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La biblioteca metallica: cos’è e quali segreti nasconde?

Padre Carlo Crespi e la missione in Equador

Prima di parlare della biblioteca metallica facciamo un passo indietro: siamo negli anni 30 del ‘900 e un religioso italiano si traferisce in Ecuador come missionario, per poi rimanerci per tutta la vita.

Si chiama Carlo Crespi e da giovane racconta di aver avuto un sogno rivelatore, in cui si vide vestito da sacerdote, con una lunga barba bianca, predicare in quella che sembrava essere una capanna. Per questo motivo decide di trasferirsi in un paese povero del sud-America, iniziando il suo lavoro di carità e aiutando a costruire scuole e molto altro.

Si stabilisce a Cuenca dove dedica la sua intera esistenza, oltre che alla religione, all’antropologia e all’archeologia, diventando uno dei primi ricercatori della Cava de los Tayos.

Proprio grazie alle sue ricerche nella cava, alla gratitudine della popolazione locale e al suo rapporto con gli indigeni Suhar, accumula nel corso degli anni una moltitudine di manufatti di varia origine che custodisce in quella che oggi chiamiamo “biblioteca metallica”.

 

La biblioteca metallica e gli antichi ritrovamenti

La biblioteca era una collezione di reperti antichi che furono consegnati personalmente a Padre Crespi dagli indigeni sudamericani, affidati a lui per custodirli e studiarli.

Si narra infatti che Crespi fosse riuscito ad entrare nel cuore, non solo dei cittadini di Cuenca, ma anche di tutti gli indigeni. Passava con loro dei lunghi periodi e riuscì a conquistare la loro fiducia tanto da diventare il custode dei loro più grandi tesori.

Gli oggetti raccolti erano di vario tipo, provenienza e valore archeologico: statuette d’oro mediorientali, elmi, scettri, placche e alcune lamine metalliche con incisioni in lingua arcaica, simili a geroglifici. Furono custoditi per tutta la vita del Padre a Cuenca, dove viveva, con l’intenzione di fondare un museo.

Tra intriganti teorie e fonti fonti storiche

Durante il corso degli anni però qualcuno ha voluto mettere in discussione la veridicità dei manufatti.  Infatti, oltre a coloro che ritengano siano oggetti autentici c’è anche chi crede che fossero perlopiù falsi o che fossero pezzi originali antichi ma non provenienti dalla cava.

Tra intriganti teorie e fonti storiche proveremo insieme a ricucire i pezzi di un puzzle misterioso e che ci lascia con troppe domande.

Nel primo caso, se si trattasse di falsi, perché Padre Crespi avrebbe dovuto custodire così gelosamente la sua collezione?

Che senso avrebbe avuto collezionare per così tanti anni una serie di oggetti falsi?

È il delirio di uomo che vuole tutto per sé o semplicemente una persona che non vuole attirare occhi indiscreti su un tesoro inestimabile?

Nel secondo caso c’è chi sostiene che gli indigeni, d’accordo con abili artigiani locali, abbiano voluto approfittarsi di lui. Magari perché speranzosi di ottenere una fama che però non gli fu mai concessa. Ma può essere veramente un obiettivo che un popolo indigeno, con valori legati alla semplicità e alla terra, possa aver avuto?

Le strane origini dei manufatti

Padre Crespi, analizzando i manufatti, sostenne che:

Tutto quello che gli indios mi hanno portato dalla caverna risale a epoche antiche, prima di Cristo. La maggioranza dei simboli e di alcune rappresentazioni preistoriche risalgono ad epoche antecedenti il Diluvio.

E se questo fosse vero, com’è possibile che all’interno di una cava in sud America siano state trovate delle tavole probabilmente provenienti dall’Egitto o delle lamine incise con simboli di un alfabeto primordiale? Potrebbero essere quindi vere ma non originali della cava.

I misteri nascosti nelle lamine di metallo

Chi sostiene questa ipotesi fu anche un archeologo di Praga che, analizzando dei reperti di Crespi, si soffermò su alcuni dettagli che non quadravano.

Per esempio il sole e l’uomo posti allo stesso livello, cosa che generalmente non veniva mai raffigurata nelle tavole originali indigene o amazzoniche.

In alcune tavole sono presenti animali come gli elefanti, originari dell’Africa e non dell’Amazzonia, o anche felini, più simili ai gatti, animali sacri nella cultura egizia.

In questa stessa placca d’oro ci sono anche dettagli più inquietanti, ovvero alcuni simboli che potrebbero rifarsi chiaramente alla cultura massonica: il sole con l’occhio alla sommità della piramide ricorda l’occhio onniveggente e il numero 13 dei gradini rappresentati nella piramide.

Per questo ci si chiede: esiste qualcun altro che abbia fatto ritrovamenti simili nella cava oltre a crespi? E la risposta è sì.

La spedizione argentina del 1969

Ci fu già una spedizione nel 1969 di un esploratore argentino che sosteneva di aver scoperto cumuli d’oro, sculture e molto altro.

Narra di aver visto tunnel scavati da una civiltà perduta tecnologicamente avanzata. A differenza di Padre Crespi però, lui non tornò mai con alcun oggetto.

Ancora oggi, una parte dei reperti è avvolta da un velo di mistero: non si riesce ad identificarne l’origine, provocando numerose controversie.

Alcuni manufatti sembrano nello stile babilonese, altri, come abbiamo già detto, hanno degli strani simboli o lettere che non appartengono alla cultura sudamericana, placche d’oro e lamine di metallo mai identificate o tradotte.

 

Che fine ha fatto il tesoro di Padre Crespi?

Le leggende narrate sulla biblioteca metallica sono tante. Quello che è certo è che è esisto un uomo che ha dedicato la sua vita a custodire un vero e proprio tesoro, una fotografia del passato.

Dopo la morte di Padre Crespi, ci fu un incendio in cui si perse quasi la metà della biblioteca.

Successivamente tutti gli oggetti furono portati via dalla loro sistemazione e acquisiti dal Banco Centrale dell’Ecuador per una cospicua somma di denaro.

Negli ultimi anni, dopo numerose ricerche, è stato scoperto che buona parte della collezione è conservata negli archivi del Banco Centrale, ma c’è un dettaglio che è subito saltato all’occhio: non vi è alcuna traccia delle lastre metalliche, lamine incise, placche d’oro o alcun tipo di oggetto prezioso.

Ed è qui che nasce l’ennesimo mistero, perché, grazie all’esistenza delle fotografie degli anni 70 e del documentario dell’archeologo Stanley Hall, siamo sicuri della loro esistenza.

Che fine hanno fatto tutte quelle incredibili ricchezze?
Le tavole scomparse che cosa ci volevano comunicare?
Cosa ci stanno nascondendo?

Alcuni raccontano che siano state segretamente nascoste dal Banco Centrale, altri sono convinti che in realtà siano state conservate in qualche cassaforte del Vaticano.

Probabilmente il fatto che tutte le tracce di questo tesoro siano scomparse, può lasciare a intendere che qualcuno volesse tenerlo segreto, forse perché troppo scomodo…

La storia di Padre Crespi apre le porte a una serie di domande a cui tuttora non è possibile rispondere, un vero e proprio enigma che sembra non trovare pace.

2 Comments

  1. Avatar
    Buonasera. In rif alla biblioteca metallica di Padre Crespi, " Avete pubblicato un libro "? Avevo già avuto notizie sul tema, ma se la Casa Editrice UNO avesse pubblicato un libro, sarei felice di acquistarlo. Grazie, cordiali saluti Luciano Già vostro cliente, ricevo regolarmente le vostre mail.
    • Redazione Uno
      Buongiorno Luciano, grazie! AL momento non abbiamo un libro che parli di questa incredibile storia, ma sicuramente approfondiremo la ricerca con altri articoli:) A presto!

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