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Il ritrovamento della terza vestigia di Dixon: i segreti della Grande Piramide

Il ritrovamento dell’ultima vestigia di Dixon

Quando è stata resa pubblica la notizia del ritrovamento dell’ultima vestigia di Dixon, molti lettori del nostro libro ci hanno letteralmente sommersi di email per informarci dell’accaduto e per chiederci un commento, visto che l’argomento era stato ampiamente analizzato durante il nostro lavoro di ricerca.

Spronati da tutto quell’entusiasmo e ansiosi di affrontare i nuovi sviluppi di un argomento così controverso e fondamentale, ci siamo immediatamente catapultati nella lettura dei principali quotidiani on line che riportavano la notizia dell’importante ritrovamento.

L’autrice della scoperta: la dottoressa Abeer Eladany

L’archeologa Abeer Eladany / ph. BBC – Università di Aberdeen

In special modo ci siamo concentrati sulle pagine del sito ufficiale dell’Università di Aberdeen, poiché a nostro avviso riportava ogni informazione in maniera più completa e autorevole, in quanto artefice del ritrovamento.

Essendoci successivamente imbattuti in un indirizzo di posta elettronica, alla pagina “Contatti” dello stesso sito, senza indugiare abbiamo scritto chiedendo di poter contattare l’autrice della scoperta, la dottoressa Abeer Eladany, per poterle inoltrare alcune domande relative al famoso pezzo di legno.

Dopo un paio di giorni abbiamo ricevuto una cordialissima lettera di risposta da parte della studiosa, con la quale ci autorizzava a inviarle le nostre richieste.

Abbiamo potuto intraprendere, in questo modo, una proficua corrispondenza con una persona gentilissima e assolutamente disponibile a confrontarsi con noi. Davvero l’ennesima conferma che il mondo anglosassone è capace di riservare sempre un trattamento rispettoso verso chiunque, e di dare in ogni occasione un eccellente contributo e sostegno a tutti coloro che desiderano confrontarsi con le istituzioni scientifiche.

Le nostre domande…

1. Come mai il pezzo di legno appare oggi come una quantità di frammenti?

Come prima domanda le abbiamo chiesto

quale possa essere la spiegazione per cui il pezzo di legno appare oggi come una quantità di frammenti, piuttosto che un unico pezzo di 12 cm, così come era stato riprodotto, nel gennaio del 1873, dalla rivista Harper’s Weekly. 

“Il disegno incluso nell’articolo mostrava il pezzo di legno quando fu scoperto per la prima volta. I nostri archivi descrivono l’oggetto come frammenti e affermano che si è “disintegrato all’esposizione all’aria”. Penso che il disegno realizzato da Dixon rappresentasse l’oggetto come lo videro la prima volta”.

 Questa risposta non ci è sembrata del tutto soddisfacente, perché dalla nostra ricostruzione (vedi parte 1) il pezzo di legno arrivò a Londra, nel lontano 1872, certamente intatto, proprio perché inserito in un tubo di vetro appositamente destinato alla sua conservazione, e sicuramente rimase tale fino ai mesi successivi in quanto fu analizzato e commentato dalle riviste dell’epoca e dagli esperti  che lo analizzarono, come riscontrato nelle dichiarazione del tempo.

Quindi non esattamente, come afferma la dottoressa, intatto solo al momento della sua scoperta.

Inoltre, è assolutamente evidente che il pezzo di legno, in un imprecisato momento, si sia frantumato. La domanda è quando questo sia avvenuto.

Dalla ricostruzione proposta nella prima parte di questo studio sappiamo con certezza che anche dopo 74 anni, nel 1946, al momento della consegna al museo da parte della figlia del dottor Grant, permangono evidenze controverse sullo stato di decomposizione del legno che attestano una situazione di certo più complessa e intricata, da qualunque parte la si voglia esaminare. Probabilmente la dottoressa Eladany o non è informata sui fatti o ha risposto semplificando il discorso, rimandando una più completa trattazione al momento della pubblicazione del rapporto ufficiale da parte dell’Università. Non ci resta che rimanere in attesa.

 

2. Il carbonio-14

Le prime due vestigia di Dixon

La seconda domanda ha riguardato i risultati della datazione con il carbonio-14 e l’ente preposto per tali operazioni.

“La datazione calibrata per il legno è tra il 3341 e il 3094 a.C. Ulteriori spiegazioni sulla data saranno incluse nel documento che è ora in fase di finalizzazione per la pubblicazione. I test sono stati effettuati presso lo Scottish Universities Environmental Research Centre, uno dei laboratori leader a livello mondiale, con molti anni di esperienza nella datazione al radiocarbonio”.

La dottoressa Eladany ha inoltre precisato che, sebbene i risultati del test abbiano riportato una data che si discosta in maniera piuttosto evidente e inaspettata rispetto a quanto da sempre affermato dalla cronologia ufficiale, la causa di tale anomalia temporale sarebbe da ricercarsi nelle pratiche di utilizzo del legno generalmente riconosciute ai tempi degli antichi egizi.

“Il pezzo di legno potrebbe essere stato ricavato dalla parte centrale di un vecchio albero oppure potrebbe trattarsi di un pezzo di legno che è stato riutilizzato più volte prima di essere depositato nel condotto. Il riutilizzo del legno era una pratica comune nell’antico Egitto a causa della scarsità di legno di buona qualità”.

Opinione confermata anche da quanto riportato nell’articolo del 16 dicembre, attraverso le parole di Neil Curtis, responsabile del museo presso l’Università di Aberdeen, già incontrato nella prima parte della nostra indagine, a proposito delle ricerche di Robert Bauval.

Trovare la reliquia di Dixon mancante è stata una sorpresa, ma anche la datazione al carbonio è stata una vera rivelazione.

[…] È persino più vecchio di quanto avessimo immaginato. Ciò può essere dovuto al fatto che la data si riferisce all’età del legno, forse ricavato dal centro di un albero longevo. In alternativa, potrebbe essere a causa della rarità degli alberi nell’antico Egitto, il che significava che il legno era scarso, apprezzato e riciclato o curato per molti anni.

[…] Spetterà ora agli studiosi discutere in merito al suo utilizzo e se sia stato deliberatamente depositato, come accadde più tardi durante il Nuovo Regno, quando i faraoni cercarono di enfatizzare il legame con il passato facendo seppellire con loro reperti antichi.

Il quadro dei fatti attesta indubbiamente che per il manufatto in oggetto i risultati della datazione al carbonio-14 potrebbero immediatamente imbarazzare la storiografia ufficiale, la quale afferma, da sempre e senza alcuna titubanza, che la costruzione delle tre piramidi di Giza fu opera dei faraoni della IV dinastia, ovvero tra l’inizio del regno di Cheope – 2551 a.C – alla fine del regno di Micerino – 2472 a.C..

L’egittologia, nonostante le nuove evidenze, sembra ostentare sicurezza, trincerandosi dietro due possibili spiegazioni.

La prima secondo la quale il pezzo di legno è stato sicuramente riutilizzato più volte fino al momento in cui fu abbandonato, per qualche oscuro motivo, all’interno dei canali di aerazione della piramide. Stando all’egittologia, il legno è certamente più antico rispetto alla costruzione della Grande Piramide perché, essendo il legno un bene prezioso e raro in Egitto, doveva necessariamente essere riutilizzato più volte e proprio questo presupposto ne attesterebbe la conservazione attraverso i secoli.

La seconda è rappresentata dal fatto che il pezzo di legno potrebbe essere stato tranquillamente ricavato dalla parte centrale di un vecchio albero, motivo per cui restituirebbe una datazione più antica.

Davanti a questo scenario, ci siamo sentiti in dovere di approfondire l’argomento per verificare se effettivamente, e senza alcun dubbio, queste affermazioni possano risultare davvero così scontate e inequivocabili, come l’egittologia tende a presentarle.

Sei curioso di scoprire questa ricerca sorprendente?

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Un’indagine oltre i confini dell’archeologia, alla ricerca di misteri non svelati

 

De'Flumeri Antonio

Autore: Antonio De'Flumeri

Antonio de’Flumeri, laureato in Art Direction. È un Graphic Designer presso lo studio di comunicazione da lui fondato. Scrittore di racconti e di libri illustrati per bambini.

Montuschi Gianluca

Autore: Gianluca Montuschi

Gianluca Montuschi, laureato in economia aziendale, ex manager, oggi Libero professionista, ricercatore e scrittore.

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Autore: Andrea Tavecchia

Andrea Tavecchia, laureato in Scienze dell’Informazione. Consulente SAP fino al 2010, ora allenatore di basket e scrittore di romanzi.

1 Comment

  1. Avatar
    Mah, da appassionato non esperto mi sembra una motivazione assolutamente patetica, un pezzo di legno preso 800 anni prima e riutilizzato per 800 anni. A occhio mi sembra un' altra bufala a cui ormai ci ha abituati Lascienzah!

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