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Gli hunza: il segreto del popolo più longevo del mondo è nel DNA?

Vivere fino a 150 anni: fantascienza o realtà?

Nascosta in mezzo alle montagne del Pakistan settentrionale, in un territorio antico e inviolato, giace la meravigliosa valle dell’Hunza: una striscia di terra affacciata sull’omonimo fiume che, stando ai resoconti di chi ci si è recato, è popolata da abitanti indigeni molto particolari.

Questa particolarità non risiede solo nel cibo e nelle tradizioni, ma in qualcosa che ha reso il popolo hunza (detto anche buruscio/bruscio o hunzakut) famoso in tutto il mondo: un’aspettativa di vita che sfiora i 150 anni.

L’aspettativa di vita più lunga del mondo

La longevità degli hunza è spesso attribuita a fattori naturali: una dieta sana e bilanciata, priva di carboidrati raffinati e dei dolciumi che la fanno da padrone nel mondo occidentale; un severo regime di digiuni che si ripetono per tutta la primavera; un’intensa attività fisica quotidiana; e, ultimo ma non ultimo, una consunzione di 200 volte superiore alla media occidentale di vitamina B17 grazie alle loro piantagioni di albicocche.

Grazie alla loro salute di ferro, gli hunza vivono a lungo, non si ammalano di cancro e, per quanto riguarda le donne, esse possono partorire fino a 65 anni.

“Nel popolo Hunza non si conoscono casi di cancro”.
– Dr. Robert McCarrison (AMA Journal)

Ma un simile stile di vita è davvero sufficiente a spiegare una longevità tanto elevata rispetto al resto della specie umana?

Una dieta sana può tutto… o no?

Una dieta sana e un regime di vita ricco di esercizio fisico, combinati con l’acqua e l’aria pura delle montagne pakistane, possono senz’altro contribuire a un’aspettativa di vita prolungata. Lo stesso fenomeno è stato osservato in diverse parti dell’Asia, come per esempio la regione cinese del Guangxi.

Tuttavia, nonostante le condizioni simili, in nessun altro luogo (neppure nelle regioni limitrofe alla valle dell’Hunza) è mai stata registrata un’aspettativa di vita così alta.

Perché?

Forse, oltre agli effetti (innegabili) dello stile di vita, c’è qualcos’altro che ha permesso agli hunza di diventare gli esseri umani più longevi del pianeta Terra… il loro DNA.

Il mistero del DNA umano: dall’uomo di Denisova al Popolo delle Nuvole

Ripercorrendo le scoperte genetiche fatte nel corso della storia, possiamo accorgerci di come il popolo hunza, seppur unico nel suo genere, non sia di fatto il primo ad aver sollevato perplessità dal punto di vista genetico e storico.

Viene subito in mente il caso di quella parte di aborigeni australiani discendenti dall’uomo di Denisova: originario della Siberia e del profondo Nord, è stato rinvenuto sotto forma di DNA nel corpo di una popolazione geograficamente lontanissima, un fatto che non si spiega neppure prendendo in considerazione la conformazione dell’antica Pangea.

Mauro Biglino ha già parlato, in un articolo precedente, di come gli Aesir nordici fossero in realtà Elohim che si sono trasferiti solo in un secondo momento nei territori scandinavi…

Pensare che ci sia un collegamento tra le due cose viene, perciò, spontaneo.

Persino noi europei, stando agli studi più recenti, possediamo una componente sconosciuta nel nostro DNA: laddove si pensava che i ceppi genetici da cui proveniamo fossero due, è stato rivelato che questi ceppi sono, in realtà, tre.

E il terzo non è ancora stato identificato.

Poi c’è il mistero del Popolo delle Nuvole, i Chachapoyos. In una città perduta del Perù, gli archeologi hanno rinvenuto i resti di quest’antica tribù dall’indole guerriera: chiamati “Dei bianchi” dalle popolazioni limitrofe, essi presentavano un’insolita carnagione chiara, occhi azzurri, capelli biondi e alta statura, tratti tipicamente attribuiti al popolo extraterrestre delle Pleiadi.

Simile è la storia del Popolo delle Stelle, una civiltà che rivendicava non solo un legame con le Pleiadi, ma anche con la città perduta di Atlantide. Anche il Popolo delle Stelle presentava dei tratti somatici molto diversi dalle popolazioni vicine, tanto da essere stati paragonati agli scozzesi dagli esploratori per i loro lineamenti e colori.

A questo proposito, vediamo cosa scrivono del popolo hunza:

“La maggior parte del popolo degli Hunza, a differenza dei suoi vicini, ha una carnagione chiara e occhi chiari, quindi vengono definiti i discendenti perduti dell’esercito di Alessandro Magno quando invase l’India”. (Fonte: Nuovo Universo)

Una semplice coincidenza?

Ma qualcuno la pensa diversamente…

Sulla storia del popolo hunza, tuttavia, ci sono delle discordanze.

Alcuni esponenti del mondo scientifico affermano che la realtà sia ben diversa: il geologo statunitense John Clark, per esempio, nel suo libro “Hunza, il regno perduto dell’Himalaya” (Hunza, lost Kingdom of the Himalayas, 1957) sostiene che gli hunza si ammalino come tutti e che abbiano, anzi, un’aspettativa di vita piuttosto bassa: circa 53 anni.

Clark spiegherebbe la longevità degli hunza con l’assenza di un’anagrafe, il che avrebbe portato gli anziani a non essere pienamente coscienti della propria età e ad attribuirsi più anni del dovuto.

Potrebbe essere davvero così? O ci sono forse degli interessi che spingono perché la verità sul popolo hunza torni a essere sepolta nelle sabbie della storia?

Una storia da riscrivere

Alla luce di tutto ciò, è ancora sensato pensare che la longevità degli hunza sia da attribuire esclusivamente al loro stile di vita?

Posti di fronte a esempi di anomalie genetiche che solo una visione alternativa della storia può spiegare, possiamo ancora girarci dall’altra parte e far finta di nulla?

1 Comment

  1. Avatar
    C'è, ovvio, chi ha interesse a nascondere la verità. Il DNA umano comincia appeno oggi a "svelare " i propri misteri. Col tempo sapremo molto e un qualcosa di davvero sconcertante!

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