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La fabbrica dei Miracoli: il crocifisso della Grazia e altri imbrogli…

Lo scisma anglicano…

Enrico VIII e Anna Bolena

Tra il 1534 e il 1542, in Inghilterra, spirarono venti sfavorevoli per la Chiesa cattolica. Il re Enrico VIII, intenzionato a sciogliere il proprio matrimonio con Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena, di fronte al rifiuto di Clemente VII non ci pensò due volte e diede il via allo Scisma Anglicano.

Per Roma si trattò di un incalcolabile danno, sia sul piano dell’immagine, sia dal punto di vista finanziario, perché il sovrano inglese non solo si auto proclamò capo della nuova istituzione, esautorando il papa, ma smise di pagare le tasse all’Urbe e chiuse i monasteri.

Non era certamente la prima volta che nell’Europa del XVI secolo qualcuno contestava l’autorità pontificia: il 31 ottobre 1517 Martin Lutero, affiggendo le sue celebri 95 tesi sulla porta della chiesa del castello di  Wittenberg, aveva dato il via alla Riforma protestante.

Il pontificio sconcerto

Possiamo ben immaginare quale sconcerto aleggiasse nei sacri palazzi romani: con la defezione di Enrico a meno di vent’anni da quella di Lutero, non solo aumentavano gli scismatici, indebolendo il prestigio di quell’istituto che da secoli e secoli campava su di una presunta successione apostolica, per corroborare la quale era perfino ricorso alla falsa Donazione di Costantino, ma per giunta diminuivano drasticamente le entrate, argomento cui la Chiesa era sempre stata molto sensibile.

Piovvero folgori papali sul re, che venne scomunicato, ma Enrico se ne fregò e procedette sulla strada che aveva imboccato, sposando Anna Bolena e continuando a chiudere i monasteri.

 

Abbazia di Boxley: come la Chiesa intortava i fedeli

Uno di questi riservò una sorpresa e portò alla luce i trucchi con cui da tempo immemorabile la Chiesa cristiana intortava i fedeli.

Si tratta dell’abbazia di Boxley, nel Kent, una contea a sud-est di Londra, fondata intorno al 1146 da Guglielmo di Ypres, nobile fiammingo al soldo di Stefano i d’Inghilterra durante la guerra civile combattuta tra il 1139 e il 1154 per le solite beghe causate dalle successioni al trono.

Il monastero era stato affidato ai cistercensi francesi provenienti da Clairvaux, eredi di Bernardo di Chiaravalle, il cui vanto (non si sa se autentico o millantato) era quello di aver ricoperto un ruolo importante nelle trattative per la liberazione di re Riccardo I (quello di Robin Hood, per intenderci, detto “Cuor di Leone”).

Inoltre nel 1170 l’allora abate era stato uno degli officianti del funerale di Thomas Becket, assassinato il 29 dicembre nella cattedrale di Canterbury.

 

Come si fabbricano i miracoli?

Ma l’abbazia di Boxley, nel tempo, era diventata celebre per ben altro: al suo interno si trovava una grande croce in legno, che aveva acquistato la fama di essere miracolosa e per questo chiamata Rood of Grace, Crocifisso della Grazia.

La figura del Cristo, infatti, si muoveva, apriva e chiudeva gli occhi e compiva lievi torsioni su se stessa; a volte parlava e versava lacrime.

A questi movimenti erano associati alcuni prodigi, ovviamente, perfino guarigioni miracolose, corredate da cospicue offerte.

Quando gli emissari di Enrico VIII giunsero a Boxley per chiudere l’abbazia non impiegarono molto tempo per smascherare il trucco: trovarono, infatti, un complesso sistema di leve e cordicelle per mezzo delle quali i monaci operavano il “miracolo” del crocifisso animato.

Non fu nemmeno difficile comprendere come anche la voce del Cristo fosse quella di un confratello nascosto alla base della croce e le lacrime avessero la stessa origine fraudolenta.

Il marchingegno fu smontato e portato a Maidstone per essere esposto al pubblico ludibrio a dimostrazione dell’imbroglio, poi venne inviato a Londra, fatto a pezzi e bruciato: il rogo fu accompagnato da un sermone beffardo di John Hilsey, vescovo di Rochester.

Ma a dimostrazione di come i monaci di Boxley fossero pieni di fantasia nell’escogitare effetti speciali allo scopo di sbalordire i credenti e aumentare gli introiti, presso l’abbazia si trovava anche un ritratto del cosiddetto «Bambino Rumwold» o «Rumbold», un santo sul quale ancora oggi esiste una gran confusione.

Il quadro del Bambino di Buckingham 

L’agiografia ne conosce infatti due, Rumwold di Buckingham e Rumbold di Mechelen: il primo sarebbe effettivamente un bambino che, nel VI secolo, visse solo tre giorni, durante i quali si mise improvvisamente a parlare ed ebbe il tempo di chiedere il battesimo e di tenere un sermone; il secondo sarebbe, invece, un missionario cristiano irlandese o scozzese martirizzato – non si sa perché, né per mano di chi – nei pressi della cittadina fiamminga di Mechelen.

Sembra che quello custodito a Boxley fosse un ritratto di Rumwold di Buckingham e si trattasse di un piccolo quadro facilmente maneggiabile, che però all’occorrenza aveva il potere di diventare pesantissimo se a cercare di sollevarlo era un peccatore.

Miracolosamente, però, riacquistava leggerezza se il tapino che si era cimentato nel sollevamento per testare il punto di cottura della propria anima elargiva offerte a riscatto dei peccati commessi.

Inutile dire che si scoprì che il ritratto era ancorato a una corda trattenuta da un monaco e lasciata andare a mano a mano che l’offerta diventava più consistente.

I trucchi di Boxley furono scoperti e denunciati, mentre nulla si seppe di altri analoghi certamente architettati in altri luoghi.

Cose di altri tempi? Le Madonne piangenti…

Roba d’altri tempi, quando il popolo era più credulone?

Mica tanto.

Oggi, per esempio, assistiamo periodicamente al fenomeno delle madonne piangenti (quasi sempre sangue): si tratta di un trucco ben conosciuto dagli illusionisti, nel quale sono protagoniste la chimica e la malafede, non il soprannaturale.

Per ciò che riguarda la chimica, è sufficiente procurarsi una statuetta cava realizzata con un materiale poroso, come il gesso, rivestita da una patina vetrificata: guarda caso, tutte le madonne in vendita a Medjugorje sono così, esattamente come quelle che si trovano presso altri santuari o nei bazar di arte sacra.

Si versa al loro interno una sostanza chimica fotosensibile, si può anche scegliere il colore che questa assumerà una volta esposta alla luce e certamente un bel rosso sangue è il più suggestivo; il gesso assorbe il liquido, ma la vetrificazione impedisce a questo di fuoriuscire, però basta praticare alcuni graffietti impercettibili nel rivestimento vetrificato… et voilà: la statuetta in breve tempo si metterà a “piangere” copiosamente.

La Madonna di Civitavecchia

Per la malafede, va ricordata la madonna di Civitavecchia, che, sottoposta ad analisi, rivelò due particolari quanto meno curiosi:

• il sangue era davvero sangue, tuttavia risultò essere maschile e nessuno dei maschi della famiglia Gregori – proprietaria del prodigioso oggetto – accettò di sottoporsi all’esame del dna;

• la perizia della Polizia Scientifica rivelò che la presunta lacrimazione era stata una sola, ossia si trattava di un banale imbrattamento che aveva scatenato il caso. A proposito del dna maschile, i fedeli furono poi convinti che la madonna piangesse il sangue di suo figlio!

Il Cristo che piange dalle ginocchia

Un altro caso in cui si gridò (e si continua a gridare) al miracolo riguarda la statua bronzea del Cristo presente a Medjugorje, dalle cui ginocchia (soprattutto da quello destro) fuoriesce del liquido, con il quale, prontamente, i fedeli bagnano oggetti personali, fotografie di congiunti ammalati, rosari o che  raccolgono con pezzuole e fazzolettini, meglio se con quelli acquistati nei negozi locali, con tanto di madonna stampata sull’involucro.

Tale acqua è stata analizzata ed è risultata essere… acqua al 99%, con tracce di calcio, rame, ferro, potassio, magnesio, sodio, zolfo e zinco; è stata rilevata anche la presenza di batteri, propria dell’acqua stagnante.

Si tratta, né più, né meno, di condensa, ossia di acqua piovana penetrata nella statua, che fuoriesce  dalle impercettibili incrinature che il tempo e le intemperie hanno prodotto nella scultura.

Lo stesso fenomeno – del tutto naturale – accade in altri luoghi e con altri monumenti, senza che qualcuno si sogni di gridare al miracolo.

Invece a Medjugorje nessuno si preoccupa di avvisare i fedeli circa la natura di quell’acqua, anzi: il Cristo piangente (dalle ginocchia) è una delle attrazioni di quel grande supermercato del soprannaturale, che contribuisce ad alimentare quella che i credenti chiamano impropriamente fede, ma che invece è solo superstizione, simile in tutto e per tutto alle pratiche pagane che santaromanachiesa condanna e dalle quali ha attinto a piene mani.

 

Fezia Laura

Autore: Laura Fezia

Laura Fezia è nata a Torino, dove vive e lavora. Studiosa di antropologia, psicologia, storia, religioni, criminologia e del “mistero” in tutti i suoi molteplici aspetti, appassionata di animali e della sua città, fa la scrittrice e la ricercatrice. Ama definirsi «una laica a 720°, perché un giro solo non basta» e il suo impegno è volto non già contro la fede, ma a scardinare il perverso binomio che la lega alla Chiesa cattolica, un’istituzione millenaria costruita su falsi documenti che si pone arbitrariamente come unica intermediaria tra l’umano e il divino. Ha pubblicato finora 15 titoli, tra i quali : 101 misteri di Torino (che non saranno mai risolti); Misteri, crimini e storie insolite di Torino; Il giro di Torino in 501 luoghi; Forse non tutti sanno che a Torino…, Alla scoperta dei segreti di Torino, per l’editore Newton Compton. Dal 2016 ha iniziato la collaborazione con il Gruppo Editoriale Uno con il volume Apparizioni mariane: il grande imbroglio.

3 Comments

  1. Avatar
    La dott.ssa Laura Fezia non aggiunge niente a ciò che già sappiamo .... Finchè esisteranno i dogmi , nulla cambierà. Il libero arbitrio ?......evidentemente è una espressione poco conosciuta .
    • Avatar
      Cosa significa : Il tuo commento è in attesa di moderazione ? Evidentemente questa espressione limita il libero pensiero... e di questo me ne dolgo. Tuttavia se ritenete che tale mio commento non sia appropriato , lo potete liberamente cancellare .. me ne farò una ragione
    • Redazione Uno
      Buongiorno Roberto, il libero pensiero è un principio cardine della nostra casa editrice. I commenti non devono contenere parolacce o insulti, devono essere perciò moderati prima della pubblicazione. Se queste regole sono rispettate saranno pubblicati senza eccezione. Il confronto è fondamentale in un'ottica di crescita. Cordiali saluti, la redazione

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