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La Sardegna e l’universo magico: sulle tracce dei giganti (Part 1).

Sardegna, la terra sacra

Finalmente ho passato del tempo (sublime) in Sardegna. Son rientrato da poco da una minivacanza nella terra più magica e arcaica del mondo (sono ancora sotto il suo effetto ammaliante…).

Non ci sono molte parole per descrivere un’isola che, per le persone che come me amano la Geografia sacra, è senza dubbio il paradiso.

Sparse qua e là soprattutto nell’entroterra, in zone spesso impervie, semisconosciute e selvagge, son presenti una serie impressionante di meraviglie:

  • tombe dei giganti
  • domus de janas (case delle fate)
  • villaggi con nuraghe
  • pozzi sacri

Vorrei parlare soprattutto dei primi due punti, a mio modo di vedere i più affascinanti e misteriosi.

A cominciare dalla loro denominazione.

Sulle tracce dei Giganti e delle Fate

E mi pongo una domanda: se ancora oggi una serie incredibile di siti archeologici, megalitici e ipogei, porta il nome dei Giganti e delle Fate, non sarà che nella tradizione antica queste “creature” le avessero veramente incontrate?

Oggi gli archeologi fanno di tutto per spiegare questi luoghi in senso ateista materialista. Questo, a mio modo di vedere, è il più grosso limite della ricerca archeologica.

Io penso che quando si ha a che fare con popolazioni arcaiche tanto distanti da noi, nel tempo ma soprattutto antropologicamente, “psicologicamente”, dovremmo mettere in conto che esse probabilmente erano davvero assai diverse da noi.

Scienza e magia: cos’è davvero reale?

Noi, oggi, negli ultimissimi secoli soprattutto, siamo figli di una religione – e dunque di una mentalità e cultura, vale a dire lavaggio del cervello – che definirei Scientista Ateista Materialista. Proprio così: una religione scientista materialista ateista.

Nella nostra società valgono solamente valori cosiddetti reali e concreti, razionali, misurabili. In altre parole: l’universo magico, la chiave di lettura irrazionale, il senso del meraviglioso, che da sempre hanno accompagnato uomini e donne dalla notte dei tempi, oggi son considerati – spesso con una risatina – cose da primitivi, da selvaggi.

Cose prive di senso e di realtà. La supponenza della nostra cultura dominante fa sì che, se qualcuno prova a ipotizzare che le cosiddette Tombe dei giganti in Sardegna fossero – eresia! – delle tombe di giganti; oppure, che le casette delle fate fossero costruzioni sotterranee del piccolo popolo… insomma, queste cose non vengono neanche prese in considerazione. Ci si fa una risata sopra e si passa oltre.

Di antiche leggende e di tempi antichi

Diamo per scontato che i giganti e le fate non esistono. Né mai sono esistiti. E, se anche qualcuno in antichità ha creduto a simili fantasie, ecco: era perché in antichità erano ignoranti, rozzi, non acculturati, preda di fantasie sfrenate; in altre parole: erano dei primitivi irrazionali. Non razionali. Dei mezzi squilibrati.

Io credo invece che in antichità uomini e donne fossero molto più sani di noi.

Vivessero da un lato la cosiddetta realtà materiale, come la viviamo noi, erano insomma “terra terra”; ma dall’altro, culturalmente, era previsto che si interagisse con un universo che noi oggi definiremmo “magico”, popolato da fate, elfi, gnomi, e altre creature straordinarie e misteriose.

Inoltre credo che ci siano state sulla Terra razze di uomini e donne giganteschi: insomma, i cosiddetti Giganti (cosa che, d’altra parte, leggende e racconti da ogni parte del mondo sembrano confermare).

L’archeologia moderna nasce parallela allo scientismo, all’illuminismo, al razionalismo: è inaccettabile dunque qualsiasi teoria che prenda in considerazione fenomeni non misurabili, non classificabili, non spiegabili scientificamente e razionalmente.

Creature di altre dimensioni

Io credo e sento invece che nei tempi antichi, e fino ai tempi nostri (nel folklore e nelle storie di campagna, “pagane”), fosse pacifico che i cosiddetti fenomeni magici e meravigliosi accadessero; fosse pacifico che andando al fiume si potesse incontrare uno gnomo, o la fata dell’acqua, o l’anima di un morto, o un basilisco – tanto per fare i primi esempi che mi vengono in mente.

In antichità – e ancora oggi nelle società cosiddette “primitive” – è normale che gli esseri umani possano convivere e interagire con creature di altre vibrazioni e dimensioni.

Creature magiche e meravigliose, alleate, ma talvolta anche ostili e pericolose.

Antenati e antiche tradizioni pagane

In tutte le tradizioni da tutto il mondo in tutti i tempi si parla di queste dimensioni e creature e realtà: perché solo noi occidentali, ateisti materialisti scientisti, dovremmo esser depositari del vero? Perché non mettere in conto che simili creature siano realtà? Possibilità?

E che i nostri antenati, credendo a loro e dunque incontrando tali esseri, non abbiano stabilito forme di convivenza e interazione? Costruendo strutture in cui incontrare simili meravigliose creature?

Domus de Janas, la casa delle fate

Ecco allora nascere le “case delle fate”, forse dei luoghi in cui poter interagire con esse. Parlare con loro. Ricevere da loro istruzioni e messaggi. Informazioni. (E, detto tra di noi: le culture tradizionali sciamaniche, da sempre, ricercano i contatti con altri esseri e dimensioni per ricevere informazioni e istruzioni, guarigioni, illuminazioni, profezie, indicazioni sull’uso di piante ed erbe…).

Mi chiedo: la nostra cultura e società, che dal mio punto di vista fa acqua da tutte le parti – sta insomma, detto brutalmente, creando un mondo di zombie e di malati e di persone devitalizzate e infelici, scollegate – non farebbe bene a ristabilire il contatto con creature ed entità di altre dimensioni? Non farebbe bene a ristabilire il ponte di contatto tra i mondi e con la Madre Terra?

Tutte le culture di tutti i luoghi e tempi hanno fatto questo. Hanno stabilito ponti. Hanno messo al centro della società i “pontefici”, sciamani, druidi e druidesse, coloro insomma che si occupano del sacro, del misterioso, del meraviglioso, del contatto con la Madre divina e con l’Altromondo, anzi: gli altri mondi.

Perché continuiamo a considerare le misteriosissime costruzioni megalitiche sarde coi nostri occhi scientisti ateisti materialisti e non proviamo, almeno come ipotesi di lavoro, a mettere in conto che fossero ben altro rispetto a quello che crediamo e pensiamo?

 

Cos’erano davvero questi siti?

I nurage, torri di muri a secco di 4-5000 anni fa, erano solo il tentativo dei nuragici di costruire “grattacieli” sempre più alti per dimostrare ai clan rivali il proprio prestigio?

Le tombe dei giganti erano semplicemente gigantesche sepolture di tante persone?

I pozzi sacri come santa Cristina – un luogo a sé stante, certamente non edificato a mio modo di vedere dai “neolitici” – erano solo dei pozzi per trovare acqua in una terra brulla?

Le domus de janas erano solo tombe sotterranee ipogee impropriamente associate alle “fate”?

Se si vanno a visitare queste costruzioni di 4-5000 anni fa, e si ha una minima competenza di esoterismo / spiritualità / energia vibrazionale, non si riesce più a pensare che le spiegazioni che ci vengono date possano reggere.

Archeologia ed esoterismo: una chiave di lettura

Io credo e sento fortemente che il limite dell’archeologia sia questo:

• se non si ha una robusta formazione esoterico-spirituale legata anche all’universo magico e meraviglioso,
• se non si son fatte esperienze reali, concrete, materiali, al riguardo,

mai si riusciranno a capire gli antichi e a comprendere le costruzioni che ci hanno lasciato.

Antichi che, torno a dirlo, avevano un piede di qua e uno di là; un occhio di qua, in questa dimensione (quella in cui viviamo, e che crediamo essere l’unica), e l’altro di là, nell’altra dimensione, al di là del velo.

Se non comprendiamo che gli antichi fossero ben diversi da noi, non possiamo comprendere le costruzioni che ci hanno lasciato.

Tradizione segreta del nord

geografia sacraSolitamente mi occupo di celto-liguri e di tradizione del Nord. Ma in questo caso non ho resistito all’attrazione irresistibile del viaggio in Sardegna, e dal manifestare per una volta a ruota libera le mie ritrosie nei confronti della scienza e archeologia ufficiali, e il mio amore per le spiegazioni “altre”.

Purtroppo, se non si fanno esperienze reali, concrete, con le dimensioni dell’altro mondo e le loro creature, se non si fanno esperienze reali e concrete, indubitabili, del lato magico e misterioso della vita, tutte queste cose che sto scrivendo saranno solo mistificazioni, follie visionarie o non so cosa.

Però, se si rimane chiusi nel proprio recinto ateista materialista, razionalista, non si faranno mai simili esperienze.

È vero infatti il contrario di quello che comunemente crediamo. Solitamente, ci viene insegnato santommasamente: “Non ci credo finché non lo vedo”.

E allora, purtroppo, dell’Altromondo non vedremo niente.

Se invece ritorneremo a vivere in una cultura in cui è pacifico, scontato, reale più del reale che si possano incontrare creature e dimensioni altre, allora riusciremo a farne esperienza e vivere simili realtà.

Occorre prima credere. Sentire che si può credere. Aprirsi interiormente a simili possibilità. E poi l’universo magico si potrà manifestare. Le porte dell’impossibile si potranno lentamente aprire. I cancelli del meraviglioso spalancare.

Io credo questo.

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Cogerino Andrea

Autore: Andrea Cogerino

Andrea Cogerino, specialmente in seguito alla laurea in Filosofia del 2000 con una tesi sulla Sincronicità e il carteggio Jung-Pauli, segue il sentiero delle “coincidenze” e si rimette alla saggezza del “Tao”. Editor e scrittore freelance, dopo alcune esperienze di vita a Roma e Torino è tornato alle origini, nei monti e nei boschi della Val di Susa. Ricercatore spirituale a tutto tondo, da anni si occupa prevalentemente di sciamanesimo e druidismo.

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