youtube1 (9)

Geografia sacra e tradizione segreta del Nord: l’intervista magica ad Andrea Cogerino

Sono andato alle “montagnette” col mac portatile per scrivere questo articolo, in cui immagino di esserci venuto con Barbara F., amica e collega della Uno, e di ricevere una sua intervista…

Geografia sacra e tradizione segreta del Nord

geografia sacra

– Andrea, vorrei che mi raccontassi qualcosa sul tuo libro di uscita imminente… Ma prima dimmi, come mai siamo venuti in questo posto?

Vedi Barbara, devi sapere che questa collina, il “truc d’le pere” (antico toponimo “celtico” che significa più o meno “altura delle pietre”), fin da piccolo è il mio luogo dell’anima di geografia sacra. Qui mi son da sempre ritirato in contemplazione, meditazione. Qui ho preparato anche gran parte degli esami universitari, seduto a studiare su queste pietre in cima alla collina, circondato dal bosco di querce.

– E volevi ricevere un’intervista sul tuo saggio di geografia sacra proprio qui. Capisco bene.

E ci tengo innanzitutto a ringraziarti perché, se tu non mi avessi detto, lo scorso autunno alla Uno, “Ma perché non scrivi un tuo libro di geografia sacra?”, il mio testo Geografia sacra e Tradizione segreta del Nord, che esce in questi giorni, non sarebbe mai nato.

– Grazie:) Parlaci del libro allora.

È una mia creatura a cui tengo molto. Sono felice che stia per uscire e per girare il mondo, procedere con le sue gambe muovendo i suoi primi passi.

– Ne parli come se fosse un essere vivente.

Sì, per me è così. È stato come partorire una figlia, o un figlio. Nel libro ho condensato quasi trent’anni di Me, della mia storia, delle mie scoperte di geografia sacra, dei miei studi, delle mie ricerche. Ma ora che sta per uscire, vorrei che camminasse con le sue gambe, facesse la sua strada autonomamente. Non sento identificazione. È una parte di me, certo, ci sono le mie storie e scoperte. Sai, ho fatto tanta ricerca, ho studiato tanto, soprattutto, ho camminato tanto per boschi e per monti scoprendo tracce di antiche civiltà precristiane che mi hanno affascinato.

Sento il mio sangue celtico-druidico ribollire quando mi metto a parlare di loro. Gli antichi sono i miei antenati. Sono in me.

Il libro è stato in gran parte una riattivazione di sangue arcaico che avevo dentro e aspettava il momento di esprimersi, di raccontare. Sento una parte di me druidica di Bardo, di Cantastorie. Si attiva in me e le conoscenze fluiscono, scendono, affiorano. Ed è bellissimo.

– Sembra una cosa molto bella in effetti.

Lo è. Davvero. La Geografia sacra e la Ricerca del Graal, diciamo così, della Conoscenza, sono le mie più grandi passioni.

Per loro ho rinunciato a tanto, a tutto.

Ogni frammento di tempo libero l’ho dedicato a loro negli ultimi 30 anni. E sono davvero felice che ora esca questa mia piccola creatura. Piccola, ma che considero a suo modo molto completa ed esauriente. Credo di aver condensato e riassunto, meglio che potevo, i miei ultimi 30 anni di Ricerche di geografia sacra e di spiritualità.

– E ovviamente avrai fatto analisi e ricerche storiche, visto che ti occupi delle popolazioni antiche “del Nord” che anche qui, nel Nord Italia, vissero e portarono la loro cultura.

Certamente. Il punto di vista storico è sicuramente presente – ho fatto anche corsi e studi di archeologia e quant’altro, ma c’è un aspetto che vorrei sottolineare: la nostra cultura, in cui siamo cresciuti, è di matrice diciamo così greco romana cattolica. A scuola fin da piccoli ci insegnano, vale a dire per certi versi ci fanno il lavaggio del cervello, tutta una serie di cose ben precise, mirate.

Ad esempio ci trasmettono gli insegnamenti religiosi sulla Bibbia (che, dal mio punto di vista, è una religione orientale, esotica, non parla assolutamente di me, di noi, delle mie zone, della mia terra: parla di gente che viveva in Medioriente, erano pastori del deserto; con le mie origini celto-liguri di genti delle montagne e delle foresta c’entrano poco, non mi toccano nessuna corda dell’anima).

Per non parlare poi della cultura greco-romana: analitica, razionalista. I miei antenati erano diversi. Purtroppo, come sappiamo, la Storia l’ha fatta, l’ha scritta, chi ha vinto. I Celto-liguri son stati spazzati via progressivamente, annientati, sconfitti. Se avessero vinto loro, a scuola ci insegnerebbero le gesta eroiche dei Thuata de Danaam, o di Fionn, o i Cavalieri del Graal, e non l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, ecc.

– Ma quindi esiste anche un’epica celtica, irlandese?

Certo! L’epica irlandese, i poemi epici raccolti nel Medioevo di gesta magiche ed eroiche degli antichi dèi ed eroi d’Irlanda non hanno niente da invidiare, sia per qualità sia per quantità – si tratta di un mastodontico corpus letterario –, all’Epica greco-romana.

Ma nessuno da noi ne sa niente. Se dico Lugh, o Dagda o Brighid… chi ne ha mai sentito parlare veramente?

Però credimi, Barbara: per migliaia e migliaia di anni, prima dell’avvento del Cattolicesimo, che con l’alleanza Greco-romana ha spazzato via l’antica cultura “pagana”, se tu non avessi saputo ripetere e raccontare le gesta di Lugh o di Brighid ti avrebbero nel migliore dei casi bandito dal Clan – più verosimilmente, ti avrebbero impalato vivo o gettato dentro a un enorme pentolone di liquido ribollente.

– Stai esagerando vero? Sei iperbolico.

Sto esagerando, certo. Vorrei solo con forza cercare di dire che le antiche popolazioni “preistoriche” che vissero qui da noi nel Centro-Nord Italia, come d’altra parte ovunque in Europa  e nel mondo, coloro ad esempio che eressero nella notte dei tempi i siti megalitici (menhir, cromlech, dolmen…), e i Celti dopo di loro, non erano cavernicoli preistorici privi di Cultura, bensì, al contrario, erano portatori di Valori e Tradizioni ultra millenarie. Ed erano infinitamente più completi e “sani” di noi, secondo me. Soprattutto, avevano due cose che noi abbiamo perduto completamente.

– Stai per parlare del Femminino divino e della Grande Madre, della dea Brighid scommetto!

Esatto! Vedi Barbara, questa cosa è davvero basilare secondo me, e l’abbiamo perduta completamente in questa nostra Cultura “del Padre”: la connessione con la Dea, con la Madre, con la Natura, con Brighid. Percepire che ogni cosa è Lei. È viva. È animata.

Percepire questo immediatamente significherebbe tra l’altro non solo godere della vita, e sentirLa profondamente scorrere in noi, ma anche, semplicemente, risolvere i problemi “ambientali” del pianeta.

Problemi che, beninteso, a mio parere, dovrebbero essere la priorità di ogni agenda politica: il nostro piccolo Ambiente e Pianetino lo abbiamo in pochi secoli intossicato e ammorbato e riempito di immondizia e rifiuti – mentre scrivo sento poco lontano dei cinghiali cuccioli che piangono e fanno rumori, si stanno avvicinando… Aiut!!…  Ecco, vedi Barbara?

 

– Stai scherzando vero? Cinghialetti in pieno giorno? Che stanno venendo a fare? Che paura, ci sarà la mamma!

Non ti preoccupare, se si avvicinano troppo scappiamo su un albero o faccio un urlo. Ma la questione su cui soffermarsi è un’altra: nel momento esatto in cui ho parlato del pianeta Terra e di Brighid in difficoltà, a pochi metri di distanza, in pieno giorno – fenomeno rarissimo – improvvisamente, “per caso”, una famiglia di cinghiali ci è venuta incontro.

– Scommetto che lo definiresti “un fenomeno sincronico e magico-sciamanico”! (E d’altra parte hai fatto la Tesi sulla Sincronicità e le Coincidenze significative in Jung…)

Sì, seguire le bandierine delle cosiddette “coincidenze significative”, per esperienza, è uno dei pochi modi sicuri di procedere sul sentiero spirituale e sciamanico.

– Ma appunto mi interessa piuttosto questo aspetto: i cinghiali. Che cosa rappresentano i cinghiali nella Tradizione antica di cui ti occupi tu?

Vedi, non ci crederai ma anche questi animali non sono “a caso”. Proprio questo è il punto: sono gli animali simbolo dei druidi e druidesse dell’antichità. Nel libro ne parlo. Era una forma di sciamanesimo “celtico”. C’era un contatto – con la Dea Brighid e tutte le sue creature – quotidiano, concreto. Animali, piante, rocce… Ogni cosa era Lei.

Ogni manifestazione di Brighid veniva amata, rispettata, onorata.

I cinghiali e la mamma cinghiale mi parlano di Lei, del ritornare a Lei, all’amore per la Madre Terra. Madre, significa che è Lei ogni creatura, ogni forma di vita (animali, piante, rocce) è Lei.

Noi purtroppo da 2000 anni siamo nel regno dell’unilateralità del “Padre”, e ci hanno insegnato che gli animali e la natura devono essere sottomessi all’uomo. Da qui deriva ogni decadenza della nostra civiltà, secondo me. Ci stiamo ammalando perché abbiamo avvelenato Lei.…

– … Di questo hai parlato a lungo nei tuoi articoli Antichi visitatori al tempo del Coronavirus… Vorrei farti invece una domanda a cui so già cosa risponderai essendo uno dei temi a te più caro: qual è secondo te il secondo aspetto che loro avevano e noi abbiamo perduto?

Eheheh, sei furba. Hai ragione. Questo è un tema a me molto caro. Ecco qui la grande differenza: loro, i nostri antenati e antenate precristiani, credevano nel Piccolo popolo. Nel libro ne parlo diffusamente e non vorrei rovinare la sorpresa qui. Dico solamente una cosa. Noi, a differenza di loro (i nostri antenati celto-liguri), siamo frutto del pensiero “Non ci credo finché non lo vedo”.

Purtroppo la mia sensazione ed esperienza è che sia esattamente il contrario.

– Spiegati meglio.

Faccio un esempio. Ho provato a immaginare quello che avveniva nei loro Clan. Se io nasco in una Tradizione e cultura in cui fin da piccolo mio nonno, mia zia, il falegname, il muratore, insomma, persone anche perfettamente credibili e terra terra, (non mistici o religiosi), mi raccontano di quella volta in cui incontrarono un elfo, o dello gnomo che aiutava nelle faccende domestiche, o dei canti della fatine della sorgente, o dello spirito azzurrognolo dell’albero che era venuto a parlar loro…

Insomma, se nasco in una cultura come questa, e dunque fin da piccolo credo che sia possibile incontrare il Piccolo popolo, probabilmente – anzi direi sicuramente  – nel corso della vita farò quel genere di esperienza. E, credimi Barbara: se si fanno esperienze dell’universo magico e meraviglioso, di cui ampiamente parlo nel libro, la vita diventa assai, di gran lunga, più divertente, affasciante. In una parola: completa.

– Ritieni che fossero più evoluti e felici di noi?

Sto dicendo che probabilmente loro vivevano la vita pienamente.

Mentre noi oggi siamo sempre un po’ a metà. Questo è quello che penso: noi oggi – noi che ci crediamo tanto intelligenti ed evoluti rispetto a loro – in realtà non realizziamo appieno le potenzialità umane. E, in ultima analisi, molti di noi, come me, oggi, sentono profondamente, continuamente, sotto sotto, una forma di malinconia e di infelicità. In una parola: una Nostalgia. Ma una parte arcaica per fortuna è sempre dentro di noi. Aspetta solamente di essere riconosciuta.

– Grazie Andrea.

Grazie a te Barbara. E scusa se ti ho fatto fare domande che mai, nella realtà, avresti fatto tali e quali; scusa se ti ho imprigionata nell’incantesimo bardico di questa intervista surreale in cui l’unica cosa veramente reale, te lo giuro, sono stati i cinghiali mentre scrivevo di Brighid. Ora sei libera!!

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Attenzione: questo contenuto è protetto!!