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Il Codice Inca segreto nascosto nei quipu

Massima estensione dell’Impero Inca

Uno dei più grandi segreti dell’Impero Inca

L’Impero Inca fu uno dei maggiori popoli del Sudamerica.

Fondato nel XV secolo, si estendeva su vasta parte del continente meridionale ricoprendo un territorio di circa 2 milioni di chilometri quadrati.

Gli Inca, di per sé, non avevano nulla che mancasse ai contemporanei europei fatta eccezione per uno strumento che, dall’altra parte dell’oceano, si era rivelato indispensabile: non disponevano di un sistema di scrittura.

O meglio, non avevano un sistema “tradizionale”, ma ciò che ci è stato tramandato è uno strumento unico che, però, non è ancora stato decifrato: il quipu.

Un misterioso sistema di scrittura mai decifrato…

I quipu sono artefatti tessili composti da nodi e cordicelle che, a prima vista, possono sembrare delle grosse collane ornamentali, ma in realtà sono oggetti sacri dotati di poteri mistici.

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Quipu

E quei nodi rappresentano un misterioso sistema di scrittura che cela in sé numerosi segreti di quest’antica civiltà. Nessuno però è ancora riuscito a decifrare il Codice Inca.

Ed è a questo che si sta dedicando la dott. Sabine Hyland, un’archeologa che da ben 15 anni si è dedicata allo studio di questi manufatti. La sua esperienza l’ha portata a ritenere che questi nascondano molto di più di un semplice codice di computo…

È convinta che i quipu rappresentino un sistema di scrittura tridimensionale, in cui le parole si nasconderebbero nei colori dei fili, negli stili dei nodi e persino nella torsione della corda.

«Questi nodi, queste corde, potrebbero dirci moltissimo sugli Inca, sulla loro religione, sulla loro mitologia, sulla loro storia. Potrebbero svelarci persino i dettagli sui loro sacrifici umani[1]» ha detto Hyland.

Da oggetti sacri a manufatti demoniaci: perché la Chiesa ha distrutto i quipu?

Purtroppo sono rimasti pochissimi quipu, e questo rende molto difficile riuscire ad arrivare al nodo della questione.

I responsabili della distruzione dei quipu sono i Padri della Chiesa: quando gli spagnoli raggiunsero il Sudamerica e conquistarono i territori degli Inca, la Chiesa cattolica decretò che questi manufatti fossero opera demoniaca, quindi furono bruciati insieme a tutte le conoscenze nascoste al loro interno.

Tuttavia, alcuni pezzi sono riusciti a sopravvivere ai roghi imposti dalla Chiesa grazie all’intervento di improbabili salvatori: i mercedari, ovvero i membri dell’Ordine di Santa Maria della Mercede.

Si tratta di un antico ordine religioso fondato nel XIII secolo con lo scopo di liberare i prigionieri cristiani fatti schiavi da musulmani, pagani e nativi, e potevano tener fede alla loro missione con ogni mezzo, anche facendo uso di metodi violenti e delle armi.

Stanziatisi nel Nuovo Mondo nel corso del XVI secolo, si trovarono molto lontani dal controllo di Roma e cominciarono a vivere secondo le loro regole avvicinandosi, inoltre, alla cultura degli Inca.

Così, impararono la loro lingua e la cultura, e per questo motivo la dott. Hayland sostiene che abbiano trovato un modo per decifrare i quipu superstiti. Questi, infatti, furono testimoni di come venissero usati in origine e ce ne hanno lasciato delle testimonianze.

I mercedari e i quipu

Si dice che la gente portasse i quipu alle lezioni di catechismo per annotare ciò che spiegava il sacerdote. In questo modo, avrebbero poi potuto tramandare la conoscenza.

Dunque i quipu contengono in sé interi concetti filosofici e religiosi.

Codice-Inca-quipuPotrebbero celare conoscenze illimitate

Negli archivi contenuti nel monastero della chiesa di Nostra Signora della Mercede (Lima) è presente un vecchio codice scritto da un sacerdote del XVI secolo, il quale afferma di essere stato in grado di leggerli.

«Questi quipu erano un tipo di nodi. Con tali nodi, essi raccontavano gli eventi dei tempi. […] Tutto quello che viene da lì, sono riuscito a conoscerlo grazie ai quipu. Ho potuto così comprendere i segreti e le antichità di questo regno».

Che la corretta interpretazione di questi misteriosi manufatti possa rivelarci ancora tanto che non sappiamo di questo popolo antico?

Come si leggono i quipu?

Secondo la dott. Hyland, i quipu non possono essere letti come un alfabeto occidentale, ovvero come se a ogni nodo corrispondessero una lettera o una sillaba, ma che questi siano come le note di una composizione musicale di cui non possediamo gli spartiti.

Codice-Inca-quipuL’indagine è giusta ad un punto morto?

Per trovare delle risposte, l’archeologa si è recata presso un piccolo villaggio a 500 km di distanza da Lima, sulle Ande, in cui ancora oggi viene utilizzato un quipu per il culto. È un oggetto sacro custodito da secoli in un edifico fortificato. In questo villaggio, i quipu sono molto di più che oggetti sacri:

la gente del posto ritiene che posseggano poteri straordinari…

«Il quipu controllava ogni cosa, gli animali, le persone. All’epoca degli Inca esistevano i chasquis (messaggeri), che portavano con sé i nodi. Non usavano carta e penna, usavano soltanto i nodi. Ogni nodo aveva un significato» da detto un uomo del luogo.

Purtroppo, neanche gli abitanti di questo antico villaggio sono in grado di interpretare i nodi. Rappresentano oggetti di culto nonostante la gente del posto percepisca i loro poteri.

Per decifrare i nodi, la dott. Hyland deve trovare un quipu connesso a un testo spagnolo. Questo potrebbe fornire la chiave di lettura più utile per comprendere il codice.

La Tavola quipu dei mercedari

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Tavola quipu ritrovata dalla dott. Sabine Hyland

Spostandosi ancora per il vasto Perù, in una piccola chiesa coloniale in un remoto villaggio pare che sia conservata una “Tavola quipu” scritta dai monaci mercedari.

Si tratta di una tavola di legno sulla quale sono presenti colonne di cordicelle con dei nodi adiacenti a parole e frasi scritte in spagnolo.

Gran parte di queste parole sono però illeggibili.

Che sia la Stele di Rosetta degli Inca?

Riuscire ad interpretarla potrebbe portarci a comprendere, finalmente, tutti quei segreti intrecciati tra i nodi che ci sono rimasti oscuri per secoli?

 

NOTE
[1] Parole della dott. Hayland estrapolate da un documentario di National Geographic

 

Autore: Uno Editori

Uno Editori è un progetto editoriale nato nel 2011 con l’obiettivo di stimolare la ricerca interiore e diffondere gli insegnamenti spirituali che hanno indicato percorsi di consapevolezza per l’evoluzione dell’umanità. L’intento è di contribuire con le proprie iniziative a divulgare l’arte della vita nelle forme espressive più vicine o ispirate alla saggezza di ogni luogo e tempo. Convinti che il fine della ricerca interiore sia il miglioramento della collettività e del mondo, nel tempo abbiamo dato vita a diverse collane, riunite da un profondo sentire di libertà della coscienza, che contraddistingue tutte le nostre produzioni.

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