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La Dea Aliena: le madri preistoriche e la linea materna nel nostro D.N.A fantasma

La Dea aliena? Studio del D.N.A e Linea Materna

Vorrei cominciare qualsiasi ragionamento, partendo da qualcosa di certo e che, almeno in teoria, dovremmo conoscere meglio e che, invece, conosciamo così poco, cioè noi stessi.
I miei studi sono sempre stati improntati a questa linea di pensiero: che cosa conosciamo di noi, della storia che ci hanno raccontato e come mai ce l’hanno raccontata così…
Approfitto dello spazio concessomi per approfondire la parte biologica più ancestrale a cui possiamo risalire: la linea materna.

Attraverso lo studio del DNA dei nostri mitocondri si può risalire indietro per migliaia e migliaia di anni fino alla nostra madre primigenia. Per quanto riguarda la tracciabilità della linea maschile, essa si interrompe dopo poche generazioni. Come mai?

Ne parlo diffusamente nei miei libri, ma qui vi posto una sintesi e vi mostro l’immagine dell’apparato interno femminile che sembra la testa di un toro. Sulla simbologia legata al toro ho scritto molto in “Quando Troia era solo una città“.

Utero: la grande madre

Nel nostro immaginario collettivo, deviato da un pensiero patriarcale distorto, noi nasciamo da uno spermatozoo che ha “vinto la gara” ed è arrivato primo a fecondare l’ovulo. Non ci rendiamo conto, però, che in natura non c’è mai nessuna gara, ma tutto semplicemente collabora alla formazione e al mantenimento della vita.

Di questo ovulo, gigantesco rispetto al piccolissimo spermatozoo, poco o nulla viene detto.

Invece la biologia fornisce una lettura completamente diversa. La linea materna delle grandi madri non si interrompe mai: infatti, tutti gli ovuli che una donna possiede si formano nelle sue ovaie quando è un feto di quattro mesi nel grembo di sua madre.

Questo significa, che la nostra vita cellulare, come ovuli, inizia nel grembo di nostra nonna.

Ognuna di noi spende cinque mesi nel grembo della propria nonna materna e lei, a sua volta, si è formata nel grembo di sua nonna. Vibriamo al ritmo del sangue di nostra madre prima ancora che lei sia nata e questo battito è il filo rosso di sangue che risale attraverso tutte le donne fino alla prima madre. (Layne Redmond _*When The Drummers Were Women*)

Per capire il nostro vero retaggio, allora, dovremmo cominciare a studiare la storia delle Donne e delle Dee, ma questa… è tutta un’altra storia!

Storie di dee… e il D.N.A “fantasma”

Per inveterata – e a parer mio sbagliata – convenzione secolare, gli scienziati definiscono “oscura” la materia che NON conosciamo (circa il 95%) e “spazzatura” la porzione di Dna che non riusciamo a capire. Per fortuna, ma solo in anni molto recenti, hanno cambiato dicitura ed ora lo chiamavano “DNA fantasma”.

Dicitura più corretta, ma non ancora sufficiente a definire una porzione così vasta di ciò che ancora non sappiamo. L’arroganza e l’antropocentrismo degli scienziati fino ad ora sono stati vergognosi, deleteri ai fini della vera Conoscenza.

Comunque sia, gli scienziati hanno appurato (ed è cosa certa) che nel nostro DNA sono sempre presenti i mitocondri delle nostre ave preistoriche, alle quali possiamo risalire senza errori.

Le Madri preistoriche. Chi erano? Da dove venivano?

Chi erano queste ave preistoriche? da dove venivano? chi le aveva create? e soprattutto, perché erano donne e non uomini?

Che la Natura, in tutte le sue manifestazioni, indichi solo la madre come “certa”,[1] è cosa evidente in tutti gli animali mammiferi. E i mammiferi, nella scala evolutiva, rappresentano il più alto grado di complessità strutturale. Perciò, se noi riteniamo valida l’ipotesi gli extraterrestri ci abbiano “creato”, dobbiamo ritenere che siano più evoluti di noi, e possiamo quindi supporre che, molto probabilmente, anche loro fossero (siano?) mammiferi.

Ora seguendo il principio di Occam – “A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire” – si può postulare che sia decisamente più semplice creare un embrione in un utero già esistente, che fabbricarne uno con infinite difficoltà tecniche e biologiche.

L’utero è uno degli organi umani più complessi e misteriosi. Sicuramente, per i nostri antichi predecessori alieni, era sicuramente più facile immettere uno spermatozoo in un utero già esistente che fabbricane uno ex novo.

Per logica deduzione, sarebbe stato molto più facile enucleare lo spermatozoo di un primate e con quello fecondare un ovulo di una dea aliena, piuttosto che il contrario. La dea, inoltre, sarebbe stata in grado, contrariamente a un femmina di animale, di monitorare e descrivere la crescita del feto con dovizie di particolari.

Se ipotizziamo che noi siamo stati creati da degli extraterrestri, sicuramente la nostra ava più antica, la nostra Madre comune, era una femmina aliena.

Ecco spiegato quindi, il fatto che per decine di migliaia di anni, gli esseri umani abbiano adorato e venerato solo una Dea Madre e il perché solo della madre rimanga un’impronta nel nostro DNA.

E il Dio Padre?

Il concetto distorto di Dio Padre si instaurerà nelle menti delle persone molte migliaia di anni dopo, quando l’umanità comincerà a dimenticare la verità e la guerra comincerà ad essere innalzata come unico valore. Il Dio della Bibbia, infatti, che è molto successivo, è un Dio degli Eserciti: Yahweh. Il momento del cambiamento epocale di tale pensiero è descritto anche nell’Iliade omerica, nei canti che non vengono (guarda caso!) mai letti al liceo. Anche in questo modo si mantengono le distorsioni storiche così utili per tutte le azioni di dominio e sopraffazione dei millenni a venire. (cfr. “Quando Troia era solo una città”)

di Mirella Santamato

[1] Mater certa…dicevano i latini.

Santamato Mirella

Autore: Mirella Santamato

Laureata presso l’Università di Bologna, iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, ha collaborato per anni con alcuni settimanali e mensili a diffusione nazionale. Ha vinto numerosi premi di poesia, ha partecipato a vari programmi Rai e Mediaset. Conduce seminari di riequilibrio tra le energie maschili e femminili e di ricerca della felicità. Tiene conferenze ed incontri in tutta Italia. Autrice di "Quando Troia era solo una città" e "Iniziazione segreta alla felicità". In pubblicazione per Uno Editori "Origini delle narrazioni del mondo".

1 Comment

  1. E' sorprendente e insieme meraviglioso!... Io, come donna, non posso che gioirne! Avrei tanto voluto vivere in quei tempi lontani in cui la Grande Madre era la signora assoluta del pianeta anzichè in quest'era di decadenza e di sfruttamento assoluto degli esseri e delle cose. In realtà sappiamo poco o nulla del mistero della Donna e della sua essenza. Quel che conta oggi è avere coscienza della nostra femminilità, della potenzialità del nostro corpo, della nostra anima, del nostro spirito e continuare a lottare per i nostri diritti, la nostra affermazione nella società dominata dal maschio, i nostri sogni e la nostra libertà.

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