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La Piana di Giza: sulle tracce della dimora di Iside

La mail del ricercatore John Ward

Nel 2012, in un soleggiato pomeriggio di fine luglio, ho ricevuto una mail inviata da John Ward (foto a lato), responsabile del Sirius Project e ricercatore impegnato in campagne di scavo in Egitto, dove proprio a marzo 2019 ha scoperto una splendida tomba, risalente al periodo di Thutmose IV, contenente circa 60 corpi ancora ignoti.

Nella sua mail, John Ward – oltre a questioni di ordine personale – ha fatto riferimento ad alcuni edifici costruiti sulla Piana che sono molto interessanti, poiché presentano caratteristiche davvero uniche: tra essi, ha fatto riferimento a una tomba posizionata esattamente a sud-est delle Piramidi.

La mail ha, ovviamente, stimolato la mia curiosità, spingendomi a predisporre uno studio propedeutico dell’edificio, pressoché sconosciuto ai tanti.

cubito realeNei giorni seguenti, ho riflettuto molto sul concetto di coincidenze, poiché la sua mail è giunta proprio nel momento in cui ero impegnato nel progetto di riorganizzazione della Piana di Giza, associando alle piramidi e alla Sfinge ulteriori edifici che potessero essere stati costruiti nello stesso momento, a formare il cosiddetto Progetto Unitario.

Un segno del destino?

Le cose non accadano mai… per caso. Da quel momento, ho percepito che la tomba sconosciuta potesse avere qualche connessione con le piramidi.

 

Mappa astronomica del 36.400 a.C

Così ho consultato la mappa astronomica relativa al 36.400 a.C., nell’intento di individuare possibili connessioni.

Avevo bisogno di un indizio che potesse mettere in correlazione:

• Iside,
• la Stella Sirio e il
• monumento X.

Il modello che ho adottato è il medesimo utilizzato per individuare il tempo del preciso allineamento tra le Piramidi di Giza e la costellazione di Orione.

Ero convinto che gli indizi fossero celati nei misteri che avevano ispirato il mito di Iside-Sirio; non la sua evoluzione, bensì il principio alla sua origine.

Solo così avrei avuto la possibilità di individuare il monumento di riferimento ideato dai Costruttori di Giza.

Il trono di Iside e lo Zep Tepi

Abbiamo osservato l’esistenza di un legame indissolubile che unisce Iside e Osiride, da ciò si può indirettamente dedurre che esiste una possibile relazione, altrettanto inscindibile, tra la dimora di Osiride a occidente del Nilo, nella Terra dei Morti e la Signora che custodisce l’oltretomba.

Per logica conseguenza, quindi, in qualche punto della Piana di Giza, doveva esserci qualcosa che unisse in eterno le due figure centrali dello Zep Tepi: oltre le piramidi, c’era da scoprire il Trono di Iside!

Ci sono tracce ovunque di personaggi storici, relegati alla mitologia e questo breve estratto dal Kore Kosmu sembra, davvero, molto interessante poiché fa riferimento alle figure centrali della mia ricerca:

«Allora Horus disse: “Dimmi, madre, come riuscì la terra ad ottenere il felice dono dell’efflusso [seme] di Dio?”. E Iside rispose: “Potente Horus, non chiedermi l’origine della specie da cui discendi, perché non è permesso indagare sulla nascita degli dèi. Posso solo dirti questo, che Dio che governa solo, il Fabbricatore dell’Universo, lasciò sulla terra per breve tempo il tuo grande padre Osiride e la grande dea Iside, affinché dessero al mondo l’aiuto di cui avevano tanto bisogno». Il dio che lasciò sulla Terra il grande Osiride e la grande Iside, affinché potessero aiutare il mondo…

È una lettura straordinaria, in quanto conferisce una funzione specifica ai personaggi – “quella di aiutare il mondo” – e, al tempo stesso, una dimensione di autorevolezza rispetto a chi lo abitava.

Due personaggi potenti che erano in grado di dare un nuovo indirizzo all’umanità, grazie al loro Sapere.

Due grandi e potenti personaggi, dunque, ma anche due grandi e potenti monumenti a loro imperitura memoria: le piramidi-Orione e il monumento X-Sirio. Iside (Aset) nacque, come suo fratello gemello Osiride, dall’unione della dea del cielo Nut e il dio della terra Geb.

Iside e la stella Sirio

Tutti simboli che appartengono a Iside e alle molteplici dee, collegate alla figura della perfezione femminile e associata alla stella Sirio proprio per la qualità dell’astro che è in grado di “dare la vita al Nilo”, nel periodo della piena.

Come ben ci descrive nel suo libro, lo studioso Ed Krupp:

«Dopo essere scomparsa dal cielo notturno (per 70 giorni) Sirio riappare finalmente con l’alba, prima che nasca il Sole. La prima volta che ciò accade, ogni anno, si denomina l’ascensione eliaca della stella e, in quel giorno, Sirio rimane visibile solo per un breve periodo di tempo. Nell’antico Egitto questa riapparizione annuale avveniva intorno al solstizio estivo e coincideva con la piena del Nilo. Iside, come Sirio, era la “Signora dell’inizio dell’anno”, poiché per gli Egizi l’anno nuovo era segnalato da quest’evento. Sirio fa rivivere il Nilo, così come Iside fa rivivere Osiride. Il periodo di tempo in cui Iside si nascose da Seth corrisponde al lasso di tempo in cui Sirio scompare dal cielo notturno. Lei diede luce a suo figlio Horus, così come Sirio dà luce al Nuovo Anno e, nei testi sacri, Horus ed il Nuovo Anno sono equivalenti. Lei è il veicolo per il rinnovamento della vita e dell’ordine. Brillando per un momento, in un mattino d’estate, stimola il Nilo ed inizia l’anno»

La dea che dà la vita

I testi sacri in cui viene menzionata, supplicata e incensata, sono numerosissimi e si perdono nella notte dei tempi. Iside è presente nelle raffigurazioni artistiche fin dagli albori della civiltà egizia, rappresentata con enormi ali, con l’ermetico simbolo del disco solare tra le due corna taurine.

Nella sua mano stringe l’ankh, in qualità di “colei che dà la vita”, mentre nell’altra ostenta l’uadj, il “bastone regale” delle dee.

Alla bontà di Iside erano affidate le anime dei defunti, affinché potessero ricevere il dono della resurrezione, così come aveva fatto – con un atto magico – per il proprio sposo Osiride; per questo è riconosciuta anche come Signora dell’oltretomba e della rinascita.

 

Iside e la Piana di Giza

Sono i dettagli più semplici che evidenziano il legame tra Iside e la Piana di Giza, nell’allineamento astronomico del 36.400 a.C.

L’analisi dei simboli che compongono il nome di Iside rappresentano il punto di partenza dal quale è possibile ricavare gli indizi per rintracciare il monumento a lei dedicato dai progettisti di Giza.

Partendo proprio dal primo geroglifico, posizionato a destra. L’analisi si rende necessaria poiché l’interpretazione ufficialmente accettata non convince pienamente.

 

Il Geroglifico di Iside

In genere, il nome è trascritto anche con l’aggiunta di un simbolo a forma di bandiera.

Il nome di Iside è raffigurato da un insieme di simboli così riassunti: una figura accovacciata; un ovale sormontato da semicerchio e, infine, un simbolo che richiama la struttura del trono.

La scrittura egizia ha diverse chiavi di lettura, ad esempio alfabetica, sillabica o ideografica. In questo caso, la sequenza letterale aiuta ad avere un concetto più ampio e complesso delle immagini proposte, così da proporre un’interpretazione sequenziale dei simboli che restituiscono l’attribuzione originaria del nome.

Pertanto, la chiave di lettura è la seguente:

•  la donna accovacciata è la rappresentazione inequivocabile di una figura femminile, generalmente associata al simbolo a forma di bandiera che significa divinità;

•  il semicerchio corrisponde alla lettera T ed è utilizzato per determinare un genere femminile. In questo caso, il simbolo è correlato all’ovale e al trono e nel suo insieme ha la seguente valenza: “madre del luogo”. Il termine “madre” è rafforzato dal significato dell’ovale che raffigura un “utero”.

Pertanto, il geroglifico propone la seguente chiave di lettura: “Signora Divina Madre del Luogo”.

La stele dell’inventario

L’interpretazione alla lettera determina un’immediata rivisitazione del titolo conferito a Iside nella famosa Stele dell’Inventario.

L’egittologia ufficiale, in ragione della traduzione dall’egizio, le attribuisce il ruolo di “Signora della Piramide”, ma l’interpretazione presta il fianco a non poche perplessità, sia in ragione della funzione della dea nella mitologia egizia e nell’epopea di Osiride, sia nella rappresentazione terrestre del cielo sulla Piana di Giza.

La lettura dei simboli è fondamentale per comprendere in senso delle raffigurazioni.

Per questa ragione, è interessante proporre una riflessione di R.A. Schwaller de Lubicz, successivamente ripresa da John Anthony West:

«L’immagine non è un rebus e nemmeno un criptogramma, ma evoca semplicemente un’intuizione. Ciò non è trascrivibile in parole […] senza pericolo di occultarne l’intenzione originaria. […] Pertanto, quando Champollion e i filosofi ortodossi affermano che gli antichi si servivano di certe immagini per esprimere astrazioni, le loro dichiarazioni non sono precise e non si accordano con la filosofia egizia, che si preoccupava di evocare intuizioni che per noi sono astrazioni, ma per gli antichi erano “stati dell’Essere”».

L’iscrizione sottostante – che è inserita nella cornice della Stele dell’Inventario – è stata oggetto di notevoli discussioni tra gli addetti ai lavori, poiché, in ambienti di ricerca indipendente, si è eccepito sulla correttezza della traduzione. La stringa è stata oggetto anche di un mio studio, il quale confermerebbe che la traduzione originaria è errata. Osserviamone i caratteri principali:

La traduzione ufficiale è: «Egli [Cheope] trovò che il tempio di Iside, signora della piramide, era presso il tempio della Sfinge […]».

Il Simbolo che cambia tutto

In realtà, analizzando nei dettagli i geroglifici che formano il discusso testo, notiamo un particolare che cambia completamente il senso della traduzione. Il dettaglio si manifesta nel seguente cartiglio:

Questo ideogramma, nella traduzione generalmente accettata, è tradotto con il termine “accanto a”.

Pertanto, se volessimo tener conto di questo particolare, fondamentale, la traduzione corretta sarebbe la seguente:

«Egli [Cheope] trovò che il tempio di Iside era accanto la piramide presso il tempio della Sfinge […]».

Se ne deduce, pertanto, che l’espressione “Signora della Piramide” è la sintesi dell’errata traduzione del testo originario, poiché – anche secondo una chiave di lettura puramente basata sulla logica – con questa espressione si finisce per attribuire un titolo solenne a un personaggio che con le piramidi e la Costellazione di Orione non ha mai avuto nulla a che fare.

Iside, dunque presenzia in maniera tanto marginale quanto regale – così come compete a una regnante egizia – al Luogo in cui il suo sovrano domina. La Formula 600 dei Testi delle Piramidi, conferma: «O Horus, questo re è Osiride, questa piramide del re è Osiride, questa sua costruzione è Osiride; recati lì; non stare lontano da lui nella sua forma di pr (ovvero, piramide, n.d.r.)». Non a caso anche i geroglifici che formano il nome di Osiride sono chiari. Nei suoi simboli è racchiusa la funzione a cui il mito lo ha relegato, ovvero di “Signore che regna sull’Occidente”.

Osservando i geroglifici si nota una figura chiaramente maschile – genere determinato anche dall’assenza del simbolo a semicerchio che indica il genere femminile – sormontato dall’occhio, associato al luogo dell’Occidente. La figura maschile è posta a fianco di un altro simbolo che rappresenta il trono. Pertanto, Osiride è “colui che governa sul regno dell’Ovest”, sul luogo dove tramonta il Sole, definito dagli antichi egizi come Regno dei Morti. E Giza, si trova esattamente a ovest del Nilo. Pertanto, da questa interpretazione, si percepisce che Osiride è il Signore della Piana di Giza, mentre Iside ne custodisce il Luogo.

 

Mei Armando

Autore: Armando Mei

Nato a Torino si interessa di Egittologia predinastica. Ha lavorato a molti progetti di ricerca che sono stati il seme della sua “Teoria dello Zep Tepi e del Progetto Unitario di Giza”. Ha scritto diversi articoli sulle principali riviste italiane ed estere. È stato coautore con Semir Osmanagich del libro Visoko: La Scienza occulta delle Piramidi. Ha pubblicato la prima edizione del libro Il Segreto degli Dei. Ha pubblicato il suo primo libro in inglese dal titolo Ancient Mysteries e nel 2018 ha scritto La Piramide e i segreti del 137 (XPublishing Editore). Dal 2015 è Guest Author della rivista «Ancient Origins». È stato coautore del libro Unraveling the Ancient Mysteries, Ha collaborato alla stesura del libro Unraveling Ancient Myths and Legends (Ancient Origins Publisher).

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