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La Dea Madre, colei che fu la nostra madre biologica?

Il culto della dea Madre

Un giorno, durante le feste di fine anno, mi trovavo con la mia famiglia a Vienna, dove ho avuto il piacere di visitare il bellissimo Museo della Scienza, che personalmente ho trovato veramente affascinante.

Tra fossili di “gigantosauri”, meteoriti e geodi di dimensioni eccezionali, il reperto che più mi ha colpito è una piccola statuetta di undici centimetri, raffigurante una donna, trovata nel 1908 a Willendorf, sulle rive del Danubio e risalente a venticinquemila anni fa, durante l’alto paleolitico.

Il culto della Dea Madre rappresenta una forma di adorazione di una divinità femminile,
spesso raffigurata con i genitali in evidenza e dai connotati “prosperosi”,
rappresentanti la fecondità e la fertilità, come nel caso della Venere di Willendorf.

La peculiarità di questo culto era la sua diffusione a livello globale, infatti lo ritroviamo praticamente in tutto il bacino del Mediterraneo, nel Medio Oriente, in Russia, in Cina, in Giappone e nel continente sud-americano: in pratica stiamo parlando di tutte le culture del nostro passato remoto.

Le divinità femminili

Col tempo e con le migrazioni di popoli e la nascita di culture complesse, l’ancestrale culto della Dea Madre diede i natali a diverse divinità femminili che hanno lasciato tracce evidenti in ogni angolo del globo, soprattutto nell’arte o che sono ancora presenti nelle culture e religioni odierne.

Le radici di questo culto le ritroviamo così in Ishtar per i Sumeri e gli accadici, Artemide-Diana a Efeso, Afrodite-Venere a Cipro, Demetra a Eleusi o Bellona a Roma, Morrigan per i Celti, Isis per gli egiziani, Maka per gli antichi popoli Maya e Aztechi, Kali per gli Indiani, Lilith
per gli Ebrei.

Oggi la sua presenza nella nostra quotidianità è tutt’altro che svanita, al contrario si è semplicemente evoluta fino ad assumere un significato puramente religioso.

Il Cristianesimo, per esempio ha raccolto gli attributi, i nomi, la ritualità dei culti della Dea Madre nell’adorazione della Vergine Maria, ma non vi è di sicuro originalità in questa trasfigurazione, che altro non è che una delle tante operate dai vari popoli e dalle varie religioni, tutte molto simili e accumunate da un’unica radice che si perde agli albori dell’umanità.

Capisco il rischio che corro di essere accusato di blasfemia, ma lascio giudicare a voi, basta uno sguardo.

Alla ricerca del culto iniziale

Torniamo ora ai ritrovamenti significativi di rappresentazioni della Dea Madre risalenti a migliaia di anni prima di Cristo e quindi riconducibili al “culto iniziale”. Il volume The Goddess Sites: Europe16, di Anneli S. Rufus e Kristian Lawson riporta un numero impressionante di luoghi di culto della Dea Madre nel nostro continente.

Di seguito alcuni esempi di ritrovamenti che ci aiuteranno a formulare alcune ipotesi sull’origine di questa forma di venerazione:

 

• Hohle Fels, Germania, 33.000 – 38.000 a.C.;
• Lespugue, Francia, 25.000 a.C.;
• Dolni Vestonice, Repubblica Ceca, 25.000 a.C.;
• Willendorf, Austria, 23.000 a.C.;
• Laussel, Francia, 23.000 a.C.;
• Berekhat Ram, Israele, 300.000 a.C.;
• Savignano, Italia, 23.000 -18.000 a.C.;
• Tell Halaf, Siria, 3.000 – 4.000 a.C.;
• Catalhóyúk, Turchia, 5.750 a.C.;
• Kostienki, Siberia, 23.000 a.C.;
• Indus Valley Civilization, India, 300 – 200 a.C.

Si noti l’incredibile somiglianza tra i vari reperti, un qualcosa che, viste le datazioni, ha dell’incredibile, al limite dell’impossibile.

La diffusione globale di un’unica forma d’idolatria in un mondo profondamente interconnesso come quello moderno avrebbe di per sé dello sconcertante; provate a pensare al fatto che il culto della Dea Madre risale quanto meno al neolitico, molto probabilmente al paleolitico e forse ancora prima, parliamo cioè di minimo venticinquemila anni fa e capirete che si tratta di qualcosa d’inverosimile, inspiegabile.

Come potevano fare i nostri “rudimentali” antenati, abitanti delle caverne, abituati a cacciare a morsi conigli vivi per sopravvivere qualche manciata di anni, senza vie e mezzi di spostamento, senza poter comunicare a grande distanza, ebbene come possiamo pensare che siano stati in grado di diffondere a livello globale un culto come quello della dea madre?

Qualche ipotesi, oltre la storia ufficiale

Si potrebbe provare a fare qualche ipotesi e la prima è che questi antenati non erano poi così primitivi, ma ciò significherebbe ammettere
che oltre venticinquemila anni fa, quanto meno l’uomo era capace di spostarsi o comunicare a distanza di decine di migliaia di chilometri e in maniera sufficientemente sofisticata da diffondere un culto comune.

In alternativa, si può pensare che la Dea Madre abbia radici ancestrali, che si perdono nella notte dei tempi, prima delle migrazioni che popolarono il mondo, quando la razza umana era alle origini e viveva in un unico luogo e inoltre, qualsiasi fosse il ruolo di questa Dea Madre, era di tale importanza da venir tramandato, ricordato e venerato a distanza di migliaia di anni, alla stregua di un culto religioso, come un mito.

C’è un ultimo particolare: non esiste l’equivalente rappresentazione maschile della Dea Madre, almeno fino alla comparsa della cultura ellenica.

La nostra madre biologica?

Questo lascia pensare che il culto non avesse una matrice sociale, ma piuttosto biologica, legata alla capacità unica della donna di dare alla luce una nuova vita, cosa che del resto appare di un’evidenza inconfutabile proprio nei manufatti ritrovati, che esasperano gli organi genitali e i seni, a significare inequivocabilmente la loro capacità riproduttiva.

Quello che intendo dire è che i popoli di ogni luogo del pianeta, fin da tempi talmente remoti da non esserci nessuna memoria giunta fino a noi, adoravano colei che fu veramente la loro madre biologica, nel senso letterale della parola: la nostra Eva mitocondriale.

 

Articolo tratto dal libro “Prima di noi

Autore: Massimiliano Caranzano

Massimiliano Caranzano, nato a Loano nel 1968, laureato in Ingegneria Elettronica, esperto di Information Technologies, Intelligenza Artificiale e speaker in eventi di livello mondiale. Autore di libri sulle tematiche energetiche e la salvaguardia ambientale, coltiva da oltre quarant’anni un interesse particolare per la ricerca delle vere origini dell’umanità.

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