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I nuraghe e il popolo degli uomini blu

Alla ricerca degli Dèi blu…

Avevamo già cominciato il nostro viaggio alla ricerca degli Dèi blu in un precedente articolo “Il sangue blu degli dei”.

E questa ricerca passa anche per l’Italia…

Una legenda Sarda, molto antica, di circa 3 mila anni addietro, racconta la storia degli incontri tra gli uomini e il popolo blu…

Questo racconto, insieme a molti altri, è stato inserito nella raccolta di scritti di Raimondo de Muro, nell’arco di oltre trent’anni.

Questo autore sardo dedicò la sua vita allo studio della Nuragheologia.

Egli racconta:

“Quanto agli “uomini blu”, con tale denominazione venivano chiamati gli abitanti di altri mondi in contatto con i protosardi, secondo un rituale che presentava diverse varianti”.

De Muro sostiene che, in Sardegna sia esistita, e forse in qualche modo sopravvive ancora, una sorta di “organizzazione comunitaria”, diffusa soprattutto nel mondo agro-pastorale, con proprie leggi e norme di condotta; un ordinamento sociale che, correndo parallelo alle vicende storiche ”ufficiali” dell’isola, affonda le sue radici nei millenni, risalendo fino all’epoca nuragica.

Nei racconti leggiamo che i grandi padri della Sardegna hanno tramandato che un corpo celeste centrò la terra e questa si incurvò dalla parte orientale.

Perciò le antenne dei Nuraghi, inizialmente predisposti a captare i segnali dell’universo, persero per sempre la loro finalità di comunicazione con gli abitanti degli altri mondi.

I protosardi e gli uomini Blu

Ma come avveniva questa comunicazione?

L’uomo sarebbe dotato di orecchie nascoste (i recettori magnetici) in grado di captare le voci di mondi lontani, a patto che questi organi di senso venissero esercitati.

Raimondo De Muro, nei suoi “Racconti della Nuragheologia” scriveva:

“Cento bisavoli prima del bisavolo mio, nella Sardegna, raccontano che sono venuti gli uomini del pianeta blu, a pelle blu e liscia che pareva di porcellana, con un corpo che pareva pieno di aria, ma non era di aria ma trasparente come una vetrina, che non era possibile toccarli se uno non voleva essere fulminato all’istante.

Dicono gli antichi che erano uomini di alta statura, con la faccia uguale alle statue di bronzo e di pietra che ricordano questa venuta. Sulla testa portavano un corno come un vomere e sulla fronte un porro che lampeggiava. Si erano fatti vie di fuoco e in queste vie restava la polvere della vita e da questa polvere è nato ogni essere vivente…”

Si tratta di una spiegazione, questa della nuragheologia, piuttosto avventurosa, ma che dimostra che antichi racconti in varie parti del pianeta associano la nascita della vita sulla terra a popoli delle stelle, che si misero in contatto con i nostri antenati ai quali diedero che chiavi del sapere…

L’incontro con il popolo delle stelle: realtà o leggenda?

Poi De Muro scrive anche:

“Si dirà che questo è fantascienza, ma non lo è affatto, perché un simile avvenimento è scientificamente probabile che sia avvenuto, perché, oggi, siamo in grado di provare che a quell’epoca, un gruppo di pianeti della Via Lattea e precisamente quelli della costellazione di Sino si trovavano dalla terra, per via dell’eterno spostarsi nell’universo, a circa cinquanta anni luce di distanza (la galassia è un disco di centomila anni luce).

A quella distanza era possibile «incontrarsi», perché, i Sardi e quindi i “popoli delle stelle” ancora di più, i loro «messaggi» li trasmettevano con la percezione sensoriale (oggi purtroppo un esercizio impossibile per l’uomo non più addestrato da sessanta generazioni) il che permetteva loro di ricevere e trasmettere col pensiero, ad una velocità di gran lunga superiore ai trecentomila chilometri al minuto secondo.”

C’è un fatto testimoniale incontrovertibile, che nessuno può negare, ed è che in Sardegna, nelle sue grotte e anche nelle grotte di altri popoli, esistono ancora e sono alla vista di tutti, delle incisioni o figurazioni schematiche antropomorfe che raccontano questo incontro…

Allora ci chiediamo: come mai popolazioni così distanti da tra loro – nel tempo e nello spazio – hanno rappresentato in questo modo le loro divinità? È possibile ricondurlo a un motivo reale e visibile?

 

Liberamente tratto da http://www.segnidalcielo.it/

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