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La triade del mondo di Yetsirah: i colori della felicità

La ricerca della Felicità

Tutti vogliono essere felici, e questa è una verità indiscussa. Sebbene qualcuno inconsciamente sembra cercare i problemi e le sofferenze, a livello conscio tutti cercano di stare bene e di essere felici

Non esiste una “ricetta per la felicità”, sebbene tutte le filosofie si siano espresse al riguardo. Ogni religione e ogni movimento filosofico ha detto la sua sulla felicità, che possiamo definire come “lo stato di chi è pienamente soddisfatto e gioioso.”

La parola felice deriva dal greco phyo (feo), che significa produco. Questo significa che se vogliamo scoprire se siamo felici, basta osservare la nostra vita: se è produttiva, lo siamo; se è sterile, siamo infelici.

I colori che ci aiutano ad essere felici

Fatta questa premessa, consideriamo i tre colori che possono aiutarci nella ricerca della felicità.

Questi colori certo non bastano da soli a rendere felice un infelice, ma sicuramente possono contribuire al successo di un percorso di consapevolezza. Stiamo parlando della triade arancio-verde-viola, che vediamo più nel dettaglio.

Arancio

Questo è il colore del destino e della relazione di coppia.

L’arancio aiuta il soggetto a creare un destino favorevole.

È anche un ottimo stimolo per cercare una sana relazione di coppia.

Se abbiamo paura di soffrire, o temiamo un destino fatale e un partner sbagliato, il colore arancio ci aiuta ad agire più consapevolmente in questi contesti di vita.

 

La sfera energetica Hod

Bisogna inoltre considerare che il colore arancio è collegato nella Kabbalah ad una sfera energetica conosciuta come Hod, ossia Splendore. Questa è l’ottava sfera dell’Albero della Vita cabalistico ed è descritta come una forza che abbatte l’energia in forme diverse e distinguibili.

È associata all’intellettualità, all’apprendimento e al rituale. Hod è inoltre una sfera di purificazione della mente. Come potremmo infatti vivere un destino favorevole se siamo corrotti nella mente e nello spirito?

Alle volte non possiamo scegliere la cornice del nostro destino, ma possiamo tingere la tela di arancio e metterci dentro ciò che più desideriamo.

Il destino è un po’ come il nostro carattere: sebbene sia radicato, si può sempre cambiare. Certo dobbiamo impegnarci notevolmente per cambiare il destino, ma il successo è più gradito quando l’impresa è ardua.

Concludendo le considerazioni sull’arancio e sul destino, ricordiamo le sagge parole di Carl G. Jung che disse: “Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.”

Verde

Questo è il colore della natura e dell’armonia. Nel sistema dei sette chakra è collegato al chakra del cuore, chiamato Anahata. È la sfera energetica associata all’amore e all’apertura del cuore. Nella Kabbalah è il colore opposto all’arancio Hod e appartiene ad una sfera energetica chiamata Netsach, che si traduce Eternità (sovente resa Vittoria).

Questa è l’energia considerata come frutto dello Spirito; è la nostra parte venusiana, femminile, artistica, accogliente e dolce. Se Netsach parlasse ti direbbe: “La tenerezza è il linguaggio segreto dell’anima. Essere teneri è essere potenti; è questa la Vittoria.”

Secondo un antico insegnamento che si fa risalire a san Bernardo,

troverai di più nei boschi che nei libri; gli alberi e le piante ti insegneranno ciò che non si può imparare da maestri.

Nella natura troverai la tua Vittoria/Netsach, la tua felicità.

La natura è perfetta così com’è, anche se spesso non la comprendiamo.

L’uomo è sovente un osservatore inebetito che non riesce a spiegarci ciò che osserva della natura. Questo è l’atteggiamento che abbiamo avuto per molto tempo osservando il mondo che ci circonda.

Adesso, che stiamo iniziando a capire le dinamiche di questo mondo, osserviamo lo spazio infinito, i pianeti e le galassie, affascinati ma sempre inebetiti.

Immergersi nell’universo per essere felici

Forse non è così importante darsi una spiegazione razionale, perché in fondo la vera felicità non è qualcosa di razionale, di schematico; la felicità è senza regole, è pura emozione, un fuoco eterno che purifica senza consumare.

La natura non è un semplice posto da visitare, ma è casa nostra. Ed è solo quando siamo immersi nella natura che possiamo trovare la vera armonia.

Mahatma Gandhi insegnava che la felicità è quando ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai sono in completa armonia.

Questo atteggiamento appartiene a chi vive armonicamente con tutti i piani del proprio essere, che in Kabbalah prendono il nome di mondi (olamot). Partendo dal piano delle cause fino a giungere al piano materiale dell’azione, tutto deve fluire armoniosamente con le leggi dell’universo.

La realtà deve fluire come un fiume, senza ostacoli. Questa realtà va accettata così com’è, perché solo attraverso tale accettazione si può essere felici – altrimenti nasce il conflitto.

Il colore verde ci parla dunque di armonia e ci pone una domanda: “Che cos’è la felicità se non la semplice armonia tra l’uomo e la realtà in cui vive?”

Viola

Questo è il colore associato alla connessione con il divino e alla fede.

Siamo su un piano molto elevato e al contempo molto vicino alla realtà fisica.

In Kabbalah il viola corrisponde alla sfera chiamata Yesod, ossia Fondamento (o Base). Con questa sfera si completa la triade del mondo di Yetsirah (il mondo della formazione) formata da Hod (arancio), Netsach (verde) e Yesod (viola).

Yesod è visto come un veicolo che consente il passaggio da una condizione a un’altra – ecco la potenza della connessione.

Yesod sarebbe il fondamento su cui il Divino ha costruito il mondo e serve da trasmettitore tra le sfere alte e la realtà sottostante.

Se Yesod parlasse ti direbbe: “Ritrova la magia che è in te. Osserva la luna e rifletti la tua immagine in essa.” È importante fidarsi di ciò che si sente nel profondo del proprio cuore. Questa è la vera fede: fidarsi del sentire animico. La fede è conoscenza del cuore.

Il chakra dai mille petali

Con il colore viola trascendiamo il piano mentale, infatti nel sistema dei sette chakra siamo nel settimo e ultimo chakra chiamato Sahasrara, ossia Mille Petali. Questo è il simbolo dell’infinito, di ciò che non si può definire.

L’apertura di questo centro energetico consente una connessione diretta con il piano del Divino. Questo è il chakra più sottile del sistema, relativo alla pura coscienza ed è dal Sahasrara che emanano tutti gli altri chakra.

In conclusione, il viola, così come l’arancio e il verde, ci aiutano a tracciare il sentiero della felicità.

Iniziamo dal lavoro sul destino, cerchiamo l’armonia con la realtà esteriore ed interiore, quindi ci connettiamo alla realtà ultima, l’Assoluto o Dio.

Non si tratta di aggiungere qualcosa al proprio essere, ma al contrario è un processo di spoliazione, lasciando tutto ciò che appesantisce la propria anima. Come ha detto qualcuno: “Quasi quasi mollo tutto e divento felice.”

Di Donato Samya Ilaria

Autore: Samya Ilaria Di Donato

Iscritta al registro degli OPERATORI OLISTICI S.I.A.F., con livello TRAINER n° AB 16699T-OP e a quello dei COUNSELOR OLISTICI PROFESSIONAL n° LO568P-CO professioni disciplinate dalla legge n°4 del 2013. Membro del C.I.S. – Comitato di Indirizzo e Sorveglianza del S.I.A.F registro Counselor Olistico ed è Referente Regionale per la Regione Abruzzo SIAF Italia. Membro del Comitato Scientifico Nazionale OPES Italia dipartimento Benessere. Il suo sogno è far scoprire alle persone “I colori dell'anima”.

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