianca, con gli occhi e i capelli chiari.

Durante le ricerche per il nuovo libro, mi sono imbattuto in un testo, Mysteries Of Ancient South America, di Harold T Wilkins, del 1946, che riporta un elenco di tribù indiane del nord e centro America con la pelle bianca e gli occhi e i capelli chiari, ma ciò che mi ha colpito è una nota davvero particolare, che cita:

“…conoscevano indiani bianchi con gli occhi blu e capelli ramati. Essi raccontavano che avessero «occhi di Luna» e potessero vedere al buio

È lecito ipotizzare che queste caratteristiche somatiche, “strane e peculiari”, possano essere l’eredità degli dei “sepolta” nei nostri geni?

È forse così assurdo pensare che gli individui portatori di queste caratteristiche siano in qualche modo i “Figli degli Dei”?

 

Il bambino dagli occhi blu che vede al buio

Credo concordiate tutti con me che, all’apparenza, si tratterebbe davvero di una stravagante nota di colore, se non fosse che di recente mi è capitato di imbattermi nelle eccezionali caratteristiche di un bambino cinese, Nong Yousui, un ragazzo di Dahua.

Analogamente a molti bambini celtici, baschi, nordici, slavi, ma a differenza della quasi totalità di quelli cinesi, Nong Yousui è nato con gli occhi blu, ma di un blu davvero particolare, che lo distingue dagli altri bambini con caratteristiche simili, in quanto, nel buio, i suoi occhi sembrano riflettere una luminescenza verde.

Le caratteristiche eccezionali di questo bimbo cinese non si fermano però al suo aspetto, infatti, crescendo, è emerso che Nong possedeva qualcosa di incredibile, di unico nel genere umano, un attributo divino: una visione perfetta nell’oscurità completa.

Quando la storia di Nong è stata resa pubblica, un giornalista cinese scettico decise di far fare al ragazzo un test. Il giornalista creò una serie di questionari per il bambino, da completare in un ambiente controllato, una stanza buia con una tonalità nera. Dopo aver completato i test, i suoi risultati hanno chiaramente dimostrato che il bambino poteva vedere al buio, leggere e scrivere perfettamente nell’oscurità completa.

Incredibilmente, oltre a questa caratteristica super naturale, il bambino mostrava chiare difficoltà visive alla luce del sole, che trovava molto intensa e gli provocava disagio.

Queste coincidenze hanno destato in me una grande curiosità e mi hanno rammentato le particolari caratteristiche della “scimmia nuda” Homo Sapiens, diverse da quelle di tutti gli altri primati, che ne fanno un perfetto disadattato alle caratteristiche ambientali del pianeta Terra su cui viviamo.

Le giuste domande

È così illogico ipotizzare che anche l’incredibile visione notturna di Nong possa essere un’altra caratteristica divina, incredibile, ereditata da LORO, che si è perduta, diluendosi nel tempo con i nostri geni “animali”, proprio come sta inspiegabilmente capitando al sangue puro, il sangue degli dei, il gruppo sanguigno ZERO RH NEGATIVO, che tra l’altro caratterizza proprio le popolazioni con occhi e capelli chiari?

È davvero assurdo ipotizzare che questa peculiarità divina  di tanto in tanto possa riemergere in qualche “FIGLIO degli DEI”, a testimonianza e memoria dei nostri genitori perduti?

Se per un secondo accettiamo questa ipotesi inverosimile, utopistica – ma come al solito molto aderente alle evidenze sul campo – allora si potrebbe dedurre un’altra considerazione, relativa all’ambiente in cui LORO, questi nostri genitori sconosciuti, di cui siamo orfani da sempre, sono evoluti.

L’homo Sapiens, i miti sumeri e gli dèi

Possiamo utilizzare una sorta di reverse engineering (ingegneria inversa) delle loro caratteristiche somatiche e fisiche.

Parecchio tempo fa, in un post, mi cimentai in questo esercizio teorico, collegando in maniera multidisciplinare le caratteristiche della “scimmia nuda”, l’Homo Sapiens, con i miti mesopotamici e le assurde considerazioni che feci furono queste:

“Anche in questo caso comunque, la vita in superficie, soprattutto durante la parte di orbita estremamente lontana dal Sole, sarebbe proibitiva per gli esseri viventi dotati di una biologia come quella terrestre e ciò fa supporre che essa potrebbe svilupparsi e sopravvivere soprattutto sottoterra. Scusate, avete detto SOTTOTERRA? Vi chiedo se questa ipotesi non sarebbe incredibilmente coerente con le stupefacenti e tutt’ora fantascientifiche testimonianze di un’eccezionale capacità di lavorare la dura roccia, lasciateci in eredità da una civiltà esistita agli albori della storia della razza umana? Vi faccio anche notare che le uniche specie terrestri senza pelliccia, diciamo non pelose, sono solitamente quelle che vivono sottoterra, oppure quelle acquatiche o anche quelle che sostituiscono l’isolamento dei peli con armature, tipo l’armadillo o la tartaruga. Avete già capito dove voglio andare a parare: se su Nibiru i nostri genitori si sono evoluti principalmente sottoterra, questo spiegherebbe il motivo per cui l’uomo sia l’unico primate terrestre ad aver perso la pelliccia. E poi, per gli scettici, vi ricordo le strane caratteristiche dell’uomo sapiens con occhiali da Sole, che, a differenza di tutti i suoi presunti parenti primati, rimane facilmente abbagliato dalla luce della nostra stella o la cui pelle bianca e sensibile è estremamente soggetta alle scottature solari: avete mai visto una scimmia usare la “Lancaster”? Tutte coincidenze? Decidete voi.”

Questo e altro nel libro edito da UNO Editori: “Prima di Noi”

Note

[1] Catlin, in his “Indians of North America,” vol. i., p. 95

Caranzano Massimiliano

Autore: Massimiliano Caranzano

Massimiliano Caranzano, nato a Loano nel 1968, laureato in Ingegneria Elettronica, esperto di Information Technologies, Intelligenza Artificiale e speaker in eventi di livello mondiale. Autore di libri sulle tematiche energetiche e la salvaguardia ambientale, coltiva da oltre quarant’anni un interesse particolare per la ricerca delle vere origini dell’umanità.

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