Thumb

Il vangelo delle Streghe: il caso di Charles Leland. Il dio cornuto, dai culti di fertilità pagani alla neostregoniera

Aradia, il vangelo delle streghe

«In breve posso dirvi che la stregoneria è nota ai suoi seguaci come “la Vecchia Religione”, della quale Diana è la Dea, e sua figlia Aradia (o Herodius) è il Messia femminile: questo piccolo lavoro espone come nacque Aradia, come scende in terra, come istituì le streghe e la stregoneria e poi tornò in cielo».

Così nel 1899 il giornalista e studioso di folklore statunitense Charles Leland pubblicava il suo Aradia. Il Vangelo delle Streghe, opera ancora oggi fondamentale per i seguaci del neopaganesimo e della neostregoneria. A suo dire si trattava della fedele trascrizione di un testo sacro pagano che gli era stato donato due anni prima da Maddalena, una strega e chiromante italiana che lo aveva iniziato alla stregoneria [1]. 

La strega: da guaritrice ad adoratrice di Satana

Secondo Jules Michelet (1798-1874 – storico francesce) la stregoneria era la vera e più antica forma di religione che aveva come dio il romano Giano o Diano descritto da Frazer, il Cernunnos celtico, il greco Pan o nella sua versione “taurina” il Minotauro. Nella sua ignoranza del paganesimo la Chiesa aveva cercato di estirpare i culti di fertilità pagani finendo per confondere il Dio cornuto dell’antico culto con Satana e “costruendo” così un nuovo nemico da combattere a tutti i costi.

La strega è inoltre dotata del potere di divinare, conosce le erbe e i rimedi empirici per guarire (e all’opposto procurare la morte), ha basi di ginecologia e ostetricia, viene additata come pioggiaiola e ha potere sull’amore (da cui i celebri filtri). Il carattere gioioso e licenzioso dei culti agrari e delle esperienze stregoniche vengono quindi col tempo bollate come “demoniache” e perseguitate dalla Chiesa cattolica e protestante.

La violenza si abbatte soprattutto sulle guaritrici e su coloro che usano le erbe e le arti divinatorie. La strega, infatti, protegge e serba il ricordo e l’adorazione dell’antico culto, adora le antiche feste pagane e preferisce rivolgersi al vecchio dio rustico della natura che diviene il Satana del Cristianesimo. Questi è solo la distorsione del Dio cornuto dell’Antica Religione. Ma per riportarlo alla luce si dovrà attendere l’opera di Margaret Murray.

Margaret Murray e la “riabilitazione della stregoneria”

Il culto delle streghe ha subito una forte “riabilitazione” grazie all’opera eclettica dell’egittologa e cultrice di antropologia Margaret Murray, culminata nel libro La stregoneria nell’Europa occidentale del 1921 e successivamente ne Il Dio delle Streghe che, pubblicato nel 1933, venne concepito per la divulgazione e ottenne un clamoroso successo.

Le ricerche di Murray si spostarono con metodo disinvolto allo studio del folklore europeo: questa virata la condusse alla presunta riscoperta di una religione pagana precristiana, un culto di fertilità ritenuto da lei capace di sopravvivere sottotraccia per millenni, dalla preistoria all’epoca moderna. Questo culto primordiale sarebbe stato perseguitato nei secoli successivi all’ascesa del cristianesimo come religione di Stato e deformato in senso “diabolico” divenendo noto come “stregoneria”; tale persecuzione sarebbe poi culminata nella nota caccia alle streghe dell’Inquisizione.

La Vecchia Religione, legata alla Natura sarebbe così sopravvissuta alla persecuzione: se i sovrani e gli ecclesiasti erano cristiani, il popolo restava in gran parte pagano, sebbene, anche sovrani e sacerdoti non disdegnarono di invocare il dio cornuto e di officiare gli antichi riti pagani.

Murray era giunta a questa conclusione dopo aver inteso le descrizioni del Sabba, contenuti nelle trascrizioni dei processi alle streghe, come resoconti di esperienze di riti avvenuti effettivamente, mentre l’antropologia fino a quel momento intendeva il sabba come un’esperienza allucinatoria o il frutto di confessioni estorte con la violenza.

Il dio cornuto

Alla base del culto pagano di fertilità rintracciato da Murray vi sarebbe stato un dio cornuto maschile Horned God», assimilabile al greco Pan o a Cernunnos) e una dea dalle peculiarità lunari, che venivano celebrati con riti festosi e danzanti da congreghe di 13 membri, sia maschi sia femmine durante le 13 notti di luna piena dell’anno.

Al fianco del dio esisteva infatti una controparte femminile, un «culto del principio femminile», che però si sarebbe diffuso solo successivamente (mentre secondo altri ricercatori sarebbe precedente).

Per Murray la Vecchia Religione o Dianismo sopravvisse al Cristianesimo perché al paganesimo rimasero fedeli soprattutto le masse incolte. La divinità si incarnava in un uomo cornuto o bifronte (Giano, Diano), in forma femminile in Diana e in precedenza in animale. Le festività più importanti erano la vigilia del 1 maggio e quella del 1 novembre e si basavano sul calendario pre-agricolo, anteriore alla divisione dell’anno in solstizi.

La struttura era suddivisa in congreghe governate da un uomo che ricopriva il ruolo di dio incarnato. A fianco a lui troviamo una figura femminile che rappresenta la compagna del dio, la Dea Madre che diviene la “regina” delle streghe (Diana, Erodiade, Aradia). I riti religiosi variavano a seconda delle circostanze e del luogo, ma «la maggior parte delle cerimonie era celebrata per favorire la fertilità» da cui nasce il pregiudizio durante la persecuzione che il rito sessuale fosse al centro delle celebrazioni.

Nel I e II millennio a.C., con l’invasione in Europa di popoli indoeuropei come celti, germani, latini e greci il mondo cambiò totalmente: il dio cornuto, signore del mondo e delle creature d’epoca preistorica, venne assorbito dal pantheon religioso di ciascuno di questi popoli.

Il suo vero nome invocato dalle popolazioni neolitiche si perse nella nebbia del tempo e assunse un nome differente in ciascuna di queste culture. Il dio rimase tuttavia immutato nelle sue caratteristiche principali.

L’opera di Leland: le controversie sul manoscritto originale

Il successo delle opere di Margaret Murray rilanciò anche l’opera di Leland che iniziò verso la metà degli anni Cinquanta a godere di un discreto successo che non si è mai smorzato. L’opera di Leland era infatti rimasta fino allora semisconosciuta finché non iniziarono a essere discusse anche le teorie sulla sopravvivenza di rituali pagani. Aradia finì per essere valutata nel più ampio contesto etnologico, dividendo gli studiosi tra chi ne riconosceva l’autenticità e chi la metteva invece in discussione dubitando persino dell’esistenza della stessa Maddalena.

Nelle lettere alla nipote, Leland sostiene che il manoscritto originale testimoniasse l’esistenza «di un culto pagano sopravvissuto nell’ombra, al cristianesimo dominante», come avrebbero, sebbene in modo diverso, confermato le ricerche di Murray. Secondo l’autore «le streghe formano tuttora una frammentaria società segreta o setta, che loro chiamano “della Vecchia Religione”, e ci sono in Romagna  interi villaggi nei quali la popolazione è completamente pagana». Nessuna cronaca italiana parla delle eresie pagane e dei culti che emergono dal manoscritto, rendendolo quindi inattendibile. Ciò non toglie il fascino dell’opera e del suo autore.

La dea Diana e sua figlia Arcadia

L’opera ribalta in modo blasfemo alcuni temi dell’antico e del Nuovo Testamento, mettendo Diana, dea lunare al posto di Dio e sua figlia Aradia (avuta da un rapporto incestuoso col fratello Lucifero dio del Sole) al posto di Gesù. Se Gesù è sceso sulla terra per predicare l’amore, la concordia e l’accettazione delle ingiustizie, Aradia scende tra i mortali per istigarli alla ribellione. Diana un giorno si rivolge infatti alla figlia esortandola a scendere sulla terra per «per insegnare alle donne e agli uomini/ desiderosi di apprendere la stregoneria nella tua scuola».

Diana e Aradia sono le divinità protettrici dei reietti, dei dimenticati, degli emarginati, dei ladri, delle prostitute. Per Leland la strega «era un tempo un fattore reale o una grande forza nella ribellione sociale», in lei «c’è qualcosa di inquietante, misterioso e incomprensibile», perché «ogni donna è in cuore strega». Ma, soprattutto, la Vecchia Religione è una forma di “segreta anarchia” che propugna anche una morale in netta antitesi al cristianesimo.

[1] Nell’Appendice I del suo Vangelo Leland racconta anche il debito formativo con lo storico Jules Michelet, la cui opera (La Sorcière del 1862) sarebbe stata ripresa dall’antropologa Margaret Murray che avrebbe curato la prefazione della più importante opera di Gerald Gardner, il fondatore della Wicca.

_______________________________

di Paolo Battistel, è laureato in filosofia con una tesi in Mitologia. Specializzato nello studio dei miti e delle leggende precristiane vanta la pubblicazione di diversi libri d’argomento storico e mitologico come Il dio cornuto, Il sangue di Caino e I figli di Lucifero. È autore della raccolta di fiabe occitane dal titolo Lu Barban, il diavolo e le streghe e del saggio storico Il mistero della Roccaforte dei Rosacroce. Ha una cattedra di Mitologia alla Libera Università Achille d’Angelo Giacomo Catinella a Lecce. Vive e lavora a Torino come scrittore ed editor. Per Uno editori è co-autore de “Il Dio Cornuto“.

di Enrica Perucchietti: laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. È autrice di numerose pubblicazioni. Per Uno editori: “NWO – New World Order“, “Utero in affitto” e “Le origini occulte della musica. VOL 1-2-3” e co-autrice de “Il Dio Cornuto

Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbandona la carriera universitaria per diventare giornalista televisiva. Dopo numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee, decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura (Il Fattore Oz; Governo Globale; Libertà religiosa nello stato laico e nella società aperta, in AA. VV. Credere è reato?; L’ultimo Papa; I Maestri Invisibili del Nuovo Ordine Mondiale).

Battistel Paolo

Autore: Paolo Battistel

Paolo Battistel, laureato in filosofia con tesi in mitologia, è profondo conoscitore dei miti e delle leggende precristiane. Vanta numerose collaborazioni con testate giornalistiche e trasmissioni televisive nazionali e locali. Ha scritto una raccolta di fiabe dal titolo Lu Barban, il diavolo e le streghe e un saggio di storia dal titolo Il mistero della Roccaforte dei Rosacroce. Insieme a Enrica Perucchietti ha pubblicato tre saggi d’argomento mitologico Il sangue di Caino, I figli di Lucifero e Il dio cornuto. Ha scritto inoltre il saggio letterario J.R.R. Tolkien, il lungo sentiero tra ombra e luce. Vive e lavora a Torino come scrittore ed editor.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *