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Gesù: figlio illegittimo di Maria? Ecco gli indizi…

Gesù, figlio illegittimo?

Nel mio secondo lavoro (Il Cristo illegittimo) ho descritto come, probabilmente, il Gesù storico si sia imbattuto in tre episodi nella sua vita che hanno portato a una sua delegittimazione: fra questi l’accusa mossa ai suoi tempi di essere un figlio illegittimo.

Tale accusa non solo si consolidò a partire dal II secolo con il filosofo medioplatonico Celso che, nel suo libro Il discorso vero, indicava Maria come un’adultera che aveva concepito Gesù fuori dal matrimonio (Il discorso vero I, 28; I, 39);

o nelle baraitoth del Talmud babilonese (b. Shabbat 104b); ma anche nel panorama evangelico canonico e apocrifo vi sono richiami a questa verità scomoda.

Nel Vangelo di Marco, quando Gesù si presenta nel suo paese natale durante il proprio esercizio pubblico di Rabbi nel tentativo di essere riconosciuto e qualificato come una figura legittima e socialmente valida, i suoi compaesani lo riconoscono subito come “figlio di Maria” (Mc 6, 1-6), un’accusa molto chiara al tempo, e per una società patriarcale come quella ebraica, la cui generazione e genealogia era solo legata al padre: definire una persona come figlio della propria madre significava indicarlo come figlio illegittimo.

Un’identificazione di certo scomoda ai tempi della redazione di Matteo e Luca, se questi ultimi, di comune accordo (e fortemente dipendenti da Marco) decisero di addolcire quel passo identificando Gesù come “figlio del falegname” (Mt 13, 54-58) o “figlio di Giuseppe” (Lc 4, 22).

 

Genealogia ad hoc per Maria e Gesù

Gli stessi Matteo e Luca, pur dipendenti da Marco, tentarono di allontanarsene ricostruendo una genealogia (diversa fra loro) per tentare di censurare quella che poteva essere un’origine scandalosa non solo per il loro Gesù, ma anche per la madre Maria.

Nella genealogia di Matteo (Mt 1, 1-16), una lista di discendenze che dovrebbe includere solo personaggi maschili, sono curiosamente presenti cinque donne. Quattro di queste (Tamar, Racab, Rut e Betsabea “moglie di Uria”) erano riconosciute come personaggi scomodi secondo la tradizione biblica, addirittura di natura peccaminosa viste le loro storie. Allora perché inserirle? In Mt 1, 15-16 fa il suo ingresso la quinta donna: Maria, che è definita la sposa di Giuseppe e madre di Gesù. A differenza dei suoi avi, a Giuseppe non è riconosciuto il ruolo di padre (neanche putativo), ma solo il ruolo di “sposo di Maria”, e quest’ultima come colei che concepì Gesù.

Fu forse un tentativo da parte di Matteo, accostando Maria ad altre personalità femminili scomode del tempo, di addolcire delle accuse pesanti già presenti all’epoca della redazione del suo Vangelo?

 

Le natività di Matteo e Luca non sono certo esenti da questo possibile tentativo di censura. Dare legittimità al Gesù storico associando la sua nascita all’annuncio e l’intervento di un essere divino poteva essere un modo per allontanare ogni accusa sulla sua persona e sulla sua stessa madre.

La prof.ssa Immacolata Aulisa (Storia del Cristianesimo e delle chiese presso l’Università di Bari) afferma come

«non si è ancora trovata una giustificazione, concordemente accettata, circa l’origine dell’idea del concepimento verginale di Gesù. Sicuramente essa non è nata da Is 7, 14, anche se la versione greca di questa citazione biblica è stata usata a posteriori per sostenerla. Si è pensato anche che la tradizione sulla concezione verginale di Gesù si sia costituita per coprire l’accusa, da parte dei giudei, dell’illegittimità della nascita di Gesù, accusa documentata dal II secolo»[1]

Altri indizi nei vangeli canonici e apocrifi

Nei Vangeli di Giovanni e di Tommaso sono ancora esplicite le accuse e i riferimenti ad un’origine scandalosa legata alla nascita di Gesù.

In una disputa con i suoi avversari in Gv 8, 41, Gesù viene tacciato come “figlio della fornicazione”, quasi a ricordargli come non avesse alcuna legittimità nel suo ruolo di Rabbi in quanto tutti conoscevano le sue reali origini. Il Vangelo di Tommaso pare richiamare la specifica accusa con un logia criptico: «Gesù disse: “Colui che conosce il padre e la madre sarà detto ‘figlio di una prostituta’”» (Vangelo di Tommaso, 106).

Si è visto come fino ad ora accuse più o meno esplicite venivano rivolte a Gesù, e indirettamente a sua madre Maria: al primo di essere un figlio illegittimo o addirittura figlio di una prostituta; la seconda di essere un’adultera.

Nel panorama apocrifo tali richiami sono ancora presenti, se non addirittura ben più espliciti consci del contesto semitico originario:

 

Nel Protovangelo di Giacomo (una sua variante, conosciuta anche come Natività di Maria, Codice Arundel 404), scritto nella metà del II secolo, ci viene descritto un Giuseppe che, tornato dopo una lunga campagna di lavoro, trova sua moglie incinta, e dubbioso e disperato nei confronti della sua sposa si domanda come sia stato possibile:

«L’ho ricevuta vergine dal tempio del Signore, Dio mio, e non l’ho custodita. Chi avrebbe pensato che mi sarebbe capitata una cosa simile?
Chi è che mi ha insidiato, chi ha osato perpetrare tali cose in casa mia?» (A37-39); e ancora:
«Perché volete che io creda quanto voi mi dite, e cioè che l’abbia ingravidata un angelo di Dio? […] E se qualcuno si fosse finto, in modo credibile, un angelo per ingannarla? […] Si è forse ripetuta in me, o Signore, la storia di Adamo? […] il serpente andò da Eva, la trovò sola, la sedusse, lei trasgredì il comandamento e cadde nella corruzione della morte. Così è avvenuto anche a me? Che debbo fare?» (A40-41).

 

L’infanzia di Maria. Storia inventata o qualcos’altro?

 

Paolo Uccello, Presentazione di Maria al tempio (1433-34)

Ma i vari testi a nostra disposizione sulla Natività di Maria non sono certo avari di altre informazioni e possibili ulteriori rimandi e censure in merito alle accuse nei confronti della giovane ragazza.

In tutti i  manoscritti che ci sono pervenuti sulle origini di Maria e la sua infanzia, si è concordi su un lungo periodo che ha ricoperto la sua fanciullezza all’interno del Tempio di Gerusalemme.

Secondo la Natività di Maria (papiro Bodomer, II-III secolo d.C.), il Protovangelo di Giacomo comprensivo della stessa Natività (II secolo d.C.) e il già citato Codice Arundel 404, assieme al Codice Hereford, che fanno parte di una variante del Protovangelo e della Natività, la piccola Maria, a soli tre anni di età, viene presentata al Tempio dove viene cresciuta assieme ad altre vergini, ricevendo vitto per mano di un angelo.

I testi ci informano che fosse una pratica comune per i membri della casa di Israele, ma:

non esiste alcun riferimento testuale biblico ed extrabiblico, a parte tutte le varianti della Natività di Maria citate, che ci parlano di bambini, e soprattutto bambine, che vengono portate nel Tempio per essere accudite e ammaestrate.

Lo stesso prof. Luigi Moraldi, curatore dell’ed. Utet degli Apocrifi del Nuovo Testamento scrive in merito: «Il periodo di dimora nel tempio deriva da una leggenda nata da una generalizzazione storicamente falsa della storia dell’infanzia di Samuele (1 Sam 1-3) e da una interpretazione ugualmente falsa di alcuni testi biblici (Es 13, 2; 34, 19; Lv 27, 26). Di qui anche l’affermazione di Epifanio (Ancor., 60), che in Israele maschi e femmine solevano essere consacrati al servizio di Dio nel tempio fino alla pubertà» (p. 129 n. 8.1).

 

Bisognerà perciò rispondere a due domande legittime:

  • Quale poteva essere il reale significato di queste false citazioni/giustificazioni veterotestamentarie presenti nei vari codici della Natività di Maria?
  • Il prestare servizio nel Tempio da parte di giovani ragazze, e soprattutto a partire dal terzo anno di età (come ci suggeriscono tutti i testi della Natività di Maria) volevano forse dire altro in origine?

 

La risposta potrebbe giungere dalla stessa Bibbia e dalla tradizione ebraica successiva.

 

Bambine, spose e concubine a 3 anni e un giorno

A seguito di una cruenta campagna di conquista di Yahweh e Mosè, in Numeri 31, 17-18, fra le spartizioni del bottino di guerra leggiamo come: «ogni bimba fra le femmine che non conobbero coabitazione con maschi, tenete in vita per voi»[2] .

Nel testo si parla proprio di bambine, così come suggerisce il termine ebraico relativo taph (dalla radice taphaph, secondo quanto riportano lo Strong’s Hebrew Lexicon Online e il The Brown-Driver-Briggs Hebrew and English Lexicon).

Nella letteratura ebraica extrabiblica vi sono molti riferimenti alle lecite unioni sessuali con bambine che hanno una età specifica.

Secondo Rashi di Troyes, considerato fra gli esegeti più importanti di tutti i tempi, nel suo commento a Genesi 25, 20, «quando Abramo ritornò dal monte Moria gli fu annunziata la nascita di Rebecca. Isacco aveva allora trentasette anni, perché proprio a quel tempo morì Sara… a centoventisette anni… Isacco aveva dunque allora trentasette anni.

In quel tempo nacque Rebecca; Isacco aspettò che fosse pronta per il matrimonio – cioè tre anni – e poi la sposò»[3].

Secondo Daniel Chanan Matt (studioso di Kabbalah e professore alla Graduate Theological Union di Berkley), Rebecca aveva tre anni quando si coricò con Isacco, e cioè «la più giovane età legale in cui una donna può essere sposata»[4]. In pratica, all’età di tre anni, la bambina viene sempre considerata come «colei che è idonea per la convivenza. Colei che ha raggiunto l’età di tre anni e un giorno»; e ancora: che una bambina di tre anni e un giorno è fidanzata attraverso il rapporto sessuale, e che se un Levita ha avuto rapporti sessuali con lei l’ha fatta sua[5]

Prestare servizio al Tempio

Inoltre le donne avevano un ruolo specifico all’interno del contesto dell’esodo biblico e anche dopo. In Es 38, 8 leggiamo come venne costruita una vasca di bronzo «usando gli specchi delle donne che prestavano servizio all’ingresso della tenda del convegno»; e ancora in 1Sam 2, 22: «Eli era molto vecchio. Udiva tutto quello che facevano i suoi figli all’intero Israele e che dormivano con le donne che prestavano servizio alla porta della tenda del convegno».

Visto il testo avaro di informazioni specifiche, ci domandiamo lecitamente:

che genere di servizio prestavano le donne presso quello che era il “tempio mobile”?

Il termine utilizzato nei versetti citati e che indica il “prestare servizio” deriva dalla radice verbale tzava, che indica “l’atto di prestare servizio militare o servizio al Tempio”, così come facevano i sacerdoti Leviti.

Ma considerato che non abbiamo riferimento alcuno (biblico o extrabiblico) di donne militari o sacerdotesse levite, quale altro tipo di servizio potevano prestare le donne presso il tempio, giacendo con gli uomini così come indica 1Sam 2, 22?

Inoltre l’attività presso la tenda/tempio era “sacra” (da qui il termine Kodesh), nel senso che era “destinata a… e separata da…”:  nel caso dei sacerdoti leviti, il loro servizio era destinato a Yahweh e separato dal resto del popolo.

Il femminile di Kodesh (sacro), riferibile perciò alle donne, è Kedeshà e indica il servizio di prostituzione. Sacro e prostituta condividono la stessa radice, in quanto entrambi prestano il loro servizio esclusivo per una certa finalità e sono separati dal resto (nel caso della prostituta: separata dal concetto di decenza umana).

Considerazioni finali

Se, come abbiamo letto in precedenza, nei testi canonici ed extracanonici non solo vi erano riferimenti chiari ad accuse specifiche mosse a Gesù e sua madre, con i redattori dei sinottici che tentarono addirittura di addolcire tali accuse fino a censurarle (si veda la questione della natività del Cristo e della falsa citazione di Is 7, 14 secondo quanto riportato dalla prof.ssa Aulisa dell’Università di Bari):

  • Il prestare servizio da parte delle donne nel libro dei Numeri e in Samuele, e la possibilità di unirsi alle bambine dopo i tre anni e un giorno secondo letteratura talmudica, può essere davvero considerato un caso se uniti con la storia della piccola Maria che, all’età di tre anni assieme ad altre vergini, viene inviata al Tempio e lasciata sola con i sacerdoti fino all’età puberale?
  • Perché un tale racconto palesemente inventato (così come scritto espressamente dal prof. Moraldi) non ha trovato sponda in altri racconti apocrifi o in accenni canonici? Una bambina che fin dalla più tenera età vive in un ambiente privo di pericoli, addirittura ricevendo il cibo dalle mani di un angelo (così ci viene raccontato da tutti i codici della Natività), dovrebbe magnificare la sua figura. Invece nessun altro testo canonico e apocrifo ne fa cenno.
  • Possiamo comprendere tale racconto leggendario come un altro tentativo maldestro di censura nei confronti di una donna che, soprattutto nel II secolo (nello stesso periodo in cui iniziarono a circolare queste storie), era accusata di adulterio alla stessa stregua di una prostituta?

 

Si ringrazia l’amico e autore Mauro Biglino per i riferimenti biblibi e talmudici.

 

[1] (I. Aulisa, a cura di, Tertulliano, Polemica con i giudei, Città Nuova, 1998 Roma, p. 113).

[2] cfr. Rav Dario Disegni, a cura di, Bibbia ebraica. Pentateuco e Haftaroth, Giuntina, Torino 2000

[3] Rashi di Troyes, Commento alla Genesi, introduzione e traduzione di Luigi Cattani, Marietti, Genova 1999, p. 202.

[4]The Zohar: Pritzker Edition, Vol. 2, Translation and Commentary by Daniel C. Matt, Stanford University Press, Stanford, CA 2013, p. 264, n. 50.

[5] Cfr. Sanhedrin 55b; Sanhedrin 69a-69b; Yebamoth 57b; Yebamoth 60b; Niddah 44b.

Esposito Francesco

Autore: Francesco Esposito

Esposito Francesco, Lamezia Terme (cz) classe 1986, si laurea in Scienze Filosofiche con una tesi magistrale sul De Cultu Feminarum di Tertulliano e la figura femminile nel cristianesimo patristico e nella società romana. Studioso di cristianesimo primitivo e pre-conciliare, dal 2013 cura una rubrica di approfondimento sui testi biblici assieme all’autore Mauro Biglino intitolata “Racconti dall’Antico Testamento”.

2 Comments

  1. Ogni mattina si trova qualche nuovo autore di complotti,tresche,misteri finalmente svelati ecc..un saluto a Dan Brown, l'apripista di questa Scuola!
    • Nessun complotto. Ho citato le fonti, ho citato studiosi accademici (e non complottisti). Quindi non comprendo la sua critica per nulla argomentata.

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