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Franco CFA, neocolonialismo, e dinaro oro di Gheddafi: le vere ragioni della guerra in Libia?

Franco CFA

Sebbene se ne parlasse da anni (si vedano per esempio gli articoli di Nicoletta Forcheri[1] e l’intervista di Byoblu a Mohamed Konare[2]), solo in questi giorni la questione del franco CFA (cioè la moneta di scambio che nelle ex colonie francesi viene impiegata in circa l’80% degli affari) ha monopolizzato i media mainstream e il web dividendo, come al solito, l’opinione pubblica in due fazioni.

Gli interventi televisivi del vicepremier Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Giorgia Meloni hanno fatto scoppiare un vero e proprio caso diplomatico con la Francia.

Come ha fatto notare la Meloni, però, mancava un tassello importante per chiarire meglio i retroscena sul neocolonialismo francese, ossia la campagna contro la Libia e l’uccisione di Gheddafi di cui parlavo già nel 2012 in Governo Globale[3] (tematica in Italia trattata anche da altri giornalisti e ricercatori, tra cui Marcello Pamio[4] e Paolo Sensini nei libri Libia. Da colonia italiana a colonia globale e Libia da colonia italiana a colonia globale).

Le vere ragioni della guerra in Libia

Soldi, potere, energia: sarebbe state queste le vere ragioni che hanno mosso l’Occidente a dichiarare guerra a Gheddafi, dando inizio a un disastro che ha trascinato nel caos la Libia e fatto esplodere il problema dell’immigrazione. In un’intervista concessa a Laurent Valdiguié e pubblicata sul «Journal du Dimanche», Gheddafi aveva profetizzato che, in caso di crollo del suo regime, la Libia sarebbe implosa e i migranti avrebbero invaso l’Europa[5].

Il Colonnello si era illuso di poter attuare una riforma, che avrebbe avuto degli effetti devastanti sull’economia statunitense ed europea. Il suo atto di hýbris doveva essere talmente grave da fare dimenticare la collaborazione con gli altri Paesi europei, Francia in primis.

Francia e Gheddafi: prima armato, poi scaricato

Primo Paese occidentale ad accogliere il leader libico, la Francia aveva onorato l’evento con ricevimenti ufficiali e ben due incontri a tu per tu con Sarkozy, all’epoca deciso a diventare il «principale sponsor del ritorno della Libia nel novero dei Paesi frequentabili e a far approfittare le imprese francesi dei rapporti privilegiati instaurati con Tripoli»[6].

In Italia, abbiamo fatto un gran parlare della “personalizzazione” del rapporto tra Berlusconi e Gheddafi, ma ci siamo dimenticati della tenda beduina personale di Gheddafi installata nel giardino dell’Hotel de Marigny, della residenza degli ospiti d’onore dell’Eliseo, dei dispositivi di sicurezza eccezionali, della visita privata a Versailles, della battuta di caccia.

Ci siamo dimenticati, in particolare, dell’accordo da 10 miliardi di euro, stipulato per la «cooperazione nel settore dell’energia nucleare a uso civile», ma soprattutto per i negoziati esclusivi con la Francia per l’acquisto di equipaggiamento militare: l’acquisto dalla Francia di 14 caccia Rafale e 35 elicotteri da combattimento francese, per un valore di 5,4 miliardi di euro; per non parlare dell’acquisto di 21 aerei di linea della Airbus, per altri 3,2 miliardi di euro.

La Francia prima ha armato Gheddafi e poi lo ha scaricato (sul presunto finanziamento in nero di Gheddafi di 50 milioni di euro alla prima campagna presidenziale di Sarkozy si veda l’inchiesta di Mediapart[7]). Perché?

 

Il dinaro oro e le rivelazioni di Sidney Blumenthal

Gheddafi aveva proposto di creare una moneta unica africana, il dinaro oro, in sostituzione del franco CFA di cui si sta parlando tanto in questi giorni.

Il dinaro oro sarebbe stato una moneta dal valore indicato dalla quantità d’oro, non legata a un ipotetico valore come le banconote. La sua introduzione avrebbe riscritto l’assetto monetario del continente africano scalzando progressivamente il franco CFA e danneggiando pesantemente gli interessi di Parigi.

Grazie al Foia (Freedom Of Information Act) parte della corrispondenza dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton è stata pubblicata sul sito del Dipartimento di Stato. La mail del 4 aprile 2011 inviata da Sidney Blumenthal[8], dirigente della Clinton Foundation e storico consigliere dei Clinton, alla Clinton conferma  infatti quanto scritto finora sul dinaro oro[9]:

Francia e Inghilterra hanno voluto la guerra per mettere le mani sul mercato libico ed estromettere l’Italia, sino ad allora partner privilegiato.

Nella mail in particolare viene riferito che Sarkozy intendeva aumentare la propria influenza in Nord-Africa e porre fine ai piani di Gheddafi di sostituirsi alla Francia come potenza dominante nell’Africa francofona[10]. Blumenthal riassume come segue le motivazioni di Sarkozy dietro l’intervento in Libia:

  1. ottenere una quota maggiore della produzione di petrolio della Libia (a danno dell’Italia)
  2. aumentare l’influenza della Francia in Nord Africa
  3. migliorare la posizione politica interna di Sarkozy
  4. rilanciare la posizione di potenza mondiale della Francia.
  5. rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa francofona[11].

 

In conclusione…

Il dinaro oro avrebbe rischiato di mettere al bando e di svalutare il dollaro americano e l’euro, divenendo la moneta più apprezzata nel mondo africano e arabo per gli scambi commerciali[12].

Nel progetto del Colonnello c’era anche l’idea di utilizzare la nuova valuta per i pagamenti delle risorse energetiche, prima tra tutte il petrolio. In sintesi, il dinaro oro avrebbe sovvertito gli interessi francesi e globali… E ciò, evidentemente, non poteva essere concesso.

 

[1] https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2014/02/04/la-zona-franco-appannaggio-del-signoraggio-coloniale-della-francia/?fbclid=IwAR3SoFQzaJY3up07hrpi_rSp5hZwhK9erOrdYWLihokO18cosXWRJep0JBg; https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2018/12/13/eurozona-tutte-le-eccezioni-della-francia/?fbclid=IwAR1WBrEn_3wrEkO2gIZy157nz6Nep7lnz8FZ4rFTKxHaVhZ2-PFASFA_wis
[2] https://www.byoblu.com/2018/11/06/come-la-francia-piega-lafrica-con-il-franco-cfa-mohamed-konare/
[3] Enrica Perucchietti, Gianluca Marletta, Governo Globale, Arianna Editrice, Bologna-Cesena, 2012.
[4] http://www.disinformazione.it/gheddafi.htm
[5] http://www.strettoweb.com/2015/02/libia-lultima-intervista-gheddafi-i-terroristi-invaderanno-mediterraneo/246677/
[6] https://www.lastampa.it/2007/12/11/esteri/incontro-gheddafisarkozy-polemiche-e-contratti-miliardari-7l4YVHP0IAEsLMjeBkNh6O/pagina.html
[7] http://www.mediapart.fr/journal/international/120312/presidentielle-2007-kadhafi-aurait-finance-sarkozy
[8] https://www.foxnews.com/politics/state-department-releases-over-3000-clinton-emails-on-new-years-eve
[9] https://comedonchisciotte.org/le-mail-della-clinton-rivelano-il-vero-motivo-dellintervento-in-libia/
[10] https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/libia-documenti-usa-confermano-fu-guerra-contro-litalia-37870/
[11] https://scenarieconomici.it/clamorosa-intercettazione-guerra-sarkozy-allitalia-libia-gheddafi/
[12] Elizabeth Thawne, Morning Gold Fix, in www.zerohedge.com.

Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti, (Torino, 5 dicembre 1979) è una giornalista e scrittrice italiana. È caporedattrice del gruppo editoriale UNO. È autrice di numerosi saggi di successo tra cui ricordiamo: Fake news; Governo globale; La fabbrica della manipolazione; Unisex; False Flag. Sotto falsa bandiera. Il suo sito è: www.enricaperucchietti.it

2 Comments

  1. Certo... però una volta che il vaso viene rotto vai a raccoglierne tutti i cocci. Non credo però che la deposizione violenta di Gheddafi abbia risolto il problema delle potenze colonialiste(in primis la Francia). Le cose non vanno sempre "per il meglio" secondo i piani previsti e attuati. Peccato che a rimetterci è sempre la povera gente, chi vuole vivere in pace lavorando onestamente per sè e per il bene comune.

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