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La crocifissione di Gesù: è davvero possibile che il Messia non sia esistito?

Sulle tracce del Gesù storico

In quest’ultimo periodo ho avuto modo, ed enorme piacere, di poter condividere le mie tesi, soprattutto a seguito del mio ultimo lavoro editoriale, con prestigiosi docenti accademici (come il prof. Mauro Pesce con cui ho il piacere di intrattenere un gioviale scambio di mail). Non è mancata neanche la polemica costruttiva con quella parte di accademia che trova nel recinto neotestamentario, e quindi nei fatti e nei personaggi che lo compongono, una totale invenzione: il cosiddetto fronte “miticista”.

Si è discusso enormemente soprattutto sul mio ultimo articolo pubblicato recentemente su questo blog (Alla ricerca del Gesù storico: chi ha paura del Gesù messia politico?), con il presente articolo che vuole essere la sua naturale prosecuzione.

Citando eminenti studiosi come Meier, Barbaglio e Daniélou, si è visto come, pur con le dovute cautele del caso, diventa inevitabile parlare di un Gesù “capopopolo”, la cui natura e missione si trasformano a seconda della lettura esegetica che ne viene fatta.

Il pensiero miticista: Gesù, una totale invenzione?

sulle-tracce-del-gesu-storicoIn questo articolo vorrei invece concentrarmi sulla questione della totale invenzione sollevata dagli studiosi miticisti che vedono in tutta l’impalcatura del Nuovo Testamento una costruzione mitica (appunto!) figlia di un’invenzione da parte di autori anonimi.

                Tale invenzione si paleserebbe:

        • nella figura divina del Cristo così simile a molte altre figure divine orientali ed ellenistiche;
        • nelle influenze e mimesi letterarie di natura omerica nei Vangeli;
        • e soprattutto in quelle poche prove indiziarie di carattere storico che vengono da loro totalmente rigettate perché considerate totalmente interpolate;

In breve ed estrema sintesi, il pensiero miticista potrebbe riassumersi in queste poche righe, che ovviamente sono finemente argomentate da autori di peso come Richard Carrier o Dennis Ronald MacDonald.

È possibile che Gesù non sia esistito?

Non è certo mia intenzione confutare punto per punto le tesi miticiste, ma invitare il lettore ad una riflessione per capire se realmente si possa parlare di invenzione tout court, oppure di un possibile substrato storico dell’intero recinto neotestamentario su cui poi si è costruito a posteriori, inventando attraverso l’uso di sincretismi religiosi e culturali.

In questo articolo verrà sviluppato un singolo punto, che tenterà di provare, seguendo ovviamente la pura logica, l’impossibilità della totale invenzione nei soli Vangeli e di conseguenza della figura di Gesù e dei suoi.

 

La questione della crocifissione

A mio parere il dato della crocifissione, l’acme narrativo del Nuovo Testamento e il momento culminante della vita di Gesù, è quel dato che non contiene la prova storica certa, ma che non può non essere considerata inevitabilmente come tale.

Se prendiamo per buono il principio miticista secondo cui tutta la struttura evangelica si poggia su una totale natura redazionale, come viene affrontata la questione della crocifissione?

Prima di rispondere a tale domanda sarà doveroso, come sempre, contestualizzare.

Non dobbiamo affatto dimenticare che siamo nella prima metà del I secolo d.C., in un territorio (quello palestinese) che da quasi mezzo secolo sta attraversando per molti una profonda attesa di un liberatore, di un Unto, un Messia che avrebbe sconfitto e cacciato il dominatore straniero (i Romani) per restituire la propria terra al dio Yahweh.

Da qui la presenza di tanti aspiranti Messia, figure regali che si scontrarono sia con l’implacabile potenza dell’esercito romano, che con l’establishment ebraico collaborazionista e culminando con tre terribili guerre giudaiche che si intervallarono fra il 66 ed il 135.

In definitiva, la pena destinata ai nemici di Roma, fossero essi schiavi o cittadini non romani, era una ed una soltanto: la crocifissione.

Tutt’e quattro i Vangeli ci presentano Gesù come il Messia Figlio dell’Uomo, una duplice figura di inviato di Yahweh che aveva quel preciso compito di liberazione del popolo occupato. Senza soffermarmi su tale figura (avendolo già fatto in altri articoli e abbondantemente ne “Il Cristo illegittimo” e in “Prima del Cristianesimo“), coerentemente il testo evangelico ci offre un Gesù che si scontra in maniera inevitabile con l’establishment ebraico collaborazionista, viene arrestato da una numerosa guarnigione romana (Gv 18, 3; Gv 18, 12) e dopo un processo romano (spogliato di ogni natura redazionale) viene condannato a morte per crocifissione.

Crocifissione per sedizione

cristianesimoIl dato nudo e crudo, forti della conoscenza del contesto del tempo, ci offre perciò un Gesù condannato alla crocifissione per sedizione, suggerito anche dal titulus crucis che chiariva il motivo della condanna (essersi fatto re dei Giudei). Un dato su cui si può ragionare storicamente, così come suggerisce la stessa Catholic Encyclopedia, che non nasconde certamente il motivo della condanna di Gesù: per sedizione.

Senza voler ragionare troppo sulle tante chiavi di lettura che si possono dare sul significato reale che poteva avere la sedizione del tempo, rimanendo ancora una volta al dato nudo e crudo,

Gesù venne perciò condannato ad una pena di morte destinata a schiavi o a cittadini non romani, e che al tempo, in quel preciso territorio, era rivolto ai nemici di Roma.

Da qui la domanda lasciata in sospeso: prendendo per buona l’invenzione tout court, come si scontra il dato della crocifissione con la posizione puramente miticista?

Perché dover inventare un personaggio di natura fantastica, fiabesca e mitica e poi farlo morire come chiaro nemico dell’Impero più potente al tempo?

La storia rivista in chiave cristiana

Se si considera, inoltre, che il primo Vangelo (quello di Marco) venne presumibilmente scritto a Roma poco dopo il 70, e perciò subito dopo la fine della prima Guerra Giudaica che aveva fatto conoscere il fanatismo dei capi-popolo fanatici e zeloti, allora perché inventare una morte che dipingeva Gesù come uno di loro?

Fosse vera l’ipotesi della totale invenzione, Gesù poteva essere chiaramente dipinto come un semplice guru spirituale che vagava come un cinico eremita da un villaggio all’altro a mendicare e impartire insegnamenti.

Da tale figura i Romani non avrebbero certo mosso un dito, e al massimo si sarebbero limitati ad una semplice flagellazione per punire quello che poteva essere considerato un miserevole disturbatore.

Ma il dato evangelico è chiaro, e l’attestazione molteplice delle fonti è coerente con il contesto storico: Gesù venne arrestato dai Romani e condannato dagli stessi per crocifissione, con il titulus a testimoniare a gran voce il motivo della condanna. Non solo.

Ma furono tante, troppe, le pezze giustificative degli stessi redattori evangelici che tentarono in tutti i modi di mitigare quella condanna a morte tanto ignominiosa, giustificandosi con citazioni veterotestamentarie totalmente decontestualizzate e rilette in chiave cristiana.

E quale motivo avrebbero avuto nel giustificare e correggere in corso d’opera la loro stessa invenzione?

Assodato quanto nell’antichità scrivere costasse tempo, denaro e fatica, quale motivo avrebbero avuto tutti i redattori evangelici nell’inventare un evento tanto scandaloso, imbarazzante, e anche pericoloso visto che i Vangeli erano destinati ad un pubblico romano; e allo stesso tempo autocorreggersi e autogiustificarsi in quello che loro stessi stavano scrivendo/inventando?

Ecco perché il dato della crocifissione è il punto di partenza se si vuole iniziare a parlare di una possibile storicità di Gesù, totalmente avulso dalle invenzioni evangeliche. Un dato che non offre certo la prova provata di carattere storico, ma, come già scritto in precedenza, non può non essere considerata tale alla luce di un puro e semplice ragionamento logico.

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Esposito Francesco

Autore: Francesco Esposito

Esposito Francesco, Lamezia Terme (cz) classe 1986, si laurea in Scienze Filosofiche con una tesi magistrale sul De Cultu Feminarum di Tertulliano e la figura femminile nel cristianesimo patristico e nella società romana. Studioso di cristianesimo primitivo e pre-conciliare, dal 2013 cura una rubrica di approfondimento sui testi biblici assieme all’autore Mauro Biglino intitolata “Racconti dall’Antico Testamento”.

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