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Incontro ravvicinato con la misteriosa dea Ishtar, Regina della Notte, al British Museum

Incontro con la dea Ishtar, la Regina della Notte

Viaggiare è sempre stata la mia passione. Faccio viaggi di piacere e da molti anni viaggio anche per studio e per ricerca.

Insegno ai miei allievi che chi ricerca con sincerità, prima o poi, trova quello che sta cercando…

Molto spesso, con stupore, capita addirittura che sia il ricercatore a essere raggiunto spontaneamente dall’oggetto della sua ricerca, che offre, a coloro che hanno gli animi aperti alle grandi esperienze, l’incontro con un fenomeno chiamato… serendipità.

Ebbene: è quello che mi succede tutte le volte che entro al British Museum di Londra, e più in generale ogni qual volta che mi reco in terra britannica.

Questa volta è successo al primo piano, nelle sale dedicate alla civiltà babilonese, reperto 396. Dentro la teca c’è una tavoletta d’argilla con il bassorilievo della dea Ishtar, la Regina della Notte.

Il profondo significato dell’incontro non ha avuto solo valenza archeologica, storica e culturale. Sono un ricercatore appassionato di antichi miti, di simbolismo e delle valenze emotive che questi incontri hanno per me e per la mia coscienza.

Come me ne è stata colpita la mia compagna. Sappiamo entrambi che per noi, come per tutti coloro che vogliono capirsi e capire il mondo in cui viviamo, l’essere immersi nelle energie che svelano il femminile sacro e profano è occasione rara e imperdibile.

Nell’antica Babilonia, il culto della dea dominatrice

Il cartellino recita che era la dea dell’amore sessuale e della guerra, nemica di sua sorella Ereshkigal, la dea degli inferi. Brandisce due bastoni – “rod”, che in inglese significa anche bacchetta – e due anelli, simboli di divinità e potere. Vengono poi descritti i leoni sui quali poggia i piedi a forma di artigli di gufo e le sue ali multicolori, ovvietà visibili a chiunque poggi lo sguardo sulla tavoletta di argilla.

I curatori del museo non invitano all’osservazione delle sue generose forme femminili e della sua nudità, del suo atteggiamento, quasi sfacciato, di regina della notte e quindi signora di quei misteri che il crepuscolo porta con sé. Come potrebbe, d’altra parte, un compassato archeologo britannico, suggerire che, nell’antica Babilonia, si erse a deità principale la dea dei sensi? Ella era la dominatrice del rosso (quello passionale, che colorava la tavoletta, e quello del sangue che sgorgava dalle ferite degli uomini sui campi di battaglia).

Lei è Ishtar, regina che artiglia i cuori di uomini e donne, lei che, nella sua sacralità di donna e di femmina, li può soggiogare, dominare o esserne madre, sorella, sposa, amante.

Suoi alleati sono i gufi dai grandi occhi, predatori notturni silenziosi, ghermitori degli animali che hanno la sventura di essere osservati e seguiti dalla loro fame, dalle loro voglie.

Ishtar poggia con indifferenza il suo divino peso sulle schiene di feroci leoni, domati dal suo potere, dalle sue sottigliezze e dal suo fascino ammansitore: che siate compassate madamigelle inglesi, viaggiatori italiani o monache tibetane, lei vi artiglierà.

Ishtar è figlia del dio del cielo Anu, imparentata con le divinità lunari e solari: ella è amore e potere, guerra e nascita. Chi ha tali origini divine, conosce inoltre i segreti della creazione e della sua fine; sua sorella Ereshkigal, la dea degli inferi, è sua controparte, ma anche suo doppio o altra identità. Può sembrare una contraddizione, ma trova facile conciliazione considerando che, chi conosce l’amore, deve per forza conoscerne la caducità e la decadenza e mai opporvisi.

 

E poi gli uomini ebbero paura del potere femminile…

Per me, appassionato psiconauta e indagatore dei misteri umani, lei è la femmina, la seduttrice, la dominatrice che irradia sesso e fertilità, sacralità e potere e li unisce nel ricettacolo divino del suo corpo. Scandaloso per noi, occidentali, figli di duemila anni di dominio cattolico che ha censurato ogni riferimento a quel potere, a quella bellezza abbagliante e agli insegnamenti potenti e feroci che per millenni hanno retto il confronto con la controparte maschile.

Credo, anzi ne sono certo, che il maschio abbia quindi avuto paura di quel potere che solo le donne hanno ereditato ed esercitano per diritto di nascita e incarnano per scelta evolutiva.

Quando dico “donne” intendo anche il femminile che è in ogni maschio e che spesso nasconde, dimentica, censura. L’omosessualità, la transessualità e la promiscuità – beninteso, sacralizzate – non erano un tabù a Babilonia. Infatti, il racchiudere in un unico corpo, in un’unica immagine, entrambi i principi cosmici, significava avere una rappresentazione di quella comunione tra maschile e femminile. Questo risulta chiaro da molti reperti, anche presenti nella stessa sala.

 

…e le religioni monoteiste fecero il resto

Chi ha appreso le leggi esoteriche sa che contrastare il cambiamento, l’eterna trasformazione, porterà più morte e distruzione di prima e che, quindi, questo principio cosmico va assecondato e favorito.

Devo tornare ad un’aspra critica alle religioni monoteistiche e alla nuova spiritualità, quando, immemori delle culture dei popoli pagani, hanno voluto il dominio assoluto della luce, la tirannia della creazione, l’oblio della trasformazione. Nei secoli si è imposta una granitica visione del divino (il paradiso cristiano) e si è puntato l’indice sulle impurità, i peccati e le espiazioni.

Quale potente alleata abbiamo perso se releghiamo nei musei Ishtar ed Ereshkigal? Dimenticheremo che siamo ricettacolo di bellezza, erotismo, amore, morte, dominio sui nostri demoni, e talvolta anche loro succubi, sempre in un unico divino contenitore, che ci onoriamo di chiamare Umanità.

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Pierluca Zizzi, classe 1970, laureato in Architettura a Torino dove vive e lavora. Esercita la professione di architetto per qualche anno per poi inseguire le sue passioni, le ricerche in campo spirituale ed esoterico. Diventa autore di giochi da tavolo e gli vengono pubblicati in molte nazioni giochi ed espansioni. In parallelo tiene corsi e conferenze su evoluzione spirituale umana, archeologia alternativa, vie di autoconoscenza con uso di meditazione e tarocchi. Tra le sue predilezioni vi sono i viaggi in luoghi di consapevolezza e grande energia, di cui indaga i misteri e le potenzialità. Fin da ragazzo è un lettore appassionato di fantasy e fantascienza e da anni sogna di veder pubblicata la propria saga e di raccontare il complesso e affascinante universo da lui creato. Per Uno editori è autore della saga fantasy “Immortalis

Zizzi Pierluca

Autore: Pierluca Zizzi

Pierluca Zizzi è nato nel 1970 a Torino dove vive e lavora. Si laurea in architettura ed esercita la professione per qualche anno per poi inseguire le sue passioni, le ricerche in campo spirituale ed esoterico.

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