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La misteriosa città di Rama: “l’Atlantide della Val di Susa”(Part II)

Atlantide della Val di Susa

Oggi vorrei scrivere nuovamente dell’antica città di Rama e raccontar cose che mi son successe esattamente un anno fa.
Quando parlo di Rama, mi piace dire che si tratta di una sorta di “Atlantide della Val di Susa”.

Leggende tramandate in Valle narrano di un’antichissima città-civiltà di “maghi giganti di pelle scura”, che visse e s’insediò qui nella notte dei tempi e fu portatrice di un culto “solare” di dischi di pietra.
Il sito secondo me riconducibile a Rama di maggior fascino e interesse è anche il sito archeologico più famoso della Valle – ma che nessuno collega a Rama. Il “Maometto”. Un bassorilievo scolpito su roccia di duemila anni fa che raffigura secondo molti “un dio silvano”. Ora, al di là dell’edicola celto-romana che sicuramente è di grande fascino, e testimonia la sacralità del luogo, e la presenza dei celti, a me piace esplorare l’area attorno e percepire l’atmosfera che si respira.

Poco tempo fa ho accompagnato un gruppo, abbiamo esplorato e meditato, e fatto altre scoperte “incredibili”.

Il piccolo popolo, tra magia e realtà

Questo semplicemente, dal mio punto di vista, perché ci eravamo collegati, in un cerchio iniziale di meditazione, al cosiddetto “genius loci”.

Stiamo parlando di quella “creatura invisibile”, diciamo così, che dalla notte dei tempi custodisce, coordina ed è responsabile di tutte le creature presenti nell’area (umani, animali, minerali, vegetali, ma anche non dimentichiamolo mai “il piccolo popolo” – ciò che distingue nettamente, a mio modo di vedere, la cultura antica, tradizionale, dalla nostra: per gli Antichi gli esseri invisibili erano una realtà, era previsto socialmente e culturalmente che esistessero elfi, fate, gnomi, draghi e quant’altro, e di conseguenza tutte le persone, almeno una volta nella vita, interagivano e vedevano creature “magiche” ed erano testimoni di fatti straordinari, fuori dall’ordinario.

Oggi, nella nostra cultura decadente e iper-razionalista, di grande arroganza e superbia – e totale scollegamento dalla Grande Madre Natura, mi si perdoni la vena polemica, ma talvolta è più forte di me, emerge dalle vene del mio passato arcaico, me ne rendo conto –, di “intelletti eccelsi”, abbiam relegato tutte queste creature nell’universo fantasy, abbiamo confinato il nostro desiderio innato di contatto con lo straordinario nel mondo della fiction. Che, di fatto, subdolamente e molto sottilmente, ci manda il messaggio subliminale che queste creature e questi mondi sostanzialmente non esistono: sono fiction appunto, son fantasie, sono solamente favole per bambini.

Io credo che ci fu un Tempo molto lungo della Storia dell’umanità in cui gli umani interagivano quotidianamente con creature “fantastiche”.

Se non vedo non credo…

Oggi noi purtroppo siamo figli del credo “NON CI CREDO FINCHÉ NON LO VEDO”; ma purtroppo temo sia vero il contrario: se culturalmente in un contesto sociale si tramandano storie e racconti di nonni, parenti, amici ad es. che hanno incontrato realmente gnomi, fate, elfi, draghi (testimonianze attendibili dunque, persone degne di fede, persone spesso terra terra, pragmatiche e concrete, non degli “sballati”) è possibile che tale credenza porti prima o poi nella vita a contattare e vedere realmente gnomi, fate, elfi, draghi…

Temo che la nostra civiltà e cultura di oggi abbia perso tantissimo del suo potenziale, e con esso del senso del mistero, del fascino, del numinoso…

Fortunatamente la fisica quantistica ci sta dicendo che tutto quello che vediamo sentiamo tocchiamo pensiamo è solo il 5 % di quello che sappiamo esserci “là fuori”. Il 95 % ci sfugge totalmente. È materia oscura. Energia oscura.

Castaneda e gli sciamani toltechi raccontano bellissime storie e testimonianze “incredibili” di contatto col “Nagual”: sostanzialmente, il misterioso 95% che c’è qui fuori, attorno alla nostra misera piccolissima “isola del Tonal” (da qui il titolo di uno dei suoi “romanzi” più celebri), che crediamo essere Ogni cosa e invece è solamente una minuscola isoletta circondata da un mare infinito, in un pianetino piccolissimo circondato dallo spazio cosmico.

Ecco: io credo che le culture tradizionali fossero molto più evolute di noi. In definitiva: la vita fosse molto più ricca e affascinante.

Oggi noi ci mangiamo il surrogato di quello che potremmo realmente vivere nutrendoci tutte le sere del Trono di Spade di turno (con tutto il rispetto: me lo sto gustando anch’io con grande piacere e goduria, sia chiaro – tocca pur sempre archetipi reali sepolti nella nostra anima, e ci ricorda sotto sotto chi siamo veramente, il mondo misterioso e affascinante che ci circonda e molto altro), credendo di essere felici.

Ok dai, fine della digressione polemica. Mi son sfogato!
Torniamo a Rama, “l’Atlantide della Valsusa”.

“… via Città di Rama” e misteriosi ritrovamenti sotterranei

 

Nei giorni scorsi ho accompagnato due “fratelli templari” in altri luoghi che considero connessi alla Città di Rama. Stiamo parlando del comune di Caprie.
Ora, la cosa veramente curiosa e anche un po’ buffa – una cosa che da un lato fa sorridere, dall’altro è lo specchio dei tempi che viviamo – è la seguente: poco distante dai “miei luoghi di Rama” (mura megalitiche e rovine di villaggio preistorico nel bosco), si trova una stradicciuola denominata incredibilmente: “via Città di Rama”.

Mi son chiesto: Vuoi vedere che negli ultimi decenni, scavando le fondamenta per l’erezione delle villette che ora vediamo, hanno trovato “di tutto e di più”? E da qui il nome della via?

So per certo che è così.

E so che “nel comune di Caprie”, in un luogo non ben definito, circa 40 anni fa trovarono una tomba preistorica con ossa di gigante. Il solerte prete locale si interessò subito della questione, prese a cuore come si suol dire la cosa; e così… tutto sparì. Ogni cosa. E non se ne parla più da decenni.

100 metri a est di “via Città di Rama” c’è un’altra “coincidenza”, chiamiamola così: dal suolo si stagliano due colonne di tempio, in pietra e mattoni (di epoca celto-romana indubbiamente, diciamo di 2000 anni fa), che secondo il libro Piemonte magico e Giuditta Dembech se non ricordo male sono associate a Rama.

Oggi purtroppo sono inaccessibili, “intoccabili”, in quanto facenti parte del “giardino” di un centro residenziale “futurista” per suore (si veda la foto dall’alto, con google earth, che ritrae il misterioso disegno architettonico-geometrico della struttura per suore). Non mi stupirei si lì sotto ci fossero in realtà tunnel e stanze sotterranee, in cui hanno trovato di tutto – ma queste ovviamente son le mie fantasie fantasiose, nent’altro!… La “proprietà della Chiesa” naturalmente è ora ben protetta da una recinzione invalicabile a prova di ladri. Impossibile accedere alle colonne e al giardino.

La leggenda popolare di Caprie

Ma “guarda caso”, ancora oggi, nelle leggende popolari di Caprie, si racconta di un fatto accaduto circa 80 anni fa: in un prato (poco distante dalle colonne, diciamo 200 metri a nord-est…!) stavano perforando il terreno con un palanchino (un’asta appuntita pesantissima di piombo, per fare buche), quando improvvisamente il terreno cedette e lo strumento venne come risucchiato, e si senti risuonare cadendo per metri e rimbalzare in stanze vuote sotterranee.

E non riuscirono più a recuperarlo.


Ora, il fatto davvero curioso è che esattamente un anno fa, vacanze di Pasqua 2018, venuto a conoscenza di questo aneddoto, misi in moto una macchina organizzativa che portò in loco un team di esperti nello scandagliare con modernissime attrezzature il terreno sottostante, fino a trenta metri. Ecoradar mi sembra si chiamino queste apparecchiature “moderne”, “diavolerie moderne”.

Andammo a scandagliare i prati della “leggenda”, ma purtroppo non rivelammo niente. Nessuna stanza sotterranea, nessuna “anomalia” del terreno (c’è da dire che una piccola anomalia in realtà cominciarono a tracciarla, ma purtroppo si trattava di sondare esattamente sotto arnie di api, e non fu possibile procedere oltre).

Insomma: non trovammo niente.

Ma siccome quando voglio sono un vero rompiscatole, già che erano qui (stiamo parlando di un team di esperti che lavora per il Vaticano: vengono loro commissionate scansioni del terreno sotto le chiese di oggi, e scoprono spessissimo chiese paleocristiane e più in profondità ancora antichissimi siti sacri pagani).

 Insomma, dissi loro: «Già che siete qui, mi potreste dare una “passata” anche in quei prati laggiù? Son convinto che si tratti di antichi siti preistorici connessi alla mitica Rama della Valsusa».

Detto fatto. Passarono ore a scandagliare il terreno nelle radure tra rocce e boschi da me indicate.

E infine il colpo di scena! Tre metri sotto scoprirono una struttura circolare, tipo un “altare”, mi dissero, di circa 10 m di diametro!

“Sicuramente un luogo antico che ha a che fare col sacro”.

Ora: tre metri, in pianura, con quelle caratteristiche, mi confidarono, significa approssimativamente tremila anni (ogni mille anni, sedimentazione di un metro). Avevamo scoperto tracce di un culto solare (ruota sacra?) di tremila anni fa?!?

Un qualcosa assolutamente di non censito dalla Storia ufficiale.

Ma che ben si sposa col Rama e col Fuoco sacro e col culto del Disco solare di cui stiamo parlando (Ruote sacre ben visibili peraltro ancora oggi, poco lontano, nel sito archeologico del “Maometto”, mi son dimenticato di dirlo prima :).

Lourdes della Valsusa

Chiudo con una curiosità, diciamo così. Mappando con google earth l’area in questione, vicino a via città di Rama, alle mura antiche, alle suore e quant’altro, c’è forse la fontana più importante della Valle, una specie di “Lourdes della Valsusa” (in località “Giardini”), e poi procedendo ancora verso est un laghetto che 100 anni fa si è prosciugato per qualche tempo facendo emergere palafitte del neolitico…
Ma la cosa più curiosa che ho scoperto “sorvolando l’area” è la stradina a nord-est del laghetto: “via Castel Merlino”.

Ora: alcuni associano Rama anche al Sacro Graal. Fu custodito qui, dicono. E le ruote rappresentano la Tavola rotonda.
Ma queste, come ben sappiamo, sono solo fantasie puerili. È solamente fiction.

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Vuoi andare alla scoperta della Valsusa, dei suoi luoghi sacri con Andrea? Segui i suoi eventi sulla pagina facebook “Andruid-Geografia Sacra”.

Vuoi leggere: L’antica città di Rama: “l’Atlantide della Val di Susa” Part I (clicca qui)

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Autore: Andrea Cogerino

Andrea Cogerino, specialmente in seguito alla laurea in Filosofia del 2000 con una tesi sulla Sincronicità e il carteggio Jung-Pauli, segue il sentiero delle “coincidenze” e si rimette alla saggezza del “Tao”. Editor e scrittore freelance, dopo alcune esperienze di vita a Roma e Torino è tornato alle origini, nei monti e nei boschi della Val di Susa. Ricercatore spirituale a tutto tondo, da anni si occupa prevalentemente di sciamanesimo e druidismo.

1 Comment

  1. La civiltà preistorica dei giganti è esistita veramente. E' tutto provato archeologicamente e scientificamente. Quindi la città di Rama è stata una realtà di fatto come un'altra città misteriosa ad altre latitudini: la città di Haramon.

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